lunedì 5 ottobre 2009

Garage

garageJosie lavora come benzinaio in un distributore nella periferia di un paesino poco abitato. Nonostante i clienti non siano molti il suo datore di lavoro gli affianca un ragazzo quindicenne per i week-end. Tutto scorre un pochino meglio, con una nuova amicizia, fino ad un'incomprensione insostenibile.
Questo film vince il premio del più triste e umano dell'anno, sembra una versione un po' meno sociale e più esistenziale de La ballata di Stroszek.
Il protagonista, un ritardato con un cuore d'oro, trascorre con la sua malinconica felicità la monotona vita dei grigiastri cieli irlandesi, sempre pronto ad assecondare il suo occasionale compagno di conversazione e a portare qualcosa da mangiare ad un cavallo solitario. Una quotidianità fatta di routine e senza molte altre possibilità, ma che rende vivibile l'esistenza di quello spirito puro e ingenuo proprio perché le contingenze sono semplici e meccaniche.
Ma basta un ostacolo, frutto dell'ingiustizia e della paura che porta a conclusioni affrettate, alimentate dai pregiudizi, a distruggere tutto, rompere l'equilibrio sostenibile e macchiare il candido animo di Josie in modo irreparabile.
La regia rispecchia la situazione, si mette di lato e si fa semplice, minimale e composta, riducendosi spesso a una fotografia nella quale carpire la collocazione naturale di una vita immersa in uno spazio troppo vasto. Vasto, ma incapace di ospitare tutti, perché l'uomo è un pericoloso abitante e con la sua "civilizzazione" provoca anche derive corrosive, semplificazioni e degenerazioni che agli animi innocenti possono fare troppo male.
-Ma sei diventato permaloso!?
-No, è che sei tu che sei diventata stronza.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 6 | Son: 6 |

Qualcosa in comune con: