mercoledì 26 gennaio 2011

My Son, My Son, What Have Ye Done

locandina my son my son what have ye doneDue detective della omicidi chiacchierano in auto, mi ricordano una nota scena di Pulp fiction, ma il tono è più serio. Vengono interrotti da una comunicazione radio proveniente dalla centrale. Arrivati sul luogo del delitto interrogano i conoscenti dell’assassino che nel frattempo si è barricato in casa con un fucile e, dice, due ostaggi.
Con deposizioni-flashback ricostruiamo il profilo psicologico di Brad, l'asserragliato in casa.
David Lynch presenta e produce Werner Herzog, un incontro promettente sulla carta, tanto da far immaginare già il gusto dell'intruglio che ne potrebbe venire fuori. Invece la miscela si rivela abbastanza deludente.
Allegoria fra dramma teatrale e dramma individuale, con una rappresentazione che sa costantemente di forzato ed emana un continuo sottile sentore di farsa.
In scena, con una strada che diventa palco, un detective la fidanzata dell’assassino e l’amico/regista teatrale. Nel retroscena, nascosto come fosse dietro le quinte, il protagonista.
Dai racconti aggiungiamo man mano i pezzi utili per inquadrare il leggermente disturbato Bred che è un giovane uomo “castrato” dalla madre, alla ricerca di un Dio nei barattoli dei fiocchi d’avena, turbato dopo un "mistico" viaggio in Perù ed esistenzialmente ispirato dall’identificazione con il personaggio che dovrebbe interpretare a teatro nell’Elettra di Sofocle: l'Oreste spinto al matricidio dalla sorella.
A me il film ha lasciato poco, giusto i ricorrenti fenicotteri rosa (aquile drag-queen) e l'idea di assistere ad una puntata di un telefilm, magari il pilot di una serie dove un detective della omicidi incontra assassini mentalmente disturbati ma "giustificabili" dal loro background e spinti al conto di sangue come un'inevitabile punto d'arrivo di una spirale.
Sì, per carità, alla fine nel film si odora sia di Herzog che di Lynch, ma pare una puzzetta.
Sgradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 6 |

Qualcosa in comune con: