blocco minilista tutti i film serie tv varie cinema 100 film preferiti informazioniblocco mini
Visualizzazione post con etichetta Horror. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Horror. Mostra tutti i post

venerdì 23 ottobre 2020

Film sulle videochat - [Linux Day 2020]

Linux Day 2020 - film videochat
Sabato 24 e domenica 25 ottobre c'è un doppio Linux Day. Se in passato la giornata dedicata al software libero era organizzata solo per il sabato, quest'anno, in tempi di coronavirus, si raddoppia.
Ma a differenza della Mostra del cinema di Venezia non sarà un possibile mezzo di diffusione Covid-19 perchè questa ventesima edizione è interamente online con conferenze unificate, migrando dalla strutturazione nelle varie iniziative pubbliche diffuse sul territorio a un coordinato incontro virtuale a livello nazionale. 
Per vedere se c'è qualche talk che può interessare rimando al programma delle giornate dal quale sarà anche possibile accedere alle varie videoconferenze. 
Per collegare il blog a questa iniziativa propongo una lista di film dove le videochat hanno un ruolo da protagonista, in pratica sono tutti declinati nel genere drammatico o horror, mostrando il duplice aspetto di questa tecnologia che ci risulta comoda ed utile per comunicare e relazionarsi senza vincoli di spazio ma, da tempo, è anche un luogo dove mettere in scena paure e aspetti terrificanti degli esseri umani.
Potrebbe essere una lista di film adatta anche per la giornata di Halloween, un "Halloween in videochat", vedremo se ho preso due piccioni con una fava o ci sarà un altro post. Dei nove film sulle videochat che seguono ne ho visti solo due e non mi erano piaciuti, quindi non è una lista di consigli bensì solo una lista di proposte. 
Buoni Linux Day, e buone videochat hot.


Film sulle videochat


chatroom i segreti della mente locandina
Chatroom - I segreti della mente 
(2010, H. Nakata, trailer)


catfish locandina
Catfish 
(2010, H. Joost e A. Schulman, trailer)


disconnect
Disconnect 
(2012, H.A. Rubin, trailer)


smiley locandina
Smiley 
(2012, M.J. Gallagher, trailer)


the den locandina
The Den
(2013, Z. Donohue, trailer)


unfriended locandina
Unfriended 
(2014, L. Gabriadze, trailer)


cam locandina
Cam 
(2018, D. Goldhaber, trailer)


unfriended dark web locandina
Unfriended: dark web 
(2018, S. Susco, trailer)


searching locandina
Searching 
(2018, A. Chaganty, trailer

mercoledì 31 luglio 2019

The Terror (serie, prima stagione)

the-terror-locandina
The Terror è una serie antologica a stagioni, questa prima è composta di 10 episodi, tratta dal libro “La scomparsa dell’Erbus” di Dan Simmons, è stata da poco annunciata la seconda che si intitolerà The Terror - Infamy e parlerà di un campo di internamento per americani di discendenza giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale.
The Terror prima stagione è inspirato ai fatidici fatti realmente accaduti (La spedizione perduta di Franklin) e in effetti per la prime puntate della serie gli elementi rimangono in equilibrio fra il realismo diluito da possibili scherzi della mente e la possibilità che invece ci siano elementi fantastici, con il proseguo “la cosa” si espliciterà togliendo i dubbi; forse sarebbe stato meglio se invece si fosse riusciti a rimanere in bilico dall’inizio alla fine.
La trama vede due navi britanniche, la Erebus e la Terror, inviate nel 1845 nella zona artica alla ricerca di un passaggio a nord-ovest. I fatti storici dicono che di quella spedizione non si sia saputo più nulla fino al 2014 quando furono ritrovati i resti della prima nave e nel 2016 quelli della seconda.
La nostra serie inizia poco prima che le due imbarcazioni rimangano bloccate ed intrappolate nei ghiacci e continua immaginando quali siano state le sorti dei 129 membri dell’equipaggio.


A colpire subito è il contrasto fra lo spazio claustrofobico e ricco della nave e l’esterno vuoto e sconfinato che si trasforma però in una seconda gabbia, questo è lo scenario che influenzerà in modo determinante le relazioni prima di un equipaggio, poi di singole individualità, alla ricerca di salvezza o qualche forma di redenzione.
Allora che cos’è questo terrore? È solo il nome di una barca? Ovviamente no, nel corso delle puntate assaggiamo le sue sfaccettature, la sua capacità di prosciugare le speranze e di generare in risposta violenza. Questo terrore può trasformare le persone, perché a lottare con i mostri è un attimo a trasformarsi a sua volta in altri mostri. Il terrore può cambiare così profondamente un uomo da renderlo completamente un’altra persona, può segnare una spaccatura esistenziale impossibile da ricomporre.
Quale sarebbe l’origine di questo terrore, qual è la fonte del male?
È un boccone che si mangia giornalmente e che nasconde al suo interno qualcosa di nocivo, è un freddo che ti avvolge fino a spegnere la fiammella che ti fa andare avanti, è qualcosa che ti monta dentro e ti fa implodere quando le tue possibilità diventano contingentate, è il mettere in discussione la vita tua per la vita mia, oppure è solo qualcosa di sconosciuto che ti minaccia dall’esterno, o forse è la certezza che il tuo tempo è finito.

the-terror-ufficiali
Oltre a queste riflessioni sottotraccia nella storia, mi hanno convinto in particolare i primi episodi, per la sensazione di realismo della vita nelle navi, e mi è piaciuto anche la scelta per il finale. Quello che ho trovato in difetto è un ritmo troppo lento nella seconda parte oltre ad alcuni fatti poco convincenti: penso alla pseudo festicciola e ai suoi risvolti, ai trasferimenti sulla terra ferma incredibili e all’accampamento che pare un villaggio, quando le disponibilità avrebbero dovuto essere molto ridotte.
Se siete disposti ad immergervi nel freddo polare e lasciarvi avvolgere da una storia che non vi donerà alcun calore, ma che puntella alcuni stati della natura umana, vi consiglio di guardare questa serie che offre un mix di generi dallo storico al dramma, passando per l'horror, l'avventura, il survival, il tutto con uno sfondo di fantastico. In ogni caso se decidete di rimanere alla larga, o al largo, vi capisco, è meglio non disturbare il Tuunbaq che dorme.

domenica 27 gennaio 2019

La mia cosa preferita sono i mostri

la-mia-cosa-preferita-sono-i-mostri-citazione

Oggi è la Giornata della memoria, ho dedicato in passato un post a film consigliati per la Giornata della Memoria, questa volta colgo la ricorrenza per presentare La mia cosa preferita sono i mostri, un graphic novel di Emil Ferris che mi è piaciuto molto.
A collegare questo fumetto con l'argomento cinema c'è una delle passioni della protagonista Karen, una bambina di dieci anni, per il genere horror: nel racconto guarda il film Carnival of souls; mentre a collegarlo con il tema dell'Olocausto c'è il soggetto dell'indagine della piccola Karen che si improvvisa detective per scoprire chi ha ucciso la vicina di casa: una bella ebrea con una triste storia alle spalle.

la-mia-cosa-preferita-sono-i-mostri-discriminazioni-ebrei

A piacermi sono stati soprattutto i disegni realizzati usando delle semplici penne Bic. Le tavole alle volte sono quasi abbozzate altre volte molto particolareggiate, colorate  e curate. Lo stratagemma è rendere l'opera come se fosse il quaderno-diario di Karen tenuto durante la storia vissuta e quella ricordata per ricostruire il passato.
Il registro varia dal caricaturale al realistico, ottenendo un'atmosfera sospesa fra realtà, o meglio dramma, e ricordi di un sogno, o meglio incubo, con rappresentazioni di quadri che entrano nelle vicende e con copertine di riviste horror degli anni sessanta a segnare i capitoli.

la-mia-cosa-preferita-sono-i-mostri-chi-sono-i-veri-mostri

Questo è il primo volume della storia, per la conclusione si dovrà aspettare, ma il tema è quello classico della paura del diverso che si trasforma nelle persone in un'incapacità di riconoscere quali sono i veri abomini di cui si dovrebbe aver realmente paura e che andrebbero rifiutati e respinti.
Alla classica domanda dylandogghiana "chi sono i veri mostri?" si risponde ancora una volta, e vale anche per questi giorni, "i veri mostri siamo noi".

mercoledì 1 ottobre 2014

Il nuovo Dylan Dog parte con citazioni del Cinema di Fantascienza

nuovo-dylan-dog
Non so se vi è giunta la notizia, ma Dylan Dog sotto le mani di Roberto Recchioni è stato completamente rivoluzionato. L'albo della svolta è uscito da poco è il numero 337, per l'occasione tutto a colori, ed è intitolato Spazio profondo.
Da molto tempo non leggevo un fumetto del vecchio Indagatore dell'incubo, è stata un'esperienza particolare fin dall'odore diverso emanato dalle pagine. Dopo poche righe di Tiziano Sclavi (creatore di Dylan Dog) che battezza il nuovo ciclo, c'è l'introduzione di Recchioni che riporta le fonti d'ispirazione dell'albo e sono grandi film di fantascienza: Alien, 2001 Odissea nello spazio e Solaris
Recchioni dichiara che Spazio Profondo è un omaggio al connubio di horror e fantascienza dai b-movie anni '50 in poi; letta la storia concorderemo che siamo più vicini a questi ultimi che agli altisonanti titoli inziali.

maxi-dylan-dog-old-boy
Non so se questa nuova veste di Dylan Dog avrà successo, dal prossimo numero pure il mitico Ispettore Bloch va in pensione, al suo posto arriva Tyron Carpenter (probabilmente un omaggio al regista John Carpenter).
A me quest'avventura dell'Indagatore dell'incubo non ha fatto venire il "mal di spazio" come augurato da Recchioni, ma un po' di mal di pancia e un reflusso di nostalgia dei primi anni '90, gli anni d'oro di Dylan Dog.
Per chi vuole ritrovare il "vecchio" Dylan dovrà guardare al quadrimestrale "Dylan Dog Old Boy" che conterrà tre storie nello stile pre-rivoluzione.
Dopo questo ennesimo input vorrei proprio recuperare Solaris di Tarkovsky nell'attesa che prima o poi un film su Dylan Dog – degno di essere visto – lo girino.

sabato 25 maggio 2013

Hansel e Gretel: cacciatori di streghe

hansel-e-gretel
La storiella di Hansel e Gretel l’abbiamo sentita quasi tutti da bambini, il film parte proprio da lì, con un ripassino: i due fratellini vengono abbandonati nel bosco dal padre, trovano una casetta di marzapane, mangiucchiano golosi, entrano, la strega schiavizza lei e mette all’ingrasso lui. 
Un giorno Gretel riesce a spingere la strega nel forno acceso, toglie dalla gabbia Hansel e sono di nuovo liberi… Ma, e qui si apre il nostro film, i due non tornano dai genitori, si lanciano invece in una nuova professione: cacciatori di streghe.
La fiaba o meglio il suo sequel vede un'ambientazione rivisitata, c’è un fucile a pompa, una balestra spara dardi “a nastro”, compare pure un teaser e un troll. Usa un linguaggio da film d’azione («questi fottutissimi paesani», «Al mio segnale scatenate l'inferno!», «Hansel e Gretel!? O mio dio!!!») mentre atmosfera ed estetica sono quella del filone horror-patinato, un po’ steam-punk e un po’ burtoniano-disney, ma con improvvise scene splatter.
Nella fiaba originale i fratelli uccidevano la strega, si impossessavano dei suoi averi e tornavano dai genitori rendendoli benestanti. Insomma si “dimenticavano” che erano stati abbandonati e senza alcun rancore facevano festanti ritorno a casa. 
A me non piaceva granché sta “morale”, guarda caso un fiaba raccontata dai genitori… ad uso e consumo dei genitori (nel medioevo l’abbandono dei figli per miseria era diffuso e con una storiella si ripuliva la coscienza, si rendeva “rampante” la prole incitandola a salvarsi da sé e in caso di successo doveva, però, tornare a rendere grazie a mamma e papà).
La storia del film è diversa sotto questo aspetto, se vogliamo migliore per come viene “giustificato” l’abbandono, ma il nuovo taglio che viene dato, in spirito totalmente hollywoodiano, mi fa schifo uguale.
Due sono i punti: il primo è che il film è incentrato su una visione dicotomica e discriminante delle persone basata sulla bellezza. L’equazione è la classica se sei brutto sei cattivo, se sei bello sei buono («questa non è una strega, è pulita», «con una faccia del genere sarei anch'io arrabbiata»).
Il secondo punto è la forza che smuove i fratelli contro le streghe, ossia denaro, fama e vendetta. Il trittico viene normalizzato così i figli sono liberati nei confronti dei padri e spregiudicati nei confronti del mondo, il tutto con un sorriso. In pratica si restituisce pan per focaccia agli intenti "morali" originali.
In conclusione è un film che sconsiglierei a bambini e ragazzi sia visivamente che dal punto di vista educativo, ma se siete adulti e non vi infastidisce questa lettura etica, bisogna dire che si fa guardare volentieri perché ha ritmo, una struttura banale ma solida, fa sorridere per le trovate e nelle sue stupidaggini, che quasi sempre coincidono, e sono fatte con una consapevolezza sfrontata quasi ironica.
Quello che il film offre è quello che il mainstream vuole ed è un esempio di cosa vuol dire post-modernizzare una fiaba. Gradito

lunedì 25 marzo 2013

Datemi una dose di celebrità - Antiviral

antiviral-cronenberg
Meglio mettere subito in chiaro che il regista è il figlio di David Cronenberg, si chiama Brandon, come uno dei celebri protagonisti di Beverly Hills 90210 o come lo sfortunato figlio di Bruce Lee morto durante le riprese di Il Corvo.
Brandon poteva fare una tranquilla vita di rendita e invece sceglie una via di mezzo: segue le orme del padre e ne fa il suo ispiratore. Per essere precisi questo suo primo film ricorda in certi tratti Il pasto nudo, Videodrome, eXistenZ. Quindi il riferimento è il David Cronenberg invischiato nel corpo mutante, non quello più recente che si destreggia in fiumi di parole.
Se nei temi e nell'estetica si sentono pesanti le influenze paterne, nel complesso tecnico manca la “stoffa”. La sensazione che mi ha lasciato il film e quella che si prova con quelle persone, specie giovinetti, che si vestono “da” per sembrare quello che vorrebbero essere, ma che non riempiono quei tessuti con una propria personalità.
Il primo quarto d’ora fa sperare bene, siamo in un futuro dove i personaggi famosi sono così idolatrati che i fan bramano spendere il loro denaro per farsi contaminare dagli stessi virus contratti dalle amate star. Un giovane impiegato in una delle due società che hanno la licenza per trattare la diffusione di questo tipo di patogeni, si trova nel mezzo di un classico intrigo fra doppio gioco e poteri forti. Nell'evolversi della storia le cose diventano poco convincenti.
Brandon Cronenberg non riesce a replicare quello che aveva fatto Duncan Jones, altro figlio d’arte (David Bowie), saltato fuori subito con stile nella prova del primo lungometraggio grazie a Moon. L'idea di Antiviral è interessante con la morbosità per le celebrità spinta fino al concetto di cannibalizzarne il corpo, con l'ambientazione in una società dell'immagine dove non sono presenti veri sentimenti ma solo dipendenze e la realtà appare costruita su un'allucinazione collettiva; purtroppo storia e rappresentazione sono vacillanti e la regia spesso imbrigliata in iconiche inquadrature.
Si potrebbe anche leggere tutta la faccenda in modo metacinematografico, ossia fare un parallelismo della storia come espressione dell'amore-odio per l'inevitabile "influenza" paterna, ma non dona niente al film se non un po' di comprensione per una condizione scomoda. Sgradito

mercoledì 19 dicembre 2012

A Cuba ci sono gli Zombie - Juan of the Dead

cuba-zombie
Questo è uno di quei film che molti possono benissimo evitare, destinato solo agli appassionati del genere zombie con la sfumatura, già vista, del demenziale (un ridondante al già assonante Shaun of the Dead).
Un assortito manipolo di perditempo diventa il baluardo della resistenza popolare in una Avana invasa da "dissidenti pagati dal Governo degli Stati Uniti": i morti viventi.
Fra gag e uccisioni varie, tutto da b-movie, c'è anche un filo di critica sociale. I sopravvissuti per mettere in salvo la pellaccia dovrebbero lasciare l'isola, ma non ci riescono... Un po' come atto d'orgoglio verso la propria terra, un po' perché di quel paese ci si lamenta, ma non lo si disprezza tanto da abbandonarlo. 
Un po' perché rivoluzione o apocalisse non cambia molto, il popolo è povera gente malandata (sui muri l'effige del Che, nelle strade i morti viventi) e chi potrebbe far cambiare le cose finisce col godere di quello stesso ruolo, senza si ritroverebbe privo di identità, spogliato davanti ad un mare che non ha molto altro da offrire. Gradito

sabato 13 ottobre 2012

Horrorgami

the-shining-kirigami
Giornata uggiosa, non sai cosa fare? Perché non degli horror kirigami!?
Se non avete cliccato per leggere cos'è il kirigami ve lo scrivo qui: è una tecnica cugina dell'origami, invece di ottenere forme tridimensionali con la sola piegatura della carta, le si ottiene con intaglio e piegatura.
L'idea del digital art director Marc Hagan-Guirey è stata quella di utilizzarla per rappresentare edifici mitici dei film horror. 
Nel 2010 era andato a Los Angeles per vedere il suo edificio preferito, la Ennis House di Frank Lloyd Wright, nota anche per essere stata usata come esterno dell'appartamento di Deckard in Blade Runner e per La casa dei fantasmi (1959). La casa era in uno stato di abbandono dalla sua costruzione, avvenuta nel 1923, e nel 1993 un terremoto l'aveva lasciata a stento attaccata alla collina su cui è costruita.

Ennis-house
[Nel frattempo la Ennis House è stata salvata]

Quella visione l'aveva toccato spiritualmente e per sdebitarsi con l'amico che si era prodigato per permettergli la visita architettonica decise di creare e regalargli una replica della casa su carta. La carta gli sembrava il materiale perfetto per rispecchiare la fragilità dell'edificio stesso.
Il pensierino fu molto apprezzato, decise quindi di realizzare anche quello di un'altra casa che gli stava a cuore, quella della Famiglia Addams 2, anche questa volta ne seguì un interessamento positivo. 
Il fratello di Marc, che l'aveva iniziato ai film horror quand'era piccolo, gli fece notare che per coincidenza aveva realizzato due case maledette tratte dai film e lo incoraggiò a proseguire sulla scia dello slancio creativo.
Così arrivò a realizzare 13 modelli diversi con le prospettive frontali di altrettanti film dell'orrore e dall'1 al 14 Novembre 2012 la One-And-A-Half Gallery di Londra esporrà i suoi Horrorgami.
Su Paperdandy potete al momento vedere qualche particolare delle creazioni basate su Shining, The Amityville Horror, L'esorcista, La Famiglia Addams.
In "cutting soon" ci sono: PsychoRosemary's BabyGhostbustersLa casa dei fantasmi (House on Haunted Hill), A Venezia... Un dicembre rosso shocking (Don't Look Now), Gli Invasati (The Haunting), Beetlejuice spiritello porcello, I Mostri (The Munsters).

sabato 18 febbraio 2012

I troll esistono - Troll Hunter

Dicono che siano grossi orsi a uccidere sfortunate pecorelle e improvvisi uragani a sradicare gli alberi in quel modo scomposto, invece sono gli effetti delle scorribande notturne di alcuni troll che vengono dissimulate da un piccolo ente governativo per evitare la diffusione della notizia dell'esistenza degli strani esseri. 
Ebbene sì, i troll esistono, vivono in Norvegia, si muovono solo di notte, sono soliti litigare fra fazioni, quelli di montagna versus quelli di foresta, e puzzano da morire.
Questo finto documentario, nel quale un trio di studenti del college vuole documentare la caccia agli orsi ma scopre ben altro, si inserisce nel genere del "video ritrovato" reso cult da The Blair Witch Project. Purtroppo l'idea divertente sulla carta trova una realizzazione insipida, non sceglie se stare sul serio, e far sorridere per contrasto, o diventare vera e propria parodia, e far ridere esplicitamente; rimanendo nel mezzo non svolta mai.
Se volete andare sulle lande norvegesi per raccogliere altre prove dell'esistenza dei troll ricordatevi di comporre la troupe tenendo presente che queste creature seguono il motto: «Ucci ucci sento odor di cristianucci», quindi meglio essere atei. Sgradito

sabato 29 ottobre 2011

Film per Halloween: una ricetta trash

frank geek
Ormai è un appuntamento tradizionale, dopo:
Arriva una...

» Ricetta per un Halloween trash!

film trash halloween
Frankengeek per la vigilia della festa di Ognissanti vi propone una nuova lista di film da vedere e poi anche pentirvi. La visione è sconsigliabile ai deboli di stomaco ed evitabile per la maggior parte degli adulti.
  • Attack the block (2011, trailer) - È il film più normale della lista e potrebbe starne fuori, relegato semplicemente al genere "serie B". In un sobborgo londinese precipita un alieno che viene malmenato ed ucciso da un gruppetto di teppisti in erba. Segue ondata dei "parenti" sotto forma di voraci pelosoni con denti fosforescenti. I giovani proveranno a sopravvivere. Fantascienza un po' grezza con un sottile filo di critica sociale.
  • Blood on the highway (2008, trailer) - Per ora ho visto solo il trailer, si presenta come parodia-omaggio al genere horror. Un trio di ventenni parte per un road trip che dovrebbe condurli al Mr. Fire, un festival simile al Burning Man, ma si ritrovano in un paesino dove la popolazione è stata infettata e gli abitanti sono diventati vampiri. Potrebbe essere divertente, o solo trash.
  • Evil Aliens (2005, trailer) - Un rapimento alieno in un'isoletta del Galles, Michelle Fox presentatrice del programma "Weird World" parte con la troupe per scoprire se si tratta di verità o burla. Horror fantascientifico demente con qualche risvolto hot e molto trash. Confesso che mi son divertito per due terzi della visione.
  • Hobo with a shotgun (2011, trailer) - Da fake-trailer di Grindhouse a lungometraggio. Splatter, tanto; trash pure. Per sapere dell'altro leggere qui.
  • Society (1989, trailer) - Trasuda anni '80 e sembra di essere dalle parti di Beverly Hills. In un crescendo da psicosi si arriva ad un disgustoso finale orgiastico dove la società dei ricchi rivela la sua essenza.

    giovedì 2 giugno 2011

    La saga di Alien

    alien figure

    Ho colmato una mia rimarchevole lacuna cinematografica nel genere della fantascienza e mi sono sparato la saga di Alien. Ho scoperto che Sigourney Weaver non è mai stata veramente giovane e che sta meglio rasata.
    Per l'occasione sperimento una nuova forma iper-ridotta per le visioni: i finti haiku.


    Alien

    locandina alienIl Nostromo presta aiuto,
    scopri quello che non dovresti scoprire.
    Ne rimarrà uno solo.
    Gradito
    | Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |







    Aliens - Scontro finale

    locandina aliens scontro finaleDialoghi: nostalgia del muto.
    Movimenti limitati e soffocati,
    rincorri la scia del suc-cesso.
    Nauseato
    | Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 6 |







    Alien³

    locandina alien al cuboPrima parte superiore,
    Fincher fa le prove per Seven.
    Pessimismo al cubo senza fuga.
    Gradito
    | Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 6 |







    Alien: La clonazione

    locandina alien la clonazioneDopo 200 anni immutazioni.
    Fuoco non brucia fagottino ripieno di alieno,
    sperando di non rivedere simili finali.
    Sgradito
    | Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 6 |





    domenica 3 aprile 2011

    Uzumaki

    uzumakiNella cittadina giapponese di Kurozu alcune persone si comportano in modo strano, sembra sia dovuto alla “Maledizione della spirale”. La studentessa Kirie e il suo ragazzo Shuichi si trovano accerchiati dagli eventi, dovrebbero fuggire, ma la spirale li attira a sè.
    Che strano miscuglio in questo Uzumaki ("vertigine" in giapponese), un horror con situazioni trash e dementi che portano al sorriso, un paio di trovate sono stucchevoli nella loro assurda stupidità. Dopo pochi minuti risulta chiara una trama da fumetto, dopo la visione scopro infatti che è tratto da un manga di Junji Ito.
    Si inizia con un invasato ossessionato dalle spirali che ammira un vasaio perché nella sua arte si nasconde l’essenza della spirale. D’altra parte come non essere affascinati da quella figura che dà le vertigini e sembra condurre ad un mistero ultimo e infinito?
    Trascorsa una ventina di minuti c’è il primo “colpo” che toglie ogni dubbio su quali guanti si debbano usare per maneggiare il film. Nel secondo capitolo tocchiamo le sconvenienze della spirofobia che porta a eliminare ogni cosa possa richiamare una spirale, come impronte digitali, capelli, e attenzione alla coclea, sta dentro le vostre orecchie.
    Nel terzo capitolo ci viene detto che una volta lumache umane erano gli abitanti del villaggio, ma la cosa non viene approfondita nonostante un paio di studenti stiano diventando proprio grosse chiocciole. Non c’è tempo perché la maledizione ha ormai raggiunto il suo apice.
    Nel quarto capitolo c'è l’epilogo, ci si sofferma sul lago che sembrava nascondere la spiegazione di tutto, ma che a noi non è dato sapere, nell’assurdo l’unica cosa chiara è che la spirale ha vinto.
    Da segnalare positivamente la scelta cromatica della fotografia che vira tutto alle gradazioni di un verde smorto e ammuffito. Alla visione ero stato portato dall’attrazione per le spirali, post-visione mi stanno un po’ sullo stomaco e il film lo possiamo tranquillamente dare al gatto...
    Sgradito
    | Reg: 4 | Rec: 4 | Fot: 7 | Sce: 4 | Son: 4 |

    sabato 11 dicembre 2010

    Resident Evil: Afterlife

    Quarto capitolo, o sarebbe meglio chiamarlo quarto livello, della saga ispirata all'omonimo videogioco.
    Si riprende da dove avevamo lasciato, Alice coi suoi cloni, come promesso, attenta allo stabile sotterraneo dove si rifugia il capoccia della Umbrella Corporation che ovviamente riesce a scappare ma... Dopo un quarto d'ora dall'inizio del film Alice dovrebbe essere morta e pure il cattivone, è uno di quei "colpi di scena" farlocchi. In realtà dopo l'esplosione del caso Alice è viva e parte in biplano verso Arcadia ossia il leggendario territorio in Alaska che si dice non sia stato raggiunto dal virus.
    Le cose si rivelano diverse da come sperava, dovrà riprendere nuove rotte ed entro la fine incontrerà anche chi credeva (ma dai, veramente?!) morto.
    Visivamente stupefacente, certe scene sono proprio belle da bloccare i fotogrammi, ogni volta mi trovo a ripetere che la computer grafica è veramente potente. Ma la potenza è nulla senza il controllo, si diceva, e tanto sfoggio diventa patetico se, non solo non si ha nulla di interessante da dire, ma pure quel poco è imbarazzante.
    L'unica trovata "originale" è l'autoironia nella scelta dei personaggi secondari presi del panorama tipico hollywoodiano: il divo muscoloso, la ragazza che voleva fare l'attrice ma lavora come cameriera, il produttore che ordina e il suo servile assistente. Peccato che sia una trovata mal usata che appare fuori luogo peggiorando ancor più la tenuta del film.
    Si finisce in modo rozzo e con uno spropositato cliffhanger per il prossimo, quinto, episodio. Ops, livello.
    Sgradito
    | Reg: 6 | Rec: 4 | Fot: 8 | Sce: 3 | Son: 7 |

    Resident Evil: Extinction

    Terzo capitolo, o sarebbe meglio chiamarlo terzo livello, della saga ispirata all'omonimo videogioco.
    Dopo lo sterminio della maggior parte degli esseri viventi, provocato dal virus zombizzante, l'eroina Alice vaga per l'America prestando aiuto alle poche voci che lo reclamano via radio.
    Le prime onde portano ad un tranello, le seconde a ritrovare vecchie conoscenze.
    Nel frattempo l'Umbrella Corporation sta cercando di riprodurre cloni dotati delle capacità di Alice... ma disporre di un campioncino del suo sangue farebbe molto comodo.
    Ci sono due idee buone che "sfuggono" ad un film che punta tutto su estetica e azione: la prima è il nomadismo come unico modo per rimanere vivi in un mondo in cui la minaccia è costante; la seconda è l'addomesticamento come forma di controllo più vantaggiosa rispetto al potere della soppressione.
    A me l'ambientazione piace e Milla così agghindata pure, e anche se riconosco la pochezza del racconto, devo dire che ho trovato la visione piacevole.
    Gradito
    | Reg: 6 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 4 | Son: 7 |

    domenica 14 novembre 2010

    The Eye

    Una bella violinista cieca effettua un trapianto di cornea che le ridona la vista, ma inizia a mettere a fuoco anche immagini terrificanti che anticipano le morti di individui.
    La signorina va alla ricerca della sua donatrice, per "vederci meglio"...
    Questo è uno dei vari remake in versione statunitense di horror orientali che hanno avuto successo. Il risultato è praticamente sempre inferiore all'originale e pur non avendo visto la versione dei fratelli Pang, che poi hanno proseguito anche con un secondo e terzo capitolo, posso dedurre che anche in questo caso si sia seguita la regola.
    Il dono di vedere - più degli altri - può essere una maledizione, e in questo caso praticamente qualsiasi occhio può avere la stessa sensazione guardando questo film. Rimarrà un unico piacevole ricordo: la scena della doccia di Jessica Alba nella sua migliore interpretazione dei 97 minuti di pellicola.
    Sgradito
    | Reg: 4 | Rec: 4 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 4 |

    lunedì 1 novembre 2010

    Shadow

    shadowDavid è stato in guerra in Iraq ma ora sta finalmente realizzando il suo sogno: fare biking in una zona crepuscolare e affascinante fra boschi e montagne.
    Arrivato al Passo dell’ombra, dentro ad un rifugio, incontra una moretta che viene importuna da due cacciatori. Lui prende le sue difese e i due ceffi gli promettono una punizione.
    Arriverà uno molto più cattivo ad accontentare tutti.
    Avevo sentito parlare bene di questo secondo film di Zampaglione, ma il consiglio è un tiro mancino.
    Il regista-cantante-autore si è scritto anche la colonna sonora, e non è malaccio, non fosse per l’aggiunta della canzone che fa “c'è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu?”. Ha avuto in me un effetto comico. Suggestiva anche la location montana.
    È invece la storia a presentare cedevolezza, assurda fin dall’inizio con un rifugio dalla credibilità zero.
    Tutti conosciamo almeno una ragazza che fa biking da sola in montagna... Normalissimo mettersi a contemplare un laghetto e amoreggiare improvvisamente, e dementemente, durante una fuga quando si è inseguiti da uomini armati. Soprassediamo sugli ormai classici: ci siamo persi, la bussola non funzione, beh allora, dividiamoci.
    Con la seconda parte del film si passa dal sottogenere "survivor" al "torture", a dir la verità un po’ noiosetto nonostante arrivino le scene più cruente. Qui c'è anche l’aggancio esplicito al sotto-tema di critica sociale, con il rimando ai drammi umani dei vari conflitti recenti e passati. In particolare da segnalare il precedente taglio della palpebra, ossia la recisione di un filtro per l’occhio, atto di derivazione buñuelliana, che sottolinea il peso del "dover" vedere (il protagonista come testimone oculare/spettatore di atrocità).
    Arriva il salvifico finale, l’escamotage, non certo originale, per ridurre l’effetto delle idiozie narrative e spazzare la sensazione beffa con una licenza “d’incubo”.
    A me sembra che questo Shadow sia niente di più che il lavoretto di un appassionato del genere, che cita, omaggia e gira con un pizzico di furbizia e senza gran personalità.
    Sgradito
    | Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 4 | Son: 6 |

    domenica 26 settembre 2010

    Survival of the Dead

    Survival of the Dead locandinaOh Romero Romero perché sei tu Romero?!
    Rinnega gli zombie, rifiuta il tuo nome, o se non vuoi giura che non farai più un film buono e poi uno scadente.
    Solo il tuo nome è un marchio: tu sei tu.
    Che vuol dire Romero?
    Vuol dire film zeppi di non-morti in vecchio stile, quelli lenti. In questo caso siamo al sesto capitolo girato dal maestro del genere. Praticamente si tratta di uno spin off scaturito da una scena di Diary of the dead dove un gruppetto di militari bloccava il camper dei protagonisti (scena che si rivede a mo' di aggancio esplicito). I militari diventano i nuovi protagonisti alla ricerca di un lido sicuro o almeno un posto migliore rispetto a quello dove si trovano. Qualcuno pubblicizza in rete una piccola isola meravigliosa, loro non si fanno scappare l'occasione.
    In realtà l'isola è abitata dai discendenti di due famiglie e il principale interesse dei capostipiti è la gestione del potere, cosa che diventa ovviamente problematica. Il primo atto si conclude con la cacciata del più drastico nella gestione degli infetti, ma è scontato che tornerà in "patria" con le nuove leve.
    Survival si ibrida con il western, due “bandiere” sventolano per una guerra che non si ricorda nemmeno perché è cominciata, ma deve essere portata orgogliosamente a termine per far valere le rispettive ragioni. Ossia deve esserci il duello finale.
    Anche questa volta Romero, come un bravo cuoco, riesce ad aggiungere qualche ingrediente ad una ricetta banale e dare un gusto nuovo. La seccatura è che qualche elemento doveva essere avariato. Siamo lontani dagli ottimi "Diari" (che consiglio), anche se si concede una piccola postilla al discorso sull'impatto dei nuovi media, aggiungendo che un iPhone è meglio di un notebook, ma è buttato là, non approfondisce.
    Purtroppo si dimentica di un'altra questione molto rilevante: le fonti energetiche. Nonostante il mondo sia devastato, elettricità e benzina sembra non manchino mai. Invece non era da sottovalutare questa vera e propria "dipendenza".
    «Tempi di merda, gente di merda»
    Sgradito
    | Reg: 5 | Rec: 4 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 7 |

    mercoledì 15 settembre 2010

    La Horde

    la hordeNella periferia parigina è appena stato seppellito un agente di polizia, questa notte verrà il tempo della vendetta. I colleghi del defunto vogliono giustiziare, senza processo, chi ha assassinato il loro compagno di lavoro.
    Ma qualcosa non va secondo i piani e vengono scoperti, la situazione viene sconvolta ulteriormente da un morto che torna in vita.
    Le luci che illuminano Parigi sono quelle della rivolta e si “ammirano” delle banlieue, infatti il palazzo assediato non è solo quello di vetro, ma anche quello decrepito dove poliziotti-emarginati-criminali-immigrati si trovano a far parte dello stesso gruppo, condividendo la stessa identica minaccia. Con diffidenza, e come unica strada, c’è la collaborazione: l’odio va represso perché si salvi qualcuno.
    L’archetipo dello zombie questa volta viene usato per riferirsi ad una classe di persone, là fuori, che sembrano chiedere aiuto perché muoiono di fame. Il problema è che il cibo siete voi.
    La satira della società è chiara e il genere scelto per rappresentarla passa rapidamente da un polar all’horror splatter violento e ironico che si concede pure "significativi" momenti di sadismo.
    I personaggi sono stereotipi usa e getta con un elemento in comune: sono tutti mossi da un'aggressività da istinto animale, anche l‘unica donna, e pure troppo, come vedremo nel finale.
    C’è tanta azione, si perde il cervello, lo si spappola, e viene specificato chiaramente il perché: «non cambierà un granché con il tuo comportamento da Madre Teresa». Lo spirito interventista è al o-noi-o-loro, sembra che il problema non sia più gestibile in forme civili: «sei in ritardo, è già da tempo che il mondo ha preso la tangente!».
    Avvertimento o constatazione?
    Gradito
    | Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |

    [Se volete un’introduzione al film potete sfogliare il “Piccolo manuale di autodifesa dagli Zombie” disegnato da Davide Toffolo, fumettista oltre che cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti, quindi adattissimo. È distribuito anche in cartaceo da Fandango per l'uscita italiana del film]

    mercoledì 8 settembre 2010

    Splice

    spliceClive ed Elsa sono giovani e brillanti ricercatori, fanno coppia anche nella vita privata e loro la vita la creano pure, in laboratorio, “partorendo” nuovi esseri che dovrebbero produrre miracolose proteine per curare le malattie dell’uomo.
    Le loro pratiche necessitano però di ingenti finanziamenti e senza risultati il rubinetto si chiude. Si lanciano quindi in un avventato esperimento: aggiungere ai loro composti animali un po’ di DNA umano. Nascerà Dern.
    Vincenzo Natali è lo stesso regista di The Cube dove con poco era riuscito ad ottenere molto in atmosfera, qui c’è più materiale per quanto riguarda effetti speciali (grazie alla produzione by Guillermo del Toro) e un po’ d’aria cronenberghiana, ma è aria condizionata. Il tema trattato è quello delle implicazioni etiche legate alla scienza e alle pulsioni umane, una forza risultante che spinge oltre certi limiti, e quando ci si spinge oltre al conosciuto il giusto e il sbagliato possono confondersi.
    In questo caso si aggiunge anche un fattore incognito e “non calcolato”, un punto di visto che emerge dopo “l’esperimento” e ne è proprio il suo compimento. Il risultato infatti non è una cosa, un numero, ma un essere in grado di una qualche coscienza.
    Materiale interessante ce n’è, ma la sua gestione è fallimentare. La prima parte del film cattura grazie alla tensione che si crea intorno alla creatura e all’intrecciarsi con il lato psicologico dei due genetisti, comincia a vacillare quando inizia l’effetto Frankenstein di Dern che manifesta amore-odio verso i suoi creatori-genitori che diventano poi pure amanti. Sono proprio le confuse pulsioni sessuali della nuova creatura a dare una rapida svolta horror al film alla quale abbandonarsi con un blando sorrisetto consci che il film è naufragato.
    Poco convincente anche l’evoluzione della creatura che da semi-pulcino si trasforma in umanoide attraente con le più svariate “abilità”: branchie, zampe che permettono salti da canguro, coda velenosa modello scorpione con iper-rigenerazione e non si fa mancare nemmeno le ali che spuntano dalla schiena come fossero fazzoletti dalle tasche.
    La scienza genetica con intenti umanistici, ed economici, produrrà mostri… Anche Splice ha fatto la stessa fine (forse è geniale).
    Sgradito
    | Reg: 6 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 6 |

    domenica 5 settembre 2010

    The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair

    (*) Troppo artefatto, meccanico e ripetitivo. Fondato su un'idea che dal punto di vista teorico è un "furto" al Cannibal Holocaust di Diodato. Forse l'unica vera trovata "valida" del film fu l'operazione di marketing che precedette la sua uscita spacciando tutto il girato per un vero documentario.
    Io avevo rimandato la visione proprio perché troppo inflazionato al tempo e avrei potuto continuare a snobbarlo senza perdermi nulla, risparmiando pure qualche sbadiglio.
    Notevole il problema del doppiaggio italiano.
    Sgradito
    | Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 6 |