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Visualizzazione post con etichetta Wes Anderson. Mostra tutti i post
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lunedì 31 luglio 2017

Canzoni da film su Spotify, 5 playlist

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Fra i servizi di musica in streaming on demand Spotify è molto probabilmente il più conosciuto in Italia, io a suo tempo ne avevo provati tre: oltre al già citato Spotify anche Rdio e Deezer.
Rdio era il mio preferito, ma poi ha chiuso in parte acquistato da Pandora (un altro servizio di streaming musicale al momento attivo solo in Usa, Australia e Nuova Zelanda). 
Spotify è quindi passato al primo posto nel mio occasionale ascolto di musica in streaming e qui sotto propongo cinque scalette di musica in stretto rapporto con il mondo del cinema.
Per usare Spotify bisogna iscriversi, se lo utilizzerete nella versione gratuita ogni tanto saranno presenti delle interruzioni pubblicitarie. Per ascoltare la musica potete usare le app tramite dispositivi mobile iOS e Android (attenzione al piano dati) oltre che via web player o tramite programma per Windows, Mac e Linux (derivate Debian).
Una volta creato il vostro account potrete anche salvare le playlist fra le vostre preferite. Buona visione, ah no, buon ascolto.

1. Una selezione di musica strumentale da vari film




2. 100 grandiose canzoni presenti nelle colonne sonore di film




3. Una selezione di canzoni di film scelta da NME




4. Playlist di musica classica nei film di Stanley Kubrick




5. Le canzoni delle colonne sonore dei film di Wes Anderson



mercoledì 21 luglio 2010

Vorrei vivere in un film di Wes Anderson




Possibile tormentone estivo? Musica da cani?
Praticamente entrambi se non altro perché il gruppo si chiama I cani e in questa estate è la canzone che ho ascoltato di più in un giorno, per lo meno è già stato un mio piccolo tormento.
Li ho scoperti per caso attraverso la compilation mensile gratuita di Rock.it con la canzone "I pariolini di 18 anni" che mi è entrata subito in testa, ma quando ho sentito anche questa seconda canzone non ho potuto fare a meno di promuoverla qui per il tema cinematografico (vedi film di Wes Anderson su Il Recidivo).
I Cani sono un gruppo esordiente che vuole, per ora, rimanere lontano dai riflettori, sono usciti con solo queste due canzoni promuovendole in rete. Io gli auguro almeno una vampata di successo.

venerdì 23 aprile 2010

Fantastic Mr.Fox

Fantastic Mr. FoxIl signor Fox è una volpe che ha messo da parte la sua "natura" per assecondare la mogliettina in dolce attesa che richiedeva una vita più tranquilla.
Dopo due anni, che corrispondono a dodici anni-volpe, la quotidianità è diventata come una cravatta troppo stretta per Fox che decide di mettere da parte l'abito da giornalista, indossare un passamontagna, e tornare all'oscuro della moglie il ladro di polli di un tempo.
I contadini moderni sono però diversi da quelli del passato, ora sono diventati agguerriti capitalisti e non hanno intenzione di vedere intaccata la loro grande produzione.
Questa fiaba in stop-motion di Anderson è tratta dall'omonimo racconto per bambini di Roald Dahl, contiene tutti gli elementi cari al regista e sono quelli già visti nei film precedenti (I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Il treno per il Darjeeling): c'è l'atmosfera malinconica, l'umorismo non-sense, il rapporto problematico padre-figlio, la grande impresa da compiere per ritrovarsi, le personalità stravaganti e la colonna sonora in primo piano.
L'aspetto nuovo viene dalla tecnica rappresentativa, utilizzata con garbo, bilanciando l'artificiosità dei pupazzetti con l'attenzione ai particolari.
La morale "comunista" che trapela nel finale, dove si espropria da un ipermercato quanto serve per la sopravvivenza del gruppetto di animali, trova un simbolo "rivoluzionario" nella divertente scena dell'incontro con il lupo con il reciproco pugno al cielo. È una scena dilatata, cromaticamente contrastante, un interruzione che probabilmente svela cosa si nascondeva dietro la fobia di Fox per quella creatura. In verità la paura era quella di trovarsi di fronte al suo lato "selvaggio", quella parte di sé repressa in cambio della tranquillità borghese e coperta da un abito chic (in opposizione al pelo al vento del fiero lupo). Solo dopo la nuova temeraria impresa può finalmente riappacificarsi con quell'anima prima soffocata e guardare quindi con commozione e fierezza all'emblematico lupo.
Allora... pugno al cielo, per riprendersi ciò che spetta, riscoprire la propria natura e gustare una famiglia diversa, coesa e allargata.
Gradito
| Reg: 8 | Ani: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |

lunedì 13 aprile 2009

I Tenenbaum

I TenenbaumI Tenenbaum sono una famiglia molto particolare perché i tre figli, di cui un'adottata, sono tutti precoci geni in qualche cosa: uno in economia, l'altro nel tennis e lei in drammaturgia. I primi anni di vita sono scanditi da un ritmo forsennato e accompagnati da successo e denaro, ma non c'è tempo per loro, la famiglia si sgretola e si incrinano i rapporti interpersonali.
Poi succede qualcosa: il padre, che se n'era andato da casa dopo aver tradito più volte la moglie, dimenticato i figli e dilapidato i soldi vivendo per trent'anni nella suite di un albergo, decide di tentare un riavvicinamento sperando di recuperare le relazioni familiari.
Anderson rallenta i tempi e ci propone personaggi la cui genialità è motivo di risata più che di ammirazione, sono i lati deboli quelli su cui lavora. Le particolari genialità diventano solo estroversioni, una veste, non certo una corazza, perché sono tutti fragilissimi alle prese con delle vite che non riescono a vivere felicemente.
La famiglia deframmentata dalla spasmodica ricerca di appagamento individuale si trova a girare intorno a un nuovo perno ossia questa figura paterna prima assente, ora pentita, un po' per illuminazione e un po' per forza. Ma è difficile ricostruire qualcosa e ritrovare un centro di gravità quando troppo tempo è passato.
In una tristezza "da favola", che si può considerare il vero timbro del regista, sfogliamo un libro familiare dalla bella colonna sonora e dai personaggi eccentrici, palpandone la malinconia e giungendo, dopo una riscoperta della sincerità, al piccolo appiglio del perdono.
Deliziato
| reVisione dal passato |

martedì 10 marzo 2009

Le avventure acquatiche di Steve Zissou

Le avventure acquatiche di Steve ZissouSteve Zissou è un avventuroso documentarista del mondo acquatico e nell'ultima impresa il suo migliore amico è stato divorato da un animale misterioso: lo squalo giaguaro.
La carriera di Zissou è in declino, ha perso credibilità e non riesce a trovare i fondi per potersi imbarcare di nuovo e appagare il suo bisogno di ricerca, di vendetta più che di scienza.
Grazie all'improvviso arrivo di Ned, il presunto figlio, e della sua eredità, si riesce finalmente ad organizzare una nuova spedizione. A bordo della nave Belafonte con il suo equipaggio dal caratteristico cappello rosso, Zissou parte per una nuova avventura.
Potrebbe sembrare una parodia del genere d'avventura, con tanto di attacco dei pirati, ma l'atmosfera del film è spiazzante, si passa con agilità da situazioni ironiche a malinconiche; dalla risata, alla freddezza.
Il tema principale è la difficoltà di essere adulti, dovuta soprattutto alla mancanza della figura paterna che si traduce nella sua ricerca: il figlio illegittimo che vuole conoscere il padre, il collaboratore che vede il suo capitano come un padre, la giornalista incinta che cerca un padre per il figlio e lo stesso Zissou alla ricerca di essere quel padre che non aveva avuto il coraggio d'essere.
Non è una ricerca romantica è una ricerca rassegnata, quasi nichilista, che si collega ad una riflessione sul cinema (visto che si assiste anche alla produzione di un film nel film) che si concretizza in una critica all'incapacità di far immaginare.
Per recuperare la facoltà di rappresentare e completare liberamente la visione bisogna fare come nel finale del film, dove tutti i personaggi riuniti si immergono nell'oceano, e nell'inconscio, per poter vedere quello che altrimenti sarebbe solo effetti speciali.
Deliziato
| reVisione dal passato |

lunedì 23 giugno 2008

Il treno per il Darjeeling

Il treno per il DarjeelingFrancis Whitman dopo un grave incidente, di cui porta ancora i segni in un ampio bendaggio alla testa, riunisce gli altri due fratelli, che non vede da un anno, per cercare di riallacciare i rapporti e ricostruire una nuova intesa spirituale.
Il luogo prescelto è un treno speciale che attraversa l'india: il Darjeeling Limited.
Francis, Peter e Jack sono tre fratelli che si conoscono in quanto tali, ma fra di loro manca un vero sentimento. Il viaggio non è altro che un rito di passaggio necessario per superare la loro “distanza”, riavvicinarsi, ma soprattutto “ritrovarsi” dopo un traumatico evento: la morte del padre.
L'elaborazione del lutto segue un triplice via e la strada da seguire difficilmente riuscirà a stare sui binari calcolati di Francis (anche un treno può perdersi!) perché la vita è fatta di imprevisti; bisogna quindi costruire una nuova relazione tra fratelli, ritrovare la madre che è scappata senza presentarsi al funerale e finire con relegare al passato il triste evento (lasciandosi alle spalle il set di valige con le cose di papà).
Il programma di rigenerazione spirituale lascia all'India solo il compito di paesaggio e di materialistico effetto souvenir, il percorso interiore è rivolto non ad un'entità ultraterrena ma ad una riscoperta dell'altro, in particolare del suo stato sentimentale.
I Whitman sono giovani uomini confusi, senza genitori a fare da guida, alla ricerca di una propria strada nella vita.
Anderson è un vero regista, uno di quelli con un proprio stile, i suoi eccentrici personaggi solcano una realtà ovattata portando con sé i loro vizi e le loro insicurezze. L'atmosfera è ancora una volta una miscela di malinconia e comicità intramezzata dalle musiche anni settanta che rendono le sue vicende un misto fra surreale e favola. Le riprese costruiscono un susseguirsi di immagini geometricamente bilanciate e la presenza della “mano” del regista è sempre evidente, forse troppo. La seconda parte del film non mi ha appassionato come quella sul treno, ma spiega meglio "la situazione" dei personaggi diventando una specie di post-prologo.
Deliziato
| Reg: 8 | Rec: 7 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |