martedì 12 maggio 2009

Persona

PersonaL'attrice Elisabeth ha deciso di non parlare più, l'infermiera Alma cercherà di aiutarla e aiutarsi.
Due donne che indagano sull'essere, due personalità che si incontrano fino a giungere ad una vorticosa dissociazione psichica.
Il punto di partenza è “la persona” e quindi “la maschera”: Elizabeth recita ma si blocca, diventa ossessionata dall'idea di “essere” invece di “sembrare d'essere”. Vorrebbe togliere l'ingombrante filtro, quell'involucro che difende-nasconde-veste-adorna il nostro io, per poter rivelare il suo essere. In quest'ottica il parlare diventa un continuo intreccio con il mentire e con la certezza di non essere mai veramente capiti. Allora non rimane che tacere.
Alma invece ci mostra come “la maschera” sia proprio lo strumento con il quale riusciamo a esprimerci con l'altro, manifestandoci ed esibendoci nell'interazione: lei si racconterà sempre più intimamente ad Elisabeth.
Da queste posizioni si sviluppa tutto il resto, secondo due prospettive: un'analisi sul cinema come espressione artistica e una psico-esistenziale.
Bergman indaga abilmente ma crede che il cinema non riesca a raggiungere l'essenza: può spingersi in un primissimo piano a mostrarci il viso di una persona, o addirittura sovrapporne due, ma rimane un'apparenza... e la pellicola si brucia di fronte a questa realtà.
Estasiato
| reVisione dal passato |

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