giovedì 6 maggio 2010
mercoledì 5 maggio 2010
La città verrà distrutta all'alba
La città verrà distrutta all’alba, quindi sappiamo già come andrà a finire, ma partiamo da qualche giorno prima quando in una piccola cittadina di circa milleduecento abitati sembrava regnare la quiete.Durante una partita di baseball fa ingresso in campo un uomo armato di fucile, sembra ubriaco e pronto a far fuoco, lo sceriffo prova a parlamentare poi, per evitare una brutta fine, interviene drasticamente.
Il problema è che le misure veramente drastiche devono ancora arrivare.
Lo sceriffo e la dolce mogliettina, coadiuvati dal fido aiuto-sceriffo, saranno protagonisti nella lotta alla sopravvivenza.
Questo remake del film di Romero del 1973, qui nel ruolo di produttore, lascia trasparire un consiglio ben preciso: anche se è poco rispettoso dell’ambiente, è sempre meglio bere dalle bottiglie di acque minerali. Infatti il virus che infetta il paese si diffonde nella popolazione attraverso l’acquedotto provocando nelle persone un’improvvisa sete di violenza.
Il percorso è il classico del genere con la celebre “fase uno”, il contenimento, che però non funziona mai. Coscienti della prevedibilità e della mancanza di originalità, oramai fisiologica per il genere, si cerca di giocare almeno rilanciando con colpetti di scena nella storia, ma ogni volta è troppo poco.
Non molto chiaro l’effetto di questo virus, in un primo momento si manifesta con persone mute e intontite che hanno un improvviso raptus violento, poi uno sembra pure diventare zombie, verso la fine cominciano a biascicare qualche parola per concludere con l’essere in grado di accordarsi fra loro. Bah, sarà una specie di evoluzione rapida un po' scomposta… o una forzatura per assecondare il gioco di rilanci che dicevo. A proposito di forzature bisogna citare le traiettorie improbabili che fanno i proiettili in certe scene clou.
Da segnalare anche il siparietto per decolpevolizzare i soldati che eseguono solo ordini, inconsapevoli di quello che fanno, sono ubbidienti assassini che, nell'incertezza del trovarsi di fronte ad eccessi emotivi naturali o dovuti al virus, per sicurezza abbattono e sterilizzano dandoci giù di lanciafiamme. Le bombe arriveranno poi, con il primo raggio di sole.
Sgradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 6 |
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 6 |
Etichette: 2010, Breck Eisner, Horror, Sgradito
martedì 4 maggio 2010
Yattaman
Janet e Gan-chan sono due giovani creatori di giocattoli che all’occorrenza si infilano al volo una tutina e diventano gli Yattaman. Grazie al supporto di robot dalle sembianze di animali contrastano le malvagie operazioni del trio Drombo.
Il trio è composto dalla longilinea Miss Dronio (Fukada Kyoko), dall'inventore Boyachy e dall'uomo di fatica Tonzula, i tre si muovono agli ordini del dio dei ladri Dokrobei che vuole trovare e unire i pezzi di una pietra dotata di poteri speciali, la Dokrostone, in grado di far varcare lo spazio-tempo.
Il regista Miike l’ho conosciuto nei territori truculenti di Ichi the killer, ben lontani da questa operazione pop che trasforma in film una serie animata che molti bambini degli anni ottanta ricorderanno, per lo meno i maschietti, considerato che la biondina dei cattivi si ritrovava spesso mezza nuda dopo la consueta esplosione della puntata.
La strada scelta da Miike è quella del citazionismo puro, tutti gli aspetti caratteristici del cartone animato si trovano nel film. Fedelissimo nei particolari e anche nelle scenette tipiche con gli improvvisi balletti, i patetismi e le idiozie. In pratica è come se avesse convertito in film due episodi e la conclusione della serie (spoiler, vedi ultima puntata: parte1, parte2).
Questo espediente ha il vantaggio di evitare di scontentare i fan, sicuramente Miike avrà sentito la “responsabilità” del compito in patria, ma ha il difetto di non aggiungere praticamente nulla. Il risultato per chi non si fa prendere dal piacere nostalgico dei ricordi lascia molte perplessità, delude nelle interpretazioni, ad esclusione di Boyachy, infastidisce con effetti grafici approssimativi (magari voluti così per risultare "giocattoloso"?) e racconta una storia schematica e poco avvincente.
Se si guarda il film in attesa di qualcosa che abbia il tocco della mano perversa di Takashi Miike è meglio lasciar perdere, c'è solo una scena che ci ricorda la sua presenza dietro la macchina da presa: un amplesso simulato ed esplosivo fra Yattacan e Virgin Road, la robot popputa del trio Drombo.
Se invece si è interessati soprattutto alle rievocazioni del "yattaaa, yattaaa, yatta-man!" allora si troverà con piacere un'ottima corrispondenza e un discreto divertimento, lungaggine nel finale a parte.
Il trio è composto dalla longilinea Miss Dronio (Fukada Kyoko), dall'inventore Boyachy e dall'uomo di fatica Tonzula, i tre si muovono agli ordini del dio dei ladri Dokrobei che vuole trovare e unire i pezzi di una pietra dotata di poteri speciali, la Dokrostone, in grado di far varcare lo spazio-tempo.
Il regista Miike l’ho conosciuto nei territori truculenti di Ichi the killer, ben lontani da questa operazione pop che trasforma in film una serie animata che molti bambini degli anni ottanta ricorderanno, per lo meno i maschietti, considerato che la biondina dei cattivi si ritrovava spesso mezza nuda dopo la consueta esplosione della puntata.
La strada scelta da Miike è quella del citazionismo puro, tutti gli aspetti caratteristici del cartone animato si trovano nel film. Fedelissimo nei particolari e anche nelle scenette tipiche con gli improvvisi balletti, i patetismi e le idiozie. In pratica è come se avesse convertito in film due episodi e la conclusione della serie (spoiler, vedi ultima puntata: parte1, parte2).
Questo espediente ha il vantaggio di evitare di scontentare i fan, sicuramente Miike avrà sentito la “responsabilità” del compito in patria, ma ha il difetto di non aggiungere praticamente nulla. Il risultato per chi non si fa prendere dal piacere nostalgico dei ricordi lascia molte perplessità, delude nelle interpretazioni, ad esclusione di Boyachy, infastidisce con effetti grafici approssimativi (magari voluti così per risultare "giocattoloso"?) e racconta una storia schematica e poco avvincente.
Se si guarda il film in attesa di qualcosa che abbia il tocco della mano perversa di Takashi Miike è meglio lasciar perdere, c'è solo una scena che ci ricorda la sua presenza dietro la macchina da presa: un amplesso simulato ed esplosivo fra Yattacan e Virgin Road, la robot popputa del trio Drombo.
Se invece si è interessati soprattutto alle rievocazioni del "yattaaa, yattaaa, yatta-man!" allora si troverà con piacere un'ottima corrispondenza e un discreto divertimento, lungaggine nel finale a parte.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 4 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 7 |
| Reg: 6 | Rec: 4 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 7 |
Etichette: 2009, Fantastico, Gradito, Takashi Miike
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