lunedì 11 gennaio 2010

Nel Paese delle Creature Selvagge

nel paese delle creature selvaggeMax ha costruito un igloo proprio davanti casa e vorrebbe mostrarlo alla sorella più grande, ma lei non ha tempo né voglia, preferisce stare al telefono con il suo ragazzo ed uscire coi suoi amici.
La mamma di Max non c'è e, quando c'è, è indaffarata fra il lavoro e la ricerca di un nuovo compagno. Il ragazzino allora fugge dalla realtà e fa rotta verso un'isola immaginaria dove provare a "esorcizzare" la sua situazione.
Solitudine, mancanza di attenzione familiare e soprattutto assenza di un padre, sono questi le problematiche e Max nel nuovo "Paese delle emozioni selvagge" prova a ricollocarsi in una nuova identità e diventa il re di un manipolo di strane creature che altro non sono una trasposizione dei personaggi familiari.
Il paese delle creature selvagge è una fantasia che diventa viaggio nell'inconscio, una scampagnata emozionante in una ricerca interiore. La permanenza di Max nell'isola non giunge mai ad una vera catarsi, è un lento percorso verso un riconoscimento di sé stesso e richiede una rielaborazione delle sue emozioni e in particolare ad una dissipazione dell'aggressività.
Il difficile compito di sviluppare una sceneggiatura dalle poche pagine del racconto illustrato per l'infanzia di Maurice Sendak, da cui è tratto il film, è dato al prolisso scrittore Dave Eggers ma, nonostante io lo apprezzi abbastanza, non riesce a non farmi sentire la mancanza dello zampino del geniale Charlie Kaufman, sceneggiatore dei precedenti film di Jonze.
Il film lascia nel complesso un po' perplessi, non è né per adulti né per bambini, la maggior parte dei primi troverebbe un po' minimale e lontana la storia mentre la quasi totalità dei secondi si annoierebbe per l'andatura soporifera e malinconica. E' un film da sentire, chiede empatia proprio come per i grossi pupazzotti mono-espressivi ma espressionisti nella loro esaltazione delle emozioni istintuali.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 8 |

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