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Visualizzazione post con etichetta Commedia nera. Mostra tutti i post
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venerdì 8 aprile 2011

Hobo with a shotgun

locandina Hobo with a shotgunHobo (interpretato dal mitico replicante Rutger Hauer) è un senzatetto che ha visto cose che voi umani potreste anche immaginare, basta vi guardiate intorno e concentriate tutto il male di ogni giorno in una cittadina, facendone un esponenziale (ma non basterà): odio, perversione e corruzione dilagano, il lieto vivere del ceto medio è solo un'immagine pubblicitaria e a governare il tutto c’è un sadico boss criminale.
Il nullatenente Hobo sogna di comperare una falciatrice e riscattarsi facendo il giardiniere. Quando riesce ad ottenere i soldi, prestandosi ad una specie di tortura retribuita, il negozio in cui sta acquistando il desiderato oggetto subisce una rapina. Hobo esasperato lascia dov’è il tagliaerbe e impugna uno shotgun: è giunta l’ora di mettere a tacere i teppisti e ripulire la città.
A dargli un po’ di supporto ci sarà Abby, la prostituta dal cuore d’oro, ma mentre i giornali titolano «Barbone amministra la giustizia una pallottola alla volta» il boss andrà su tutte le furie e inizierà la caccia al barbone.
Dopo Machete ecco un altro dei fake-trailer di Grindhouse, trasmesso solo in alcuni cinema di Stati Uniti e Canada, che si trasforma in vero film.
La ricetta è la stessa: splatter, trash con un’ironia rancida e una appiglio di critica sociale. La realizzazione lascia a desiderare. A dir il vero si parte bene con una scena madre di tutto “rispetto”, ma il proseguo del film piacerà solo ai fan del genere “sgradevole”.
A colpire, oltre alla volgarità e alla violenza, è il colore acceso delle immagini con un rosso vivido ad inondare l’oscurità del caos urbano senza identità. Il problema principale viene dalla sceneggiatura che attacca le situazioni con il nastro adesivo e si fa sempre più assurda e stupida.
Secondo me era meglio se Hobo rimaneva solo un finto trailer.
Sgradito
| Reg: 6 | Rec: 5 | Fot: 7 | Sce: 3 | Son: 5 |

domenica 3 aprile 2011

Uzumaki

uzumakiNella cittadina giapponese di Kurozu alcune persone si comportano in modo strano, sembra sia dovuto alla “Maledizione della spirale”. La studentessa Kirie e il suo ragazzo Shuichi si trovano accerchiati dagli eventi, dovrebbero fuggire, ma la spirale li attira a sè.
Che strano miscuglio in questo Uzumaki ("vertigine" in giapponese), un horror con situazioni trash e dementi che portano al sorriso, un paio di trovate sono stucchevoli nella loro assurda stupidità. Dopo pochi minuti risulta chiara una trama da fumetto, dopo la visione scopro infatti che è tratto da un manga di Junji Ito.
Si inizia con un invasato ossessionato dalle spirali che ammira un vasaio perché nella sua arte si nasconde l’essenza della spirale. D’altra parte come non essere affascinati da quella figura che dà le vertigini e sembra condurre ad un mistero ultimo e infinito?
Trascorsa una ventina di minuti c’è il primo “colpo” che toglie ogni dubbio su quali guanti si debbano usare per maneggiare il film. Nel secondo capitolo tocchiamo le sconvenienze della spirofobia che porta a eliminare ogni cosa possa richiamare una spirale, come impronte digitali, capelli, e attenzione alla coclea, sta dentro le vostre orecchie.
Nel terzo capitolo ci viene detto che una volta lumache umane erano gli abitanti del villaggio, ma la cosa non viene approfondita nonostante un paio di studenti stiano diventando proprio grosse chiocciole. Non c’è tempo perché la maledizione ha ormai raggiunto il suo apice.
Nel quarto capitolo c'è l’epilogo, ci si sofferma sul lago che sembrava nascondere la spiegazione di tutto, ma che a noi non è dato sapere, nell’assurdo l’unica cosa chiara è che la spirale ha vinto.
Da segnalare positivamente la scelta cromatica della fotografia che vira tutto alle gradazioni di un verde smorto e ammuffito. Alla visione ero stato portato dall’attrazione per le spirali, post-visione mi stanno un po’ sullo stomaco e il film lo possiamo tranquillamente dare al gatto...
Sgradito
| Reg: 4 | Rec: 4 | Fot: 7 | Sce: 4 | Son: 4 |

domenica 17 ottobre 2010

In Bruges - La coscienza dell'assassino

in bruges(*) Ray e Ken sono killer di professione, questa volta il loro capo li ha spediti a Bruges, turistica città fiamminga in attesa di altre direttive, praticamente una vacanza forzata.
Un film in crescendo, dove lo spettatore viene immerso nell’atmosfera del freddo paesino medievale, dove tutto sembra immobile. Lentamente incontri insoliti movimentano sempre più le acque torbide dell’animo di due assassini dal cuore tenero.
Scopriremo che nella missione precedente qualcosa era andato storto, qualcosa che non si può riparare.
Si potrebbe definire il film di natale per i killer, storia di morte e d’amicizia e, forse, redenzione. Un racconto fondato sull’importanza di tenere fede a principi nell’agire, in particolare del principio della morte, che non è un inizio, ma un(a) fine.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 8 |

mercoledì 22 settembre 2010

Estasi di un delitto

(*) Arcibaldo De la Cruz si reca al commissariato per incolparsi di alcune morti che, a suo dire, riguardano le donne che voleva uccidere.
Attraverso il flashback scopriremo che, di fatto, i suoi impulsi omicidi non venivano mai soddisfatti direttamente, erano le circostanze che portavano agli sventurati epiloghi.
Buñuel fa del romanzo di Rodolfo Usigli una commedia nera con sentori hitchcockiani nella quale un figlio della borghesia si trova adulto e complessato a causa dell’educazione cattolica ricevuta da bambino. Un carillon diventa l’oggettivazione del legame col passato, e la sua litania, per il protagonista, si rivela l'incitamento di un potere demoniaco.
Ritroveremo dopo i racconti degli eventi un Arcibaldo rincuorato, ha ricevuto la sua “confessione”, ma per essere veramente libero deve gettare qualcosa e recuperare qualcuna.
Gradito
| Non avevo segnato i voti |

lunedì 26 aprile 2010

Taxisti di notte

tassisti di notte

Cinque città per cinque viaggi in taxi con personaggi diversi all'insegna di storie ironiche e apparentemente futili, ma che in conclusione hanno un filo di “morale”.
Si parte da Los Angeles con una appena maggiorenne Winona Ryder alla guida del suo taxi. È un maschiaccio che sogna di diventare meccanico, l'agente cinematografica che trasporta le farà una proposta “indecente”. Ma non tutti sono in vendita.
Per il secondo giro ci troviamo a New York, un ex-clown di Dresda è al suo primo giorno di lavoro però non sa guidare molto bene e il passeggero, un giovane esuberante e spiritoso, si offre di prendere il posto al volante per accelerare le manovre. La città è grande, ci sono luci che la rendono favolosa e altre, intermittenti, che illuminano il marcio delle “zone d'ombra” metropolitane.
A Parigi una ragazza cieca un po' burbera dà una lezioncina ad un impacciato taxista della costa d'avorio. Il gioco dei pregiudizi porta a malintesi, gaffe e ad incidenti di percorso.
Arriviamo senza il mal di macchina dalle nostre parti, a Roma un toscanaccio logorroico sfreccia nelle stradine sali&scendi in barba alle regole stradali, alla faccia della polizia e approfittando di un prete per fare le sue confessioni sessuali. Ecco l'italia.
Terminiamo nella fredda Helsinki, tre ubriachi hanno alzato il gomito per dimenticare la tremenda giornata di uno di loro. Ma c'è sempre qualcuno che sta peggio, e un altro motivo per cui piangere.
Idea simpatica, Jarmusch ricama un po' sul tratto di confidenza temporanea che si instaura fra conducente e passeggero connotando i racconti con qualcosa di rappresentativo della città toccata, ma non ha molto spazio per muoversi. Non sempre il ritmo risulta avvincente, una sforbiciata qua e là avrebbe giovato.
Gradito
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 5 |

sabato 4 luglio 2009

Azione mutante

Azione mutanteAzione mutante è un gruppo terroristico dilettante composto da freak: ci sono due fratelli siamesi, un pazzo che indossa perennemente cinque chili di esplosivo, un sordomuto dalla nascita con il quoziente intellettivo più basso del pianeta, e poi un nano, gobbo, ebreo, massone, comunista e probabilmente omosex... Questa è la descrizione fornita dal telegiornale, ma ricordatevi che “la televisione distrae moltissimo, soprattutto i telegiornali” forse qualcosa è esagerato, forse no.
Il leader del gruppo è Ramon Yarritu ed è appena stato scarcerato, lui è la mente dei ribelli aizzati contro la società dei sani&belli che domina il mondo e costringe gli sfortunati mutanti, un po' cyberpunk, a vivere emarginati esclusi dal gusto della vita.
Dopo aver preso di mira palestre e centri di chirurgia estetica, la prossima azione è rapire Patricia proprio nel giorno delle sue nozze: è la figlia di un ricco industriale a cui chiedere un cospicuo riscatto. Il luogo prescelto per lo scambio è il pianeta Axturias, ma qualcuno vuole fare il furbo e la sindrome di Stoccolma è in agguato.
Praticamente un piccolo manifesto politico coperto in una squallida commedia fantascientifica dove i personaggi sono dei dementi totali, praticamente l'unico loro tratto distintivo, e il cattivo gusto regna sovrano.
La rivincita contro la società dominata dai belli, intelligenti e senza scrupoli, ossia i vincenti, non avverrà mai. Il motto “non vogliamo essere profumati, non vogliamo essere belli e magri!” che unisce il gruppo mutante si perderà ancora prima di arrivare al polveroso pianeta Axturias. Il denaro e le donne rovinano tutto... anche gli ideali rivoluzionari.
Il primo lungometraggio di De la Iglesia colpisce, non per la qualità, ma per lo spirito dissacrante e gli ironici guizzi di critica socio-politica.
I produttori del film sono i fratelli Almodòvar che nell'anticonformismo degli esordi avevano visto del “buono” nel cinema del filosofo Álex de la Iglesia; avevano visto lungo.
Gradito
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 5 | Son: 5 |

martedì 26 maggio 2009

L'alba dei morti dementi

L'alba dei morti dementiShaun ed Ed sono due trentenni senza ambizioni che vivono giornate esistenzialmente paralizzati in una città anonima e grigia. Il primo lavora in un negozio di elettrodomestici e sta passando un periodo di crisi con la propria ragazza che non sopporta la loro vita di coppia senza stimoli, trascorsa passando tutte le serate nello stesso locale, il pub Winchester. Ed, invece, consuma le ore diurne in casa tra una birra e la playstation aspettando la sera per uscire a far ridere l'amico al pub e concedersi una partita al flipper.
Una mattina i non-morti ritornano in vita e Shaun dovrà prendere in mano la situazione per tentare di portare in salvo le persone a lui care.
Una commedia horror ben riuscita con una comicità inglese zeppa di scene divertenti e lontana dalla facile volgarità in stile americano.
La lotta contro gli zombi ha un sapore di rivalsa contro la società alienante: si può finalmente prendere a colpi di mazza l'odiato “vicino” in una sorta di liberazione.
Geniale la difesa finale del pub assediato, baluardo di una umanità perduta e schiacciata, dove i figli sono costretti ad uccidere le proprie madri per poter sopravvivere.
Alla fine la questione rimane aperta: chi sono i veri zombi? Non si nota molta differenza fra il prima e il dopo, le giornate quotidiane hanno più o meno personaggi con lo stesso “stile” e gli stessi protagonisti affrontano ogni nuovo giorno "zombeggiando" fin dal risveglio, trascinandosi in una nuova monotona giornata.
Certo che se l'occasione si presenta, anche un mediocre giovane riesce a trasformarsi in un piccolo leader... quanto durerà?
Colonna sonora da cult e complimenti a Edgar Wright e Simon Pegg sceneggiatori, il primo anche regista e l'altro anche attore protagonista del film. Ben fatto.
Deliziato
| reVisione dal passato |

venerdì 27 febbraio 2009

RocknRolla

RocknRollaPiccoli screzi nella malavita londinese fomentati dall'arrivo dell'imprenditore russo di turno che vorrebbe costruire, ma per le licenze serve un nulla osta che può essere concesso in fretta solo grazie a Lenny Cole, il boss della zona, e al politico corrotto che tiene sotto controllo.
Valige di denaro iniziano a girare e a sparire, i pesci piccoli non stanno a guardare.
Il regista Guy Ritchie si ricorda per Lock and Stock e The Snatch e direi che è meglio ricordarlo per quelli. Il suo stile è quello di mescolare tanti personaggi e ingarbugliare gli eventi con equivoci, usando dialoghi d'effetto fra pulp e british humour. Anche questa volta segue la linea, mentre una voce fuori campo ci accompagna fino ad un certo punto del film per agevolarci l'incontro con i personaggi.
Il compito di mantenere il ritmo è lasciato in gran parte solo alla musica di sottofondo, e poche volte esce da questo limite. Una scena degna di nota è quella con il buttafuori del locale quando le note di Rock'n'roll Queen dei The Subways (mio tormentone dell'estate di qualche anno fa) finalmente si amalgamano con regia e montaggio per un buon pestaggio d'effetto.
Se vi state domandando chi sia il RocknRolla del titolo, in un film di malviventi, la risposta è che si tratta di uno stile di vita, ma un rocker c'è, è un certo Johnny Quid, figlio del boss, che forte del luogo comune che vuole una rockstar valere più da morta che da viva, si è ritirato dalla scena e occupa il tempo filosofeggiando nei fumi della droga. Per quanto?
Si arriva alla fine del film con la matassa dipanata, ma quello che viene da dire è solo un:“e va beh”. Le aspettative sono deluse, almeno c'è una bella colonna sonora.
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |

lunedì 2 febbraio 2009

Fuori orario

Fuori orarioPaul è impiegato in una società informatica di New York, una sera esce dal lavoro e va in un bar per mangiare un panino; si fa compagnia leggendo “Tropico del Cancro” e il libro attira l'attenzione di una biondina carina. I due scambiano qualche battuta, lei gli lascia un numero di telefono.
Tornato a casa Paul decide di rivedere la ragazza e la chiama per un appuntamento. Prende un taxi che lo traghetterà alle porte di una notte dall'atmosfera di un incubo allucinato.
I sobborghi notturni di Soho sembrano luoghi disabitati, addormentati come vorrebbe la temporalità borghese, in realtà si rivelano spazi oscuri dai quali saltano fuori inaspettate scultrici sadomaso, assassini e suicidi, ladri spagnoli, punk e cameriere frustrate.
Paul è l'uomo ordinario che si trova a subire un substrato urbano destabilizzante, dove sono in particolare le donne a manifestare un’aggressività soffocante.
Per rincasare dovrà cercare la via d'uscita dalla situazione insostenibile in cui è intrappolato, una condizione nella quale i rapporti amico-nemico mutano in un attimo e resa paranoica dall’impossibilità di spiegare gli eventi: Paul è sempre interrotto, incompreso, non creduto. Ma d'altra parte lui è solo un programmatore abituato a schematismi e determinismo, si trova spaesato ed impotente nell'imprevedibile casualità di quella notte.
Il nostro protagonista dovrà annullarsi e diventare una statua: solo inerte e in balia degli eventi riuscirà a tornare all'inizio di una nuova giornata.
Chissà se domani preferirà andare a dormire presto, non leggere, per non dover affrontare gli incubi del fuori-orario della società conformista.
Estasiato
| reVisione dal passato |

lunedì 14 aprile 2008

Delicatessen

DelicatessenIn un futuro imprecisato, non certo ricco, forse post bellico, sembra che la terra sia spartita in due livelli: in superficie i carnivori e sottoterra i vegetariani. Stiamo parlando di uomini e non di animali, ma non c'è molta differenza. In una palazzina con un alone da ultima rimasta sulla faccia della terra un macellaio provvede al fabbisogno di tutto il condominio integrando la dieta con nutriente carne umana. Per procurarsi la prelibata pietanza ricorre ad annunci sul giornale a cui abboccano poveri disoccupati.
All'ingrasso questa volta c'è Louison un artista che fa breccia nel cuore della figlia del carnefice, nasceranno quindi problemi nel tradizionale passaggio dell'ospite a “secondo piatto”.
Un film dalla comicità nera con metafore e lieto fine un po' scontati che esteticamente ricorda certe visioni alla Terry Gilliam. La fotografia giallo scura e alcune sequenze particolarmente riuscite compongono egregiamente storia, immagini e rumori. Alla regia c'è il futuro regista de Il Favoloso mondo di Amelie.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 8 | Sce: 7 | Son: 7 |

martedì 9 ottobre 2007

Series 7: The Contenders

Series 7 The ContendersSiamo già alla settima edizione del famoso reality usa: cinque contendenti estratti a sorte dovranno sfidare la campionessa in carica che per questa occasione è prossima al parto. Come al solito il premio è la sopravvivenza e i concorrenti si elimineranno fino a proclamare un unico vincitore.
Girato come un vero reality con telecamera a mano e montaggi abbinati a canzoncine commoventi. Non c'è niente da dire, il risultato è al quanto malato e preoccupantemente verosimile seppure nella sua vena parodistica e nel complesso un po' retorica. Al sentire la frase “guardatevi le spalle” la mente è andata subito alle stesse parole più volte pronunciate da Simona Ventura in questa quinta edizione dell'isola dei famosi. Brutale pure la conclusione dove, nonostante il tentativo di ribellione al meccanismo televisivo, liberarsi diventa impossibile perchè tutto fa spettacolo.
O i reality sono una merda o la realtà è una merda. C'è differenza? (GP: Gradito)
Voto: 6.6