venerdì 23 ottobre 2020
Film sulle videochat - [Linux Day 2020]
Etichette: Drammatico, Halloween, Horror, Linux Day, Liste
mercoledì 31 luglio 2019
The Terror (serie, prima stagione)
La nostra serie inizia poco prima che le due imbarcazioni rimangano bloccate ed intrappolate nei ghiacci e continua immaginando quali siano state le sorti dei 129 membri dell’equipaggio.
Etichette: Avventura, Drammatico, Fantastico, Horror, SerieTV, Storico
mercoledì 17 settembre 2014
Pubblicità d'auto-re • Locke
Se luci, storia e montaggio ci rimescolano lo stomaco alimentando l'ansia c'è invece, a contrasto, quest'auto che scorre, macina i chilometri e ci porta a destinazione senza una sbandata: hai già tanti problemi, almeno su qualcosa puoi trovare un po' di sicurezza.
Etichette: 2013, Drammatico, Gradito, Steven Knight, Thriller
venerdì 28 febbraio 2014
Beket + Freakbeat
Beket
Freakbeat
Il pretesto narrativo per far partire la coppia nel classico furgoncino Volkswagen è il desiderio di recuperare un leggendario cimelio: la registrazione di un'improvvisazione di Jimi Hendrix con l'Equipe 84!
Freak ricostruisce i tempi andati, quelli dove c'erano individui che volevano un futuro in comune, sono gli anni prima di diventare un punk rocker, quando invece vincerà l'individualità. Lo sguardo è amaro, qualcosa si è dissolto, i vecchi locali culto dove si compravano i dischi o si suonava sono ora diventati negozi. Anche la figlia, in fondo, appare disinteressata a quello che vuole raccontargli: per lei è solo una gita, per lui un requiem.
Etichette: 2008, 2011, Davide Manuli, Documentario, Drammatico, Gradito, Luca Pastore, Surreale
domenica 15 dicembre 2013
Quando la musa turba il maestro e gode l'allievo - EunGyo
Essendo io appassionato di matite ed essendo la Matita Perfetta fra le mie predilette, non potevo lasciarmi sfuggire il film, anche se di fatto sono poco più di oggetti di scena, senza molta importanza, ma con un attimo di ribalta in uno scambio di battute: qualcuno dice che le matite appuntite sono tristi, qualcun altro ribatte che è il temperino ad essere triste.
Un poeta settantenne e il suo giovane pupillo rientrano a casa e trovano, assopita sulla poltroncina del giardino, una bella ragazza, il suo nome è Eun-Gyo e diverrà la nuova domestica.
Ad approfittare di tutto e tutti sarà l'allievo, un tipico ingegnere, noioso, incapace di vedere nelle cose qualcosa che trascenda il loro essere oggetti. Dalla sua parte c'è il vigore e l'abilità nello sfruttare le occasioni a suo vantaggio e la disposizione a fare carriera con sotterfugi e falsità.
Questa è la contrapposizione che ne deriva: il vecchio saggio piegato dal peso di piombo dei propri rimpianti, da una parte, e il vigore spregiudicato del giovane che ha come unica filosofia l'ottenere il successo a qualsiasi costo, dall'altra. Nel mezzo una ragazzina sprovveduta.
Il film ha un ritmo lento e dilatato, fra il riflessivo e il voyeuristico, segue i rapporti prima latenti poi sempre più tesi e manifesti fra i tre, fino ad un'impennata finale, da thriller.
La visione è piacevole, ma non spicca in nessun aspetto, due frasi però mi sono rimaste impresse. La prima la riporto letteralmente perché è risaputa: «Per quanto riguarda i libri, di solito, popolarità e qualità non vanno a braccetto». Della seconda ne riporto il senso, o almeno quello che mi è rimasto: «Ci sono cose che per quanto le racconti non vengono mai capite veramente». Gradito
Etichette: 2012, Drammatico, Gradito, Jung Ji-woo
mercoledì 18 settembre 2013
Voglio essere come Lindsay Lohan - The Bling Ring

Il racconto prende spunto dalla fatidica storia realmente accaduta e vede un gruppetto di ragazzine e un ragazzo (che fa da voce narrante) intrufolarsi nelle ville di ricchi e famosi di Los Angeles per sottrarre abiti e gioielli. La banda verrà soprannominata dai media "The Bling Ring", dove 'bling' è uno slang che viene dall'hip-hop e indica l'indossare gioielli in modo ostentato tipico dei nuovi ricchi.
Le attenuanti ai loro comportamenti vengono ricondotte ai soliti genitori assenti o dalla presenza come fosse un'assenza o dalla presenza pseudo-educativa che in realtà fa più male che bene. La Coppola sembra riscontrare l'impossibilità di andare più a fondo, non c'è qualcosa di significativo da cercare dentro quelle teste, vogliono solo poter avere anche loro l'immagine che gli viene presentata a ripetizione come quella cool, quella che "piace alla gente che piace".
Etichette: 2013, Drammatico, Sgradito, Sofia Coppola
martedì 2 luglio 2013
Sotto le rovine del Buddha

L'innocenza e la forza di volontà della bambina si stagliano in un paesaggio aspro e arido, incurante della sua presenza, anzi con la costante sensazione che sia pronto a riassorbirla, a farla scomparire. Quando qualche persona entra distrattamente in relazione con lei non è mai per aiutarla, ma solo per complicarle le cose.
La piccola è vestita di verde, il colore del movimento riformista iraniano, diventa così simbolo del possibile germoglio di rinnovamento culturale anche in territorio afgano: lei vuole andare a scuola per imparare storie divertenti e poi vuole farsi bella. Tutte cose che non sono ben viste dalla cultura che la circonda, maschilista e oppressiva, una realtà statica che lei attraversa con caparbia nonostante tutto remi contro alle sue intenzioni e ai suoi sogni.
Gli incontri la rallentano, la bloccano. Gli adulti appaiono marginalmente eppure il loro mondo incombe costantemente perché hanno infisso gli ideali paletti che condizionano la sua esistenza e le sue possibilità. Gli altri bambini che crescono come lei in quello scenario ostile "giocano" a fare la guerra, fingono di essere talebani, poi soldati americani, e quelli che compiono verso la nostra protagonista e il suo amico da noi sarebbero atti di bullismo, lì diventano normalità.
I desideri della bambina vestita di verde hanno le armi puntate contro, non è solo un gioco, è una vera persecuzione educativa. Ti abbatte. Lei vorrebbe solo imparare a leggere belle storie invece la Storia che deve fronteggiare è diversa, asfissiante, e quel terreno è troppo arido per permettere che una generazione migliore germogli. Deliziato
Etichette: 2007, Deliziato, Drammatico, Hana Makhmalbaf
domenica 16 giugno 2013
Guarda questo treno - Alois Nebel
Etichette: 2011, Animazione, Drammatico, Gradito, Noir, Tomáš Luňák
martedì 28 maggio 2013
Ragazzo scompare in USA e ricompare in Spagna - The Imposter
Si tratta di un documentario con sfumature da giallo e thriller, seguiamo ricostruzione e indagini di un caso realmente accaduto. Lo spettatore viene coinvolto dalla curiosità di capire come sono andate effettivamente le cose e soprattutto di come siano state possibili.
Il regista ci sa fare, dosa gli elementi della storia seguendo il percorso lineare degli eventi reso avvincente con piccole diramazioni. Qualcuna si rivela falsa, qualcuna vera, qualcuna finisce in un vicolo cieco eppure potrebbe nascondere qualche verità che non conosceremo mai.
Etichette: Bart Layton, Documentario, Drammatico, Gradito
mercoledì 10 aprile 2013
Un film per i grillini - L'onda
- Ogni autocrazia necessita di una figura predominante che dia il "la" al movimento.
- Il potere deve essere amministrato attraverso la disciplina. Se non ti va bene, allora sei fuori: va via.
- Quali sono le condizioni che favoriscono la nascita di una dittatura?
- alto tasso di disoccupazione
- ingiustizia sociale
- disillusione politica
- inflazione
- Il potere arriva tramite disciplina, la disciplina smuove nuove energie.
- La forza del gruppo viene dal creare un'unica oscillazione dalle singole forze; per il potere è necessaria l'unità.
- Il gruppo deve proporsi come l'unica soluzione possibile per uscire dalla crisi.
- Perché ci sia un gruppo bisogna che ci sia un'identità del gruppo. Ci deve essere un simbolo e un tipo di abbigliamento, ossia una divisa, un'uniforme, per riconoscersi e distinguersi. Questa può essere un semplice giubbotto di pelle, anche il comune "giacca e cravatta" è una divisa, o come scelgono i ragazzi può essere una camicia bianca.
Aggiungo io che se ci si autoproclama “i cittadini”, non una parte, ma tutti, per avere una divisa basta vestirsi come un qualsiasi cittadino.
- Come bisogna comportarsi quando si passa all'azione?
Prima di tutto parlare del leader in modi entusiastici e ai detrattori, che rinfacciano le contraddizioni del movimento, dire: «state facendo la cosa più grande di quella che è». Per secondo, agire sempre come gruppo e non come singola individualità.
- Se nel gruppo si alza qualche voce in opposizione?
Tacciarlo d'essere un traditore, fare quadrato contro di lui, ricordare che "o con noi o contro di noi" se non ritratta metterlo alla gogna.
Il film può risultare troppo semplicistico nell'evoluzione della sua tesi, invece lo è meno di quanto si possa pensare, visto che gli eventi si ispirano a un esperimento effettuato nel 1967 dal professore Ron Jones e denominato “La terza onda”. Certamente è un film interessante dal punto di vista educativo e ottimo come ripasso su come sia facile insinuare nelle giovani menti, specie se deboli e disorientate, un atteggiamento e un credo di stampo fascista. Gradito
Etichette: 2008, Dennis Gansel, Drammatico, Gradito, Politico
venerdì 30 novembre 2012
Il cinema come psicoanalisi - Arirang
Etichette: 2011, Deliziato, Drammatico, Kim Ki-Duk
giovedì 26 luglio 2012
Chiamata metropolitana - Berlin Calling
Etichette: 2008, Deliziato, Drammatico, Hannes Stöhr, Musicale
domenica 1 luglio 2012
Miracolo a Le Havre
Il regista finlandese mette sul palmo di mano l'ottimismo nell’amarezza e fa del tragicomico un qualcosa di poetico, così il film scorre via nella sua semplicità. Molto divertente quando per raccogliere del denaro si chiede aiuto al “rocker” Little Bob (che si può vedere nel suo splendore nella foto sopra).
Etichette: 2011, Aki Kaurismäki, Commedia, Deliziato, Drammatico
mercoledì 14 marzo 2012
L'ultimo trip - Enter the void
Etichette: 2009, Deliziato, Drammatico, Gaspar Noé
martedì 10 maggio 2011
The Fountain - L'Albero della vita
Tre stadi temporali per riflettere sul rapporto fra vita e morte. Presente, passato e futuro per l’uomo T, uomo trino in Tommy lo scienziato, Thomas il conquistador e Tom l'astronauta zen. Tre declinazioni di un Tommaso alla ricerca della vita per amore, con l'unica certezza della morte.Nel passato si cerca l’Albero della vita eterna che però nasconde in sé non tanto il prolungamento della vita individuale, ma quella della “specie”, quindi ha il potere di perpetrare il comune ciclo della vita, non della singola esistenza.
Nel presente l’illusione non è più mitologica e si tramuta in una corsa scientifica nella ricerca di battere con la conoscenza la malattia che porta alla morte.
Nel futuro, in uno stato mistico, sembra che si sia in parte abbandonata la sfida e ci si limiti a cercare di comprendere vita e morte come un tutt’uno.
Avevo sentito parlare solo male di quest'opera di Aronofsky, sicuramente è la meno riuscita della sua filmografia, ma ha il suo valore artistico e riflessivo. È un film pretenzioso e cedevole, proprio per questo ben riassume l'inettitudine dell'uomo nel tentativo di ragionare e rappresentare il senso ultimo della fine della vita. Perché è questo quello che tratta il film cercando di abbattere i tempi contorcendoli in un unico agglomerato fanta-narrativo per riportare le tematiche esistenziali di vita, amore e morte dalla loro contingenza individuale-storica ad un grande discorso universale.
Un discorso che non può evitare di confrontarsi con il tempo finito e confondersi con quello infinito, entrambi elementi dell'esistere, al quale si aggiunge ovviamente la cultura (biblica, maya, scientifica, new age) che cerca di rendere trattabili argomenti che non si riesce a confinare.
Si crea così una condizione troppo carica che comporta, per forza, un'aspettativa maggiore di quanto si possa effettivamente offrire, considerato che un "viaggio" di questo tipo può solo essere un'odissea: l'uomo che si cimenta nel percorrere sentieri così indefiniti è destinato al fallimento. O alla morte, che qualcuno può vedere come l'ultimo stadio della vita verso l'assoluto.
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 2006, Darren Aronofsky, Drammatico, Fantastico, Gradito, Romantico
sabato 12 marzo 2011
Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti
Lo Zio Boonmee ha problemi ai reni e sente che la sua morte è vicina. Trascorre gli ultimi giorni in campagna, circondato dai suoi cari, anche da quelli che non sarebbero più vivi. Nel frattempo ricorda frammenti di vite precedenti.È duretta guardare lo Zio Boonmee, un po' per il mischiarsi come fosse normalità di vivi e morti, un po' perché la storia salta improvvisamente in altri tempi intervallando fiaba e realtà, ma soprattutto e difficile rimanere svegli, perché fa dei suoni della natura un'armonia fin troppo rilassante che porta un corpo stanco ad addormentarsi, magari sognando di reincarnarsi in qualche animale o cenare coi cari defunti, proprio come accade a Boonmee.
Se si rimane desti si può intuire che lui forse è la reincarnazione di un bisonte o quella di un pesce-gatto parlante che aveva incontrato una principessa in un laghetto sotto una cascata; suo figlio invece si presenta con le sembianze di uno scimmione dagli occhi rossi.
L'ultimo tratto della vita di Boonmee mischia spazio e tempo, reale e irreale, e fa della fisicità della natura un teatro mistico e spirituale dove più che "tutto è un ciclo" sembra che tutto il ciclo sia contenibile in un frammento. È un fase finale serena che addensa in sé un eccesso di vita, anche quella che non c'è più e addirittura quella fantastica.
D'altra parte «il paradiso è sopravvalutato, non c'è niente là», come confida il fantasma della moglie dello Zio, meglio rimanere degli spettri o reincarnarsi in nuove forme di vita.
Il viaggio finisce, una vita ha trasmigrato, inizia/continua una storia che ci rinnova delle domande rincarando la dose: qual è la vita? Quali sono le vite? E la vita nella natura è la stessa della vita in città?
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 2010, Apichatpong Weerasethakul, Drammatico, Fantastico, Gradito
martedì 8 marzo 2011
Somewhere
Quanto si diverte un giovane attore hollywoodiano pieno di soldi e di donne pronte a concedersi?A vedere una giornata tipo di Johnny Marco, attore nel bel mezzo della promozione del nuovo film, sembra non molto. Ha tutto e anche il superfluo a sua disposizione, tuttavia si sente annoiato, vuoto e si stordisce con alcol e farmaci.
Poi arriva Clio, 11 anni, è la figlia di Johnny e solitamente vive con la ex-moglie, ma lei sarà impegnata per un paio di settimane e quindi la ragazzina rimarrà con lui fino alla partenza per un campo estivo.
Clio donerà un senso alle giornate dell’attore, portando “gusto” alla sua quotidianità.
All’inizio del film la telecamera è ferma, un’auto sportiva entra ed esce dal campo visivo, segue un percorso circolare e monotono, una sequenza che mi fa venire in mente i film iraniani e il tenore della regia rimane tale anche nel proseguo del film.
La Coppola sceglie un cinema essenziale, pochi dialoghi, luci e suoni naturali, usa rari movimenti della macchina da presa che diventano ancora più significativi. Una tecnica che palesa il tentativo di ripulirsi dal mondo patinato e dagli ornamenti lezioni del mondo dello spettacolo, proprio quello che sembra servire anche al nostro protagonista.
È una storia di solitudine, un’altra storia di solitudine dopo Lost in Translation, ma questa volta il rapporto che spezza il grigiore è quello fra un padre, che forse si è dimenticato di esserlo, e una figlia piccola però autonoma praticamente in tutto, tranne per il bisogno della sicura presenza di un genitore.
L’incontro fra i due segue dei gradi: prima lei irrompe nella vita del padre e cattura la sua attenzione (ballando sul ghiaccio), poi provano ad allacciare un rapporto sfruttando quello mediato dal gioco (partite alla consolle), lei continua ad apportare un nuovo “sapore” alle giornate cucinando per lui, finalmente riescono ad avere una relazione e a stabilire un contatto (piscina dell’albergo). Proprio allora la macchina da presa allontana il suo sguardo, adesso si può distaccare senza il rischio di abbandonare Johnny, ora che quel piccolo nucleo ritrovato sembra dotato di forza sufficiente, di un'autonoma calda e delicata spinta vitale.
Ma Clio deve partire per il campo estivo e senza di lei Johnny ricade, non si sente nemmeno una persona. Non gli resta che prendere la sua bella auto e partire anche lui, la meta non è chiara, ma la regia ci suggerisce qualcosa.
Il finale è un contrasto, spezza la ciclicità iniziale, il circolo vizioso viene interrotto, ora la strada è una retta lunga e dritta, c'è una direzione che porta "da qualche parte": Johnny esce dal loop.
Mi è piaciuto questo film, ma mi ha confermato le sensazioni che avevo nella probabile partigianeria della vittoria del Leone d'oro a Venezia e la cosa fa un po' ridere perché l'immagine del mondo dello spettacolo italiano che rappresenta è desolante, tra lusso e trash, nel mezzo i finti sorrisi. La Coppola comunque è molto brava e paradossalmente viene premiata proprio dalla cerchia sociale che aliena il protagonista del suo film.
| Reg: 8 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |
Etichette: 2010, Deliziato, Drammatico, Sofia Coppola
mercoledì 26 gennaio 2011
My Son, My Son, What Have Ye Done
Due detective della omicidi chiacchierano in auto, mi ricordano una nota scena di Pulp fiction, ma il tono è più serio. Vengono interrotti da una comunicazione radio proveniente dalla centrale. Arrivati sul luogo del delitto interrogano i conoscenti dell’assassino che nel frattempo si è barricato in casa con un fucile e, dice, due ostaggi.Con deposizioni-flashback ricostruiamo il profilo psicologico di Brad, l'asserragliato in casa.
David Lynch presenta e produce Werner Herzog, un incontro promettente sulla carta, tanto da far immaginare già il gusto dell'intruglio che ne potrebbe venire fuori. Invece la miscela si rivela abbastanza deludente.
Allegoria fra dramma teatrale e dramma individuale, con una rappresentazione che sa costantemente di forzato ed emana un continuo sottile sentore di farsa.
In scena, con una strada che diventa palco, un detective la fidanzata dell’assassino e l’amico/regista teatrale. Nel retroscena, nascosto come fosse dietro le quinte, il protagonista.
Dai racconti aggiungiamo man mano i pezzi utili per inquadrare il leggermente disturbato Bred che è un giovane uomo “castrato” dalla madre, alla ricerca di un Dio nei barattoli dei fiocchi d’avena, turbato dopo un "mistico" viaggio in Perù ed esistenzialmente ispirato dall’identificazione con il personaggio che dovrebbe interpretare a teatro nell’Elettra di Sofocle: l'Oreste spinto al matricidio dalla sorella.
A me il film ha lasciato poco, giusto i ricorrenti fenicotteri rosa (aquile drag-queen) e l'idea di assistere ad una puntata di un telefilm, magari il pilot di una serie dove un detective della omicidi incontra assassini mentalmente disturbati ma "giustificabili" dal loro background e spinti al conto di sangue come un'inevitabile punto d'arrivo di una spirale.
Sì, per carità, alla fine nel film si odora sia di Herzog che di Lynch, ma pare una puzzetta.
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 6 |
Etichette: 2010, Drammatico, Sgradito, Werner Herzog
domenica 16 gennaio 2011
Watchmen
Sono passati alcuni mesi da quando ho visto Watchmen, dopo la visione ero un po’ disorientato, non riuscivo a dare un giudizio complessivo al film. Dal punto di vista visivo era molto efficace, Snyder difficilmente delude sotto questo aspetto, quello che mi lasciava perplesso era il mondo alternativo dei guardiani.La versione dei supereroi proposta è nettamente diversa da quella standard e non conoscendo nulla della graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons ero completamente impreparato. Sicuramente mi aveva suggestionato, la lunghezza del film (oltre le due ore e quaranta) e la continua sensazione che mi mancasse qualcosa per capire veramente la rappresentazione, mi avevano portato alla sua conclusione in uno strano torpore; tentavo di ragionare ma le sinapsi giravano a vuoto, come ovattate da quelle immagini dai colori saturi e contrastati.
Lo spazio temporale del racconto è un passato alternativo con una situazione politica che vede Richard Nixon eletto per la quinta volta Presidente degli Stati Uniti in un clima da Guerra Fredda, sull’orlo del disastro nucleare.
I supereroi sono persone “normali” che hanno deciso di mascherarsi e combattere il crimine, tranne Dr.Manatthan che dopo un incidente in laboratorio è dotato di immensi poteri ma lo stanno progressivamente allontanato dal sentirsi parte della condizione umana, portandolo ad un nuovo stato di coscienza e ad una costante malinconia.
Il gruppo ha avuto un ruolo importante nei trascorsi, ora hanno praticamente appeso la maschera al chiodo, senonché uno di loro viene assassinato.
Chi si sta muovendo contro la vecchia squadra?
Rorschach, l'ultimo guardiano ancora in attività, si mette ad indagare.
L'atmosfera noir viene intramezzata da momenti d'azione e dalla ricostruzione delle singole storie di vita dei guardiani. Un percorso che porterà però alla riflessione etica e politica sul genere umano.
La natura selvaggia dell'uomo spinge la sua specie verso l'autodistruzione. L'uomo più intelligente del mondo e quello più potente come si dovrebbero comportare nel momento in cui il passo di non ritorno fosse imminente? Dovrebbero intervenire? E se intervenissero cosa dovrebbero fare? Con quali compromessi? Si potrebbe basare la pace sociale sulla menzogna?
Il film dà la sua risposta, a me la visione ha lasciato una sensazione insolita: fra l'annoiato e l'affascinato.
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 8 |
Etichette: 2009, Azione, Drammatico, Fantascienza, Gradito, Zack Snyder
lunedì 8 novembre 2010
Dazed and Confused (La vita è un sogno)
28 Maggio 1976, Texas, ultimo giorno di scuola. I senior festeggiano la fine di un ciclo educativo e introducono i junior alla nuova realtà con la stupidità dei rituali di iniziazione.Un giorno e una notte con un gruppetto di giovani post Sessantotto, un periodo che non sembra aver dato alcun indirizzo sul futuro e lasciato solo la moda di stordirsi con alcol e droghe al ritmo di musica e alla ricerca di sesso. Insomma è una notte rock’n’roll che ricorda American Graffiti di Lucas, ma senz’anima, in versione piatta, forse più reale. Non c'è un domani incombente e la nottata si fa iniziatica ma senza formazione.
Il ritratto è quello di una gioventù che si muove tanto per passare il tempo e che vede il vivere contrapposto al seguire regole. Ma senza regole non c’è indirizzo e si può solo vagare fino a ritrovarsi all’alba di un nuovo giorno storditi e confusi, Dazed and confused, proprio come la canzone dei Led Zeppelin che dà il titolo originale al film (da noi diventato un inadatto “La vita è un sogno”).
Il film va guardato in lingua inglese perché il doppiaggio italiano è risaputo essere mal realizzato. Da segnalare la presenza di Ben Affleck e Milla Jovovich giovinetti.
«Io sono qui solo per fare due cose: spaccare la faccia e bere birra, e la birra è quasi finita».
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 1993, Commedia, Drammatico, Gradito, Richard Linklater


































