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martedì 30 giugno 2020

Il Recidivo risponde al posto di Ghezzi

Uno dei post più visitati negli ultimi tempi è quello dedicato ai film preferiti di Enrico Ghezzi, ma c'è anche Il Recidivo da queste parti e può rispondere anche lui a quelle stesse domande. Infatti alla trasmissione Questo è un paese di fessi su Radio 610 è stato intervistato proprio lui, figura molto modesta nella blogosfera e punto di riferimento di nessuno nel panorama cinematografico. La puntata non la potete riascoltare interamente, ma annoto qui sotto a mo' di promemoria, o consiglio, le sue risposte.

Alla richiesta di scegliere tre film italiani, dopo aver ammesso che, nonostante abbia visto più di 2000 film, il cinema italiano rimane una delle sue grandi lacune, ne ha citati tre di Nanni Moretti:
- Io sono un Autarchico
- Ecce bombo
- Sogni d'oro

Spinto a fare qualche altro titolo non dello stesso regista, ha ribadito che di cinema italiano ha visto poco, poi ha nominato: 
- Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino
- C'eravamo tanto amati di Ettore Scola
- I pugni in tasca di Marco Bellocchio

Alla richiesta di quale fosse secondo lui un film sopravvalutato ha risposto che: 
Crede che tutto l'ultimo Quentin Tarantino sia un po' sopravvalutato, per fare un titolo: C'era una volta a... Hollywood.

Il film che ha visto più volte è: 
L'esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam, anche perché la visione era gratis ai tempi di Stream TV (una delle prime pay per view in Italia).

Regista da recuperare:
- Satoshi Kon, con i suoi quattro film d'animazione che culminano in Paprika - Sognando un sogno, più la sua serie Paronoia Agent.
 
Registi attuali che più gli piacciono:
In passato aveva stilato la lista dei 20 registi che preferiva, fra di loro ce ne sono ancora in attività, ma con l'occasione nomina anche una coppia di fratelli registi più o meno emergente: Josh & Benny Safdie.

La chicca:
Non ha mai pensato di poter fare una regia però ha un'idea di film nel cassetto. Tanti anni fa, immaginando un film che gli sarebbe piaciuto, aveva visualizzato un pub con vari tavolini dove la macchina da presa si sposta per seguire le discussioni dei vari avventori. Dopo gli intrecci di chiacchiere, discorsi di politica, filosofia, idiozie e drammi, tutto condito da pinte di birra, si esce seguendo un personaggio e finisce con la macchina da presa dentro la sua vomitata. Tutto in un piano sequenza ovviamente.

venerdì 22 maggio 2020

Devs

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Alex Garland è uno dei registi che più ho promosso indirettamente negli ultimi anni. Nelle mie top dell'anno (2015, 2018), molto striminzite in quanto a numero di titoli, hanno trovato spazio tutti e due i suoi film come regista. “Come regista” perché Garland si era fatto conoscere nel mondo del cinema inizialmente come sceneggiatore, prima era uno scrittore di libri, infatti fu il successo del suo romanzo "The Beach", alla fine degli anni novanta, a catturare anche Danny Boyle che ne girò la trasposizione filmica con il giovane Leonardo Di Caprio nel ruolo di protagonista, e con Garland a curare la sceneggiatura.
Con questa premessa appare chiaro perché l’aspetto che più ho trovato convincente nei suoi film sia lo sviluppo del tema trattato, poi supportato più da una buona fotografia e visione estetica che da un particolare stile di regia. Quando ho sentito che aveva scritto e girato anche una mini-serie con soggetto una commistione di tecnologia, determinismo e libero arbitro mi sono sfregato le mani, considerato che sono argomenti che mi interessano da molto tempo. Mi sono quindi lanciato alla visione di Devs, mini-serie di 8 episodi, per ora inedita in Italia, disponibile su Hulu.

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Gli eventi si svolgono a San Francisco dove un giovane programmatore deve presentare il risultato di un progetto al capo-guru dell’azienda hi-tech Amaya. Se l’esito sarà positivo il giovane potrebbe entrare a far parte della sezione di ricerca e sviluppo, reparto denominato, per l’appunto, Devs.
Sembrerebbe poco avvincente, ma l’elemento in più è che quella sezione è altamente riservata e fa ricerca pionieristica sull’informatica quantistica. Nel reparto crittografia dell'azienda lavora anche la fidanzata del giovane, si chiama Lily ed è interpretata da Sonoya Mizuno che avevamo già apprezzato in Ex Machina. Sarà presto lei a diventare la protagonista della vicende.
Non è solo l’attrice a creare un legame fra questa mini-serie e il primo film di Garland (Ex Machina), entrambi sembrano futuristici, ma sono rappresentati come un futuro già qui, dove tutto appartiene al nostro tempo tranne il “ritrovato” tecnologico. Unendo i due titoli, risulta quel “Deus ex machina” che indica una persona o un evento che interviene all’improvviso (alle volte in modo forzato) per risolvere una situazione apparentemente senza via d’uscita. Tradotto in modo letterale significa “divinità che scende dalla macchina” e quindi cade a pennello come possibile immagine di sintesi per entrambe le opere: potrebbe essere una macchina a risolvere il quesito se il libero arbitrio sia, in realtà, solo una sensazione emergente di un essere in un sistema complesso ma in fondo deterministico.



La mini serie l’ho guardata molto volentieri, se siete appassionati alle problematiche esistenziali connesse alla funzione d’onda di Schrödinger e alle possibili interpretazioni della meccanica quantistica, ci troverete delle citazioni (interpretazione di Copenaghen, di Von Neuman-Wigner e soprattuto quella di De Broglie-Bohm e quella a molti mondi di Everett), segno che qualche libro di divulgazione sul tema se lo è letto anche Garland. Se queste cose non le conoscete però gradite fantascienza e thriller allora può bastare perchè piaccia anche a voi.
Una critica che voglio fare è che la si potrebbe definire una mini serie “a parentesi” nel senso che la parte centrale è un po’ debole e per il racconto poteva bastare anche solo l’apertura e la chiusura, quindi se ne sarebbe potuto fare un film, ma dato che il formato serie ormai è molto richiesto… E allora si poteva sviluppare meglio quella parte centrale, con più contenuto sostanziale, dando un po’ di storia anche ai personaggi secondari e soprattutto ampliando il discorso teorico (spunti ce n’erano) facendone quindi una serie più lunga. Con il rischio di diventare poi troppo pesante per certo pubblico? Beh, forse si poteva osare.

lunedì 13 aprile 2020

Fuori orario arriva su Rai Play

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Fuori Orario è la mitica trasmissione ideata da Enrico Ghezzi che ha portato in televisione tanti film d'autore per il pubblico cinefilo insonne o dotato di dispositivi di registrazione; Rai Play è la piattaforma di web streaming della Rai. Fuori orario ha da pochi giorni una sezione dedicata su Rai Play.
Finora ho usato Rai Play per vedere film un paio di volte, su iPad, e l'esperienza non era stata perfettamente fluida e piacevole: come da copione il video della pubblicità funziona sempre benissimo, quello del contenuto che vorremmo vedere tentenna, si blocca, impone il refresh e quindi di nuovo la pubblicità...
In ogni caso Fuori Orario - Film d'autore è una possibilità in più nell'ormai ampio panorama del video-streaming, il catalogo di film di questa sezione (ricordo che sono presenti anche altre sezioni di film su Rai Play) è al momento limitato a soli 24 film e non so per quanto tempo rimangano disponibili, ma contiene bocconcini raffinati per palati fini.
Io credo che coglierò l'occasione per vedere se funziona meglio su computer guardando Le livre d'image di Jean-Luc Godard, un film sperimentale che utilizza spezzoni di cinema e video d'archivio per costruire un libro di immagini il cui sviluppo offre una riflessione su cinema, storia e politica senza bisogno di sfogliare le pagine.