lunedì 23 marzo 2009

Mary

MaryUn regista, che ricorda molto Mel Gibson, ha appena finito di girare un film su Maria Maddalena. Marie è l'attrice che la interpretava ora è sconvolta dall'esperienza e decide di mettersi in viaggio per Gerusalemme. Ted è un conduttore televisivo che sta trattando la figura di Gesù Cristo nel suo programma, facendosi sempre più coinvolgere e trascurando la moglie prossima al parto.
I tre personaggi incroceranno le loro vite.
Abel Ferrara ci propone un film stratificato e variegato con un montaggio che centrifuga le storie. Partendo da un turbinio di dubbi esistenziali, passando per il metacinema, si parla del rapporto fra religione e media, del rapporto fra dio e l'individuo, del bisogno di dare un senso al dolore e alle sventure. Si vaga senza giungere da nessuna parte in particolare. Sullo sfondo aleggia quasi circondando il discorso, facendo da confine o forse assediandolo, un minaccioso fondamentalismo.
E' proprio imboccando molte strade e con una durata filmica contenuta che viene esplicitata la vacuità del parlare troppo sul tema religioso, perché non avremo risposte... l'unica certezza è solo il disagio che rimarrà. Ci aspetteremmo il classico tunnel buio con in fondo la luce, ma Abel ci propone un tunnel illuminato senza fine.
Ted disperato si reca in chiesa, guarda il crocefisso, chiede aiuto ma la testa di colui a cui chiede aiuto sta sanguinando, ha sofferto anche lui, non lo guarda, la testa è china, la risposta non c'è. “Mi ero perso e non sapevo dove cercarmi”.
Estasiato
| reVisione dal passato |

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