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Visualizzazione post con etichetta Todd Phillips. Mostra tutti i post
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lunedì 7 febbraio 2011

Parto col folle

Todd Phillips continua con l'ennesima variazione sul tema "road trip" e asseconda il tempo che passa rilanciando ogni volta sulle tappe dell'età dei suoi protagonisti.
Dopo il successo di Una notte da leoni, dove tre amici erano alle prese con un bizzarro post addio al celibato a Las Vegas, qui l'architetto Peter deve raggiungere la moglie, un viaggio da Atlanta a Los Angeles, che è prossima a partorire il loro primo figlio. Ad accompagnarlo gioco-forza sarà un pazzoide barbuto che sogna di diventare attore e sta passando la fase di elaborazione del lutto paterno.
Probabilmente è da ritenere un film riempitivo in attesa del seguito dei "leoni" che pur con certe cadute era stato divertente mentre qui a tratti ci si annoia. Come al solito Phillips sceglie bene i pezzi della colonna sonora, ma è lo spirito che manca, non si ritrova l'autentico on-the-road.
Una scena da segnalare comunque c'è ed è quando la macchina su cui viaggiano viene avvolta da Hey you dei Pink floyd e soprattutto dagli effetti dei fumi di una sigaretta modificata... L'unico "vero" trip concessoci.
Sgradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 7 |

martedì 15 dicembre 2009

Una notte da leoni

di notte leoni di giornoQuel che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas, una regola che fa di quella città piena di luci e perdizioni la meta perfetta per un addio al celibato.
Tre amici si risvegliano in una suite devastata, con una tigre nel bagno e un neonato nello sgabuzzino, all'appello manca il futuro sposo e non hanno la più pallida idea di dove sia finito. Ovviamente non ricordano nulla nemmeno della notte appena trascorsa.
Si parte per una rocambolesca ricostruzione degli eventi; domani il disperso deve sposarsi.
In principio fu Road Trip, il tempo del college, l'amicizia, gli amori, il viaggio e i suoi stravaganti ed esilaranti imprevisti che diventano “storia”, poi si cresce e Todd Phillips passa a Old School, si assapora con malinconia il tentativo di ritornare alla “fratellanza”. Eccoci quindi al terzo atto un “Hangover” (titolo originale) dove i postumi di uno sballo prima del matrimonio sanciscono la difficoltà di rimanere ancora “a tempo”, addirittura di fermarsi nella memoria.
Si può quindi trovare un'evoluzione nei film di Phillips dove si nota contemporaneamente un calando, tristemente “realistico”, dovuto ad un'attrazione magnetica verso la vita adulta e ad una riduzione di genuinità a livello di percezione delle storie.
L'aspetto riuscito del film è la costruzione temporale, la privazione anche per lo spettatore della fatidica notte di eccessi rende divertente la progressiva ricerca per comporre i pezzi, ma Mike Tyson cosa ci fa? E la banda di cinesi? Sono proprio i personaggi secondari a non appassionare gravando sul già basso livello del trio di protagonisti, ben assortito ma poco riuscito.
Apprezzabile la nobilitazione dei titoli di coda dove, finalmente, si riesce ad avere una fotografia di cos'è stata quella notte senza freni inibitori, ma il tempo del divertimento ha perso un po' troppa credibilità, è ormai una parentesi che lascia accesa solo una flebile fiammella.
Inesorabilmente si cresce. Purtroppo.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 7 | Son: 7 |

martedì 19 maggio 2009

Old School

Old SchoolTre amici hanno ormai avviato la loro vita da adulti, praticamente sono sistemati, ma quando uno di loro va ad abitare in un appartamento di un campus universitario si risveglia la voglia di riassaporare i tempi andati e uno sfratto diventerà l'occasione giusta per un revival.
Commedia americana post-college dal sapore molto nostalgico nella quale Todd Phillips già regista di Road Trip, ossia il precedente film “in-college” - nel suo genere l'unico che ho apprezzato - tenta di proseguire sulla strada quasi a costruire un discorso che riesce ad allontanare il pensiero che questo film sia solo una produzione per racimolare il facile guadagno che la tipologia assicura.
Questi neo-adulti che tornano indietro nel tempo sono affetti da una sindrome di Peter Pan vista non solo come sintomo di immaturità, bensì come una ricerca dei giorni ricchi di spensieratezza, divertimento e sensazioni forti. La loro re-azione diventa un riappropriarsi di uno spirito tipico di un periodo tanto piacevole da essere definito come “il tempo della vita”. Sono gli anni in cui la confraternita diventava la propria famiglia e l'amicizia una linfa in grado di rendere l'individuo parte di un gruppo che condivide problemi e soluzioni, un tempo dove ogni emozione può essere accompagnata da una canzone.
La goliardia diventa quindi uno status perenne, un "modus vivendi" per sfuggire alla piattezza delle regole della società e al "dover essere" delle norme sociali... anche se, alla fine, bisogna saperci fare con le scartoffie per cavarsela.
Una curiosità: mi pare che nella scena iniziale ci sia Amy Smart che fa la comparsa salendo per le scale mobili proprio dietro al protagonista però non ho trovato conferme. Chissà se è solo una mia allucinazione?
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 7 |