sabato 17 luglio 2010

The Hole

the hole il bucoIn un college inglese d'élite, retta annuale da trentamila dollari, sono scomparsi quattro ragazzi. I giovani avevano deciso di nascondersi in un bunker nel bosco vicino la scuola per evitare una noiosa gita.
L'intenzione era spassarsela per tre giorni e con una piccola bugia nessuno si sarebbe accorto di niente, il loro amico Martin, l'unica persona a conoscenza della furbata, sarebbe andato a riaprire la botola del bunker. Ma il piano non fila liscio.
I film si apre con Liz, una di loro, in stato confusionale che barcolla lungo una strada e sembra essere sfuggita a un maniaco. Arriva al college vuoto, trova un telefono, prende la cornetta e tira un urlo. Da qui in poi, con l’aiuto di una psicologa, si cercherà di ricostruire cosa è accaduto veramente in quel buco.
Lo schema del film è avvincente, la narrazione ricorda una versione molto semplificata de I soliti sospetti, si inizia con due versioni soggettive non compatibili, che incuriosiscono lo spettatore, e si prosegue con flashback che spiegano come sono andate realmente le cose in quei giorni di segregazione forzata. Purtroppo la sceneggiatura ha anche dei punti deboli macroscopici su cui si glissa rendendo poco credibile soprattutto il ruolo della polizia.
Molto convincente è invece il ruolo di Thora Birch, sempre brava in queste parti che ben si adattano alle sue forme burrose. Per lo più si tratta ogni volta della ragazza “tipo”, da contrapporre alla bella del caso. Qui tutti i ragazzi del film sono stereotipati: la biondina svampita, lo sportivo esuberante, il bel tenebroso e quello bravo e intelligente. Abbiamo già detto che hanno anche un fattore comune: l’essere tutti benestanti. Risulta chiaro che c’è un intento di selezione “sociologica” che però non si concretizza in un sviluppo e non si scava in quel “buco”. Infatti, mentre si costruisce un background che poggia sull’apparenza, e si punta quindi il dito contro una gioventù di superficiali, vanitosi e spaventosamente vuoti, rimane oscuro il contorno. L’unico particolare che traspare è la totale assenza della famiglie («Non sono pazza è che mia madre non mi ascolta»).
In conclusione, in quel mondo di privilegiati abituati ad avere ogni cosa materiale, anche l’amore diventa un'ossessione possessiva, un qualcosa di completamente disinteressato all’altro come persona, praticamente un interesse egoistico da soddisfare.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 7 |

Qualcosa in comune con: