venerdì 12 dicembre 2008

L'ultimo cinema del mondo

L'ultimo cinema del mondoSoledad scappa da Buenos Aires direzione sud, si ferma solo quando finisce la strada in un piccolo villaggio che ruota la sua vita sociale, ludica ed educativa intorno ad un vecchio cinema che riesce a proiettare, una volta al mese, quello che rimane di pellicole minori.
Un "solito" film che parla su di sé per parlare di cinema come metafora di vita, riesce a regalare qualche situazione comica anche se nel complesso sembra un po' scontato e risulta sostenuto, più che dalla divertente e surreale nuova realtà della protagonista, dalle illuminazioni delle innovative teorie nate già vecchie di un personaggio secondario che dona al racconto una sfaccettatura filosofico-politica.
Nel suo costruire una storia d'amore fatta di incomprensione del linguaggio parlato, appare un regista non molto deciso nel posizionarsi con la macchina da presa, ma con piccole-grandi cose banali da dire riesce a sostenere questa parentesi di mondo che verrà inesorabilmente scoperta, e cambiata, dall'avvento di una televisione che rinchiude e distrugge la socialità donata dallo sgangherato cinema al piccolo villaggio.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 6 |

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