domenica 1 luglio 2012

Miracolo a Le Havre

Miracolo a Le Havre
Per assaporare completamente questo piccolo grande miracolo sarebbe opportuno aver visto un film precedente del regista: Vita da bohème. In quel film si raccontava la vita di stenti di tre personaggi dalle velleità artistiche. Uno di questi, lo scrittore, si chiamava Marcel Marx e proprio lui, trasferitosi dalla "vecchia" Parigi alla portuale Le Havre, è il protagonista di questo nuovo film di Kaurismäki.
Marcel ora fa il lustrascarpe e riesce a malapena a racimolare i soldi per mangiare, a casa l’aspetta l’amata moglie che per non pesargli nasconde la malattia che porta dentro sé, ma dopo un peggioramento è costretta a farsi ricoverare. Nel frattempo Marcel aiuta un piccolo clandestino a nascondersi dalla polizia e ritrovare la strada verso casa.
I temi del film sono tanto attuali quanto dolorosi, eppure Kaurismäki rappresenta queste vite difficili in tutta la loro dignitosa povertà, senza pietismo, una volta eliminato tutto il materiale a splendere è la genuinità della nobiltà d'animo delle persone.
Il regista finlandese mette sul palmo di mano l'ottimismo nell’amarezza e fa del tragicomico un qualcosa di poetico, così il film scorre via nella sua semplicità. Molto divertente quando per raccogliere del denaro si chiede aiuto al “rocker” Little Bob (che si può vedere nel suo splendore nella foto sopra).
Il post-bohémien mostra che nulla è cambiato negli anni, le povere anime gentili vivono ancora nella fatalità, ma questa volta c’è un pizzico di positività, c'è l'atteso miracolo a cambiare il finale e far fiorire un ciliegio.
Ma di miracolo si parla, perché è il solo "atto" che può portare il lieto fine dentro una società ingiusta, la mobilitazione della solidarietà di classe non basterebbe, per compiere il prodigio serve una piccola ribellione dentro il sistema: un briciolo di coscienza. Deliziato

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