La nostra serie inizia poco prima che le due imbarcazioni rimangano bloccate ed intrappolate nei ghiacci e continua immaginando quali siano state le sorti dei 129 membri dell’equipaggio.
mercoledì 31 luglio 2019
The Terror (serie, prima stagione)
La nostra serie inizia poco prima che le due imbarcazioni rimangano bloccate ed intrappolate nei ghiacci e continua immaginando quali siano state le sorti dei 129 membri dell’equipaggio.
Etichette: Avventura, Drammatico, Fantastico, Horror, SerieTV, Storico
domenica 29 giugno 2014
C'è un libro da finire - The Secret of Kells
Nel mezzo c'è la natura rigogliosa che spaventa, ma che sa anche rivelarsi amica, magica e fonte di bellezza. Deliziato
Etichette: 2009, Animazione, Deliziato, Fantastico, Tomm Moore
martedì 18 giugno 2013
Scompare treno con 30 persone - Moebius
Il giovane topologo Daniel Pratt viene chiamato per capire in quale cunicolo possa essersi infilato quel treno. Indagando sui progetti di ampliamento della rete metropolitana scopre che sono opera del suo vecchio professore di matematica, anche lui non si trova più. Pratt si lancia quindi nel cervellotico enigma.
Ispirato al racconto Subway Named Moebius dell'astronomo A.J. Deutsch, anche se guardando il film il primo pensiero va ai racconti del più famoso Jorge Luis Borges, che viene direttamente citato nel film, con una fermata della metro a lui intestata. Realizzato sotto la supervisione del prof. Gustavo Mosquera avvalendosi dei suoi allievi dell'Università del cinema di Buenos Aires con soli 250.000 $ di budget. Il risultato è un noir dall'atmosfera rarefatta e dal contenuto interessante.
Bella l'idea di trasformare la complessità della rete metropolitana in un nastro di Möbius che porta "altrove", in una dimensione di spazio e tempo sospesa, che da "questa" parte non si vede. Interessante il doppio risvolto dal matematico al metafisico e al politico, con il richiamo, mai citato espressamente, ma aleggiante nei dialoghi del protagonista coi dirigenti e nell'allegoria del treno svanito nel nulla, al dramma argentino dei desaparecidos.
Il fatto di gente scomparsa improvvisamente viene messo di fronte ad un'autorità cieca o che non vuole vedere, ecco la vergognosa indifferenza del colpevole. Così al "saggio", a colui disposto a provare le vertigini della conoscenza e il conseguente disorientamento che si prova, non rimane che un duplice atto d'accusa: chi non si rende conto di essere addormentato mai potrà svegliarsi e «né il tempo, né gli uomini spariscono senza lasciare traccia, restano impressi nelle nostre anime».
Film da aggiungere a quelli che consiglierei per una calda seconda serata estiva, da stemperare magari versandosi un bicchiere di limonata da una bottiglia di Klein zeppa di ipercubetti di ghiaccio. Gradito
Etichette: 1996, Fantastico, Gradito, Gustavo Mosquera, Noir
sabato 25 maggio 2013
Hansel e Gretel: cacciatori di streghe
Quello che il film offre è quello che il mainstream vuole ed è un esempio di cosa vuol dire post-modernizzare una fiaba. Gradito
Etichette: 2013, Azione, Fantastico, Gradito, Horror, Tommy Wirkola
sabato 18 febbraio 2012
I troll esistono - Troll Hunter
Etichette: 2010, André Øvredal, Fantastico, Horror, Sgradito
mercoledì 18 maggio 2011
Harry Potter e i Doni della Morte: Parte I
La prima parte dell'ultimo titolo della saga di Harry Potter inizia con Hermione Grenger che emana un “Oblivium” sui suoi genitori, è un incantesimo per la rimozione dei ricordi ed è un po’ quello che ha colpito anche me per quanto riguarda i capitoli precedenti. Avrei avuto bisogno di un ripassino per una più agevole visione e credo che, in generale, chiunque non sia un lettore dei libri del maghetto faccia fatica ad avere ben chiara la “posizione” dei vari personaggi secondari e apprezzare, in generale, tutti i richiami e gli accenni che si susseguono nella storia.L’inizio del film è molto cupo e l'aria tetra permane per tutta la visione, con la minaccia ora allontanata e poi improvvisamente di nuovo vicina, in un tira e molla che ben ritma la fuga-ricerca di Harry Potter. Già si era visto un progressivo virare al dark nei film precedenti, ma qui siamo giunti a un vero fantasy noir, possiamo dire che la saga del maghetto è “cresciuta” con il suo target iniziale.
Harry e compagni in questo episodio si spostano molto grazie al teletrasporto, le destinazioni sono luoghi non-luoghi, per non farsi trovare e allo stesso tempo costruire e rintracciare una via di salvezza. I ragazzi sono rimasti quasi soli, non ci sono più i grandi a dargli una mano per indirizzarli e proteggerli, Hogwards sembra molto lontana e loro vagano "on the road" faticando a trovare la strada da seguire.
Un po’ sfrontato è l'attingere dal Signore degli anelli in significativi elementi: c'è un certo Kreachet emule del Gollum, il medaglione (il primo Horcrux) che si portano appresso ha l'effetto del celebre Anello e, per finire, Dobi che «non ha padrone, è libero» ricorda molto il «padron Frodo».
Ma se mettiamo da parte queste scopiazzature e la prendiamo come “citazioni”, la storia appare nel complesso matura, tristemente adulta forse: la magia perde il suo lato gioviale e diventa vera e propria arma. Rimane spazio per qualche risatina sulla gelosia da triangolo amoroso Harry-Hermione-Ron però all’interno della storia aggiunge diffidenza e tristezza mentre è l’amicizia sincera a presentarsi come il legame su cui poter contare.
Interessante anche il generale precipitare degli eventi con il golpe al ministero della magia e il razzismo verso i babbani della nuova oligarchia delle forze oscure. Insomma “I doni della morte” hanno sostanza, si respira l’avvicinarsi della resa dei conti e Voldemort sembra il leggero vantaggio.
Piccolo appunto da “pignolarum” ho notato che nella notte di Natale, con neve ovunque, manca il fiato dalle bocche dei personaggi, ma magari c'è un motivo "magico".
In attesa della seconda parte, che uscirà nei cinema il 15 luglio 2011, buona pozione polisucco a tutti voi!
Ah, per chi non conosce la bibita, dicono sappia di «piscio di folletto».
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |
Etichette: 2010, Avventura, David Yates, Fantastico, Gradito
martedì 10 maggio 2011
The Fountain - L'Albero della vita
Tre stadi temporali per riflettere sul rapporto fra vita e morte. Presente, passato e futuro per l’uomo T, uomo trino in Tommy lo scienziato, Thomas il conquistador e Tom l'astronauta zen. Tre declinazioni di un Tommaso alla ricerca della vita per amore, con l'unica certezza della morte.Nel passato si cerca l’Albero della vita eterna che però nasconde in sé non tanto il prolungamento della vita individuale, ma quella della “specie”, quindi ha il potere di perpetrare il comune ciclo della vita, non della singola esistenza.
Nel presente l’illusione non è più mitologica e si tramuta in una corsa scientifica nella ricerca di battere con la conoscenza la malattia che porta alla morte.
Nel futuro, in uno stato mistico, sembra che si sia in parte abbandonata la sfida e ci si limiti a cercare di comprendere vita e morte come un tutt’uno.
Avevo sentito parlare solo male di quest'opera di Aronofsky, sicuramente è la meno riuscita della sua filmografia, ma ha il suo valore artistico e riflessivo. È un film pretenzioso e cedevole, proprio per questo ben riassume l'inettitudine dell'uomo nel tentativo di ragionare e rappresentare il senso ultimo della fine della vita. Perché è questo quello che tratta il film cercando di abbattere i tempi contorcendoli in un unico agglomerato fanta-narrativo per riportare le tematiche esistenziali di vita, amore e morte dalla loro contingenza individuale-storica ad un grande discorso universale.
Un discorso che non può evitare di confrontarsi con il tempo finito e confondersi con quello infinito, entrambi elementi dell'esistere, al quale si aggiunge ovviamente la cultura (biblica, maya, scientifica, new age) che cerca di rendere trattabili argomenti che non si riesce a confinare.
Si crea così una condizione troppo carica che comporta, per forza, un'aspettativa maggiore di quanto si possa effettivamente offrire, considerato che un "viaggio" di questo tipo può solo essere un'odissea: l'uomo che si cimenta nel percorrere sentieri così indefiniti è destinato al fallimento. O alla morte, che qualcuno può vedere come l'ultimo stadio della vita verso l'assoluto.
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 2006, Darren Aronofsky, Drammatico, Fantastico, Gradito, Romantico
sabato 12 marzo 2011
Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti
Lo Zio Boonmee ha problemi ai reni e sente che la sua morte è vicina. Trascorre gli ultimi giorni in campagna, circondato dai suoi cari, anche da quelli che non sarebbero più vivi. Nel frattempo ricorda frammenti di vite precedenti.È duretta guardare lo Zio Boonmee, un po' per il mischiarsi come fosse normalità di vivi e morti, un po' perché la storia salta improvvisamente in altri tempi intervallando fiaba e realtà, ma soprattutto e difficile rimanere svegli, perché fa dei suoni della natura un'armonia fin troppo rilassante che porta un corpo stanco ad addormentarsi, magari sognando di reincarnarsi in qualche animale o cenare coi cari defunti, proprio come accade a Boonmee.
Se si rimane desti si può intuire che lui forse è la reincarnazione di un bisonte o quella di un pesce-gatto parlante che aveva incontrato una principessa in un laghetto sotto una cascata; suo figlio invece si presenta con le sembianze di uno scimmione dagli occhi rossi.
L'ultimo tratto della vita di Boonmee mischia spazio e tempo, reale e irreale, e fa della fisicità della natura un teatro mistico e spirituale dove più che "tutto è un ciclo" sembra che tutto il ciclo sia contenibile in un frammento. È un fase finale serena che addensa in sé un eccesso di vita, anche quella che non c'è più e addirittura quella fantastica.
D'altra parte «il paradiso è sopravvalutato, non c'è niente là», come confida il fantasma della moglie dello Zio, meglio rimanere degli spettri o reincarnarsi in nuove forme di vita.
Il viaggio finisce, una vita ha trasmigrato, inizia/continua una storia che ci rinnova delle domande rincarando la dose: qual è la vita? Quali sono le vite? E la vita nella natura è la stessa della vita in città?
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 2010, Apichatpong Weerasethakul, Drammatico, Fantastico, Gradito
domenica 6 febbraio 2011
Wanted - Scegli il tuo destino
Weslay Gibson è un giovane che fa malavoglia il ragioniere, disprezzando la sua capa, mentre il migliore amico si fa la sua ragazza. Prende psicofarmaci per controllare delle crisi sensoriali e tutto sembra andare alla peggio, fino a quando incontra la bella Fox a un drugstore che con una terapia d'urto lo convince a diventare la punta di diamante della Confraternita del Fato.Il regista kazako Timur Bekmambetov mi aveva fatto una buona impressione con I guardiani della notte, poi aveva trasbordato con I guardiani del giorno, ma con la maggiore disponibilità tecnica ed economica di hollywood è riuscito a fare peggio. Nei film citati, con cui si era fatto conoscere, aveva usato gli effetti speciali con ingegno e trama, qui si lascia andare al “virus Matrix”.
Non si capisce se vuole essere un film giovanilistico, un film di supereroi, un fantasy. Quello che si capisce bene è che la storia (tratta da una graphic novel) è assurda. L'iniziazione del neo-eroe funziona in questo modo: lui va da uno che gli dice «io sono il riparatore, riparo un’intera vita di brutte abitudini» e poi questo gli tira un crostone. Si passa a un altro "maestro" per la domanda esistenziale «perché sei qui? » e se rispondi che non lo sai ti picchiano come un fabbro, ma se rispondi «non so chi sono» allora sei a posto, test superato.
Ancora più assurda è la concezione stessa della Confraternita del Fato, che sarebbe un manipolo di persone che esegue gli ordini spartiti da un telaio che fra le trame del tessuto imprime un linguaggio mistico con un elenco di persone da uccidere. Lo scopo è quello di mantenere l'equilibrio, la filosofia di fondo: "ne uccidi uno e forse ne salvi mille".
Tutto fa pensare ad un film di serie B (a me l'insensatezza della storia ha ricordato Push) eppure è dotato di cast dal cognome giusto che però prende sottogamba il compitino. Il protagonista James McAvoy è l'unico che si impegna, la Jolie sfodera la “vecchia” espressione ammiccante da bad girl e Morgan Freeman presta la faccia.
Il film si conclude con: «Sei settimane fa ero un patetico tipo qualunque, proprio come voi. Ora riprendo il controllo della vita». Ecco, scegliete anche voi il vostro destino, regalategli 110 minuti in più. Evitate il film.
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 4 | Son: 7 |
Etichette: 2008, Azione, Fantastico, Nauseato, Timur Bekmambetov
domenica 24 ottobre 2010
Going Postal
Moist Von Lipwig è un geniale truffatore, per un certo periodo è riuscito a farla franca e gustarsi i suoi “successi”, ma quando viene beccato è condannato ad impiccagione.Dopo l’esecuzione formale Lord Vetinari, governatore di Ankh Morpork, gli presenta un’ultima inattesa possibilità: proseguire seguendo la strada della giustizia, che lo farebbe precipitare in una voragine, o risanare le poste della città.
Scelta facile, ma cosa nasconde l’edificio postale tanto da farne un forma di espiazione?
Film prodotto per Sky e tratto da un racconto dello scrittore Terry Pratchett, per l’esattezza il trentatreesimo ambientato nel suo immaginario Mondo Disco: una terra piatta sorretta da quattro giganteschi elefanti disposti sopra una grande tartaruga galattica che vaga nell’universo.
Sebbene la realizzazione sia chiaramente televisiva, diviso in due "puntate", soddisfa per la buona qualità e anche per l’efficace interpretazione dei due protagonisti, da segnalare Claire Foy che interpreta l’algida Adora Belle Dearheart, il nome dice già tutto.
La storia, pur con la linearità classica del genere, al limite dello scontato, riesce a catturare visivamente e coinvolgere anche grazie ad una spigliatezza in scrittura che dispensa un continuo retrogusto ironico.
Non ho letto i libri dello scrittore, ma senza dubbio devono essere molto piacevoli.
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 6 |
Etichette: 2010, Fantastico, Gradito, Jon Jones
venerdì 16 luglio 2010
Solomon Kane
Siamo al tempo della magia e della stregoneria, più o meno fine del millecinquecento per capirsi, e Solomon Kane è un avventuriero mercenario che sta per entrare con un manipolo di uomini dentro la sala di un castello che cela un immenso tesoro. Ad accoglierlo vi trova una creatura demoniaca che vorrebbe prendere la sua anima, ma Solomon riesce a sfuggire, e anche se sembra d’aver appena visto la fine è solo l’inizio.Un anno dopo lo troviamo in una cupa Inghilterra ritiratosi a vita monastica, vuole redimersi e stare lontano dalle strade della violenza, sembra più per necessità che per conversione: se si allontana dal sentiero della pace il diavolo tornerebbe a reclamare la sua anima dannata. Purtroppo il frate capo lo caccia perché, dice, il suo destino non è lì.
Solomon si ritrova a girovagare e dopo essere stato picchiato dai briganti viene curato da una famiglia puritana che lo accoglie e gli fornirà un nuovo motivo per riabbracciare la divina arte dell’assassinio.
Solomon Kane è un personaggio dello scrittore Robert Ervin Howard più noto per Conan il barbaro e come si è capito il genere è un fantasy, ma con venature gore, con uno "spessore" più vicino ad Hercules (telefilm) che al Signore degli anelli. Nel complesso si nota comunque un certo impegno produttivo, curato il lato sonoro, ma infastidiscono alcuni abusi e carenze sceniche come torce dove logicamente non dovrebbero esserci e spazi scarni e limitati. Poco convincenti anche l'uso del rallenti, più patetico che epico.
L’aspetto interessante è il clima puritano che, ricordo, promuoveva una teologia che intendeva purificare la chiesa ed eliminare i compromessi del cristianesimo (assistiamo anche ad un’evocativa, ma non ben riuscita, crocifissione). Centrale è il dilemma morale di come comportarsi quando il male si prende tutto con la violenza. Solomon cosa deve fare? Rimanere sul sentiero della pace e lasciare che tutto ciò accada? Se non combatterà allora il sopruso avrà la meglio e i deboli verranno vessati dai bruti.
Un intrattenimento non di prima scelta con un pizzico di sostanza, alle volte può bastare.
Etichette: 2009, Avventura, Fantastico, Gradito, Horror, Michael J. Bassett
sabato 26 giugno 2010
Alice in Wonderland
Quando avevo sentito la notizia di Tim Burton alle prese con il microcosmo di Alice mi era montata l’attesa per qualcosa di buono. Gli ingredienti perché il connubio fra la narrazione di Carroll e l’immaginazione visiva di Burton si unissero perfettamente, portando un surplus al mondo delle meraviglie, erano a portata di mano.Era bastato scoprire che c’era di mezzo anche la Disney per ridimensionare l’aspettativa, calata ancor più con la visione del primo teaser-trailer del film.
Nonostante l’Alice del 1951 della Disney sia il più riuscito degli adattamenti che ho visto finora, mettere insieme le particolarità gotiche di Burton con quelle dell’azienda di intrattenimento con sede a Burbank stride sulla carta e quindi può concretizzarsi in un risultato quasi sicuramente sconnesso. Proprio com'è accaduto.
Questa difficoltà di conciliazione Burton già l'aveva toccata con mano quando, esordiente, lavorò proprio alla Disney per il film Red e Toby salvo poi lamentarsi per aver dovuto disegnare creaturine tutte sorridenti. Probabilmente ci ha ripensato, ha preso due monetine, le ha messe davanti agli occhi (poi in tasca) e ha abbracciato ogni compromesso.
L’Alice di Burton non è l’Alice di Carroll, e sarebbe stato più onesto dare al film un titolo diverso, per rendere chiaro subito il distacco, qualcosa del tipo “Alice nel regno della Regina di cuori” oppure “Alice came back” o anche “Alice 2 la vendemmia”.
Alice Kingsley, non la Liddell dei libri, è orfana e da maritare con un lord inglese. Lei all’idea di questo matrimonio combinato si sente spaesata e per niente propensa e così quando spunta un coniglio bianco, dalla siepe del giardino, lo segue fino a precipitare dentro la sua tana.
Del Paese delle meraviglie in cui si ritrova non riconosce nulla, eppure c’è già stata, i personaggi sembrano attenderla come la salvatrice che dovrà uccidere il drago per liberare il Regno di fantasia. A no, ho fatto confusione, il regno è della Regina rossa, ma lo schema è vero perché questa Alice si ibrida con il fantasy.
Il Tim Burton che conoscevamo è quasi irriconoscibile se non per qualche stronzatina autocitazionista (penso ad un occhio che salta e alle siepi della regina che si intuisce abbiano avuto un trattamento dal giardiniere Edward mani di forbice) e il film è di un convenzionale sfacciato, con una sceneggiatura fatta da una struttura classica addobbata di personaggi minori e vie incompiute (il rapporto fra le regine sorelle, la storia del cane, la spada...).
Vogliamo dire qualcosa sul finale? Il tremendo balletto della “deliranza” del Cappellaio matto (sembra preso da Yattaman), il becero discorsetto di Alice al suo ritorno e la patetica scena di Alice che salpa per la Cina!?
Una cosa è certa, Burton si è venduto e così facendo, come la nostra società insegna, ha guadagnato, più del solito. Il mediocre Alice in Wonderland, uno dei suoi peggiori film, ha incassato un miliardo di dollari solo al cinema entrando nella top 10 di tutti i tempi. A questi dobloni si aggiungeranno tutti gli introiti di merchandising, videogame e home video. Un’ulteriore conferma che non è vero che è la qualità che paga. E alla fine cosa conta? Le quattro scemenze qui scritte o le quantità di denaro che ha smosso il film? Risposta scontata.
Se volete vedere qualcosa di originale, artistico, lodevole, che trae ispirazione da Alice rielaborando con stile, c’è un film di un altro regista, spesso bistrattato, che risponde al nome di Terry Gilliam: il titolo è Tideland. Lasciate perdere questa Wonderland disneyana&burtoniana destinata a chi "ha la deliranza come primo pensiero".
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 7 |
Etichette: 2010, Alice, Fantastico, Sgradito, Tim Burton
martedì 4 maggio 2010
Yattaman
Il trio è composto dalla longilinea Miss Dronio (Fukada Kyoko), dall'inventore Boyachy e dall'uomo di fatica Tonzula, i tre si muovono agli ordini del dio dei ladri Dokrobei che vuole trovare e unire i pezzi di una pietra dotata di poteri speciali, la Dokrostone, in grado di far varcare lo spazio-tempo.
Il regista Miike l’ho conosciuto nei territori truculenti di Ichi the killer, ben lontani da questa operazione pop che trasforma in film una serie animata che molti bambini degli anni ottanta ricorderanno, per lo meno i maschietti, considerato che la biondina dei cattivi si ritrovava spesso mezza nuda dopo la consueta esplosione della puntata.
La strada scelta da Miike è quella del citazionismo puro, tutti gli aspetti caratteristici del cartone animato si trovano nel film. Fedelissimo nei particolari e anche nelle scenette tipiche con gli improvvisi balletti, i patetismi e le idiozie. In pratica è come se avesse convertito in film due episodi e la conclusione della serie (spoiler, vedi ultima puntata: parte1, parte2).
Questo espediente ha il vantaggio di evitare di scontentare i fan, sicuramente Miike avrà sentito la “responsabilità” del compito in patria, ma ha il difetto di non aggiungere praticamente nulla. Il risultato per chi non si fa prendere dal piacere nostalgico dei ricordi lascia molte perplessità, delude nelle interpretazioni, ad esclusione di Boyachy, infastidisce con effetti grafici approssimativi (magari voluti così per risultare "giocattoloso"?) e racconta una storia schematica e poco avvincente.
Se si guarda il film in attesa di qualcosa che abbia il tocco della mano perversa di Takashi Miike è meglio lasciar perdere, c'è solo una scena che ci ricorda la sua presenza dietro la macchina da presa: un amplesso simulato ed esplosivo fra Yattacan e Virgin Road, la robot popputa del trio Drombo.
Se invece si è interessati soprattutto alle rievocazioni del "yattaaa, yattaaa, yatta-man!" allora si troverà con piacere un'ottima corrispondenza e un discreto divertimento, lungaggine nel finale a parte.
| Reg: 6 | Rec: 4 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 7 |
Etichette: 2009, Fantastico, Gradito, Takashi Miike
mercoledì 3 marzo 2010
Below
Nell’oceano Atlantico il sommergibile Tiger Shark presta soccorso ad alcuni superstiti di una nave ospedale inglese, fra loro c’è una donna. Una diceria vuole che non sia di buon auspicio avere una femmina a bordo, ma non è il problema di cui si devono preoccupare veramente: una nave nemica è nei paraggi e il “log book” nasconde un segreto che qualcuno vorrebbe abissare.David Twohy è lo stesso regista di Pitch Black e lo ricorda concedendosi un’autocitazione (quella con le mante), anche in questo caso gioca molto su luce e oscurità riuscendo a creare un altro B-movie d’atmosfera.
Lo spazio ristretto viene sfruttato bene e la tensione costruita su personaggi, rumori e condizioni particolari che la situazione offre, come la mancanza d'ossigeno e il sospetto sull'equipaggio e sui salvati.
Il racconto è collocato temporalmente durante la Seconda Guerra Mondiale, alla scrittura ha contribuito anche Darren Aronofsky (The Wrestler) ma la sceneggiatura non è niente di particolare, potrebbe essere una revisione di una puntata di X-Files, eppure quello che il regista riesce a creare da una disponibilità ristretta è ammirevole, creando suspense e realizzando un film che risulta una commistione fra il genere ghost-story, il noir e l'azione. Il cast composto da elementi poco conosciuti si comporta bene e aiuta nella buona riuscita generale, con l'unica eccezione del "santone" una figura un po' dissonante.
Se vi è piaciuto Pitch Black e l'ambientazione claustrofobica di un sommergibile vi attira, allora vi sorprenderà positivamente questo piccolo film di buon intrattenimento.
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 8 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 2002, Azione, David Twohy, Deliziato, Fantastico, Noir
giovedì 28 gennaio 2010
Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo
Il Dottor Parnassus girovaga con un carrozzone-baraccone che si trasforma in pochi attimi in un teatrino. Con l’aiuto della figlia sedicenne, di un giovane ragazzo e di un nano, il dottore offre uno spettacolino che culmina con la possibilità, per qualcuno del pubblico, di guardare dall'altra parte dello specchio e saltare in un mondo creato dall'immaginazione.
Ultimamente lo spettacolo non attira molti astanti ma Mr. Nick, amico-nemico di lunga data di Parnassus, interviene per smuovere la situazione con una scommessa dalla posta in gioco molto “cara”.
Terry Gilliam sfodera la sua visionarietà e ne fa un baluardo minacciato da un mondo imborghesito. Se il sottotesto dell’immaginazione perduta e dell’importanza, e del rischio, di raccontare “storie” è sempre bello e affascinante, la trama risulta invece raffazzonata. Deludenti anche le creazioni grafiche dei mondi fantastici, certo ora siamo abituati troppo bene con ricostruzioni digitali stupefacenti, purtroppo quelle che si vedono qui sono approssimative e grossolane, mancano di “profondità”; suonano come una richiesta di maggiore disponibilità finanziarie per la produzione.
Nota d’obbligo per Heath Ledger, l’attore è mancato durante la lavorazione dal film ed è stato sostituito con uno stratagemma narrativo facendo interpretare il suo personaggio agli amici Johnny Deep, Jude Law e Colin Farrell. La trovata, pur essendo resa plausibile, sembra condizionare negativamente la parte finale del film.
Da citare anche la strana bellezza di Lily Cole: un misto fra una modella, un'aliena e una bambola.
In questo lavoro Gilliam ci ricorda che dietro alle “storie” c’è qualcuno che le racconta è questa condizione ne trasforma la bontà a secondo delle intenzioni del narratore. Oltre a questo lato passivo per lo spettatore, bisogna considerate anche il ruolo attivo compiuto nel valutare poi l’apparenza delle storie raccontate, dietro alle quali può nascondersi magia o inganno. Questo compito dimostra la nostra responsabilità nell'effetto della "storia".
Nonostante questo interessante discorso che trasporta un concetto molto sociologico in una sfera artistica, mi ricordo di un Terry Gilliam che mi portava dentro la sua visione facendomi "palpare" il film, mentre questa volta non è riuscito a catturarmi completamente.
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 6 |
Etichette: 2009, Avventura, Fantastico, Gradito, Terry Gilliam
lunedì 11 gennaio 2010
Nel Paese delle Creature Selvagge
Max ha costruito un igloo proprio davanti casa e vorrebbe mostrarlo alla sorella più grande, ma lei non ha tempo né voglia, preferisce stare al telefono con il suo ragazzo ed uscire coi suoi amici.La mamma di Max non c'è e, quando c'è, è indaffarata fra il lavoro e la ricerca di un nuovo compagno. Il ragazzino allora fugge dalla realtà e fa rotta verso un'isola immaginaria dove provare a "esorcizzare" la sua situazione.
Solitudine, mancanza di attenzione familiare e soprattutto assenza di un padre, sono questi le problematiche e Max nel nuovo "Paese delle emozioni selvagge" prova a ricollocarsi in una nuova identità e diventa il re di un manipolo di strane creature che altro non sono una trasposizione dei personaggi familiari.
Il paese delle creature selvagge è una fantasia che diventa viaggio nell'inconscio, una scampagnata emozionante in una ricerca interiore. La permanenza di Max nell'isola non giunge mai ad una vera catarsi, è un lento percorso verso un riconoscimento di sé stesso e richiede una rielaborazione delle sue emozioni e in particolare ad una dissipazione dell'aggressività.
Il difficile compito di sviluppare una sceneggiatura dalle poche pagine del racconto illustrato per l'infanzia di Maurice Sendak, da cui è tratto il film, è dato al prolisso scrittore Dave Eggers ma, nonostante io lo apprezzi abbastanza, non riesce a non farmi sentire la mancanza dello zampino del geniale Charlie Kaufman, sceneggiatore dei precedenti film di Jonze.
Il film lascia nel complesso un po' perplessi, non è né per adulti né per bambini, la maggior parte dei primi troverebbe un po' minimale e lontana la storia mentre la quasi totalità dei secondi si annoierebbe per l'andatura soporifera e malinconica. E' un film da sentire, chiede empatia proprio come per i grossi pupazzotti mono-espressivi ma espressionisti nella loro esaltazione delle emozioni istintuali.
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 8 |
Etichette: 2009, Fantastico, Gradito, Spike Jonze
mercoledì 5 agosto 2009
Harry Potter e il principe mezzosangue
Inizia il sesto anno alla scuola di Hogwarts per il maghetto Harry Potter che, insieme al suo fido amico Ron, è ormai abbastanza grande per fare le matricole alle burbe e puntare le ragazze.Basta questo per introdurre e dare un'idea della trama del film e della svolta in stile pseudo setimentale-adolescenziale che prende la storia.
La “magia” ormai si è completamente esaurita, superstiti solo gli effetti speciali e gli ormoni in subbuglio.
La macchina da presa decide di volare ovunque e fatica a trovare una sua vera posizione mentre i protagonisti, alle prese con i primi bollori e soprattutto con cottarelle non corrisposte, sembrano essere l'unica cosa su cui puntare; per annoiare.
I turbamenti amorosi dei nostri eroi si prendono il loro spazio, ma a discapito di quello che ci si aspetterebbe. Quasi scompare l'ambientazione, ridotta solo a un gioco di rimandi al passato, e i personaggi si muovono in luoghi smorti, senza quell'aria originale che ci potrebbe essere, dando anche l'idea che si sia risparmiato parecchio sulle comparse: se prima si assisteva a personaggi in un mondo magico, ora rimangono solo i personaggi principali.
Harry sembra un belloccio in un college americano intanto Albus Silente, l'illustre preside della scuola, muore senza phatos, per capirsi c'era più tensione nell'episodio con la condanna a morte dell'ippogrifo Fierobecco dove i "nostri" sembravano più turbati e preoccupati, tanto che tornavano indietro nel tempo per modificare gli eventi!
D'altra parte la testa di Harry, Ron ed Ermione è in preda al disordine emotivo e alle pulsioni corporali, ma quella del regista? E dello sceneggiatore? Forse la loro era in preda a una qualche malefica stregoneria.
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 6 |
Etichette: 2008, Avventura, David Yates, Fantastico, Sgradito
martedì 7 luglio 2009
Alice in Wonderland
Dopo essersi fatta spazzolare, contro voglia, i crespi capelli dalla governante, Alice va in un prato per passare un pomeriggio di fine estate con la sorella più grande. Mentre quest'ultima si mette a leggere un libro, Alice si stende nell'erba senza sapere cosa fare, ma dopo pochi minuti la sua attenzione viene catturata da un signore che si lamenta di essere in ritardo. Alice si alza e lo segue.Questa trasposizione della celebre storia di Alice nel Paese delle meraviglie si basa sul manoscritto originale di Lewis Carroll che si differenzia un po' dal libro, in particolare mancano alcuni passaggi. La nota di originalità è quella di staccarsi dai personaggi animali e inanimati del racconto e renderli tutti umani appartenenti alla classe borghese vittoriana. Questo passaggio fa perdere alcune caratteristiche proprie della storia, come l'inversione animato/inanimato, senza aggiungere nulla di sostanzioso, togliendo invece parte del lato fantastico e contribuendo a un clima piatto e noioso che si prova per quasi tutto il film.
Non c'è meraviglia nel “viaggio” di questa Alice, anzi c'è lo stesso interesse che si prova nel percorrere la strada di ogni giorno. Manca la vivacità nella protagonista e nel film che sconta il tentativo stilistico di voler essere “più adulto”, ma poco serve la buona fotografia e il mettere in risalto il testo se si asciuga il lato frizzante e problematico dell'io della giovane Alice rendendola una figurina, quasi monoespressiva, in un mondo di battute impostate.
Il risveglio della protagonista non è né da un sogno, né da un incubo, ma solo da una grigia passeggiata fra bizzarri signorotti dai bislacchi comportamenti.
| Reg: 5 | Rec: 4 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 5 |
Etichette: 1966, Alice, Fantastico, Jonathan Miller, Sgradito
sabato 27 giugno 2009
Coraline e la porta magica
La famiglia Jones si è appena trasferita in una vecchia casa fuori città, i genitori di Caroline sono iper indaffarati fra trasloco e lavoro: devono consegnare un catalogo a breve e non dedicano tempo alla ragazzina.Su invito del padre, Coraline si mette ad esplorare la nuova abitazione e scopre una porticina nascosta dalla carta da parati. Svelata e aperta sembra essere stata murata da molto tempo, ma alla notte un topolino indicherà che quella è la via per un mondo parallelo, dove un'amorevole famiglia alternativa (other-mother, other-father) è pronta ad accogliere Caroline.
Esteticamente un film molto bello con uno slow-motion che impressiona per la qualità e la tecnica, non esalta altrettanto la storia un po' allungata nella prima parte e un po' affrettata nella seconda.
Coraline è una neo Alice (del Paese delle meraviglie) alla ricerca in un mondo immaginario di quello che non può avere nella vita di ogni giorno. Purtroppo la trasposizione immaginifica è in realtà un mondo di inganni che cercherà di impossessarsi dello “spirito” della intraprendente undicenne.
Ad aiutare la ragazzina, oltre a Wybie, il vicino coetaneo chiacchierone e poi muto, c'è un gatto nero, praticamente lo Stregatto, o meglio il Cheshire Cat carrolliano, che mette lo zampino proprio quando occorre.
Il mondo fantastico di Coraline è una dimensione dove le meraviglie sono apparenze che attraggono e, dietro la realizzazione dei desideri, nascondono una trappola nella quale l'individuo può cadere senza più poter uscire.
L'altra dimensione non è veramente desiderabile nella sostanza, anzi è un qualcosa che è meglio tenere nascosto, buttandone la chiave che vi fa accedere in un profondo pozzo. Il mondo reale sarà, improvvisamente, troppo improvvisamente, tutto rose e fiori.
| Reg: 7 | Ani: 9 | Fot: 8 | Sce: 6 | Son: 6 |
Etichette: 2009, Alice, Animazione, Fantastico, Gradito, Henry Selick
sabato 23 maggio 2009
Ember - Il mistero della città di luce
Lungimiranti scienziati, preoccupati da qualcosa che non ci è dato sapere, hanno avuto l'idea di creare una città sotterranea isolata e ignara del mondo esterno con lo scopo di preservare l'esistenza.La città è autosufficiente per duecento anni, con un generatore che provvede a fornire l'energia necessaria e tramandata di sindaco in sindaco, in una cassetta di metallo, c'è un timer e la chiave con le istruzioni per uscire a tempo scaduto.
Due secoli sono belli che passati la cassetta è andata perduta, le scorte scarseggiano e il generatore è usurato. Nonostante la dottrina insegni che non esiste altro al di fuori di Ember, due ragazzini decidono di cercare una via d'uscita.
Il film è tratto da un romanzo di Jeanne DuPrau e la sua trasposizione nello schermo evidenzia un grosso problema: la sceneggiatura. L'adattamento risulta troppo ridotto, tolto il buon riassunto iniziale, si nota per tutta la durata del film personaggi abbozzati, eventi accennati, evoluzioni affrettate o improvvise. A ciò si aggiungono cose e situazioni che appaiono poco convincenti, come cibi in scatola non scaduti dopo duecentocinquanta anni, e tutta la routine finale azionata da una gigantesca manopola mai notata prima pur essendo sotto gli occhi di tutti (!?), armadietti che diventano scialuppe di salvataggio e un'uscita in stile Gardaland.
Lo schema della storia può ricordare The Village, ma qui la riflessione socio-politica è ridotta all'osso. I due ragazzi si trovano con una città che cade a pezzi e con politici preoccupati solo di sé stessi, sfidano quindi le proibizioni per aprirsi al mondo e al futuro.
La nota positiva è sul lato visivo, a tratti darkeggiante, ben riuscito. Peccato, probabilmente con maggior minutaggio e qualche scelta migliore si poteva ottenere molto di più.
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 4 | Son: 7 |
Etichette: 2008, Avventura, Fantastico, Gil Kenan, Sgradito

















