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venerdì 30 novembre 2018

10 registi 10 anni dopo

10-registi-preferiti-il-recidivo-10-anni-dopo
In occasione della data esatta in cui erano passati dieci anni dal post I miei 10 registi avevo pensato di riproporlo aggiornato, ma mi ero reso conto che non mi veniva così semplice stilare i miei 10 registi preferiti in quel momento. In parte era dovuto al fatto che, bene o male, ero affezionato a quelli del passato e per un'altra parte perché i nuovi papabili non mi convincevano pienamente. Allora lasciai stare.
Rispetto alla ricorrenza ormai sono in ritardo però ho deciso di provare a selezionare nuovamente i miei 10 registi preferiti (ordine alfabetico) dando maggiore peso a quelli che sento più vicini e non coincidono per forza con quelli che ritengo più bravi.
  • Aleksandr Sokurov
  • Álex de la Iglesia
  • Darren Aronofsky
  • Jafar Panahi
  • Kim Ki-Duk
  • Lars Von Trier
  • Luis Buñuel
  • Paolo Sorrentino
  • Satoshi Kon
  • Terry Gilliam

Siccome ho faticato a decidermi sugli elementi della prima decina sento il bisogno di fornire anche i dieci registi successivi (ordine alfabetico), sono quelli che potrebbero aggiudicarsi un posto nella prima decina in un altro momento, ad esempio se la lista la dovessi scrivere dopodomani.

altri-10-registi-preferiti-il-recidivo
  • Christopher Nolan
  • Ethan & Joel Coen
  • François Ozon
  • Michel Gondry
  • Nanni Moretti
  • Shin'ya Tsukamoto
  • Stanley Kubrick
  • Sylvan Chomet
  • Terrence Malick
  • Xavier Dolan

sabato 10 gennaio 2009

Il Divo

Il DivoI primi anni Novanta sono stati per l'Italia un periodo politicamente movimentato che delineò la fine della Prima Repubblica. Uno dei protagonisti di quel tempo è sicuramente Giulio Andreotti di cui seguiamo gli ultimi mesi di vita politica “in prima linea”: dal settimo governo al processo per associazione mafiosa.
Questo film sul declino e resistenza dell'highlander della politica italiana (oggi, nonostante tutto, è senatore a vita) mi conferma Paolo Sorrentino come uno dei migliori registi contemporanei italiani e, probabilmente, il mio preferito.
La dimensione che crea è molto artistica, a tratti surreale, riuscendo a ridimensionare e smorzare il lato politico puntando il riflettore anche sul lato "umano" del politico. La prepotenza della musica, ormai un elemento stilistico del regista, avvolge le vicende in un vortice dove la macchina da presa è spesso in movimento, al centro solo Andreotti sembra fermo, solido, monolitico: un monumento vivente.
Fucilate di aforismi accompagnano le fumose vicende del Divo orgoglioso di "non avere vizi minori", tormentato da un'emicrania lancinante e preoccupato che il Tedax non esca dal prontuario dei farmaci. Andreotti è cinico pure nel privato e anche con la moglie, ma com'è tenera la scena in cui le stringe la mano mentre alla tv suonano "i migliori anni della nostra vita" e noi ci rendiamo conto che quelli erano gli anni in cui affioravano alcuni lineamenti della "cultura" politica italiana.
La posizione che emerge di Andreotti è ben espressa nelle sue parole: "Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese; per troppi anni il potere sono stato io". L'Andreotti di Sorrentino si sente dunque legittimato anche nel suo lato oscuro d'azione, lui ha un mandato, un mandato divino e "bisogna amare tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa" e lo sa anche Giulio.
La realtà storico-politica del tempo era complessa con forze antagoniste che miravano e minavano lo Stato (brigatisti, terroristi di destra, democristiani, mafiosi, P2), sono stati anni difficili, e l'azione attuata da Andreotti sembra essere volta a far andare la risultante di quelle forze in una certa direzione e permettere a lui di acquistare potere con il sogno, irrealizzato, di raggiungere anche il Quirinale.
Molto probabilmente Machiavelli avrebbe fatto i complimenti al politico Giulio Andreotti che affronterà stoico anche i processi, io preferisco fare i complimenti a Sorrentino e al sempre bravissimo Toni Servillo.
Estasiato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |

sabato 6 settembre 2008

L'amico di famiglia

L'amico di famigliaUn inizio soffuso, sembra d'essere sopra una foglia sapientemente portata dal vento mentre sorvola l'Agro pontino per seguire una ragazza che ci metterà in contatto con il protagonista: Geremia de' Geremei.
Questo gretto omino vive con la vecchia mamma malata in un appartamentino abbastanza squallido ed è proprietario di una piccola sartoria. In realtà Geremia percepisce grosse entrate da una seconda attività, il prestito ad usura, e nonostante questa disponibilità finanziaria è tirchio. Non è solo il suo mestiere illecito ad essere sgradevole, lo è anche il suo aspetto, e dopo averlo visto girare con il suo cappotto lungo, il braccio ingessato che regge sempre un sacchetto di plastica, aver sentito il suo modo di parlare forbito ma adulatorio e viscido, sembra di riuscire a percepire anche il suo odore, senza dubbio rancido, untuoso, magari offuscato da un cattivo dopobarba.
Geremia offre i suoi “servizi” alla gente del paese, ma sbuca misteriosamente la possibilità di una grossa operazione che richiede l'investimento di tutto quello che ha raccolto negli anni.
Mi piace la regia di Sorrentino, mi dà la sensazione che tutte le cose siano messe al posto giusto anche gli eccessi di stile e quelli musicali. Non si allontana molto dal suo precedente Le conseguenza dell'amore mi sembra una sua estensione e traslazione: invece di raccontare solo “una storia” presenta anche una visione del mondo sia intima che sociologica, un mondo in cui perfino desideri e sentimenti sono svuotati, marci e mercificati.
Se all'inizio della visione lo squallore morale sembra avere origine da Geremia con il tempo il quadro si allarga e investe anche gli altri personaggi fino a renderli forse peggiori del povero usario.
L'incontro fra la bella e “la bestia” diventa un momento in cui nevrosi, subconscio e passione creano un vortice che centrifuga quanto visto in precedenza facendo uscire le cose capovolte.
Mi piace veramente questo Sorrentino che con la sua storia punge nell'intimo una società che vive in una terra “bonificata dal fascismo”, ma questo suo essere pungente, acido, credo che non farà amare questo film a molti.
Oltre a Giacomo Rizzo (Geremia) un elogio sulla recitazione se la merita anche Laura Chiatti perfetta nel ruolo della bella stronza.
Estasiato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 7 | Son: 8 |