martedì 24 febbraio 2009

Old boy

Old boyOh Dae-Soo viene rapito davanti ad una cabina telefonica e imprigionato per quindici anni senza conoscere il motivo. Un arco di vita scandito solo dalla televisione, attraverso la quale scopre d'essere stato ingiustamente accusato dell'assassinio della moglie. L'odio cresce forte, e il desiderio di vendetta diventa la sola cosa a tenerlo ancora in vita.
Oggi Oh Dae-Soo è libero, o forse solo in prigione più grande, ma la vera questione è scoprire chi è stato a infliggergli tutto quello, e perché.
Un film che intreccia visioni surreali ad una narrativa da giallo, condendo il tutto con una violenza che potrebbe far pensare a Tarantino, ma che invece è intrisa di quella, tipica, coreana.
Un uomo moderno analizzato, nella sua solitudine, mentre attraversa luoghi senza identità, alberghi, strade, enormi palazzi, corridoi, alla ricerca di un appagamento istintuale. Un uomo che da vittima diventa carnefice e perde la sua umanità fino a sentirsi una bestia, ma non smette di supplicare un bisogno disperato d'amore.
La vendetta sembra dirigere le vite, spingerle all'azione, è la migliore cura per uno che è stato ferito, ma dopo un primo senso di appagamento il dolore tornerà comunque a cercarti.
Protagonista è la psicologia della vendetta, con una puntata sull'ipnosi, sul fatto che ci spaventi soprattutto per immaginazione e sulla necessità, per vivere, del meccanismo di rimozione.
Insomma un film violento, ma ricco, la regia di Chan-wook Park porta, con questo secondo capitolo della "trilogia della vendetta", ancora in alto il cinema koreano, un cinema che si impone per la sua poetica crudezza visiva e morale.
“Sorridi e il mondo sorriderà con te, piangi e piangerai da solo”.
Deliziato
| reVisione dal passato |

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