La nostra serie inizia poco prima che le due imbarcazioni rimangano bloccate ed intrappolate nei ghiacci e continua immaginando quali siano state le sorti dei 129 membri dell’equipaggio.
mercoledì 31 luglio 2019
The Terror (serie, prima stagione)
La nostra serie inizia poco prima che le due imbarcazioni rimangano bloccate ed intrappolate nei ghiacci e continua immaginando quali siano state le sorti dei 129 membri dell’equipaggio.
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mercoledì 18 maggio 2011
Harry Potter e i Doni della Morte: Parte I
La prima parte dell'ultimo titolo della saga di Harry Potter inizia con Hermione Grenger che emana un “Oblivium” sui suoi genitori, è un incantesimo per la rimozione dei ricordi ed è un po’ quello che ha colpito anche me per quanto riguarda i capitoli precedenti. Avrei avuto bisogno di un ripassino per una più agevole visione e credo che, in generale, chiunque non sia un lettore dei libri del maghetto faccia fatica ad avere ben chiara la “posizione” dei vari personaggi secondari e apprezzare, in generale, tutti i richiami e gli accenni che si susseguono nella storia.L’inizio del film è molto cupo e l'aria tetra permane per tutta la visione, con la minaccia ora allontanata e poi improvvisamente di nuovo vicina, in un tira e molla che ben ritma la fuga-ricerca di Harry Potter. Già si era visto un progressivo virare al dark nei film precedenti, ma qui siamo giunti a un vero fantasy noir, possiamo dire che la saga del maghetto è “cresciuta” con il suo target iniziale.
Harry e compagni in questo episodio si spostano molto grazie al teletrasporto, le destinazioni sono luoghi non-luoghi, per non farsi trovare e allo stesso tempo costruire e rintracciare una via di salvezza. I ragazzi sono rimasti quasi soli, non ci sono più i grandi a dargli una mano per indirizzarli e proteggerli, Hogwards sembra molto lontana e loro vagano "on the road" faticando a trovare la strada da seguire.
Un po’ sfrontato è l'attingere dal Signore degli anelli in significativi elementi: c'è un certo Kreachet emule del Gollum, il medaglione (il primo Horcrux) che si portano appresso ha l'effetto del celebre Anello e, per finire, Dobi che «non ha padrone, è libero» ricorda molto il «padron Frodo».
Ma se mettiamo da parte queste scopiazzature e la prendiamo come “citazioni”, la storia appare nel complesso matura, tristemente adulta forse: la magia perde il suo lato gioviale e diventa vera e propria arma. Rimane spazio per qualche risatina sulla gelosia da triangolo amoroso Harry-Hermione-Ron però all’interno della storia aggiunge diffidenza e tristezza mentre è l’amicizia sincera a presentarsi come il legame su cui poter contare.
Interessante anche il generale precipitare degli eventi con il golpe al ministero della magia e il razzismo verso i babbani della nuova oligarchia delle forze oscure. Insomma “I doni della morte” hanno sostanza, si respira l’avvicinarsi della resa dei conti e Voldemort sembra il leggero vantaggio.
Piccolo appunto da “pignolarum” ho notato che nella notte di Natale, con neve ovunque, manca il fiato dalle bocche dei personaggi, ma magari c'è un motivo "magico".
In attesa della seconda parte, che uscirà nei cinema il 15 luglio 2011, buona pozione polisucco a tutti voi!
Ah, per chi non conosce la bibita, dicono sappia di «piscio di folletto».
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |
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sabato 4 settembre 2010
Zathura - Un'avventura spaziale
(*) Nella locandina di Zathura c'è scritto "dai creatori di Jumanji" e guardando il film si denota subito la stretta parentela dato che ne sfrutta lo stesso identico schema: un gioco da tavolo trasforma la casa in un nuovo scenario dove materializzare una fantastica avventura formativa.In questa "partita" l'ambientazione non è la giungla, ma lo spazio, con degli elementi che richiamano alla fantascienza anni sessanta.
Praticamente un film per la famiglia che riesce a divertire aggiungendo un po' di classica morale, insomma una visione ideale per una serata del periodo natalizio.
| Non avevo segnato i voti |
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venerdì 16 luglio 2010
Solomon Kane
Siamo al tempo della magia e della stregoneria, più o meno fine del millecinquecento per capirsi, e Solomon Kane è un avventuriero mercenario che sta per entrare con un manipolo di uomini dentro la sala di un castello che cela un immenso tesoro. Ad accoglierlo vi trova una creatura demoniaca che vorrebbe prendere la sua anima, ma Solomon riesce a sfuggire, e anche se sembra d’aver appena visto la fine è solo l’inizio.Un anno dopo lo troviamo in una cupa Inghilterra ritiratosi a vita monastica, vuole redimersi e stare lontano dalle strade della violenza, sembra più per necessità che per conversione: se si allontana dal sentiero della pace il diavolo tornerebbe a reclamare la sua anima dannata. Purtroppo il frate capo lo caccia perché, dice, il suo destino non è lì.
Solomon si ritrova a girovagare e dopo essere stato picchiato dai briganti viene curato da una famiglia puritana che lo accoglie e gli fornirà un nuovo motivo per riabbracciare la divina arte dell’assassinio.
Solomon Kane è un personaggio dello scrittore Robert Ervin Howard più noto per Conan il barbaro e come si è capito il genere è un fantasy, ma con venature gore, con uno "spessore" più vicino ad Hercules (telefilm) che al Signore degli anelli. Nel complesso si nota comunque un certo impegno produttivo, curato il lato sonoro, ma infastidiscono alcuni abusi e carenze sceniche come torce dove logicamente non dovrebbero esserci e spazi scarni e limitati. Poco convincenti anche l'uso del rallenti, più patetico che epico.
L’aspetto interessante è il clima puritano che, ricordo, promuoveva una teologia che intendeva purificare la chiesa ed eliminare i compromessi del cristianesimo (assistiamo anche ad un’evocativa, ma non ben riuscita, crocifissione). Centrale è il dilemma morale di come comportarsi quando il male si prende tutto con la violenza. Solomon cosa deve fare? Rimanere sul sentiero della pace e lasciare che tutto ciò accada? Se non combatterà allora il sopruso avrà la meglio e i deboli verranno vessati dai bruti.
Un intrattenimento non di prima scelta con un pizzico di sostanza, alle volte può bastare.
Etichette: 2009, Avventura, Fantastico, Gradito, Horror, Michael J. Bassett
domenica 16 maggio 2010
Fandango
Ad Austin, nella casa della confraternita universitaria dei Groovers, si festeggia con fiumi di alcool l’addio al celibato di uno dei membri, ma la baldoria si smorza quando, al momento del discorso, affiora la notizia che lui e un altro di loro hanno in tasca il foglio di via per l’arruolamento nell’esercito con destinazione Vietnam. Etichette: 1985, Avventura, Commedia, Deliziato, Drammatico, Kevin Reynolds
lunedì 29 marzo 2010
A perfect getaway - Una perfetta via di fuga
Una coppietta in viaggio di nozze nelle isole Hawaii, lei è interpretata da Milla Jovovich, incontra un’altra coppietta più scafata, lei è interpretata da Kiele Sanchez, e si accompagnano alla scoperta di quel paradiso terrestre verso una spiaggia che dicono essere meravigliosa.Lì intorno, però, si cela anche una coppietta di pazzi che gira alla ricerca di altri “piccioncini” da ammazzare: specialità cavargli tutti i denti.
David Twohy alle prese con un’ambientazione molto più calda e apparentemente accogliente rispetto ai precedenti film (Pitch Black, Below, The Chronicles of Riddick) si comporta sempre bene come regista, domina l’isola e costruisce un racconto di dubbi, ma imperniato in un palese inganno allo spettatore, che non rivelo per non rovinare la visione del film; dico solo che in particolare il dialogo della “scena della pipì” risulta il decisivo colpo basso.
Il film è bello da vedere, gioca sulle aspettative di chi guarda, sugli stereotipi, ma ha la cattiva creanza di questa “mano” disonesta. Se la scorrettezza non vi offende troppo, troverete eccitante questa moderna vacanza di tensione con protagonisti degli “innamorati pazzi”. Ci scappa anche una scena con un filtro che rende un bianco freddo accecante simil Pitch Black, ancora un piccolo tributo al film che gli ha aperto la strada verso il titolo di miglior regista di b-movie.
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 8 | Sce: 6 | Son: 7 |
Etichette: 2009, Avventura, David Twohy, Gradito, Thriller
lunedì 22 marzo 2010
Bastardi senza gloria
Il Tenente Aldo Raine ha formato uno squadrone di ebrei sanguinari per restituire ai tedeschi le sofferenze che hanno inflitto. La prossima temeraria spedizione mira ad eliminare direttamente il Führer che presenzierà alla proiezione del film girato per celebrare un giovane soldato che ha sterminato decine di "nemici" asserragliato in un campanile. Contemporaneamente una giovane ragazza, proprietaria del cinema che sarà scenario del tranello, trama la sua personale vendetta.Ad introdurre il film un prologo che potrebbe essere un corto a parte, veramente esemplare. Qui conosciamo il passato di Shosanna e assistiamo al massacro della sua famiglia per mano del colonnello Hans Landa. Il film prosegue e in un film di guerra ci si aspetterebbe dell’azione, invece Tarantino la tiene al guinzaglio e libera la parola seguendo una strada molto "teatrale".
Quello che il regista vuole dire diventa chiaro nel finale dove lo sparare sul pubblico della banda di ebrei diventa la trasposizione dello sparare sulla gente del nazista arroccato nel campanile del film appena proiettato. È come se esprimesse la consapevolezza che quel piacere della vendetta è un restituire pan per focaccia che "ci" farebbe diventare come "loro".
Quel ribaltamento di ruoli con un sapore gustoso di rivalsa, di controbilanciamento del torto, si mostra per quello che è, uno specchio dello stesso comportamento condannato: bastardi loro, bastardi gli altri e bastardi anche noi.
Questo ribaltamento è uno dei poteri del cinema, un cinema che può far assaporare il riscatto e una storia che può far immaginare una diversa Storia. Un potere che ha intrinseco il suo limite e forse lo spettatore, conscio di ciò, dovrebbe limitarsi a godere del piacere che il cinema può offrire.
| Reg: 9 | Rec: 8 | Fot: 9 | Sce: 8 | Son: 8 |
giovedì 28 gennaio 2010
Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo
Il Dottor Parnassus girovaga con un carrozzone-baraccone che si trasforma in pochi attimi in un teatrino. Con l’aiuto della figlia sedicenne, di un giovane ragazzo e di un nano, il dottore offre uno spettacolino che culmina con la possibilità, per qualcuno del pubblico, di guardare dall'altra parte dello specchio e saltare in un mondo creato dall'immaginazione.
Ultimamente lo spettacolo non attira molti astanti ma Mr. Nick, amico-nemico di lunga data di Parnassus, interviene per smuovere la situazione con una scommessa dalla posta in gioco molto “cara”.
Terry Gilliam sfodera la sua visionarietà e ne fa un baluardo minacciato da un mondo imborghesito. Se il sottotesto dell’immaginazione perduta e dell’importanza, e del rischio, di raccontare “storie” è sempre bello e affascinante, la trama risulta invece raffazzonata. Deludenti anche le creazioni grafiche dei mondi fantastici, certo ora siamo abituati troppo bene con ricostruzioni digitali stupefacenti, purtroppo quelle che si vedono qui sono approssimative e grossolane, mancano di “profondità”; suonano come una richiesta di maggiore disponibilità finanziarie per la produzione.
Nota d’obbligo per Heath Ledger, l’attore è mancato durante la lavorazione dal film ed è stato sostituito con uno stratagemma narrativo facendo interpretare il suo personaggio agli amici Johnny Deep, Jude Law e Colin Farrell. La trovata, pur essendo resa plausibile, sembra condizionare negativamente la parte finale del film.
Da citare anche la strana bellezza di Lily Cole: un misto fra una modella, un'aliena e una bambola.
In questo lavoro Gilliam ci ricorda che dietro alle “storie” c’è qualcuno che le racconta è questa condizione ne trasforma la bontà a secondo delle intenzioni del narratore. Oltre a questo lato passivo per lo spettatore, bisogna considerate anche il ruolo attivo compiuto nel valutare poi l’apparenza delle storie raccontate, dietro alle quali può nascondersi magia o inganno. Questo compito dimostra la nostra responsabilità nell'effetto della "storia".
Nonostante questo interessante discorso che trasporta un concetto molto sociologico in una sfera artistica, mi ricordo di un Terry Gilliam che mi portava dentro la sua visione facendomi "palpare" il film, mentre questa volta non è riuscito a catturarmi completamente.
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 6 |
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giovedì 17 dicembre 2009
Anno uno
[Recensione Flash - Trama film]Ho già perso tempo nel vederlo, non ne sprecherò altro per scriverne qualcosa.
Mi dispiace pure per Jack Black e Micheal Cera: va bene che vi pagano ma un po' di dignità, non avevate di certo il problema di portare a casa il pane.
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venerdì 9 ottobre 2009
Fanboys
Nella notte di Halloween del 1998 un gruppetto di fans di Star Wars progetta di partire per un viaggio on the road, la meta è lo "Skywalker Ranch" di George Lucas, lo scopo è vedere L'Episodio I in anteprima perché uno di loro è malato di cancro e non può attendere l'uscita ufficiale del film.Strizza decisamente l'occhio al pubblico nerd-geek questa commedia che non riesce ad essere veramente divertente trattenuta sia dallo spunto propulsivo triste, sia da gag non sempre riuscite.
Gli elementi tipici del microcosmo sono presenti in quantità, a partire dai personaggi: c'è Linus e c'è Windows, i soprannomi di due dei protagonisti, c'è il fanatico dei Rush che vive in una roulotte nel giardino dei genitori, c'è il fumettista che ha abbandonato la sua passione per una vita “dentro gli schemi” vendendo automobili ma senza essere felice. C'è anche Kristen Bell che interpreta la ragazza ideale, carina, disponibile, simpatica, appassionata delle stesse “materie” e che addirittura compare vestita come la principessa Leila; sì forse questa non è proprio tipica.
Anche le situazioni sono quelle classiche del genere: c'è lo scontro tra “starwarsari” e i maledetti “trekkie”, il nerd sociopatico che non riesce a capire l'interessamento dell'amica, la ragazza incontrata in internet, la sfida citazionista.
Il risultato però non è proprio da cult, tutto troppo macchiettistico e i camei di qualche leggenda della fantascienza quasi remano contro. A concludere poi il finale banale, ma a me è sempre piaciuta quell'amicizia che si forma intorno alla condivisione degli stessi interessi e si vede nel film un innamoramento per quei personaggi imminenti al lutto, legati da una passione in grado di far gustare quello che rimane della vita.
| Reg: 5 | Rec: 4 | Fot: 5 | Sce: 5 | Son: 6 |
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mercoledì 5 agosto 2009
Harry Potter e il principe mezzosangue
Inizia il sesto anno alla scuola di Hogwarts per il maghetto Harry Potter che, insieme al suo fido amico Ron, è ormai abbastanza grande per fare le matricole alle burbe e puntare le ragazze.Basta questo per introdurre e dare un'idea della trama del film e della svolta in stile pseudo setimentale-adolescenziale che prende la storia.
La “magia” ormai si è completamente esaurita, superstiti solo gli effetti speciali e gli ormoni in subbuglio.
La macchina da presa decide di volare ovunque e fatica a trovare una sua vera posizione mentre i protagonisti, alle prese con i primi bollori e soprattutto con cottarelle non corrisposte, sembrano essere l'unica cosa su cui puntare; per annoiare.
I turbamenti amorosi dei nostri eroi si prendono il loro spazio, ma a discapito di quello che ci si aspetterebbe. Quasi scompare l'ambientazione, ridotta solo a un gioco di rimandi al passato, e i personaggi si muovono in luoghi smorti, senza quell'aria originale che ci potrebbe essere, dando anche l'idea che si sia risparmiato parecchio sulle comparse: se prima si assisteva a personaggi in un mondo magico, ora rimangono solo i personaggi principali.
Harry sembra un belloccio in un college americano intanto Albus Silente, l'illustre preside della scuola, muore senza phatos, per capirsi c'era più tensione nell'episodio con la condanna a morte dell'ippogrifo Fierobecco dove i "nostri" sembravano più turbati e preoccupati, tanto che tornavano indietro nel tempo per modificare gli eventi!
D'altra parte la testa di Harry, Ron ed Ermione è in preda al disordine emotivo e alle pulsioni corporali, ma quella del regista? E dello sceneggiatore? Forse la loro era in preda a una qualche malefica stregoneria.
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 6 |
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sabato 23 maggio 2009
Ember - Il mistero della città di luce
Lungimiranti scienziati, preoccupati da qualcosa che non ci è dato sapere, hanno avuto l'idea di creare una città sotterranea isolata e ignara del mondo esterno con lo scopo di preservare l'esistenza.La città è autosufficiente per duecento anni, con un generatore che provvede a fornire l'energia necessaria e tramandata di sindaco in sindaco, in una cassetta di metallo, c'è un timer e la chiave con le istruzioni per uscire a tempo scaduto.
Due secoli sono belli che passati la cassetta è andata perduta, le scorte scarseggiano e il generatore è usurato. Nonostante la dottrina insegni che non esiste altro al di fuori di Ember, due ragazzini decidono di cercare una via d'uscita.
Il film è tratto da un romanzo di Jeanne DuPrau e la sua trasposizione nello schermo evidenzia un grosso problema: la sceneggiatura. L'adattamento risulta troppo ridotto, tolto il buon riassunto iniziale, si nota per tutta la durata del film personaggi abbozzati, eventi accennati, evoluzioni affrettate o improvvise. A ciò si aggiungono cose e situazioni che appaiono poco convincenti, come cibi in scatola non scaduti dopo duecentocinquanta anni, e tutta la routine finale azionata da una gigantesca manopola mai notata prima pur essendo sotto gli occhi di tutti (!?), armadietti che diventano scialuppe di salvataggio e un'uscita in stile Gardaland.
Lo schema della storia può ricordare The Village, ma qui la riflessione socio-politica è ridotta all'osso. I due ragazzi si trovano con una città che cade a pezzi e con politici preoccupati solo di sé stessi, sfidano quindi le proibizioni per aprirsi al mondo e al futuro.
La nota positiva è sul lato visivo, a tratti darkeggiante, ben riuscito. Peccato, probabilmente con maggior minutaggio e qualche scelta migliore si poteva ottenere molto di più.
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 4 | Son: 7 |
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martedì 10 marzo 2009
Le avventure acquatiche di Steve Zissou
Steve Zissou è un avventuroso documentarista del mondo acquatico e nell'ultima impresa il suo migliore amico è stato divorato da un animale misterioso: lo squalo giaguaro.Grazie all'improvviso arrivo di Ned, il presunto figlio, e della sua eredità, si riesce finalmente ad organizzare una nuova spedizione. A bordo della nave Belafonte con il suo equipaggio dal caratteristico cappello rosso, Zissou parte per una nuova avventura.
Potrebbe sembrare una parodia del genere d'avventura, con tanto di attacco dei pirati, ma l'atmosfera del film è spiazzante, si passa con agilità da situazioni ironiche a malinconiche; dalla risata, alla freddezza.
Il tema principale è la difficoltà di essere adulti, dovuta soprattutto alla mancanza della figura paterna che si traduce nella sua ricerca: il figlio illegittimo che vuole conoscere il padre, il collaboratore che vede il suo capitano come un padre, la giornalista incinta che cerca un padre per il figlio e lo stesso Zissou alla ricerca di essere quel padre che non aveva avuto il coraggio d'essere.
Non è una ricerca romantica è una ricerca rassegnata, quasi nichilista, che si collega ad una riflessione sul cinema (visto che si assiste anche alla produzione di un film nel film) che si concretizza in una critica all'incapacità di far immaginare.
Per recuperare la facoltà di rappresentare e completare liberamente la visione bisogna fare come nel finale del film, dove tutti i personaggi riuniti si immergono nell'oceano, e nell'inconscio, per poter vedere quello che altrimenti sarebbe solo effetti speciali.
| reVisione dal passato |
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martedì 23 dicembre 2008
La città dei bambini perduti
Il forzuto e la bambina si presero per mano e andarono insieme in cerca del fratellino di lui; il piccolo è stato rapito da una setta di ciclopi per conto di uno scienziato pazzo che sta provando a catturare i sogni dei bambini perché incapace di farne.Una favola cupa con una storia d'affetto fra un adulto bambino e una bambina adulta, in una città portuale verdastra, risultato di un groviglio di stretti vicoli putridi e canali liquamosi, dove i "grandi" personaggi sono composti da attrazioni da circo, cloni, prostitute e pazzi.
Nonostante una storia che non sempre appassiona si entra in un'atmosfera onirica, a tratti poetica, in un mondo dagli strani personaggi: una vera e propria immersione che avrà la sua conclusione in una piattaforma in mezzo ad un oscuro mare.
Gli adulti sono degli esseri abietti che vogliono estorcere la vitalità dei bambini, il mondo è un relitto e solo gli spiriti "bambini" conservano ancora qualcosa di umano.
Interessante esteticamente, ricorda lo stile steampunk, con colori cupi e saturi, il film si posiziona bene anche per il periodo natalizio.
Musiche dell'Angelo Badalamenti di David Lynch.
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 7 | Son: 8 |
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martedì 11 novembre 2008
Principessa Mononoke
Il principe Ashitaka per difendere il suo villaggio da un cinghiale maledetto viene ferito e contagiato dalla stessa maledizione dell'animale. Su consiglio dei saggi salta in groppa al fido stambecco per andare incontro al suo destino e scoprire se è possibile fermare l'infezione che si sta espandendo dal suo braccio al resto del corpo.Scoprirà che la maledizione è alimentata dall'odio, incontrerà San, una bella e agguerrita ragazza-lupo, ed entrerà nella Città del ferro dove vengono costruite pericolose armi da fuoco, anche quella dalla quale è uscito il proiettile che ha colpito il cinghiale dando via alla maledizione.
Altra bella favola di Miyazaki che sviluppa i due temi cari al regista: la natura e la pace minacciata dalla guerra degli uomini.
Il punto di vista scelto è quello del giovane puro e nobile di spirito che sembra essere equidistante fra le parti in gioco: il mondo degli uomini e quello della natura. Il contesto è il periodo Muromachi (1336-1573) che nel Giappone portò grandi cambiamenti politici, economici e sociali con l'ingresso della tecnica in quella che era una società agricola e feudale.
La poetica di Miyazaki fa diventare i personaggi dei messaggeri cosicché i veri protagonisti diventano gli spiriti ideali dell'uomo e della natura che fra astuzie da arte della guerra e aggressività primordiali si sfidano per la terra, ma quali sono i buoni e i cattivi? Ci sono? O sono entrambi cattivi perché rincorrono i rispettivi interessi senza cercare un equilibrio fra le diversità...
Se l'animazione occidentale si presta spesso a “cosa per bambini” mentre l'animazione orientale è spesso “cosa per adulti”, quella di Miyazaki si pone fra le due e riesce sempre a smuovere il fanciullino celato negli adulti.
| Reg: 8 | Ani: 8 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 8 |
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sabato 11 ottobre 2008
Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
I russi vogliono scoprire il potere che si nasconde dietro il mistero del Teschio di Cristallo di Akator, il professore Jones riceve giusto le indicazioni per iniziare a risolvere il mistero da un amico che ci stava lavorando da tempo. Viene da sé che i russi pretenderanno che il professor Jones li conduca fino allo svelamento.Il ritorno dell'archeologo più famoso del mondo avviene con un antefatto che ne celebra l'icona: viene presentato prima il cappello e la sua ombra che Indiana stesso. Questo bigliettino da visita potrebbe essere preso come un avvertimento, chiariamo subito, si celebra un personaggio e sappiamo che possiamo giocare sul ricordo/nostalgia degli spettatori, fan per forza.
A me non piace molto come inizio, si preme subito sull'acceleratore anche quello dell'abuso di comicità, con marmotte che “fanno il verso” e un esplosione nucleare che ovviamente risparmia il nostro eroe ben al sicuro dentro un frigorifero!
Il tutto prosegue con battute e gag ad oltranza, si ironizza molto sulla vecchiaia del quasi inossidabile Jones e a tratti viene da pensare che sia una parodia di sé stesso... Poi le impressioni si dileguano e ci si abbandona a questa avventura di totale evasione condotta da mano esperta.
Alla fine Spielberg e company sono riusciti a far incontrare E.T. ad Indiana, sullo sfondo la solita lotta capitalisti e comunisti, il risultato a me non piace granché tutto mi appare un po' forzato e nonostante sia molto più comico dei precedenti capitoli il pensare che sono già passati diciannove anni dal precedente film mi ha messo un po' di tristezza.
L'ha presa con molta più canzoneria il nostro “matusa” Indy.
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 8 |
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