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venerdì 15 marzo 2019

Amy Adams, Jessica Chastain e Bryce Dallas Howard non sono la stessa persona

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[Amy Adams, Jessica Chastain, Bryce Dallas Howard]

In passato ho avuto qualche problema con i nomi di persone, se poi queste si assomigliavano fisicamente abbinarle al nome faceva inciampare il mio cervello. Adesso cerco di usare qualche tecnica per sopperire all'istinto della mia memoria a non dare molta importanza al nome delle persone.
Ci sono stati alcuni attori e attrici che assomigliandosi molto non associavo correttamente al film in cui interpretavano un ruolo, ad esempio accadeva per Natalie Portman e Keira Knightley.
In una puntata di Bojack Horseman (s05e07), una delle serie che più ho amato, c'è uno scambio di battute che mi aveva fatto sghignazzare e gioca proprio sulla somiglianza di tre attrici, ma la affianca alla "qualità" dei ruoli che interpretano.

BoJack s05e07
In una discussione fra due personaggi occasionali (che vedete nell'immagine qui sopra), per fare delle relazioni consequenziali ovvie, una dice all'altra:
«Un dottore cura, un DJ mixa, Jessica Chastain accetta qualsiasi ruolo che rifiuta Amy Adams».
Qualche minuto più tardi, l'altra, per fare suo l'insegnamento ricevuto, ripropone a una terza persona l'adagio in una versione leggermente diversa:
«Un dottore cura, un DJ mixa, Bryce Dallas Howard accetta le parti che rifiuta  Jessica Chastain...».
Ovviamente raccontata non rende nello stesso modo. 
In pratica il significato è che Amy Adams è quella che può permettersi la prima scelta, Jessica Chastain accetta ogni parte che rifiuta la prima e la povera Bryce Dallas Howard accetta quanto scartato dalle precedenti.
Se avete visto qualche film con le attrici menzionate e ci pensate qualche secondo, noterete che è proprio un'ironia azzeccata.

martedì 26 febbraio 2019

Oscar 2019

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Quasi mi dimenticavo del consueto breve commento post-cerimonia, veniamo subito ai principali vincitori degli Oscar 2019 che sono stati:
  • Miglior film: Green Book di Peter Farrelly
  • Miglior regia: Alfonso Cuarón per Roma
  • Miglior sceneggiatura originale: Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly per Green Book
  • Miglior attore protagonista: Rami Malek per Bohemian Rhapsody
  • Miglior attrice protagonista: Olivia Colman per La favorita
  • Miglior film straniero: Roma di Alfonso Cuarón
[Per l'elenco completo vedere Premi Oscar 2019 con i vincitori fra i nominati]

Al tabellino il vincitore è Bohemian Rapsody (con 4 statuette), in qualche modo ricompensato del grande successo popolare che il film ha avuto, ma punterei l'attenzione sui secondi arrivati, quelli con 3 statuette ciascuno, che mostrano come gli aventi diritto al voto abbiano dato nelle loro preferenze sfogo anche a un sentimento anti-trumpiano, promuovendo tre film dai soggetti urticanti per il presidente, la popolazione afro e quella messicana, e sono: Green Book, Black Panther e Roma.
Per quanto riguarda Black Panther a me non era piaciuto, non sono un fan del mondo Marvel, ma ho visto quasi tutti i loro film, questo lo metterei negli ultimi posti. Le categorie in cui ha vinto sono per le professionalità più tecnico-artistiche.
Green Book e Roma li vedo come i due veri film vincitori e spero di recuperarli, in particolare quello di Alfonso Cuarón che aveva vinto anche il Leone d'oro.
Nella a me cara categoria dei film d'animazione avevo visto solo L'isola dei cani di Wes Anderson, che mi aveva annoiato, il vincitore è stato Spider-Man - Un nuovo universo, che non mi invoglia la visione; gli altri a bocca asciutta sono Gli Incredibili 2, Mirai e Ralph spacca Internet che vorrei vedere.
Uno dei grandi sconfitti è stato La favorita di Lanthimos, nonostante il nome e le 10 candidature ha vinto solo quella per la Miglior Attrice di Olivia Colman che a sua volta l'ha strappata ad un'altra sconfitta per l'ennesima volta la povera Glenn Close, candidata per sette volte senza mai impugnare altro che le chiavi di casa.

domenica 27 gennaio 2019

La mia cosa preferita sono i mostri

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Oggi è la Giornata della memoria, ho dedicato in passato un post a film consigliati per la Giornata della Memoria, questa volta colgo la ricorrenza per presentare La mia cosa preferita sono i mostri, un graphic novel di Emil Ferris che mi è piaciuto molto.
A collegare questo fumetto con l'argomento cinema c'è una delle passioni della protagonista Karen, una bambina di dieci anni, per il genere horror: nel racconto guarda il film Carnival of souls; mentre a collegarlo con il tema dell'Olocausto c'è il soggetto dell'indagine della piccola Karen che si improvvisa detective per scoprire chi ha ucciso la vicina di casa: una bella ebrea con una triste storia alle spalle.

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A piacermi sono stati soprattutto i disegni realizzati usando delle semplici penne Bic. Le tavole alle volte sono quasi abbozzate altre volte molto particolareggiate, colorate  e curate. Lo stratagemma è rendere l'opera come se fosse il quaderno-diario di Karen tenuto durante la storia vissuta e quella ricordata per ricostruire il passato.
Il registro varia dal caricaturale al realistico, ottenendo un'atmosfera sospesa fra realtà, o meglio dramma, e ricordi di un sogno, o meglio incubo, con rappresentazioni di quadri che entrano nelle vicende e con copertine di riviste horror degli anni sessanta a segnare i capitoli.

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Questo è il primo volume della storia, per la conclusione si dovrà aspettare, ma il tema è quello classico della paura del diverso che si trasforma nelle persone in un'incapacità di riconoscere quali sono i veri abomini di cui si dovrebbe aver realmente paura e che andrebbero rifiutati e respinti.
Alla classica domanda dylandogghiana "chi sono i veri mostri?" si risponde ancora una volta, e vale anche per questi giorni, "i veri mostri siamo noi".