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Visualizzazione post con etichetta François Ozon. Mostra tutti i post
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martedì 31 luglio 2018

Film per l'estate dalla piscina

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In estate le uscite di film importanti diminuiscono drasticamente, tanti cinema chiudono, e diventa un periodo adatto a recuperare i film persi dell'anno trascorso, grazie anche alle offerte che mettono in programma i cinema all'aperto o ai servizi di streaming che si rivelano una prima scelta di fronte al palinsesto televisivo in vacanza.
Oltre a dividere idealmente l'anno in due, come già scritto in questo blog, con la parentesi estiva aperta dal Festival di Cannes e chiusa dalla Mostra del cinema di Venezia, sento il periodo caldo come più indicato per vedere certi film rispetto all'altra grande stagione cinematografica. Per esempio apprezzo di più i B-movies horror e di fantascienza, specie se guardati in seconda serata con una birra fresca.
Quello che propongo per le umide serate estive è però un trittico di film che hanno in comune "la piscina": quella grande vasca piena d'acqua che si condivide per stemperare il caldo, ma intorno alla quale si generano spesso altri tipi di bollori.
Allora buona piscina³! 
Detto da uno che non sa nuotare.


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La piscina (1969)
di Jacques Deray.
Con Alain Delon, Romy Schneider, Jane Birkin e Maurice Ronet.



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Swimming Pool (2003)
di François Ozon
Con Ludivine Sagnier e Charlotte Rampling.



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A Bigger Splash (2015)
di Luca Guadagnino.
Con Tilda Swinton, Dakota Johnson e Ralph Fiennes.

lunedì 18 ottobre 2010

Ricky - Una storia d'amore e libertà

bambino con le ali

Una giovane madre operaia e la sua figlioletta tirano avanti da sole, poi un uomo torna nella loro vita. Lei rimane incinta e partorisce Ricky un bambino che al momento dello spuntare dei dentini mette fuori anche le ali.
Difficile tenere nascosto un bambino così, difficile anche tenerlo solo con sé, vorrà volare via.
La trovata fantastica viene smorzata dallo stile che rimane molto realista, inizialmente sembra di guardare un film dei fratelli Dardenne, ma l’inaspettata svolta e la parte finale del film riportano gran parte di quello che abbiamo visto alla dimensione onirica.
Cosa si è rappresentato? Era un sogno premonitore o va visto psicoanaliticamente come un'elaborazione di un abbandono? Come si rapporta il corpo del film con l’inizio, quando la donna parla con un assistente sociale e vorrebbe dare in affidamento un bambino che come particolarità ha solo il fatto di piangere molto?
Per capire meglio lo schema, dovrei rivederlo, forse la tripartizione va ordinata all’inverso: il finale con lei incinta sarebbe l’inizio, la parte centrale è un sogno che preannuncia o rielabora l’abbandono rappresentato come un “angelo” che sfugge, e l’inizio sarebbe la fine, il ritorno alla realtà, con lei che chiede l’affidamento di un bambino che non può “mantenere”.
I miei complimenti ad Ozon che da un apparente iperrealismo estrapola una favola d’amore che parla della tragicità di una libertà socialmente negata che può solo essere sognata.
Deliziato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |