martedì 16 marzo 2010

Il Concerto

il concertoAndrei Filipov ha avuto il suo momento di gloria nel passato come maestro d’orchestra, ma fu cacciato dal regime comunista di Brežnev perché rifiutò di licenziare i suoi musicisti ebrei, oggi fa le pulizie per il Bolshoi, quella che fu la sua orchestra.
L’arrivo di un fax mentre spolvera la scrivania del direttore apre la strada alla voglia di rivincita e ad un’impresa folle. Riunirà i vecchi componenti per portare, di nascosto, al Théatre du Chatelet di Parigi la sua amata ossessione: il concerto per violino ed orchestra di Čajkovskij.

Mihaileanu è stato soprannominato “il Benigni rumeno” per il suo Train de vie, ritorna con una commedia che vira nel melodramma e con alcuni elementi in comune con il citato film. Nel mezzo c’è spazio per ironizzare su nostalgici del comunismo, sui nuovi ricchi oligarchi alle prese con matrimoni kitsch, ma anche sullo spirito commerciale degli ebrei e quello per i documenti falsi degli zingari.
 Viene detto nel film che “non si può far rivivere il passato” e quindi il regista sceglie di mostrare con un po' di nostalgia le forme che esso ha preso, cosa sia il post-comunismo russo e le ripercussioni sulle persone evidenziando un nuovo "stato" che sancisce il fallimento degli ideali e la cristallizzazione dei difetti.
L’elemento perturbante e allo stesso tempo perno su cui si fa leva è un fatidico concerto interrotto trent’anni prima, 
intorno al quale si sviluppa la storia di gruppo e una più personale. Il suo riproponimento, che questa volta chiede di essere portato a termine, è praticamente terapeutico e diventa l'occasione per fare dell'orchestra una metafora politica-sociale, dove ognuno contribuisce con il proprio strumento ad una grande armonia. Questo è il vero comunismo, si dice.
Qualche nota negativa nella sceneggiatura come alcune scenette forzate che sembrano posizionate per "dover" far ridere, ma quella veramente dolente viene da un tremendo doppiaggio: il crogiolo di lingue richiedeva i sottotitoli e non l'uso di accenti storpianti e un livello incoerente.
Le note armoniche vengono invece dalle interpretazioni di Mélanie Laurent, molto più espressiva che nei "Bastardi" di Tarantino, e dal bravo Aleksei Guskov nel ruolo del protagonista.
 Ma il grosso pregio del film è quello di chiudere in bellezza, in un tripudio di emozioni che traspaiono dagli sguardi dei personaggi 
e con la regia che si fa trasportare dallo spartito e stimola in un crescendo le viscere dello spettatore.
Gradito

| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 7 |

Qualcosa in comune con: