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domenica 15 dicembre 2013

Quando la musa turba il maestro e gode l'allievo - EunGyo

Matita-perfetta-EunGyo
Ho recuperato questo film perché in qualche sito di cinema ero incappato in alcuni suoi screenshot dove comparivano delle matite e, in uno di questi, la mano di un uomo impugnava una Matita Perfetta (è una matita della Faber Castell che contiene in un unico oggetto matita, gomma, temperino e allunga lapis).
Essendo io appassionato di matite ed essendo la Matita Perfetta fra le mie predilette, non potevo lasciarmi sfuggire il film, anche se di fatto sono poco più di oggetti di scena, senza molta importanza, ma con un attimo di ribalta in uno scambio di battute: qualcuno dice che le matite appuntite sono tristi, qualcun altro ribatte che è il temperino ad essere triste.
Al di là di questa parentesi poetica per appassionati di cancelleria, il film è una variazione sul tema Lolita intersecato dalle problematiche inevitabili di un triangolo amoroso e in più può essere visto, con una traslazione, in una considerazione sul mutamento sociale che contrappone un passato di valori profondi a una modernità di valori materiali.
Un poeta settantenne e il suo giovane pupillo rientrano a casa e trovano, assopita sulla poltroncina del giardino, una bella ragazza, il suo nome è Eun-Gyo e diverrà la nuova domestica.
La ninfetta appare immediatamente come l'oggetto del desiderio dell'anziano scrittore che immagina di poter essere giovane per sedurla. Ma sono sogni, non gli resta che tramutare i rimpianti per la gioventù perduta nella stesura segreta di un racconto a lei ispirato.
Ad approfittare di tutto e tutti sarà l'allievo, un tipico ingegnere, noioso, incapace di vedere nelle cose qualcosa che trascenda il loro essere oggetti. Dalla sua parte c'è il vigore e l'abilità nello sfruttare le occasioni a suo vantaggio e la disposizione a fare carriera con sotterfugi e falsità.
Questa è la contrapposizione che ne deriva: il vecchio saggio piegato dal peso di piombo dei propri rimpianti, da una parte, e il vigore spregiudicato del giovane che ha come unica filosofia l'ottenere il successo a qualsiasi costo, dall'altra. Nel mezzo una ragazzina sprovveduta.
Il film ha un ritmo lento e dilatato, fra il riflessivo e il voyeuristico, segue i rapporti prima latenti poi sempre più tesi e manifesti fra i tre, fino ad un'impennata finale, da thriller.
La visione è piacevole, ma non spicca in nessun aspetto, due frasi però mi sono rimaste impresse. La prima la riporto letteralmente perché è risaputa: «Per quanto riguarda i libri, di solito, popolarità e qualità non vanno a braccetto». Della seconda ne riporto il senso, o almeno quello che mi è rimasto: «Ci sono cose che per quanto le racconti non vengono mai capite veramente». Gradito

lunedì 25 marzo 2013

Datemi una dose di celebrità - Antiviral

antiviral-cronenberg
Meglio mettere subito in chiaro che il regista è il figlio di David Cronenberg, si chiama Brandon, come uno dei celebri protagonisti di Beverly Hills 90210 o come lo sfortunato figlio di Bruce Lee morto durante le riprese di Il Corvo.
Brandon poteva fare una tranquilla vita di rendita e invece sceglie una via di mezzo: segue le orme del padre e ne fa il suo ispiratore. Per essere precisi questo suo primo film ricorda in certi tratti Il pasto nudo, Videodrome, eXistenZ. Quindi il riferimento è il David Cronenberg invischiato nel corpo mutante, non quello più recente che si destreggia in fiumi di parole.
Se nei temi e nell'estetica si sentono pesanti le influenze paterne, nel complesso tecnico manca la “stoffa”. La sensazione che mi ha lasciato il film e quella che si prova con quelle persone, specie giovinetti, che si vestono “da” per sembrare quello che vorrebbero essere, ma che non riempiono quei tessuti con una propria personalità.
Il primo quarto d’ora fa sperare bene, siamo in un futuro dove i personaggi famosi sono così idolatrati che i fan bramano spendere il loro denaro per farsi contaminare dagli stessi virus contratti dalle amate star. Un giovane impiegato in una delle due società che hanno la licenza per trattare la diffusione di questo tipo di patogeni, si trova nel mezzo di un classico intrigo fra doppio gioco e poteri forti. Nell'evolversi della storia le cose diventano poco convincenti.
Brandon Cronenberg non riesce a replicare quello che aveva fatto Duncan Jones, altro figlio d’arte (David Bowie), saltato fuori subito con stile nella prova del primo lungometraggio grazie a Moon. L'idea di Antiviral è interessante con la morbosità per le celebrità spinta fino al concetto di cannibalizzarne il corpo, con l'ambientazione in una società dell'immagine dove non sono presenti veri sentimenti ma solo dipendenze e la realtà appare costruita su un'allucinazione collettiva; purtroppo storia e rappresentazione sono vacillanti e la regia spesso imbrigliata in iconiche inquadrature.
Si potrebbe anche leggere tutta la faccenda in modo metacinematografico, ossia fare un parallelismo della storia come espressione dell'amore-odio per l'inevitabile "influenza" paterna, ma non dona niente al film se non un po' di comprensione per una condizione scomoda. Sgradito

sabato 9 marzo 2013

C'è crisi – Cogan - Killing Them Softly

cogan
La crisi economica coinvolge quasi tutti, anche la malavita deve fare i conti con disponibilità finanziarie ridimensionate ed affidarsi a killer di seconda classe.
Siamo nel 2008 e gli Stati Uniti stanno passando dalla presidenza Bush a quella di Obama. I discorsi politici alla radio e alla televisione diventano sfondo delle vicende che vedono due giovani e inesperti malfattori rapinare una bisca, e la mafia locale incaricare un killer per trovarli e giustiziarli così da riportare fiducia nel “mercato” e far ripartire il gioco d'azzardo clandestino.
La situazione politico-economica è la metafora del racconto e parte integrante dello stesso fungendo, attraverso le dichiarazioni politiche trasmesse in sotto fondo, da colonna sonora. Questo legame diventa esplicito nel finale dove le parole di Obama trasmesse alla TV del bar vengono "riprese" dal killer Cogan rivelando il film come una favola moderna, con la propria immorale morale.
I governanti sono come la cupola, i manager come i killer, gli ideali sono parole da spendere alla TV in una vendita di illusioni propugnata alla gente mentre la storia viene vergata sulle loro spalle.
L'idea di strutturare questo noir secondo questo parallelismo è interessante, la suspance è quasi annullata, come la violenza, sempre attesa, ma banale nel compiersi, un'antitesi alla moda tarantiniana. Tutto prosegue lento e grigio, i personaggi sono ridotti a semplici ingranaggi di un macchina sgangherata, ma che funziona ancora alla vecchia maniera. L'idea che il meccanismo possa essere eluso e sia possibile uscirne vincitori non è concepibile, è un pensiero che può venire solo a due sprovveduti.
C'è un'unica cosa che conta nell'America di Bush, come in quella di Obama e in quasi tutti i paesi globalizzati: non è il senso di comunità, è l'egoistico affare, l'unico fulcro su cui ruota tutta la baracca. Gradito

giovedì 20 dicembre 2012

Film del 2012 - Top 10

film-migliori-2012
Lasciate perdere i numeri dei botteghini, dimenticatevi di Oscar, Golden Globe, Mostre del cinema e Festival vari, a dire quali sono i film dell'anno ci pensa Google Zeitgeist.
Google Zeitgeist è il resoconto delle parole più cercate nel celebre motore di ricerca, divise per macro argomenti.
Il report annuale per la sezione film mondiale ha sancito questa decina:
  1. The Hunger Games
  2. Skyfall
  3. Prometheus [v]
  4. The Avengers [v]
  5. Magic Mike
  6. John Carter
  7. Ek Tha Tiger
  8. Paranormal Activity 4
  9. Taken 2
  10. Dark Shadows
[v] = film visto
    Per quanto riguarda la sezione film "casa nostra", quindi relativa solo alle tendenze italiane:
    1. Benvenuti al Nord
    2. Ted
    3. Magic Mike
    4. Prometheus [v]
    5. The Avengers [v]
    6. Hugo Cabret
    7. Quasi Amici [v]
    8. Dark Shadows
    9. Hunger Games
    10. Battleship
    [v] = film visto 
      Come si può notare dai [v] in queste "top ten" sono scarsetto, ma non me ne dispiaccio dato che la popolarità poche volte incontra i miei gusti e spesso è anche in antitesi con la qualità.
      Vediamo allora qualche altra decina per cercare qualche filamento migliore nello spirito del tempo andato.
      L'AFI (American Film Institute) ha redatto la lista dei migliori film americani del 2012. Alcuni film ancora non sono arrivati Italia, comunque già sale il livello:
      • Argo [v]
      • Beasts of the Southern Wild
      • Il cavaliere oscuro - Il ritorno [v]
      • Django Unchained
      • Les Misérables
      • Lincoln
      • Moonrise Kingdom [v]
      • Operazione Zero Dark Thirty
      • Silver Linings Playbook
      • Vita di Pi
      [v] = film visto 

      Altra lista, la più interessante fra quelle che ho visto, è quella di Indie Wire, risultato dei voti di 204 critici. Ecco la top 10 dei film 2012:
      1. Holy Motors [v]
      2. The Master 
      3. Zero Dark Thirty
      4. Amour
      5. This is Not a Film
      6. Moonrise Kingdom [v]
      7. Beasts of the Southern Wild
      8. Once Upon a Time in Anatolia [v]
      9. The Turin Horse
      10. Lincoln
      [v] = film visto

      Ci si aspetterebbe una conclusione con la mia lista di migliori film del 2012, ma quando tutti sparano liste mi passa la voglia di farne, tra l'altro non ne ho visti molti. Avrei invece qualcosa da dire su quelli "vistati" però preferisco fare i singoli post e quindi mi lascio aperta questa eventuale possibilità.
      Un'impressione conclusiva, relativa a quel poco che ho visto del 2012, è che l'anno precedente mi abbia regalato film che sono piaciuti di più al mio palato, ma forse recuperando alcuni titoli (come The Master, Django Unchained, Zero Dark Thirty) potrei rivalutare un po' l'annata cinematografica trascorsa.

      mercoledì 19 dicembre 2012

      A Cuba ci sono gli Zombie - Juan of the Dead

      cuba-zombie
      Questo è uno di quei film che molti possono benissimo evitare, destinato solo agli appassionati del genere zombie con la sfumatura, già vista, del demenziale (un ridondante al già assonante Shaun of the Dead).
      Un assortito manipolo di perditempo diventa il baluardo della resistenza popolare in una Avana invasa da "dissidenti pagati dal Governo degli Stati Uniti": i morti viventi.
      Fra gag e uccisioni varie, tutto da b-movie, c'è anche un filo di critica sociale. I sopravvissuti per mettere in salvo la pellaccia dovrebbero lasciare l'isola, ma non ci riescono... Un po' come atto d'orgoglio verso la propria terra, un po' perché di quel paese ci si lamenta, ma non lo si disprezza tanto da abbandonarlo. 
      Un po' perché rivoluzione o apocalisse non cambia molto, il popolo è povera gente malandata (sui muri l'effige del Che, nelle strade i morti viventi) e chi potrebbe far cambiare le cose finisce col godere di quello stesso ruolo, senza si ritroverebbe privo di identità, spogliato davanti ad un mare che non ha molto altro da offrire. Gradito

      domenica 30 settembre 2012

      Quali sono i Supereroi? - The Avengers

      the-avengers-supereroi-da-strapazzo
      Mi metto l'armatura (cit.) e scrivo con toni pacati che questo film campione d’incassi per i miei gusti è una deiezione. Se dovessi dargli un voto oggettivo probabilmente raggiungerebbe comunque la sufficienza, un po’ per alcune scene impressionanti e un po’ per riuscire ad insinuare, fra le varie esplosioni, ideologici inserti di “senso” che comunque disprezzo nel loro valore.
      Il nodo cruciale di The Avengers era quello d’unire supereroi diversi, non solo come presenza, ma anche come azione. Come avviene?
      Con un pretesto, la morte di un personaggio secondario che improvvisamente li accomuna tutti, facendogli mettere da parte le forti individualità e gli attriti personali per vendicarsi e combattere uniti contro la causa… Vi ricorda niente?
      Nei fatti che ruolo hanno questi personaggi nella battaglia contro il nemico degli StatiUniti/Mondo?
      Bisogna spostare in secondo piano l'"action" e interpretare l'"operate".
      Una delle cose che si può riscontrare è l’ironica celebrazione dell’inutilità del soldato Capitan America, eroe vecchio stampo di una società superata, anzi praticamente appartenente ad un’era geologica diversa, infatti deve essere scongelato. Al “vecchio” Capitan Findus gli si lascia l’illusione di comandare, ma nella pratica è soppiantato dall’unico vero supereroe in grado di compiere l’azione salva StatiUniti/Mondo, colui che si staglia sugli altri (costretti a rimanere a terra), ossia il possessore di capitale, l’egocentrico, il tecnologico e, a detta sua, filantropo - perché vuole piacere a tutti e quindi deve essere amato anche da chi è povero -, sto ovviamente parlando di Tony Starks, alias Iron Man.
      A fianco di questa figura c’è un altro eroe che prova a strisciare/sbalzare via dalla mediocrità del gruppetto ed è piazzato come un’entità latente, infatti è più evocato che chiamato per nome: è Hulk, o meglio l’incontrollabile rabbia di Hulk. Una rabbia potentissima e preoccupante, è proprio il ricco Starks a riconoscerlo bene, se lo aspetta (finale) e la/lo teme. Starks in fondo è forte solo grazie alla corazza robotica costruita con la ricchezza, ma è sempre a rischio che finisca la batteria, l’energia, e allora sarebbe in balia della rabbia. Ma non c'è spazio per questo confronto: improvvisamente anche la rabbia diventa controllabile e incanalata contro il nemico comune.
      Gli dei, o meglio semi-dei, fanno la loro parte: presenza. Si contraddistinguono per l’inadeguatezza e per la preoccupazione di ripristinare lo stato di famiglia o la ricerca di dominio sugli uomini, senza poi rivelarsi efficaci sul campo.
      Infine ci sono un uomo e una donna, Occhio di Falco e Vedova Nera, senza veri poteri straordinari, solo qualche abilità, ma se non fossero carini susciterebbero quasi pena per la loro poca rilevanza.
      Ecco, questo sarebbe il manipolo di vendicatori che uniti dal sacrificio di un conoscente decidono che devono unire le forze per salvare il pianeta under-attack. Se a voi piacciono, divertono, sembrano eroi...
      Mentre scrivo mi rendo conto di non avere, in fondo, la competenza per esprimere questi giudizi secchi sulla rappresentazione dei Supereroi, non conosco le "vere" biografie dei personaggi Marvel ed è lampante che nel film ci siano anche dei rimandi inseriti in modo allusivo, ma posso comunque dare la mia visione parziale, quella che dei personaggi in tutina esce da questo film.
      Finito The Avengers m'è venuto da gridare: «Aridateme gli X-Men!». Sgradito