blocco minilista tutti i film serie tv varie cinema 100 film preferiti informazioniblocco mini
Visualizzazione post con etichetta Mark Neveldine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mark Neveldine. Mostra tutti i post

mercoledì 7 aprile 2010

Gamer

gamerNel 2034 impazza il nuovo real-game del miliardario Ken Castel, già creatore di “Society” dove un ciccione seduto in poltrona, ad esempio, può prendere il controllo di una biondina in carne e ossa e farle fare quello che preferisce in un mondo tutto colorato, che ricorda un po' Second Life, all’insegna del divertimento più sfrenato.
Il nuovo titolo si chiama “Slayer” e prevede un'inedita opzione, i personaggi comandati dai giocatori possono anche morire, anzi è la norma, perché sono detenuti già condannati alla pena capitale che vengono usati come soldatini e calati in un campo di gioco bellico. Se sopravvivono per trenta round hanno la possibilità di tornare liberi: praticamente una versione futuristica dei gladiatori delle arene.
Il gioco ha raggiunto un tale successo che viene seguito alla televisione come un reality, nessuno è ancora riuscito nell’impresa di "liberazione", ma questa volta il ragazzino che comanda Kable è quasi giunto al traguardo. Senonché l'hacker Humanz interviene per cercare di svegliare le menti e svelare un inganno.
Neveldine e Taylor li conosciamo per essere i registi di Crank e Crank: high voltage dove abbiamo apprezzato il loro cinema dall'estetica da videogame, se vogliamo dirla in maniera misurata, altamente adrenalinica, violenta e spinta, se vogliamo dirla tutta.
Gli elementi per concretizzare un altro buon film c’erano quasi tutti: regia di qualità, dollari da spendere e qualche idea, non così originale, ma interessante. Quello che manca e disturba veramente, oltre a una compagine di attori in grado di diventare "personaggi" (Gerard Bluter non rende come un Jeson Statham), è una sceneggiatura valida considerato che la storia si rivela piena di buchi, con improvvise evoluzioni e mancati sviluppi.
Nel racconto è interessante l'incontro fra vissuto e tecnologia che non passa per la "vecchia" realtà virtuale, perché la biotecnologia ha permesso di interfacciarsi direttamente con un essere umano vivente con cui "giocare": tu perdi, lui muore. Si vive o si gioca?
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 5 | Fot: 8 | Sce: 4 | Son: 7 |

martedì 22 dicembre 2009

Crank: High Voltage

crank 2 amy smart nudaSi inizia l'istante dopo la fine del primo capitolo e si prosegue con lo stesso atteggiamento in un mix di azione e montaggio dal ritmo frenetico, anzi elettrizzante, con la giusta dose di ironia e una sceneggiatura da videogioco.
Avevamo lasciato Chev Celios precipitato da un elicottero, rimbalzato violentemente sulla capotta di un auto e quindi steso sul grigio asfalto, ma ecco arrivare a tutta velocità un furgone nero con dei musi gialli a bordo che caricano di peso il corpo dell'indistruttibile killer e sgommano via: il suo cuore deve essere trapiantato ad un boss della triade.
L'operazione va bene e Chev si ritrova con un cuore artificiale in grado di tenerlo in vita per qualche altro giorno così da poterlo utilizzare come bancarella per il mercato nero degli organi. Ma Chelios, ovviamente, non ci sta e appena riprende i sensi vuole riprendersi anche ciò che gli è stato tolto.
Al fatidico confronto con il precedente Crank risulta ancora ai livelli, ma qualche spanna sotto per alcune scene forzate, prese da sole anche simpatiche, ma nel complesso evitabili. Inferiore anche perché ripropone la stessa formula, riveduta e scorretta, che appare schematicamente ripetitiva anche se potenziata. Infilare nel deretano di un ciccione un fucile a pompa per estorcergli delle informazioni è una delle prime azioni del "nuovo" Chelios e dà l'idea di cosa ci aspetta.
Da tenere in considerazione che fra i pregi c'è quello di conservare un atteggiamento onesto, non prendendosi sul serio e usando l'esagerazione per trasmettere un urto anche allo spettatore: adesso non basta più l'adrenalina, serve una vera scossa d'alto voltaggio, e si è disposti a tutto per averla.
La storia si intreccia continuamente agli avvenimenti del primo film ed è visivamente altrettanto accelerata. Chev nella sua condizione di "senza cuore" si allontana sensibilmente, ma non fisicamente, dalla sua Eve (una Amy Smart un po' sciupata); il rapporto fra i due e anche le loro personalità sono un po' diverse rispetto al primo film.
Dopo l'iperstimolo chimico-adrenalitico ora c'è quello fisico-elettrico, il corpo ancora si sostiene anche se appare un po' svuotato, troppo disinteressato, forse liberato da quasi tutto e quindi ancora più forte, pronto per affrontare ogni cosa.
Neanche da dire che la chiusura ha l'apertura per il probabile terzo episodio.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |

lunedì 5 maggio 2008

Crank

CrankLui è lo stesso di The Transporter, l'erede del Bruce Willis dei tempi d'oro, il duro solitario contro tutti che si piega ma non si spezza; lo scenario è “l'americanata”: inseguimenti, sparatorie e azione a ritmi forsennati. Ma questa volta l'accelerazione è giustificata, anzi indispensabile, una questione di vita o di morte, quella del protagonista.
Chev Chelios, killer professionista, è avvelenato con un intruglio cinese che inibisce qualche ricettore cerebrale e per rimanere vivo deve eccedere con l'afflusso di adrenalina altrimenti il cuore si ferma, e naturalmente trovare il tempo per vendicarsi.
Questo film è una mezza genialata, ironico, assurdo, ben girato e anche la sceneggiatura non sarebbe male se non ci fossero troppe pecche tipiche del genere: si preoccupano di far vedere il cambio di pistola per ovviare al classico “proiettili infiniti”, ma non si preoccupano di cellulari che resistono a tutto, ustioni che scompaiono e personaggi che invece compaiono improvvisamente al posto giusto, nel momento sbagliato.
Il riferimento ai mondo dei videogiochi (Grand Theft Auto in particolare) è evidente, confermato con titoli di inizio e di coda, e marca l'approccio con cui si deve guardare questo cult movie.
Nel finale si raggiunge l'apice dell'inconcepibile, ma si esplicita anche un certo “significato” che evidenzia come il cattivo non sia più solo una minaccia esterna, l'acerrimo nemico da sconfiggere, ma anche interna, una mancata scelta esistenziale che ora tocca il cuore: si corre, si corre e alla fine, quando ci si ferma, si pensa a quello che veramente si sarebbe voluto e si scopre che era rallentare, annusare il profumo di una rosa e stare con la propria amata. Dosi di epinefrina a parte.
Risate e sconcerto, dialoghi radical-trash, e regia dall'animo punk.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 6 | Sce: 6 | Fot: 7 | Son: 8 |