domenica 4 luglio 2010

L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

anno genitori in vacanza

Certi film, come quasi tutti i libri, scelgono il momento in cui essere visti, o letti. Questa commedia sembra adattarsi perfettamente al clima attuale fra mondiali di calcio, caldo estivo e soprusi politici.
Mauro ha dodici anni e viene scaricato davanti il condominio del nonno che abita a San Paolo, i suoi genitori devono partire in tutta fretta per una “vacanza” forzata dalla dittatura. Il ragazzino non è per niente contento di quella improvvisata e salite le scale non troverà nemmeno il nonno ad attenderlo. Verrà “adottato” dal vicino, l’ebreo Shlomo, per poi essere accolto da tutto il quartiere yiddish.
Un mese estivo altamente formativo per il piccolo Mauro, che deve improvvisamente far fronte alla mancanza dei genitori e imparare a badare a sé, ma quello che apre e chiude questa parentesi è il Mondiale del 1970, quello in Messico, quello del Brasile di Pelé, quello in cui verrà assegnata l’ultima Coppa Rimet. A caricare la passione calcistica di ancora più aspettativa c’è la promessa che papà e mamma torneranno in tempo per vedere insieme la partita per la coppa.
Una simpatica commedia agrodolce, cromaticamente giallognola, un giallo-oro brasiliano, si rivela praticamente un amarcord dove traspare continuamente la memoria un po’ nostalgica per una quotidianità con stimoli minori, rasenti la noia, ma più genuini, perché ogni piccola cosa si carica di significato speciale (un subbuteo artigianale, una foto, un sorriso, la figurina mancante, dei guanti).
È proprio questa dimensione personale, rinchiusa nella contingenza politica e sociale, che si rivela il centro del ricordo più vivido di un bambino/regista, un ricordo di un tempo dove il crogiolarsi nell'utopia politica e nella vivace ingenuità fanciullesca rendeva possibile sognare.
Con una tinta comica si rivela il desiderio del nostro protagonista che nella partita di quartiere, ebrei contro italiani, di colpo scopre cosa vuole essere: "negro e volare tra i pali!". Il perché del "negro" lo capirete dalla visione, il perché dell'essere portiere è nascosto nel suo ruolo e in una frase dettagli dal padre.
Come finisce? Già lo sappiamo: Brasile-Italia: 4 a 1.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 6 |

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