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lunedì 30 novembre 2015

24 Consigli di vita da Werner Herzog

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Werner Herzog è uno di quei registi tosti, se non lo conoscete rimando alla relativa voce di wikipedia. Io l'avevo incontrato tanti anni fa grazie ad una VHS con cui avevo registrato una nottata del Fuori Orario di Ghezzi che trasmetteva: L'enigma di Kaspar Hauser e Cuore di vetro.
Non fu un colpo leggero, ma di film di Herzog ho già scritto anche da queste parti vedi La ballata di Stroszek, My son, my son what have ye done (che non mi era piaciuto) e Cave of forgotten dreams (che mi aveva deliziato).
Sul retro del libro Werner Herzog — A Guide for the Perplexed di Paul Cronin compare una lista di consigli di vita del regista tedesco. Qui sotto trovate l'immagine del libro, in lingua inglese, a seguire il mio tentativo di traduzione; al punto 21 non sapevo come interpretare "chance", vedete un po' voi. 
I "consigli di vita" a mio parere lasciano sempre un po' il tempo che trovano, ma trovo simpatico leggere cosa uno ritiene siano le sue regole di vita.

werner-herzog-consigli-di-vita

  1. Prendi sempre l'iniziativa.
  2. Non c'è niente di sbagliato nel passare una notte in prigione se significa prendere il colpo che ti serve.
  3. Sguinzaglia tutti i tuoi cani e uno potrebbe tornare con la preda.
  4. Non sguazzare nei tuoi guai, la disperazione dovrebbe essere lasciata privata e breve.
  5. Impara a vivere con i tuoi sbagli.
  6. Espandi la tua conoscenza e la comprensione della musica e della letteratura, antica e moderna.
  7. Quel rotolo di pellicola non esposta che hai in mano potrebbe essere l'ultima, quindi fa qualcosa di impressionante con lei.
  8. Non c'è mai una scusa per non finire un film.
  9. Porta delle cesoie ovunque.
  10. Contrasta la codardia istituzionale.
  11. Chiedi perdono, non il permesso.
  12. Prendi il destino nelle tue mani.
  13. Impara a leggere l'intima essenza di un paesaggio.
  14. Accendi il fuoco dentro ed esplora territori sconosciuti.
  15. Cammina dritto, mai deviazioni.
  16. Manovra e svia, ma porta sempre a termine.
  17. Non essere timoroso di rifiuti.
  18. Sviluppa la tua voce.
  19. Il primo giorno è il punto di non ritorno.
  20. Un distintivo d'onore è fallire in un corso di teoria del cinema.
  21. Chance (il rischio? il caso? la fortuna?) è la linfa vitale del cinema.
  22. Le tattiche di guerriglia sono le migliori.
  23. Vendicati se è necessario.
  24. Abituati all'orso dietro di te.

venerdì 31 maggio 2013

Cave of forgotten dreams

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Scoperte nel 1994 e rinascoste subito al mondo, sono le pitture rupestri della grotta di Chauvet-Pont-d’Arc (Francia). Fino al 2010, quando Werner Herzog ha girato questo film in 3D per testimoniare e rendere pubbliche quelle che si ritengono fra le più antiche tracce “artistiche” lasciate dall’uomo.
L’ingresso della caverna è chiuso da una stretta porta di metallo per preservare i valori di umidità che hanno permesso lo stato di conservazione delle pitture, una condizione verificatasi grazie ad una frana che aveva funzionato da sigillante. Il tempo concesso ad Herzog per riprenderle è stato limitato, come il tragitto percorribile all’interno dell’antro e al tipo di illuminazione da usare, eppure il regista è riuscito a collegare quelli che, per me, sono scarabocchi su un muro, ma che lui vede quasi come scene da cinema, a tematiche più generali su arte, ambiente e storia dell’uomo.
Un po’ stride sentire le interviste molto pratiche degli addetti ai lavori, con l’atmosfera da mito che Herzog costruisce intorno a quelle pitture. Il regista si domanda cosa provassero quelle persone mentre si spostavano in quei territori, cosa li abbia spinti a lasciare quei segni e a quali scopi venisse usata quella caverna. Nelle zampe dei rinoceronti e nei musi di cavalli raffigurati, Herzog vede l’idea di movimento, in profili stilizzati la nascita dell’arte e il bisogno arcaico dell’uomo di esprimersi. Quelle mura parlano, si animano, sembrano attraversate da spiriti che vogliono dire qualcosa. C’è la delicatezza della presenza dell’uomo di fronte alla maestosità sovrastante della natura e immagina che quei nostri antenati avessero una concezione fluida delle cose, senza una vera distinzione fra uomini, animali, oggetti e spiriti.
Ma alla fine arriva la stoccata inaspettata: abbiamo visto una traccia dell’evoluzione da animale a uomo sensibile e l’attenzione riservata al sito archeologico per conservarlo alla memoria storica, eppure, a poche miglia da lì, c’è una centrale nucleare. L’impianto di smaltimento ha provocato il riscaldamento di una zona limitrofa creando un microclima tropicale, dentro vive in cattività anche un coccodrillo albino. Allora quali saranno i "segni" lasciati in eredità dall'uomo contemporaneo che gioca con l’equilibrio della natura? Deliziato

mercoledì 26 gennaio 2011

My Son, My Son, What Have Ye Done

locandina my son my son what have ye doneDue detective della omicidi chiacchierano in auto, mi ricordano una nota scena di Pulp fiction, ma il tono è più serio. Vengono interrotti da una comunicazione radio proveniente dalla centrale. Arrivati sul luogo del delitto interrogano i conoscenti dell’assassino che nel frattempo si è barricato in casa con un fucile e, dice, due ostaggi.
Con deposizioni-flashback ricostruiamo il profilo psicologico di Brad, l'asserragliato in casa.
David Lynch presenta e produce Werner Herzog, un incontro promettente sulla carta, tanto da far immaginare già il gusto dell'intruglio che ne potrebbe venire fuori. Invece la miscela si rivela abbastanza deludente.
Allegoria fra dramma teatrale e dramma individuale, con una rappresentazione che sa costantemente di forzato ed emana un continuo sottile sentore di farsa.
In scena, con una strada che diventa palco, un detective la fidanzata dell’assassino e l’amico/regista teatrale. Nel retroscena, nascosto come fosse dietro le quinte, il protagonista.
Dai racconti aggiungiamo man mano i pezzi utili per inquadrare il leggermente disturbato Bred che è un giovane uomo “castrato” dalla madre, alla ricerca di un Dio nei barattoli dei fiocchi d’avena, turbato dopo un "mistico" viaggio in Perù ed esistenzialmente ispirato dall’identificazione con il personaggio che dovrebbe interpretare a teatro nell’Elettra di Sofocle: l'Oreste spinto al matricidio dalla sorella.
A me il film ha lasciato poco, giusto i ricorrenti fenicotteri rosa (aquile drag-queen) e l'idea di assistere ad una puntata di un telefilm, magari il pilot di una serie dove un detective della omicidi incontra assassini mentalmente disturbati ma "giustificabili" dal loro background e spinti al conto di sangue come un'inevitabile punto d'arrivo di una spirale.
Sì, per carità, alla fine nel film si odora sia di Herzog che di Lynch, ma pare una puzzetta.
Sgradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 6 |

sabato 16 febbraio 2008

La ballata di Stroszek

La ballata di StroszekBruno Stroszek esce di prigione, torna un uomo libero nella grigia Berlino, ha un sorriso ottimista che verrà presto smorzato dalle persone e dalle vicende che lo “riaccoglieranno” nella civiltà.
Stroszek desidera ricostruirsi una vita con la prostituta Eva e con l'amicizia del vecchio vicino di casa che gli ha custodito l'appartamento durante la detenzione, ma i protettori di Eva non accolgono la sottrazione della forza lavoro e iniziano a tartassarli e ad umiliare Bruno. Al trio non rimane che partire per l'America con la speranza di ricominciare una vita migliore.
La nuova terra ha spazi più aperti ma non più accoglienti: Bruno lavora come meccanico, Eva come cameriera e non riescono a pagare il mutuo della casa-roulotte che hanno acquistato.
Ben presto i dolenti legami si sfaldano: Eva se ne va con due camionisti, Bruno e il vecchio, affamati e senza soldi, tentano una rapina che porta all'arresto di quest'ultimo.
Stroszek è nuovamente solo e fugge su un camioncino verso nord, alla ricerca di una strada che spezzi il ciclo degli eventi ormai insostenibile.
Una storia dai tratti documentaristici che ha come protagonista un diverso, un candido sprovveduto sullo sfondo di una società che non vuole accoglierlo e nella quale le regole del vivere sono i soprusi, l'individualismo, il denaro e il consumismo.
Quello che vorrebbe Bruno è solo “un abbraccio caloroso” negatogli individualmente e socialmente, non gli rimane che andarsene, rifiutato e rifiutando, per sempre.
Deliziato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 7 | Sce: 8 | Son: 7 |