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Visualizzazione post con etichetta Jean-Luc Godard. Mostra tutti i post
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domenica 6 gennaio 2013

Il Cinema in planimetria

cinema-in-planimetria
Un architetto e un regista, Mehruss Jon Ahi e Armen Karaoghlanian, hanno combinato i loro interessi realizzando Interiors Journal.
L'Interiors Journal è un giornalino che esce con cadenza mensile online, ogni numero è composto da un singolo articolo corredato da una planimetria tratta dalla scena di un film celebre che diventa la fonte d'ispirazione per una riflessione sulla relazione fra la prima e la settima arte e per discorrere su come spazio e design interagiscano con la narrazione cinematografica.

Al momento i numeri usciti sono 12 e si possono leggere gratuitamente su Issuu - Interiors Journal. I film trattati finora sono stati:
  • Manhattan (1979) di Woody Allen.
  • Reservoir Dogs (1992) di Quentin Tarantino.
  • Psycho (1960) di Alfred Hitchcock.
  • Playtime (1967) di Jacques Tati.
  • Lost in Translation (2003) di Sofia Coppola.
  • The Dark Knight (2008) di Christopher Nolan.
  • 2001: A Space Odyssey (1968) di Stanley Kubrick
  • Beauty and the Beast (1991) di Gary Trousdale e Kirk Wise
  • Raging Bull (1980) di Martin Scorsese
  • Drive (2011) di Nicolas Winding Refn
  • Le mépris (1963) di Jean-Luc Godard
  • Panic Room (2002) di David Fincher.

martedì 15 maggio 2012

Grazie, prego, scusi; non tornerò - Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

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Alphaville è una città distopica di stampo orwelliano dove a capo degli umani c’è il supercomputer Alpha 60 – antesignano del più celebre Hal 9000 – che domina e vigila perché tutto si svolga in modo tecnico, senza sentimenti.
L’agente Lemmy Caution è in missione segreta per liberare il professor Von Braun e capire che fine hanno fatto i precedenti agenti spediti là con lo stesso obiettivo.
Godard marca la fantascienza della nouvelle vague, quasi una non-fantascienza: niente effetti speciali, poca azione, tutto giochi di bianco e nero (forse sarebbe più indicato dire di luci e oscurità) e riflessioni filosofiche.
La tecnocrazia dell'elaboratore elettronico è una dittatura pulita che non esce dai "binari", il dialogo con il mondo dominato dalla freddezza dei calcoli non può esserci e comunque il nostro agente Lemmy dichiara d'essere troppo vecchio per mettersi a discutere, l’unica forza che gli rimane contro la fatalità è sparare.
Alpha 60 sconfitto sembra comprendere e accettare la propria distruzione riconoscendo all'agente il diritto di rappresentare la realtà, si manifesta quindi un atto di coscienza della macchina, un senso di inadeguatezza... Ma allora forse era possibile un dialogo?
Siamo contenti quando la moretta Karina non più soggiogata riesce a provare un'emozione e pronunciare il suo amore, ma la vita in balia dei sentimenti e degli istinti porta con sé anche pathos ed egoismo.
L'istituzionale esecuzione di romantici e poeti nella piscina a opera dell'autorità è chiaramente condannabile, ma il nostro eroe-agente che fa impazzire e poi lascia gli abitanti della città al loro destino fuggendo e mettendosi in salvo con la sua bella, no? Gradito