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martedì 5 maggio 2009

Crash - contatto fisico

Crash - contatto fisicoUn giorno e mezzo trascorso a Los Angeles, contenitore di una società caduta in circolo vizioso.
Etnie diverse condividono lo spazio senza vivere un vero contatto, un contatto che è un bisogno innato ma che vien oggi represso dalla diffidenza e contemporaneamente condizionato dalla necessità, dall'istinto di sopravvivenza.
Il risultato è che l'incontrarsi sembra sfociare unicamente nello scontro, in un “crash”, e forse sono proprio questi incidenti di percorso a dare una svolta alla vita, a donarle un qualche momentaneo significato.
In questi contatti sfuggevoli, magari semplici incroci di pochi secondi, come non farsi condizionare dalla prima impressione?
In questa condizione gli stereotipi diventano doppiamente ingannevoli: se li ascolti ti senti razzista, se non li consideri rischi delle noie forse fin troppe pericolose.
Le identità sono in crisi, o meglio, in cortocircuito, da una parte mancano nuovi modelli di riconoscimento e dall'altra diventano pesanti residui, come catene che impediscono di sfuggire ai pregiudizi che si portano dietro.
Alla fine il risultato è che si vive sospesi, sempre in bilico, terrorizzati dell'altro che si avvicina, incapaci di un vivere “con”, preoccupati di difendere il proprio sé.
Siamo in America ma dov'è “l'americano”?
Il film esprime una visione della quotidianità in cui non si vede la celebre bandiera a svolazzare nel cielo azzurro, dove un'identità americana sembra non esserci e nel crogiolo di razze sembra regni disordine, tensione e una pericolosa legge del più forte (inteso come possessore di arma da fuoco o detentore di potere).
Un film corale che ricorda Magnolia, con i vari personaggi che si accavallano con un montaggio che li collega per similitudine o per trasposizione d'immagine, o di movimenti.
Il film propone un problema che per essere superato necessità di un punto di partenza in comune, pensare di poter vivere senza confrontasi e sfuggendo l'altro può dar sicurezza, ma porta anche all'acuirsi delle tensioni. La questione diventa quindi sul come confrontarsi e su quali basi comuni altrimenti ognuno parlerà ancora solo per sé.
Deliziato
| reVisione dal passato |

domenica 3 maggio 2009

Tutti a caccia del Gollum

Tutti a caccia del Gollum
Magari qualcuno vorrebbe subito commentare con un "Il signore degli anelli", ma questo non è uno ScrensHot a sorpresa e sbaglierebbe pure.
L'immagine qua sopra è presa da un mediometraggio inspirato all'universo di Tolkien che esce oggi su internet e verrà presentato anche allo Sci-Fi-London. Il film è The Hunt for Gollum ed il risultato del lavoro di un collettivo di film-makers con a capo un certo Chris Bouchard.
È la seconda volta che incontro un fan-film, ossia "produzioni video non ufficiali, di solito realizzate da fan, basate sulla storia di una serie tv, un film o un fumetto già esistenti e famosi" [tratto da ]. La prima volta era stata con Star Wars: Revelations, ho scoperto poi che l'universo di questo tipo di film dal basso budget, ma tanta passione, è molto più ricco di quanto pensassi.
Su Rotten Tomatoes possiamo trovare una Top Five che oltre al già citato The Haunt for Goblin comprende:
Per una lista più ampia si può fare una nuotata dalle parti di FanFilms.
Tornando al nostro film tolkieniano, ricordo che è visibile gratuitamente online (HD quality e HQ quality) e, per farvi un idea, vi lascio il trailer:



sabato 2 maggio 2009

Franklyn

FranklynMilo viene scaricato poco prima del matrimonio e va in cerca del suo primo amore. Emilia tenta ogni mese il suicidio, un po' per arte, un po' per attirare l'attenzione della madre. Jonathan Preest è un giustiziere mascherato di una fantascientifica Città di mezzo, unico ateo di una città di credenti, e vuole vendicare l'uccisione di una bambina. Esser è un signore alla ricerca del figlio che non rivede da molto tempo. Quattro protagonisti di storie apparentemente slegate che hanno però un destino comune.
McMorrow prende esteticamente qua è là passando fra Dark city e V per vendetta. Inizia disorientando lo spettatore giocando su una duplice realtà e su più protagonisti, senza contare l'inganno di un trailer che fa immaginare un film fantastico che si rivela invece essere un drammatico.
Anche se senza molta personalità è ben girato e con una buona fotografia, a non convincere molto sono le partizioni di tempo dedicate alle varie storie e il relativo montaggio lineare che, nella seconda parte, appare un po' “forzato” per accompagnare la comprensione di certi parallelismi.
La bella Eva Green porta un surplus al reparto recitativo che viene penalizzato da Ryan Phillippe in un ruolo che non gli calza per niente, quando Preest viene smascherato è stata una delusione: non mi aspettavo saltasse fuori quello spensierato faccino.
Franklyn si colloca idealmente (filosoficamente e psicologicamente) fra la ferita – il trauma (lutto, violenza, abbandono, delusione...) – e la morte, in quella cupa “terra di mezzo” dove il dolore rende pazzi, dove l'anima è colpita così fortemente che non si riesce a rialzarsi e guardare la realtà. Franklyn dice che in questi casi non rimane che aggrapparsi a un'idea, irreale, perché quando diventa impossibile riuscire a vivere felici si può solo “credere” o sanguinare.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |