giovedì 29 gennaio 2009
mercoledì 28 gennaio 2009
WALL-E
La Terra stracolma di rifiuti è stata abbandonata, fra spianate di cartacce e rovine di grattacieli qualcosa si muove ancora: è il piccolo WALL-E, un robot che si carica di energia solare e poi passa il tempo a costruire torri di mattoni composti da rifiuti e rottami compressi.WALL-E nel suo lavoro recupera e mette da parte quello che attira la sua attenzione, poi raccoglie tutto in un malinconico rifugio che diventa un misto fra un ripostiglio e un piccolo museo dei tempi che furono.
Uno giorno dal cielo arriva EVE, un evoluto robot i-mac stiloso alla ricerca di forme di vita, per WALL-E è l'occasione di una nuova amicizia.
La particolarità di questo ennesimo lavoro della Pixar è l'opera di asciugatura visiva e di sceneggiatura, con un ritorno a ritmi da film muto dove la parte sonora ha però un ruolo forte. WALL-E è un'animazione per adulti, non tanto per la tematica, ma per la realizzazione che probabilmente addormenterebbe un bambino e per i giochi citazionisti che rimandano a classici del cinema in modo esplicito (sopra tutti 2001: Odissea nello spazio). Il film impenna nell'ultimo terzo dove l'azione prende il sopravvento e si ritorna nei canoni più comuni.
La parabola post-apocalittica è una delle solite: l'uomo ha reso invivibile la Terra e la tecnologia l'ha reso schiavo salvandolo ma costringendolo a vagare per lo spazio in una gigantesca astronave. Ridotto o de-evoluto a ciccione consumatore che nemmeno cammina più, dato che può fare tutto adagiato su poltroncine volanti, l'uomo ha perso la sua parte attiva, forse anche il sentimento, fino a diventare un banale esecutore di procedure. Paradossalmente il compito delle macchine è stato assunto dall'uomo e le macchine si sono sostituite ad esso fino a ballare nello spazio e addirittura innamorarsi.
Una delle cose che colpisce di WALL-E è il leitmotiv della "meraviglia", una meraviglia che può comparire sotto forma di un anello con diamante scovato fra i rifiuti, ma anche nel gesto di buttare quello stesso anello come una cartaccia per conservare, invece, la sua scatoletta. La meraviglia del film va pari passo con un sapore malinconico (anche in questo torna il film per adulti) il sapore è quello del piacere agrodolce del ricordo di qualcosa di bello che “è stato”.
Nel suo giocare con il classico del cinema essendone l'ultima evoluzione tecnica, ossia la computer grafica, WALL-E è una piccola chicca che segna i tempi dell'uomo e il tempo del cinema.
Deliziato
| Reg: 8 | Ani: 8 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 8 |
| Reg: 8 | Ani: 8 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 8 |
Etichette: 2008, Andrew Stanton, Animazione, Deliziato, Fantascienza, Sentimentale
lunedì 19 gennaio 2009
I demoni di San Pietroburgo
Nel 1860 Fëdor Michajlovič Dostoevskij si trova a combattere i demoni del passato mentre, nel presente, gruppetti inneggianti Bakunin progettano un attentato; nel frattempo Fëdor dovrebbe anche finire la scrittura del suo romanzo che deve essere consegnato entro cinque giorni al suo editore-aguzzino.Il film parte decisamente male con la scena dell'uccisione di un principe; male non tanto per l'uccisione, ma per l'assenza di pathos. Si prosegue un po' meglio in un intreccio fra il racconto del tumultuoso presente e la rappresentazione del percorso politico-esistenziale della vita di Dostoevskij.
Fëdor viene condannato a morte per aver fatto parte di società segrete con idee reazionarie socialiste, ma pochi istanti prima della fucilazione è graziato dallo Zar Nicola I e spedito ai lavori forzati in Siberia. Qui entrerà in contatto con "il popolo" rimanendone profondamente deluso e questa esperienza condizionerà le sue posizioni politiche che muteranno allontanandosi sia dall'avanguardia rivoluzionaria, inspirata proprio dallo spirito delle sue prime opere, che dal popolo, esigente di un “risveglio” più democratico.
Il Dostoevskij maturo pone ai contestatori una visione che mette al centro l'uomo, con la necessità di fuggire alla cieca adesione agli ideali astratti che diventano una scorciatoia verso il delirio di onnipotenza e la violenza; la strada deve essere quella del dialogo indirizzata dall'amore per l'umanità.
Lo scrittore viene accusato di tradimento dai giovani che lo criticano per l'atteggiamento passivo ("aspettate che il mondo migliori con la vostra mite fede!"; “state ad aspettare che il ricco si vergogni della propria ricchezza”) che non produrrà il cambiamento necessario.
La messa in scena non sempre cattura, ma bello ed efficace il flashback sui lavori forzati in Siberia e anche il surreale ed incantato brutto sogno del finale. Rimane però un film un po' sbilanciato sul teorico che meritava una più corposa e distribuita qualità nella rappresentazione.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 5 | Sce: 7 | Son: 6 |
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 5 | Sce: 7 | Son: 6 |
Etichette: 2008, Biografico, Drammatico, Giuliano Montaldo, Gradito, Storico
Iscriviti a:
Post (Atom)











