domenica 16 maggio 2010

Fandango

fandangoAd Austin nella casa della confraternita universitaria dei Groovers si festeggia con fiumi di alcool l’addio al celibato di uno dei membri, ma la baldoria si smorza quando al momento del discorso affiora la notizia che lui e un altro di loro hanno in tasca il foglio di via per l’arruolamento nell’esercito con destinazione Vietnam.
Come affogare la tristezza per l’incombente fine della loro giovinezza? Bisogna partire subito per un’ultima avventura epica che riesca a far divertire e dimenticare per un altro po’ quello che attende, forse per scappare.
Il mezzo è una Cadillac azzurra carica di birre e di cinque amici, la meta è ai confini con il Messico per recuperare i resti del vecchio Dom, un “compagno” sotterrato fra le rocce anni prima.
Questo fandango (un ballo andalusiano) di addio combina atmosfera on the road e on the rock anni settanta con realismo esistenziale e situazioni surreali. Dietro i canoni della commedia si tenta di nascondere il dramma della vita adulta, il movimento è evocativo ed esprime una malinconia che è allo stesso tempo vitalistica. Si muove con passi decisi partendo da una situazione che potrebbe presagire una classica goliardata da college americano, ma il periodo del divertimento è qualcosa da dimenticare, c'è la storia che recide quel tempo come una ghigliottina. Si prova a correre, a prendere velocità ad anestetizzarsi ubriacandosi, ma prima o poi bisogna fermarsi.
Il Vietnam non si vede, ma si sente, è sempre all’orizzonte ed evocato nella baldoria dei fuochi d’artificio dentro il cimitero, con tombe che si annunciano ai piedi dei nostri personaggi mentre nel cielo scuro esplodono quegli ordigni pirotecnici: c'è poco da ridere, la realtà diventa metaforicamente rivelatrice.
Poi c'è la scena del lancio dall'aereo, non si tratta di volare per piacere, non si tratta di librarsi nell'aria, di sospendersi verso gli ideali. Si tratta di dimostrare coraggio, di sfidare temerariamente la morte dopo un'esilarante lezione di volo alla lavagna perché non c'è nessuno ad insegnarti veramente come sopravvivere. Quel lancio è un precipitare, quasi senza paracadute.
La danza sembra volgere al termine, bisogna passare ai riti conclusivi, si deve brindare ai privilegi della gioventù a quello che si era, a quello che si è e a quello si sarà, perché nonostante tutto il fandango spinge ad andare avanti e qualcuno a scelte decisive: il matrimonio si deve fare.
Si improvvisa una cerimonia con banchetto e un ultimo ballo rivelatore, poi tutto finisce e il gruppo si scioglie, le amicizie sfumano ognuno per la sua strada. Ma c'è chi si era già dileguato perché non poteva festeggiare veramente dato che ha perso l'amore, l'amicizia e non c'è niente di positivo che lo aspetta nel futuro. Allora non rimane che guardare in disparte lo spegnersi delle luci da lontano e, probabilmente, fuggire da un sistema di cui non si vuole far parte.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 8 | Son: 8 |

Qualcosa in comune con: