blocco minilista tutti i film serie tv varie cinema 100 film preferiti informazioniblocco mini
Visualizzazione post con etichetta Fantascienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fantascienza. Mostra tutti i post

martedì 17 novembre 2020

Cosa ci si aspetta da noi?


oracolo-predictor-ted-chiang
C’è un breve racconto che ho appena letto e vorrei condividere, si intitola “What's expected of us” di Ted Chiang, è stato pubblicato nel 2005 su Nature, è in inglese e lo potete leggere qui, vi bastano 5 minuti. 
Mi è piaciuto perché riguarda uno degli argomenti su cui ho riflettuto, ossia il libero arbitrio. 
Ted Chiang si è laureato in informatica e come scrittore si è fatto conoscere per i suoi racconti di fantascienza, alcuni dei quali hanno vinto i maggiori premi della categoria: Premio Nebula per Torre di Babilonia; Premio Nebula e Theodore Sturgeon Memorial Award per Storia della tua vita; Premio Nebula, Premio Locus e Premio Hugo per la L'inferno è l'assenza di Dio
Il mondo del cinema ha già incontrato Chiang infatti Arrival, il film del 2016 di Denis Villeneuve, è tratto proprio da Storia della tua vita
Oltre a quanto citato, ri-consiglio una recente miniserie che tocca anche lei l’argomento del libero arbitro: DEVS.
Segnalo infine che “What's expected of us” è stato pubblicato anche in italiano con il titolo Cosa ci si aspetta da noi e inserito nella raccolta di racconti Respiro edito da Frassinelli.

venerdì 22 maggio 2020

Devs

devs-locandina
Alex Garland è uno dei registi che più ho promosso indirettamente negli ultimi anni. Nelle mie top dell'anno (2015, 2018), molto striminzite in quanto a numero di titoli, hanno trovato spazio tutti e due i suoi film come regista. “Come regista” perché Garland si era fatto conoscere nel mondo del cinema inizialmente come sceneggiatore, prima era uno scrittore di libri, infatti fu il successo del suo romanzo "The Beach", alla fine degli anni novanta, a catturare anche Danny Boyle che ne girò la trasposizione filmica con il giovane Leonardo Di Caprio nel ruolo di protagonista, e con Garland a curare la sceneggiatura.
Con questa premessa appare chiaro perché l’aspetto che più ho trovato convincente nei suoi film sia lo sviluppo del tema trattato, poi supportato più da una buona fotografia e visione estetica che da un particolare stile di regia. Quando ho sentito che aveva scritto e girato anche una mini-serie con soggetto una commistione di tecnologia, determinismo e libero arbitro mi sono sfregato le mani, considerato che sono argomenti che mi interessano da molto tempo. Mi sono quindi lanciato alla visione di Devs, mini-serie di 8 episodi, per ora inedita in Italia, disponibile su Hulu.

sonoya-mizuno-devs
Gli eventi si svolgono a San Francisco dove un giovane programmatore deve presentare il risultato di un progetto al capo-guru dell’azienda hi-tech Amaya. Se l’esito sarà positivo il giovane potrebbe entrare a far parte della sezione di ricerca e sviluppo, reparto denominato, per l’appunto, Devs.
Sembrerebbe poco avvincente, ma l’elemento in più è che quella sezione è altamente riservata e fa ricerca pionieristica sull’informatica quantistica. Nel reparto crittografia dell'azienda lavora anche la fidanzata del giovane, si chiama Lily ed è interpretata da Sonoya Mizuno che avevamo già apprezzato in Ex Machina. Sarà presto lei a diventare la protagonista della vicende.
Non è solo l’attrice a creare un legame fra questa mini-serie e il primo film di Garland (Ex Machina), entrambi sembrano futuristici, ma sono rappresentati come un futuro già qui, dove tutto appartiene al nostro tempo tranne il “ritrovato” tecnologico. Unendo i due titoli, risulta quel “Deus ex machina” che indica una persona o un evento che interviene all’improvviso (alle volte in modo forzato) per risolvere una situazione apparentemente senza via d’uscita. Tradotto in modo letterale significa “divinità che scende dalla macchina” e quindi cade a pennello come possibile immagine di sintesi per entrambe le opere: potrebbe essere una macchina a risolvere il quesito se il libero arbitrio sia, in realtà, solo una sensazione emergente di un essere in un sistema complesso ma in fondo deterministico.



La mini serie l’ho guardata molto volentieri, se siete appassionati alle problematiche esistenziali connesse alla funzione d’onda di Schrödinger e alle possibili interpretazioni della meccanica quantistica, ci troverete delle citazioni (interpretazione di Copenaghen, di Von Neuman-Wigner e soprattuto quella di De Broglie-Bohm e quella a molti mondi di Everett), segno che qualche libro di divulgazione sul tema se lo è letto anche Garland. Se queste cose non le conoscete però gradite fantascienza e thriller allora può bastare perchè piaccia anche a voi.
Una critica che voglio fare è che la si potrebbe definire una mini serie “a parentesi” nel senso che la parte centrale è un po’ debole e per il racconto poteva bastare anche solo l’apertura e la chiusura, quindi se ne sarebbe potuto fare un film, ma dato che il formato serie ormai è molto richiesto… E allora si poteva sviluppare meglio quella parte centrale, con più contenuto sostanziale, dando un po’ di storia anche ai personaggi secondari e soprattutto ampliando il discorso teorico (spunti ce n’erano) facendone quindi una serie più lunga. Con il rischio di diventare poi troppo pesante per certo pubblico? Beh, forse si poteva osare.

giovedì 24 ottobre 2019

Film recenti su Intelligenza Artificiale - [Linux Day 2019]

linux-day-2019-locandina
Questo Linux Day 2019, che si festeggerà sabato 26 ottobre, avrà come tema di riferimento “Artificial Intelligence, Machine Learning, Big Data... Utili strumenti che ci semplificano la vita, ma anche minacce per la privacy e l'individualità”.
Un argomentone, uno di quelli che mi stanno a cuore da tempo (a proposito di privacy ricordo il post 10 film sulla privacy), ne avrei da scrivere molto e avevo cominciato a farlo, poi mi sono reso conto che diventava complicato e dispersivo per un post di questo blog.
Non tornerò a scrivere nemmeno delle mie preferenze per l'open source e per Linux, l'ho già fatto nelle precedenti giornate dedicate al mondo Linux. Passerò direttamente a presentare quello che ho pensato adatto a coniugare il tema della giornata con il mondo del cinema, ossia una classica listina di film che hanno a che fare con l'intelligenza artificiale.

hal-2019-spia

I primi film che mi vengono in mente se si parla di intelligenza artificiale sono 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick con HAL 9000 e il suo occhio rosso “obiettivo”, Blade Runner di Ridley Scott con i suoi androidi che vedono raggi B balenare alle porte di Tannhäuser e ovviamente Matrix dove la macchine si alimentano degli uomini. Se ci penso un altro po’ altri titoli arrivano alla mente, ma quella che voglio proporre non è una lista completa di film a tema intelligenza artificiale (per quella potete guardare la relativa voce su wikipedia italiana oppure quella inglese che precisa pure se l'intelligenza è solo un computer o anche robotica). 
Prendendo come area temporale solo gli ultimi cinque anni ho scelto cinque film, non tutti riusciti benissimo, dove l’intelligenza della macchina si confronta con quella dell’uomo. Tratta solo una parte del macro argomento del Linux Day, chiaramente è il lato più fantascientifico e meno attuale. Pochi film hanno affrontato eventualità più prossime a noi (mi viene in mente Lei di Spike Jonze), meglio ha fatto una serie come Black Mirror con più episodi che ci starebbero a pennello.
Concludo con una piccola curiosità, ci sarebbe già stato un contatto diretto tra film e una forma di intelligenza artificiale, si tratta del corto Sunspring che è stato girato basandosi su una sceneggiatura scritta da una rete neurale LSTM chiamata Benjamin. Il discutibile risultato si può vedere qui, dura 9 minuti.


5 Film con Intelligenza Artificiale


film-intelligenza-artificiale-recenti

Ex Machina 
(2015, Alex Garland, trailer)
Un giovane programmatore vince un week end nella casa in montagna del proprietario dell'azienda per cui lavora. La iper-tecnologica casa è un laboratorio dove il giovane si troverà a collaborare ad un test di Turing avanzato su un'avvenente androide. Uno dei miei film preferiti del 2015.

Infinity Chamber 
(2016, Travis Milloy, trailer)
Un uomo entra in un bar e... viene intrappolato in una prigione tecnologica, per evadere deve riuscire a battere l'intelligenza artificiale.

Alien: Covenant 
(2017, Ridley Scott, trailer)
La navicella spaziale Covenant vaga nell'universo alla ricerca di un pianeta da colonizzare, forse hanno trovato il posto adatto, ma atterrati scopriranno che c'era già stata la spedizione Prometheus, l'unico umanoide superstite è David, poi ci sono gli altri alieni. Chi è il più pericoloso?

Upgrade
(2018, Leigh Whannell, trailer)
Lui odia la tecnologia, ma dopo una rapina che lo rende paralitico accetta l'offerta di un miliardario tecnologo e si fa impiantare un microchip che gli restituisce un corpo funzionante e qualche aggiornamento in più.

I Am Mother 
(2019, Grant Sputore, trailer)
L'umanità si è estinta, in un bunker una bambina è cresciuta grazie alle cure di un droide madre che ha il compito di progettare una nuova generazione. Un'intrusione metterà in discussione il rapporto con "madre" e non solo.

lunedì 29 aprile 2019

Love, Death & Robots

Love, Death & Robots serie tv
[+] Quando ero incappato nel trailer (vedi sotto) di Love, Death & Robots mi era salita una grande curiosità per questo progetto prodotto anche da David Fincher. Il connubio fantascienza e animazione per adulti incontrava pienamente i miei gusti e la composizione era invitante, poco impegnativa: una serie da 18 episodi dalla durata variabile ma "mini", non si va mai oltre il quarto d'ora per la singola puntata.
Dopo la visione, in totale la serie dura 3 ore e 20 minuti, posso confermare che la tipologia di animazione, pur cambiando molto da un episodio all'altro, offre sempre una qualità ottima, purtroppo questa ricchezza tecnica non trova una controparte di uguale tenore sul piano narrativo.
Le brevi puntate prendono spunto da racconti classici del genere fantascienza e risultano spesso scontate, in qualche caso noiose. Considerato il breve tempo di fruizione mi evocano l'idea di aperitivi di cui già si conosce il gusto: sono piacevoli, ma non lasciano un gran ricordo.

love-death-and-robots-puntate

Il trittico nel titolo della serie (Amore, Morte e Robots), che dovrebbe fare da trait d'union, visto nell'insieme è nettamente sbilanciato sulla morte, qua e là ci sono i robot, c'è persino qualche episodio prettamente comico, mentre di amore se ne vede poco. Magari non è un caso, forse l'intenzione e mostrare che il futuro porterà a morte&robots, l'amore, se esiste, sarà un ricordo di un tempo andato (penso agli episodi "Tute meccanizzate", "Oltre aquila" e "Buona caccia").
Al di là di questa idea un po' tirata, il grosso difetto della serie rimane che poco ha da dire di nuovo e originale, manca lo spessore, come per molti film moderni eccellenti in tecnica e con poca sostanza.
Forse scegliere una strada come quella che seguì Animatrix poteva essere più interessante, ossia creare ministorie autonome che condividono però un universo comune. Si sarebbe così potuto far lievitare le piccole parti in qualcosa di più corposo.
In ogni caso, considerato che la sua composizione permette di guardare una puntata prima di qualcos'altro o come tappabuchi, consiglio questa Love, Death & Robots che nonostante la delusione è stata una visione abbastanza gradevole.

giovedì 14 maggio 2015

Finalmente un film su un futuro distopico

simpson-film-futuro-distopico
Sebbene sia un amante dei Simpson devo notare che le ultime stagioni offrono puntate spesso deludenti. Da poco sono stati confermati per altre due stagioni, ma la mia sensazione è che siano un po' a corto d'idee.
Nella recente puntata 20, della 26esima stagione, c'è stata una gag divertente dal sapore cinefilo che qui riporto.
Homer e Nonno Simpson entrano in un cinema dove proiettano The Exhaustibles 3: arthritis will unite us, simpatica storpiatura e presa in giro del filone de I Mercenari (The Expendables), ma la vera chicca deve ancora arrivare.
Con il suo secchiello traboccante di popcorn, Homer commenta il "In un futuro distopico" che compare sullo schermo con un: «Finalmente un film su un futuro distopico!». E aggiunge: «Non come:
- Hunger Games
- Edge of Tomorrow
- Oblivion
- Elysium
- Snowpiercer
- Hunger game la ragazza di fuoco
- X-Men: giorni di un futuro passato
- Ender’s game
 [...da qui i popcorn sono finiti]
- The road
- World War Z
- I figli degli uomini
- After Earth
- Io sono leggenda
- Mad Max: Fury Road
- Maze Runner
- District 9
- La notte del giudizio
- Looper
- Cloud Atlas
- Divergent
- Insurgent
- The Island
- Mr. Burns, a Post-Electric Play [commedia teatrale]
- Humandroid».
 [...la prima proiezione dei film è finita]

Oltre all'ironia ecco fornitaci da Homer una lista di 23 film di fantascienza su futuri distopici.

mercoledì 1 ottobre 2014

Il nuovo Dylan Dog parte con citazioni del Cinema di Fantascienza

nuovo-dylan-dog
Non so se vi è giunta la notizia, ma Dylan Dog sotto le mani di Roberto Recchioni è stato completamente rivoluzionato. L'albo della svolta è uscito da poco è il numero 337, per l'occasione tutto a colori, ed è intitolato Spazio profondo.
Da molto tempo non leggevo un fumetto del vecchio Indagatore dell'incubo, è stata un'esperienza particolare fin dall'odore diverso emanato dalle pagine. Dopo poche righe di Tiziano Sclavi (creatore di Dylan Dog) che battezza il nuovo ciclo, c'è l'introduzione di Recchioni che riporta le fonti d'ispirazione dell'albo e sono grandi film di fantascienza: Alien, 2001 Odissea nello spazio e Solaris
Recchioni dichiara che Spazio Profondo è un omaggio al connubio di horror e fantascienza dai b-movie anni '50 in poi; letta la storia concorderemo che siamo più vicini a questi ultimi che agli altisonanti titoli inziali.

maxi-dylan-dog-old-boy
Non so se questa nuova veste di Dylan Dog avrà successo, dal prossimo numero pure il mitico Ispettore Bloch va in pensione, al suo posto arriva Tyron Carpenter (probabilmente un omaggio al regista John Carpenter).
A me quest'avventura dell'Indagatore dell'incubo non ha fatto venire il "mal di spazio" come augurato da Recchioni, ma un po' di mal di pancia e un reflusso di nostalgia dei primi anni '90, gli anni d'oro di Dylan Dog.
Per chi vuole ritrovare il "vecchio" Dylan dovrà guardare al quadrimestrale "Dylan Dog Old Boy" che conterrà tre storie nello stile pre-rivoluzione.
Dopo questo ennesimo input vorrei proprio recuperare Solaris di Tarkovsky nell'attesa che prima o poi un film su Dylan Dog – degno di essere visto – lo girino.

lunedì 25 marzo 2013

Datemi una dose di celebrità - Antiviral

antiviral-cronenberg
Meglio mettere subito in chiaro che il regista è il figlio di David Cronenberg, si chiama Brandon, come uno dei celebri protagonisti di Beverly Hills 90210 o come lo sfortunato figlio di Bruce Lee morto durante le riprese di Il Corvo.
Brandon poteva fare una tranquilla vita di rendita e invece sceglie una via di mezzo: segue le orme del padre e ne fa il suo ispiratore. Per essere precisi questo suo primo film ricorda in certi tratti Il pasto nudo, Videodrome, eXistenZ. Quindi il riferimento è il David Cronenberg invischiato nel corpo mutante, non quello più recente che si destreggia in fiumi di parole.
Se nei temi e nell'estetica si sentono pesanti le influenze paterne, nel complesso tecnico manca la “stoffa”. La sensazione che mi ha lasciato il film e quella che si prova con quelle persone, specie giovinetti, che si vestono “da” per sembrare quello che vorrebbero essere, ma che non riempiono quei tessuti con una propria personalità.
Il primo quarto d’ora fa sperare bene, siamo in un futuro dove i personaggi famosi sono così idolatrati che i fan bramano spendere il loro denaro per farsi contaminare dagli stessi virus contratti dalle amate star. Un giovane impiegato in una delle due società che hanno la licenza per trattare la diffusione di questo tipo di patogeni, si trova nel mezzo di un classico intrigo fra doppio gioco e poteri forti. Nell'evolversi della storia le cose diventano poco convincenti.
Brandon Cronenberg non riesce a replicare quello che aveva fatto Duncan Jones, altro figlio d’arte (David Bowie), saltato fuori subito con stile nella prova del primo lungometraggio grazie a Moon. L'idea di Antiviral è interessante con la morbosità per le celebrità spinta fino al concetto di cannibalizzarne il corpo, con l'ambientazione in una società dell'immagine dove non sono presenti veri sentimenti ma solo dipendenze e la realtà appare costruita su un'allucinazione collettiva; purtroppo storia e rappresentazione sono vacillanti e la regia spesso imbrigliata in iconiche inquadrature.
Si potrebbe anche leggere tutta la faccenda in modo metacinematografico, ossia fare un parallelismo della storia come espressione dell'amore-odio per l'inevitabile "influenza" paterna, ma non dona niente al film se non un po' di comprensione per una condizione scomoda. Sgradito

domenica 30 settembre 2012

Quali sono i Supereroi? - The Avengers

the-avengers-supereroi-da-strapazzo
Mi metto l'armatura (cit.) e scrivo con toni pacati che questo film campione d’incassi per i miei gusti è una deiezione. Se dovessi dargli un voto oggettivo probabilmente raggiungerebbe comunque la sufficienza, un po’ per alcune scene impressionanti e un po’ per riuscire ad insinuare, fra le varie esplosioni, ideologici inserti di “senso” che comunque disprezzo nel loro valore.
Il nodo cruciale di The Avengers era quello d’unire supereroi diversi, non solo come presenza, ma anche come azione. Come avviene?
Con un pretesto, la morte di un personaggio secondario che improvvisamente li accomuna tutti, facendogli mettere da parte le forti individualità e gli attriti personali per vendicarsi e combattere uniti contro la causa… Vi ricorda niente?
Nei fatti che ruolo hanno questi personaggi nella battaglia contro il nemico degli StatiUniti/Mondo?
Bisogna spostare in secondo piano l'"action" e interpretare l'"operate".
Una delle cose che si può riscontrare è l’ironica celebrazione dell’inutilità del soldato Capitan America, eroe vecchio stampo di una società superata, anzi praticamente appartenente ad un’era geologica diversa, infatti deve essere scongelato. Al “vecchio” Capitan Findus gli si lascia l’illusione di comandare, ma nella pratica è soppiantato dall’unico vero supereroe in grado di compiere l’azione salva StatiUniti/Mondo, colui che si staglia sugli altri (costretti a rimanere a terra), ossia il possessore di capitale, l’egocentrico, il tecnologico e, a detta sua, filantropo - perché vuole piacere a tutti e quindi deve essere amato anche da chi è povero -, sto ovviamente parlando di Tony Starks, alias Iron Man.
A fianco di questa figura c’è un altro eroe che prova a strisciare/sbalzare via dalla mediocrità del gruppetto ed è piazzato come un’entità latente, infatti è più evocato che chiamato per nome: è Hulk, o meglio l’incontrollabile rabbia di Hulk. Una rabbia potentissima e preoccupante, è proprio il ricco Starks a riconoscerlo bene, se lo aspetta (finale) e la/lo teme. Starks in fondo è forte solo grazie alla corazza robotica costruita con la ricchezza, ma è sempre a rischio che finisca la batteria, l’energia, e allora sarebbe in balia della rabbia. Ma non c'è spazio per questo confronto: improvvisamente anche la rabbia diventa controllabile e incanalata contro il nemico comune.
Gli dei, o meglio semi-dei, fanno la loro parte: presenza. Si contraddistinguono per l’inadeguatezza e per la preoccupazione di ripristinare lo stato di famiglia o la ricerca di dominio sugli uomini, senza poi rivelarsi efficaci sul campo.
Infine ci sono un uomo e una donna, Occhio di Falco e Vedova Nera, senza veri poteri straordinari, solo qualche abilità, ma se non fossero carini susciterebbero quasi pena per la loro poca rilevanza.
Ecco, questo sarebbe il manipolo di vendicatori che uniti dal sacrificio di un conoscente decidono che devono unire le forze per salvare il pianeta under-attack. Se a voi piacciono, divertono, sembrano eroi...
Mentre scrivo mi rendo conto di non avere, in fondo, la competenza per esprimere questi giudizi secchi sulla rappresentazione dei Supereroi, non conosco le "vere" biografie dei personaggi Marvel ed è lampante che nel film ci siano anche dei rimandi inseriti in modo allusivo, ma posso comunque dare la mia visione parziale, quella che dei personaggi in tutina esce da questo film.
Finito The Avengers m'è venuto da gridare: «Aridateme gli X-Men!». Sgradito

martedì 22 maggio 2012

Roger e la distopia del metrò - Metropia

metropia
Quando avevo visto il trailer di Metropia mi ero fatto qualche aspettativa, purtroppo la visione è stata nel complesso deludente. Una conferma positiva del film viene dalla grafica cupa che ha il suo tratto peculiare nella scelta d’usare per i personaggi volti molto reali su corpi, in proporzione, più piccoli.
Lo scenario della vicenda è l’Europa del 2024, il territorio è attraversato da un’immensa rete metropolitana che collega tutte le grandi città, ma sono tempi tristi, post crisi economica ed energetica. La Trexx, una grossa multinazionale, dirige le sorti dei (pochi) abitanti del vecchio continente e sta lanciando un nuovo shampoo con un ingrediente speciale.
Roger è un ordinario impiegato in un call center e prova una flebile resistenza al sistema, si rifiuta di usare il metrò e va a lavoro in bicicletta. Una notte sente una voce nel suo cervello, si troverà pedina di un complotto.
La trama parte da una classica ambientazione distopica che non prende spessore focalizzandosi su due-tre elementi e tesse, in una manciata di personaggi, un gioco di potere semplice nei tratti, ma poco comprensibile nella realizzazione e ancora meno credibile per la semplicità d'esecuzione.
Alla fine rimane apprezzabile l'artistica animazione digitale che ben riesce a rappresentare il clima grigio, pesante, senza speranza di una società controllata e scaduta, purtroppo sopprime anche la speranza di un film che vada oltre la sufficienza. Gradito
[Film non uscito nei cinema italiani però si trova anche su youtube]

martedì 15 maggio 2012

Grazie, prego, scusi; non tornerò - Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

alphaville-anna-karina
Alphaville è una città distopica di stampo orwelliano dove a capo degli umani c’è il supercomputer Alpha 60 – antesignano del più celebre Hal 9000 – che domina e vigila perché tutto si svolga in modo tecnico, senza sentimenti.
L’agente Lemmy Caution è in missione segreta per liberare il professor Von Braun e capire che fine hanno fatto i precedenti agenti spediti là con lo stesso obiettivo.
Godard marca la fantascienza della nouvelle vague, quasi una non-fantascienza: niente effetti speciali, poca azione, tutto giochi di bianco e nero (forse sarebbe più indicato dire di luci e oscurità) e riflessioni filosofiche.
La tecnocrazia dell'elaboratore elettronico è una dittatura pulita che non esce dai "binari", il dialogo con il mondo dominato dalla freddezza dei calcoli non può esserci e comunque il nostro agente Lemmy dichiara d'essere troppo vecchio per mettersi a discutere, l’unica forza che gli rimane contro la fatalità è sparare.
Alpha 60 sconfitto sembra comprendere e accettare la propria distruzione riconoscendo all'agente il diritto di rappresentare la realtà, si manifesta quindi un atto di coscienza della macchina, un senso di inadeguatezza... Ma allora forse era possibile un dialogo?
Siamo contenti quando la moretta Karina non più soggiogata riesce a provare un'emozione e pronunciare il suo amore, ma la vita in balia dei sentimenti e degli istinti porta con sé anche pathos ed egoismo.
L'istituzionale esecuzione di romantici e poeti nella piscina a opera dell'autorità è chiaramente condannabile, ma il nostro eroe-agente che fa impazzire e poi lascia gli abitanti della città al loro destino fuggendo e mettendosi in salvo con la sua bella, no? Gradito

giovedì 2 giugno 2011

La saga di Alien

alien figure

Ho colmato una mia rimarchevole lacuna cinematografica nel genere della fantascienza e mi sono sparato la saga di Alien. Ho scoperto che Sigourney Weaver non è mai stata veramente giovane e che sta meglio rasata.
Per l'occasione sperimento una nuova forma iper-ridotta per le visioni: i finti haiku.


Alien

locandina alienIl Nostromo presta aiuto,
scopri quello che non dovresti scoprire.
Ne rimarrà uno solo.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |







Aliens - Scontro finale

locandina aliens scontro finaleDialoghi: nostalgia del muto.
Movimenti limitati e soffocati,
rincorri la scia del suc-cesso.
Nauseato
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 6 |







Alien³

locandina alien al cuboPrima parte superiore,
Fincher fa le prove per Seven.
Pessimismo al cubo senza fuga.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 6 |







Alien: La clonazione

locandina alien la clonazioneDopo 200 anni immutazioni.
Fuoco non brucia fagottino ripieno di alieno,
sperando di non rivedere simili finali.
Sgradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 6 |





domenica 20 marzo 2011

Il mondo dei replicanti

locandina mondo replicantiNel 2054 il 98% della popolazione mondiale rimane per la maggior parte del tempo stesa a letto e tramite un casco comanda il proprio replicante facendogli svolgere le mansioni quotidiane.
Dopo 14 anni dall'avvento dei surrogati si può considerare attuata una vera è propria evoluzione. I vantaggi che ne sono derivati sono molteplici, in primis ci si può presentare fisicamente proprio come si desidera e poi si surrogano anche eventuali incidenti al proprio alter ego robotico che basterà riparare o rimpiazzare.
Da non trascurare le implicazioni sociali e sull'ordine pubblico: non ci sono più stati omicidi e i reati sono ridotti al minimo. Almeno fino ad oggi, quando l'uccisione di un replicante si è trasferita al suo proprietario liquefacendogli il cervello.
Un poliziotto indaga sull'inaspettato evento e complice la sua situazione familiare inizia a dubitare che il mondo patinato e plasticoso dei surrogati sia la manna dell'umanità. I fatti lo guideranno all'evidenza del rischio che comporta affidare la vita ai surrogati, e quindi ai loro produttori.
Il mondo dei replicanti, o dei surrogati, com'era nel titolo originale che rende meglio l'idea di come siano da intendere questi androidi dalle sembianze umane, potrebbe sembrare un racconto di Philip K. Dick, scrittore di fantascienza che ha offerto ottimi spunti soventemente sprecati dal cinema. Invece questo film è tratto da una graphic novel scritta da Robert Venditti e disegnata da Brett Wendele, ma anche in questo caso la realizzazione non è stata degna ed ha lasciato in secondo piano, svilendolo, il sotto-testo morale e sociologico.
Tanti sono i possibili spunti di riflessione e sviluppo che la trama offrirebbe e a dire il vero vengono toccati anche nel film, ma per schiacciarli o ridurli a sterili ridondanze. Occasione sprecata.
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 6 | Fot: 5 | Sce:4 | Son: 6 |

domenica 20 febbraio 2011

Inception

- ATTENZIONE CONTIENE SPOILER -

Dom Cobb coadiuvato dal partner Arthur entra nei sogni delle persone ed estrae su commissione segreti nascosti nel subconscio.
L’ultimo furto non è andato benissimo, ma la vittima, il ricco e potente Saito, gli fa una controproposta con una contropartita che non può rifiutare.
Cobb invece di rubare un’informazione dovrà innestare un’idea nella mente di qualcuno e in cambio potrà rivedere i figli che da tempo non può avvicinare a causa del suicidio della moglie Mal che ha fatto sembrare il gesto come un omicidio da lui compiuto.
Inception non è propriamente un capolavoro, Inception è sicuramente bello, articolato, emozionante, ma lungi dall'avere il valore seminale che ha avuto il cugino Matrix. Lo chiamo cugino perché è il primo film che mi è venuto in mente guardando il film di Nolan nonostante siano diversi nello sviluppo: Matrix è anche un film politico e filosofico mentre Inception è poco più di un intrattenimento psicologico (con oggetto l'ossessione dell'idea).
Ma tanti altri sono i parenti, più o meno stretti, che il film di Nolan può “vantare”, o che il regista ha voluto citare, e si può affermare senza possibilità di smentita che Inception non è nemmeno un film originale. Tanto per fare qualche titolo si raccolgono idee da: Paprika, eXistenZ, Donnie Darko, Vanilla Sky, Il tredicesimo piano, Dark City, Mission: Impossible, 007 (la scena della motoslitta è veramente mal girata) e dal libro del 1966 Il signore dei sogni.
Inception riesce a catturare, oltre che visivamente, soprattutto grazie all'architettura della storia e alla colonna sonora perfetta. Esteticamente mi ha dato però una sensazione un po' decadente considerato che è tutta una lievitazione, un esponenziale, di trovate già viste.
Nell'analizzarlo si può essere condizionati dalla filmografia del regista e interpretarlo per concetti generici oppure si può ricercare nella sceneggiatura un senso logico, a mente fredda, per indagarne gli elementi, metterli in relazione e quindi inevitabilmente in discussione.
Se provo a ordinare i pezzi vedo incoerenze e nonostante le spiegazioni delle regole del gioco siano costantemente fornite nel racconto, si rivelano in realtà contraddittorie o poco sensate. Proprio il fatto che siano inserite con esplicite scene e dialoghi manifesta la necessità di far leva nello spettatore e illuderlo a credere, gli insegnano che quanto vedrà è motivato, quindi coerente. Cosa che invece non è, è solo funzionale, si tratta di un “prestigio”.
Il merito quindi di questa sceneggiatura è nella capacità di creare efficacemente il suo mondo. Ti dice che le cose funzionano così, devi solo ascoltarlo, senza domandarti se reggono, è una pappetta pronta da deglutire.
Questo è un altro motivo per cui, per me, Inception non può ritenersi all’altezza del citato Matrix: la razionalità della matrice ha un suo perché, la razionalità piegata dei sogni nolaniani è pretestuosa.
A confermare questo approccio un po' subdolo c’è il furbo finale dove si rimarca la scelta dell'ambiguità. Infatti la scena è costruita per insinuare il dubbio, Cobb non si preoccupa della trottolina, il suo totem, e corre ad abbracciare i suoi figli che sono nella stessa posizione dei ricordi nei suoi sogni (*). Sembra volerci suggerire che l'importante è la sua liberazione da un’idea (Mal) e l'aver raggiunto il “sogno” di rincontrare i suoi figli.
Quindi non è importante se la felicità sia raggiunta nel sogno o nella realtà, ma perché ciò sia possibile bisogna essere inconsapevoli o disinteressati. È la linea di Mal: «non è importante quello che sai, ma quello che credi». In poche parole se non ti accorgi dell’inganno ritieni che l'illusione sia il vero e quindi l'inganno non esiste.
Il creare questo alone di incertezza nel finale, che insinua il dubbio se Cobb sia nel reale o meno (*), rimarca anche un’evidenza metacinematografica, ossia che un innesto lo fa Nolan sullo spettatore: il regista/architetto tramite un film/sogno innesta una sceneggiatura/idea nello spettatore.
Un personaggio in particolare simbolizza questo rapporto, è Arianna, colei che costruisce labirinti ma mitologicamente sa anche come districarli e infatti dipana la mente di Cobb accompagnandolo al confronto con Mal ed è proprio lei ad ucciderla sparandole.
Anche se Inception non mi ha convinto nella sua concezione, durante la visione il coinvolgimento è stato palpabile. Le incoerenze e ambiguità sono dissimulate da Nolan che riesce ad iniettare nello spettatore ansia e meraviglia, il peso ossessivo di un'idea e la catarsi liberatoria di un'altra.
Deliziato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 9 |


- *APPENDICE -

• IL TOTEM E LA TROTTOLA
Un totem serve a capire che non sei nel sogno di un altro (così viene detto nel film). Solo tu conosci il peso e la bilanciatura di quello specifico oggetto e quindi uno non può “progettarlo” identico e per mantenere questa particolarità non puoi farlo toccare ad altri.
Nel sogno fatto su Saito lui si accorge di essere in un sogno quando è a contatto con un tappetino che conosce nella realtà ma che sente diverso: praticamente quel tappeto ha l'effetto di un totem.
La trottola è il totem di Cobb (prima era quello di Mal) e girando sul tavolo nel finale insinua il dubbio se siamo o meno nella realtà perché non vediamo se si ferma.
Cosa importa a noi se si ferma?
In teoria non ci sarebbe motivo per cui non dovrebbe cadere, gli altri totem mica girano per funzionare (Arianna ha un pezzo degli scacchi modificato, Arthur un dado truccato). È maneggiandolo che uno può capire se è in un sogno, anzi ancora meno, se è in un sogno architettato da un altro, perché nel proprio sogno il totem potrebbe esserci ed essere ricostruito e percepito perfettamente, dato che lo conosciamo.
Io però faccio anche un'altra considerazione: come viene improvvisamente fatto comparire un super fucile nel sogno di un altro («non devi aver paura di sognare in grande»), un estrattore potrebbe importare nel sogno il suo totem con le sue proprietà e quindi renderlo inutile.
Ma torniamo al perché ci poniamo il dubbio che la trottola non si fermi.
Cobb aveva detto ad Arianna che l'idea del totem era stata di Mal e che «nel suo sogno la trottolina girava senza fermarsi». Mal nasconde nel sogno la trottolina in una cassaforte, il significato è il suo non voler tornare alla realtà, però se il sogno è suo la trottola deve girare normalmente perché ne conosce le proprietà, se il sogno è di Cobb lei potrebbe aver portato dentro il sogno la trottolina, ma anche in questo caso ne conosce le proprietà.
Insomma non ha senso, però tutto l'ambaradan fa “scena”.

• I FIGLI DI COBB
La scena finale che vuole insinuare il dubbio sul ritorno al reale (sensazione che si prova anche nella fuga a Mubasa con i muri che si restringono) ricopia i ricordi di Cobb quando aveva lasciato i bambini in cortile e che abbiamo già visto. In realtà i bambini sono “diversi", sono cresciuti, la cosa è evidente per la bambina (vedi immagine qui sotto, a sinistra i ricordi nel sogno e a destra il finale), ma anche dalle informazioni sul cast del film dove si può vedere che i piccoli attori usati sono quattro.

• LA FISICA DEI SOGNI
Non c’è motivo per cui le persone invecchino fisicamente nel sogno. È ancora una volta una scelta artistica. Questa trovata non ci permette di escludere che la scena finale sia un sogno: i bambini potrebbero essere "invecchiati" nel sogno.

• ASSURDITÀ
Saito compra la compagnia aerea e l'hostess però è Cobb che mette il sonnifero nel bicchiere di Fischer. Lo fa lui! Non poteva servirgli l'hostess il bicchiere pronto? No la manovra, con il rischio di essere scoperto da Fischer, viene lasciata a Cobb.
Perché? Perché è più emozionante.
L'assurdità più grande però sta proprio alla base del film. Cobb aveva già impiantato un'idea, quella di essere dentro un sogno a Mal. Ma per quale motivo? Avrebbe potuto svegliarsi lui e quindi svegliarla o aspettare che si svegliasse lei, mica poteva rimanere per sempre addormentata.


• È TUTTO UN SOGNO
Ovviamente se ci sono assurdità e insensatezze si può sgattaiolare nel facile "è tutto un sogno", ma che razza di sogno sarebbe con questa complessità?
L'unico modo per dare delle giustificazioni è inserirlo nell'ottica metacinematografica già citata nel post, il film è un inception del regista che esplicita proprio seguendo uno schema da Scala di Penrose (partiamo con Saito vecchio e torniamo su Saito vecchio) la sua essenza paradossale e illusoria.

domenica 16 gennaio 2011

Watchmen

waychmen locandinaSono passati alcuni mesi da quando ho visto Watchmen, dopo la visione ero un po’ disorientato, non riuscivo a dare un giudizio complessivo al film. Dal punto di vista visivo era molto efficace, Snyder difficilmente delude sotto questo aspetto, quello che mi lasciava perplesso era il mondo alternativo dei guardiani.
La versione dei supereroi proposta è nettamente diversa da quella standard e non conoscendo nulla della graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons ero completamente impreparato. Sicuramente mi aveva suggestionato, la lunghezza del film (oltre le due ore e quaranta) e la continua sensazione che mi mancasse qualcosa per capire veramente la rappresentazione, mi avevano portato alla sua conclusione in uno strano torpore; tentavo di ragionare ma le sinapsi giravano a vuoto, come ovattate da quelle immagini dai colori saturi e contrastati.
Lo spazio temporale del racconto è un passato alternativo con una situazione politica che vede Richard Nixon eletto per la quinta volta Presidente degli Stati Uniti in un clima da Guerra Fredda, sull’orlo del disastro nucleare.
I supereroi sono persone “normali” che hanno deciso di mascherarsi e combattere il crimine, tranne Dr.Manatthan che dopo un incidente in laboratorio è dotato di immensi poteri ma lo stanno progressivamente allontanato dal sentirsi parte della condizione umana, portandolo ad un nuovo stato di coscienza e ad una costante malinconia.
Il gruppo ha avuto un ruolo importante nei trascorsi, ora hanno praticamente appeso la maschera al chiodo, senonché uno di loro viene assassinato.
Chi si sta muovendo contro la vecchia squadra?
Rorschach, l'ultimo guardiano ancora in attività, si mette ad indagare.
L'atmosfera noir viene intramezzata da momenti d'azione e dalla ricostruzione delle singole storie di vita dei guardiani. Un percorso che porterà però alla riflessione etica e politica sul genere umano.
La natura selvaggia dell'uomo spinge la sua specie verso l'autodistruzione. L'uomo più intelligente del mondo e quello più potente come si dovrebbero comportare nel momento in cui il passo di non ritorno fosse imminente? Dovrebbero intervenire? E se intervenissero cosa dovrebbero fare? Con quali compromessi? Si potrebbe basare la pace sociale sulla menzogna?
Il film dà la sua risposta, a me la visione ha lasciato una sensazione insolita: fra l'annoiato e l'affascinato.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 8 |

sabato 11 dicembre 2010

Resident Evil: Afterlife

Quarto capitolo, o sarebbe meglio chiamarlo quarto livello, della saga ispirata all'omonimo videogioco.
Si riprende da dove avevamo lasciato, Alice coi suoi cloni, come promesso, attenta allo stabile sotterraneo dove si rifugia il capoccia della Umbrella Corporation che ovviamente riesce a scappare ma... Dopo un quarto d'ora dall'inizio del film Alice dovrebbe essere morta e pure il cattivone, è uno di quei "colpi di scena" farlocchi. In realtà dopo l'esplosione del caso Alice è viva e parte in biplano verso Arcadia ossia il leggendario territorio in Alaska che si dice non sia stato raggiunto dal virus.
Le cose si rivelano diverse da come sperava, dovrà riprendere nuove rotte ed entro la fine incontrerà anche chi credeva (ma dai, veramente?!) morto.
Visivamente stupefacente, certe scene sono proprio belle da bloccare i fotogrammi, ogni volta mi trovo a ripetere che la computer grafica è veramente potente. Ma la potenza è nulla senza il controllo, si diceva, e tanto sfoggio diventa patetico se, non solo non si ha nulla di interessante da dire, ma pure quel poco è imbarazzante.
L'unica trovata "originale" è l'autoironia nella scelta dei personaggi secondari presi del panorama tipico hollywoodiano: il divo muscoloso, la ragazza che voleva fare l'attrice ma lavora come cameriera, il produttore che ordina e il suo servile assistente. Peccato che sia una trovata mal usata che appare fuori luogo peggiorando ancor più la tenuta del film.
Si finisce in modo rozzo e con uno spropositato cliffhanger per il prossimo, quinto, episodio. Ops, livello.
Sgradito
| Reg: 6 | Rec: 4 | Fot: 8 | Sce: 3 | Son: 7 |

Resident Evil: Extinction

Terzo capitolo, o sarebbe meglio chiamarlo terzo livello, della saga ispirata all'omonimo videogioco.
Dopo lo sterminio della maggior parte degli esseri viventi, provocato dal virus zombizzante, l'eroina Alice vaga per l'America prestando aiuto alle poche voci che lo reclamano via radio.
Le prime onde portano ad un tranello, le seconde a ritrovare vecchie conoscenze.
Nel frattempo l'Umbrella Corporation sta cercando di riprodurre cloni dotati delle capacità di Alice... ma disporre di un campioncino del suo sangue farebbe molto comodo.
Ci sono due idee buone che "sfuggono" ad un film che punta tutto su estetica e azione: la prima è il nomadismo come unico modo per rimanere vivi in un mondo in cui la minaccia è costante; la seconda è l'addomesticamento come forma di controllo più vantaggiosa rispetto al potere della soppressione.
A me l'ambientazione piace e Milla così agghindata pure, e anche se riconosco la pochezza del racconto, devo dire che ho trovato la visione piacevole.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 4 | Son: 7 |

mercoledì 8 settembre 2010

Splice

spliceClive ed Elsa sono giovani e brillanti ricercatori, fanno coppia anche nella vita privata e loro la vita la creano pure, in laboratorio, “partorendo” nuovi esseri che dovrebbero produrre miracolose proteine per curare le malattie dell’uomo.
Le loro pratiche necessitano però di ingenti finanziamenti e senza risultati il rubinetto si chiude. Si lanciano quindi in un avventato esperimento: aggiungere ai loro composti animali un po’ di DNA umano. Nascerà Dern.
Vincenzo Natali è lo stesso regista di The Cube dove con poco era riuscito ad ottenere molto in atmosfera, qui c’è più materiale per quanto riguarda effetti speciali (grazie alla produzione by Guillermo del Toro) e un po’ d’aria cronenberghiana, ma è aria condizionata. Il tema trattato è quello delle implicazioni etiche legate alla scienza e alle pulsioni umane, una forza risultante che spinge oltre certi limiti, e quando ci si spinge oltre al conosciuto il giusto e il sbagliato possono confondersi.
In questo caso si aggiunge anche un fattore incognito e “non calcolato”, un punto di visto che emerge dopo “l’esperimento” e ne è proprio il suo compimento. Il risultato infatti non è una cosa, un numero, ma un essere in grado di una qualche coscienza.
Materiale interessante ce n’è, ma la sua gestione è fallimentare. La prima parte del film cattura grazie alla tensione che si crea intorno alla creatura e all’intrecciarsi con il lato psicologico dei due genetisti, comincia a vacillare quando inizia l’effetto Frankenstein di Dern che manifesta amore-odio verso i suoi creatori-genitori che diventano poi pure amanti. Sono proprio le confuse pulsioni sessuali della nuova creatura a dare una rapida svolta horror al film alla quale abbandonarsi con un blando sorrisetto consci che il film è naufragato.
Poco convincente anche l’evoluzione della creatura che da semi-pulcino si trasforma in umanoide attraente con le più svariate “abilità”: branchie, zampe che permettono salti da canguro, coda velenosa modello scorpione con iper-rigenerazione e non si fa mancare nemmeno le ali che spuntano dalla schiena come fossero fazzoletti dalle tasche.
La scienza genetica con intenti umanistici, ed economici, produrrà mostri… Anche Splice ha fatto la stessa fine (forse è geniale).
Sgradito
| Reg: 6 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 6 |

domenica 5 settembre 2010

La Mosca

(*) Uno scienziato sperimenta il teletrasporto ma un imprevisto fa mischiare al suo DNA quello di una mosca causando una progressiva metamorfosi e il delirio.
La mutazione, come ogni diversità, emargina l'uomo e al dolore insito in questa alterità c'è da aggiungere la solitudine che l'accompagna.
Arrivo tardi a questa visione e mi aspettavo di meglio, forse perché nel "ritardo" avevo già visto evoluzioni sullo stesso discorso che mi hanno fatto percepire il film come un po' limitato, senza niente da aggiungere. Sicuramente nel 1986 l'effetto sarebbe stato diverso, ma preferisco altri lavori di Cronenberg.
Sgradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 7 |

sabato 4 settembre 2010

Zathura - Un'avventura spaziale

(*) Nella locandina di Zathura c'è scritto "dai creatori di Jumanji" e guardando il film si denota subito la stretta parentela dato che ne sfrutta lo stesso identico schema: un gioco da tavolo trasforma la casa in un nuovo scenario dove materializzare una fantastica avventura formativa.
In questa "partita" l'ambientazione non è la giungla, ma lo spazio, con degli elementi che richiamano alla fantascienza anni sessanta.
Praticamente un film per la famiglia che riesce a divertire aggiungendo un po' di classica morale, insomma una visione ideale per una serata del periodo natalizio.
Gradito
| Non avevo segnato i voti |

giovedì 3 giugno 2010

The Sky Crawlers - I cavalieri del cielo

i cavalierei del cieloAVVERTENZA: il film è particolare e condizionato da un ritmo lento e dal momento in cui arrivano certi dialoghi, se non l’avete visto e volete guastarvelo veramente consiglio di rimandare la lettura a dopo la visione (compresa la fine dei titoli di coda!).

Per tutta la durata di questa animazione che coniuga una doppia soluzione grafica, vecchio stile per le scene a terra e computer grafica per quelle in volo, si viene avvolti in un’atmosfera eterea e dilatata.
La sensazione che il film lascia si trascina anche nei giorni seguenti, io l’ho metabolizzato dopo una settimana: subito non mi ero nemmeno domandato se mi era piaciuto.
Si apre con l’arrivo in una base militare di un nuovo pilota d'aereo che fin dalla sua presentazione si trascina il “fantasma” di quello che l’ha preceduto e del quale cercherà di capirne la storia e l’identità.
Scopriremo che lui è un Kildren, adolescenti-killer, senza emozioni, creati per diventare aviatori militari, sono un brevetto della Rostock corporation, una delle due industrie belliche che hanno in appalto le guerre.
Le guerre in questo mondo alternativo sono "forzate", combattute contro nemici asettici e con una funzionalità specifica: servono agli spettatori, devono alimentare la fiducia dell’importanza della pace per la società. La guerra per essere convincente deve essere reale, la sola narrazione rischia di annullarne l’effetto e se la gente non vede la sofferenza allora la pace non può essere mantenuta e il suo significato dimenticato.
Per soddisfare l'esigenza di uno stato di guerra continuo vengono creati appositi soldati, carne da macello, e così i Kildren combattono il loro conflitto indefinito contro nemici anonimi mentre la gente comune assiste annoiata agli attacchi dalla televisione di un bar o visitando le basi militari.
La vita dei protagonisti delle battaglie diventa un’infinita ripetizione del presente, vivono in un’innocenza irresponsabile trascorrendo l’attesa fra un combattimento e l’altro in una quotidianità monotona dove i gesti perdono senso. In fondo tutto quello che accade è come se non succedesse, sono infanzie spezzate, vite progettate per non avere un futuro. D’altra parte persone che sono state allevate per morire è necessario che crescano?
Il regista Oshii, già celebre per Ghost in the shell, trae spunto dalla graphic novel di Hiroshi Moro e con un’estetica malinconica ci sommerge e stordisce come in un dormiveglia per mostrarci la storia di una vita concentrata e diluita. Nei cieli c'è un nemico che non può essere sconfitto, un "padre" che ti darà il colpo di grazia, e in terra un'umanità da rassicurare perché la sua perdita di Umanità è un costante pericolo per se stessa.
Deliziato

| Reg: 8 | Ani: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |