
In una notte tempestosa tragici eventi faranno cambiare la vita dei personaggi.
Mi ero promesso di vedere il film dopo la lettura del libro da cui è tratto, ed eccomi qui. L'autore del libro è Ammaniti che seguo dalla sua prima pubblicazione e sentivo molto “mio”, poi l'ho visto diventare famoso e da snobbino, come sono, ho cominciato a prenderne le distanze mentre aumentava il suo successo popolare e mi veniva espropriato.
La trasposizione cinematografica taglia con l'accetta il racconto cartaceo, elimina alcuni personaggi e non ha il tempo per far crescere veramente quelli che mantiene; solo per Rino e in parte per Quattro Formaggi si riesce a montare una qualche evoluzione.
Se già il libro non mi aveva entusiasmato il film ha fatto peggio, fin dalle prime scene non mi ha convinto il montaggio e la regia, ma la prova autoriale è ancor più deludente: quasi sempre sopra le righe, molto teatrali, Timi risulta un po' meglio degli altri, ma anche lui eccede nelle gestualità e in “scenate”.
Salvatores sottolinea la connotazione del paesaggio, un Friuli freddo, desolato, che nasconde drammi sociali dove i disagiati sono abbandonati a sé stessi e dove gli unici ad avere la libertà sono i ricchi, mentre ai poveri e agli oppressi non rimane che Dio, un Dio indifferente o, forse, che infierisce proprio sui più deboli. Ma il caro Gabriele non riesce a coinvolgere nella sua evoluzione moderna della storia di un cappuccetto rosso con uno strano lupo cattivo e il “trucchetto” del motivetto ricorrente, "She’s the One" di Robbie Williams, per commuovere velocemente e artificiosamente l'ho trovato melenso e sgradevole.
Piacevole la veloce comparsa dei TARM in concerto, solo pochi secondi, e io uso poche altre parole per dare la mia sentenza: Salvatores non è riuscito a bissare il buon compito svolto con Io non ho paura.
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 4 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 5 |
| Reg: 5 | Rec: 4 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 5 |