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venerdì 30 novembre 2018

10 registi 10 anni dopo

10-registi-preferiti-il-recidivo-10-anni-dopo
In occasione della data esatta in cui erano passati dieci anni dal post I miei 10 registi avevo pensato di riproporlo aggiornato, ma mi ero reso conto che non mi veniva così semplice stilare i miei 10 registi preferiti in quel momento. In parte era dovuto al fatto che, bene o male, ero affezionato a quelli del passato e per un'altra parte perché i nuovi papabili non mi convincevano pienamente. Allora lasciai stare.
Rispetto alla ricorrenza ormai sono in ritardo però ho deciso di provare a selezionare nuovamente i miei 10 registi preferiti (ordine alfabetico) dando maggiore peso a quelli che sento più vicini e non coincidono per forza con quelli che ritengo più bravi.
  • Aleksandr Sokurov
  • Álex de la Iglesia
  • Darren Aronofsky
  • Jafar Panahi
  • Kim Ki-Duk
  • Lars Von Trier
  • Luis Buñuel
  • Paolo Sorrentino
  • Satoshi Kon
  • Terry Gilliam

Siccome ho faticato a decidermi sugli elementi della prima decina sento il bisogno di fornire anche i dieci registi successivi (ordine alfabetico), sono quelli che potrebbero aggiudicarsi un posto nella prima decina in un altro momento, ad esempio se la lista la dovessi scrivere dopodomani.

altri-10-registi-preferiti-il-recidivo
  • Christopher Nolan
  • Ethan & Joel Coen
  • François Ozon
  • Michel Gondry
  • Nanni Moretti
  • Shin'ya Tsukamoto
  • Stanley Kubrick
  • Sylvan Chomet
  • Terrence Malick
  • Xavier Dolan

giovedì 30 luglio 2015

I 10 film preferiti di Luis Buñuel

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Il regista dell'avanguardia surrealista spagnola, nonché uno dei miei registi preferiti, aveva una sua lista di film preferiti (almeno secondo open culture). 
In modo molto modesto ha inserito fra i titoli anche una sua pellicola, realizzata in collaborazione con Salvator Dalì. Nella Top10 di Buñuel ci sono alcuni vecchi film che proprio non conoscevo e si aggiungono alla mia interminabile lista di film che mi piacerebbe vedere.

  1. Le notti di Chicago – (1927, Josef von Sternberg)
  2. La febbre dell'oro  – (1925, Charles Chaplin)
  3. Ladri di bicicette – (1947, Vittorio De Sica)
  4. La corazzata Potemkin – (1925, Sergei Eisenstein)
  5. Il ritratto di Jennie – (1948, William Dieterle)
  6. Cavalcata – (1933, Frank Lloyd)
  7. Ombre bianche – (1928, W.S. Van Dyle, R. Flaherty)
  8. Incubi notturni – (1945, Alberto Cavalcanti, Charles Crichton, Basil Dearden, Robert Hamer)
  9. L’Age d’Or – (1930, Luis Bunuel, Salvador Dali)
  10. Io sono un evaso – (1932, Mervyn LeRoy)

sabato 1 dicembre 2012

Ricetta Cocktail: Bunueloni

bunueloni-ricetta
Nel documentario A proposito di Buñuel viene narrata la passione per gli alcolici del regista, un suo motto è: «Una persone che non beve è una persona che si sta perdendo qualcosa».
In particolare si nomina un cocktail ideato proprio da Buñuel e chiamato per questo Bunueloni.

ricetta-cocktail-bunueloni

La ricetta originale del Bunueloni, quella detta nel film, considerato che nel web si trovano piccole varianti, sarebbe la seguente:
Buñuel era un frequentatore del Bar Chicote, bar storico di Madrid, oggi addirittura definito museo.
Io ho fatto quattro bracciate sul sito del Chicote, ma il nome del regista non compare e nemmeno viene menzionato il Bunueloni. Ho trovato, invece, evidenti tracce di un altro regista spagnolo bello sorridente che sta facendo la nuova storia del locale, tanto che ne ha curato anche un breve video celebrativo... è Alex de la Iglesia (guardatelo in gradevole compagnia).

venerdì 23 novembre 2012

A proposito di Buñuel



Ho scoperto per caso questo documentario su Luis Buñuel che, come sa chi mi segue da più tempo, è uno dei miei registi preferiti.
Avevo visto la notizia dell'uscita di un cofanetto Blu Ray più DVD della BFI con L'Age D'Or e Un Chien Andalou che sono le sue due prime opere cinematografiche e negli extra era presente questo A Propósito de Buñuel; ricerchino su Google ed ecco saltare fuori su Vimeo lo streaming (spagnolo-inglese).
Nel film si presenta uno studio biografico del regista spagnolo integrato con filmati girati dallo stesso Buñuel, interviste ai conoscenti, reperti  fotografici, documenti e brani tratti dall'autobiografia Dei miei sospiri estremi.
Lo scopo dichiarato non era quello di creare un'opera indirizzata ai cinefili feticisti bensì un film godibile che riuscisse a far conoscere a un maggior pubblico Luis Buñuel.
Il regista Carlos Saura l'ha definito un lavoro che mette in evidenza il mondo personale di Buñuel "il suo surrealismo iberico e graffiante, violento e tenero allo stesso tempo".

giovedì 5 gennaio 2012

È arrivata la Befana

castoro bunuel
È arrivata la befana in anticipo.
Dov'è che ho già visto l'immagine in copertina? Boh.
Quando studiavo in biblioteca ogni tanto capitava di fermarmi qualche istante sullo scaffale dei Castori, li sfogliavo solo, non so perché, ma non ne presi mai uno in prestito.
Per chi non capisse bene di cosa sto parlando, si tratta di una collana di libri edita da Il Castoro dedicata a monografie dei migliori registi cinematografici.
I Castori sono ben riconoscibili grazie alla caratteristica forma quadrata che io ricordavo più grande, anche la carta mi sembrava più spessa e lucida, chissà se è una distorsione da segno del tempo che passa o effettivamente hanno fatto un po' d'economia sui materiali.
La mia scelta è caduta sul numero 59 quello dedicato a Luis Buñuel, uno dei miei 10 registi preferiti, e questo Castoro si aggiunge di diritto alla mia selezionatissima lista di libri sul cinema.

mercoledì 22 settembre 2010

Estasi di un delitto

(*) Arcibaldo De la Cruz si reca al commissariato per incolparsi di alcune morti che, a suo dire, riguardano le donne che voleva uccidere.
Attraverso il flashback scopriremo che, di fatto, i suoi impulsi omicidi non venivano mai soddisfatti direttamente, erano le circostanze che portavano agli sventurati epiloghi.
Buñuel fa del romanzo di Rodolfo Usigli una commedia nera con sentori hitchcockiani nella quale un figlio della borghesia si trova adulto e complessato a causa dell’educazione cattolica ricevuta da bambino. Un carillon diventa l’oggettivazione del legame col passato, e la sua litania, per il protagonista, si rivela l'incitamento di un potere demoniaco.
Ritroveremo dopo i racconti degli eventi un Arcibaldo rincuorato, ha ricevuto la sua “confessione”, ma per essere veramente libero deve gettare qualcosa e recuperare qualcuna.
Gradito
| Non avevo segnato i voti |

domenica 30 maggio 2010

L'illusione viaggia in tranvai

l'illusione viaggia in tranvaiCaireles e Tarrajas stanno riparando il loro amato tram numero 133, ma ricevono la comunicazione che deve essere ritirato dal servizio.
Per annegare la tristezza passano la serata alla festa di una locanda e cominciano a bere. Non abbastanza ciucchi, approfittando di una recita che ha catturato il pubblico e distratto il guardiano della rimessa, vanno al deposito per recuperare uno scatolone di birra e brindare dentro il loro tram.
In preda all’ebbrezza decidono di fare un ultimo celebrativo giro notturno, pensando che nessuno se ne accorgerà, invece, all’indomani, avranno qualche problema a riportare il mezzo e nascondere la “scappatella”.
Un Buñuel minore in uno dei suoi film messicani, dirige una divertente commedia che scorre lungo una linea del tram di Città del Messico.
Se dal lato narrativo si punta sull'attesa del vedere quale sarà la prossima sventura dei nostri protagonisti, in quello simbolico le fermate e gli incontri casuali diventano l’occasione per esprimere le taglienti riflessioni del regista su religione, economia, differenza di classe, e altri aspetti della società.
Il film si apre con una voce fuori campo, da documentario, che su una panoramica della città ci ricorda essere popolata da milioni di uomini e donne che vivono e lavorano sperando nella realizzazione di un sogno; un'illusione. Il mezzo di trasporto scelto per il racconto è costruito per seguire un percorso prefissato e, infatti, nonostante “sali e scendi”, incidenti e cambi di destinazione alla fine ad un posto dovranno tornare; il destino è determinato.
Durante questo "fuori orario" in tranvai si costruisce un ritratto sociale, dove sfilano lavoratori, scolari, borghesi, rendendo quella piattaforma mobile un palcoscenico sul quale entrano ed escono i personaggi di una vita intrappolata in una rete sociale che invece di allacciare una comunità sembra costringerla in binari prestabiliti.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 7 | Son: 6 |

sabato 28 marzo 2009

L'angelo sterminatore

L'angelo sterminatoreDopo essere stato a teatro un gruppo dell'alta borghesia si riunisce per cenare e passare la serata insieme, intanto la servitù si affretta inspiegabilmente ad abbandonare la casa.
Le ore passano, si fa tardi, ma nessuno riesce più a varcare la soglia del salone in cui si trovano per andarsene. Una forza misteriosa li bloccherà per giorni.
Ecco l'apocalisse di Buñuel, il suo angelo sterminatore cade sulla borghesia e i prigionieri del salotto pian piano sono costretti a togliersi i vestiti, gettare la maschera e svelarsi per quello che sono. Bruciano gli oggetti che li caratterizzano, la mobilia d'antiquariato, i quadri, ma ad essere intaccato non è solo il lato materiale, anche il presunto nobile spirito sfuma in fretta.
Le convenzioni sociali che contraddistinguono il ceto borghese si sfaldano fino a riportarlo al livello delle bestie; ma allora tutta quell'aura era solo apparenza frivola, un qualcosa che può addirittura essere smascherato dentro un'unica grande stanza.
Nella bizzarra situazione un oggetto riveste un'importanza centrale: l'armadio diviso in tre ante che raffigurano immagini sacre. Nella loro permanenza forzata ogni scompartimento avrà un utilizzo dissacrante rispetto a quello per cui era stato concepito.
Nel frattempo qualcosa accade anche fuori dalla villa dove le autorità vorrebbero entrare ma non ci riescono. Nonostante il loro atteggiamento e la presunzione di essere i detentori del potere, non riescono a far nulla perché è la borghesia a dettare legge; non gli rimane che aspettare.
A sbloccare la situazione è la valchiria, la vergine, che con fatti e parole ricrea la fiducia necessaria per varcare la soglia. La borghesia può ricomporsi, torna alla condizione iniziale e finalmente la maledizione cessa. Ma non è finita.
Se fossero usciti da quello stato surreale avevano promesso di celebrare una cerimonia. Detto, fatto: nemmeno dalla chiesa riusciranno ad uscire.
Insomma anche la chiesa, a pari della borghesia, diventa un elemento che merita d'essere “epurato”.
Buñuel decostruisce le situazioni e la morale, eliminandone la scorza superficiale e mettendo in dubbio l'ordine precostituito. Tutte le domande che ci si pone guardando il film nei suoi eventi stranianti, sono domande che portano ad interrogarsi sulla condizione reale e su quella costruita di esseri umani.
Estasiato
| reVisione dal passato |

lunedì 2 giugno 2008

I miei 10 registi

I miei 10 registi
Come al solito la premessa è che questa lista di dieci registi non vuole essere la lista dei migliori registi, ma quella dei dieci registi che io preferisco al 2 giugno del 2008.
Per compilare questa decina ho usato un unico criterio tecnico: potevano esserci solo registi di cui ho visto almeno tre film (fra parentesi il numero specifico per ognuno). Così facendo sono stato costretto a lasciare fuori registi che mi piacciono molto e anche alcuni di quelli che hanno diretto film da me prediletti.
Considerato tutto ciò prego gli eventuali commentatori di evitare frasi del tipo: "ma come si fa a non mettere Mizoguchi", "non capisci niente di cinema se non c'è Ejzenstajn" o similari. Sono invece ben gradite altre personali decine.

In ordine alfabetico ecco i miei dieci registi:

giovedì 15 maggio 2008

Nazarin

NazarinPadre Nazario vive in un paesino messicano applicando gli insegnamenti di Cristo, le circostanze lo costringono a peregrinare fra i bisognosi scortato dalla prostituta Andara e dall'angelica Beatriz.
Nazario crede fermamente nei suoi ideali e come un Don Chisciotte lotta per salvare la povera gente ma ne esce sconfitto, crede e agisce secondo i dettami cristiani, ma mettendoli in pratica ottiene sempre effetti controproducenti: viene abbandonato dalla Chiesa, ignorato-sfruttato-deriso dal popolo e perseguitato dalla polizia.
Per Buñuel il cristianesimo non può cambiare il mondo perché si scontra con la realtà fatta dalle ambizioni e debolezze umane, e dalla casualità.
Alla fine anche padre Nazario, sempre ligio e coerente, ha un dubbio: un gesto di solidarietà nei suoi confronti, fatto da una donna che gli vuole regalare un ananas, viene prima rifiutato, dopo tutto quello che gli è capitato si vede nei suoi occhi la fede vacillare, poi accettato, ma è ancora la stessa persona di prima?
Deliziato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot:8 | Sce: 9 | Son: 6 |