mercoledì 22 luglio 2009

The Wrestler

the wrestlerRandy è stato un mito del wrestling degli anni ottanta, era l'Ariete, oggi vive in un camper e disputa qualche incontro per non sentirsi completamente tramontato, ma il tempo passa. Inesorabile. Poi c'è la vita, le relazioni, una figlia abbandonata, una spogliarellista che non può diventare la sua compagna, quindi la solitudine, ma anche il pubblico che ancora vuole inneggiare a “The Ram”.
Allora Rendy cosa può fare?
Difficile rimanere sintetici con un film che appare semplice ed essenziale come un classico film del talento “sportivo” giunto alla fine dei suoi tempi e invece cela anche considerazioni sul mondo americano, e quindi occidentale. E' la società dell'immagine, la società dello spettacolo, ad essere presa di mira: l'intrattenimento e le sue dinamiche.
Difficile è anche immaginarsi Aronofsky dietro la macchina da presa di questo film, conoscendo i suoi precedenti, eppure se la mette in spalla e segue il suo personaggio, segue, non precede, non lo attende. E' una regia sul corpo, che vuole registrare la “passione” – sportiva e cristologica – con uno stile realistico e artificioso allo stesso tempo.
L'Ariete dopo un incontro è colpito da un infarto, ma il suo cuore deve ancora essere veramente e definitivamente rotto, non sapendolo si rialza e prova a recuperare un centro per la sua esistenza. Segue il consiglio del dottore che lo ragguaglia sul fatto che il suo cuore ha sofferto parecchio e ora dovrebbe prendersene cura; Randy decide di provare a riallacciare i rapporti con la figlia e conquistare Pam, la spogliarellista Cassidy (che come lui si guadagna da vivere esibendo il suo corpo, è un po' fuori età e ha un nome d'arte e quindi una doppia, problematica, identità).
Le cose non sono semplici, non basta volere, Randy si illude, spera, ma la figlia gli dirà in faccia la verità: si è rotto tutto, per sempre. Non rimane che tornare ad essere l'Ariete, quello che gli altri vogliono e l'unica cosa che lo faccia sentire apprezzato dando un senso alla sua vita.
Randy è l'emblema di una nazione, nel passato ha battuto Sputnik (i russi), di recente ha battuto un pseudo punk (gli anarchici) ora ha perso il cuore e può solo “mostrarsi”, fino al prossimo incontro revival che lo vede opposto all'Ayatollah (gli iraniani). Il pubblico è pronto ad esaltarsi per una bandiera spezzata ed è completamente disinteressato a quello che è veramente rotto, mentre Randy vorrebbe poter essere quello che è, una persona fragile dentro un corpo muscoloso e martoriato, ma la gente esige l'apparenza, desidera il corpo non l'anima, vuole la pornografia (come per la spogliarellista).
Randy è un povero Cristo che dopo la sua passione – le ferite del corpo si rimarginano mentre quelle dello spirito sono sempre laceranti e sembra non cicatrizzino mai – dà vita al suo “sacrificio”. Un sacrificio che è una condanna, con una duplice pena: quella della vittoria della sua maschera, e quindi del suo personaggio, consacrando la solitudine del suo io, e quella dovuta al fatto che il suo gesto non verrà capito da quel pubblico che acclama la “botta d'ariete” mentre è l'ultimo colpo di un cuore spezzato.
Mickey Rourke incarna splendidamente quel wrestler e il finale mi ha emozionato come non succedeva da tempo. Allora mi diventa semplice apprezzare questo ansimante, drammatico, struggente film.
Estasiato
| Reg: 8 | Rec: 9 | Fot: 8 | Sce: 7 | Son: 9 |

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