lunedì 27 maggio 2013

Palma d'oro 2013

palma-oro-adele

Questa edizione del Festival di Cannes è stata caratterizzata da un buona dose di film di alto livello, quello che la giuria ha scelto come migliore del Festival è stato:
  • La vie d'Adéle di Abdellatif Kechiche
La presidenza di Spielberg, a vedere i risultati, sembra essere stata molto istituzionale, si potrebbe dire quasi servile.
Mentre veniva assegnata la Palma d'oro per un film francese su un amore lesbo, a Parigi si manifestava contro i matrimoni gay.
Chiaramente bisognerebbe aspettare di vedere il film e gli altri in concorso, ma viene da domandarsi quanto abbia contato il voler dare un "peso politico" al premio? Era proprio questo il migliore film della selezione in concorso?
Sale anche il dubbio che il regista abbia voluto giocare un po' di furbizia cavalcando l'onda mediatica del dibattito sull'argomento quando ha scelto di trarre questo film dalla graphic novel Il blu è il colore più caldo di Julie Maroh.
Inoltre, mi chiedo, se non gioverebbe maggiormente alla "causa" premiare film su questa tematica con protagoniste coppie di ragazze un po' più grandi, non quindicenni. Dico così per sfuggire all'idea che si faccia leva sull'immaginario delle belle ninfette per prendere il pubblico, quello etero in particolare, per la libido o per lo "scandalo", salvo poi usare la carta dello sdoganare artisticamente la tematica omosessuale come sponda "intellettuale".
Alcune affermazioni del regista a me non convincono molto, per esempio quella sulla scelta della protagonista, la debuttante diciannovenne Adele Echarchopoulos: «Ho capito che era l’attrice giusta vedendola mangiare una fetta di torta, la mangiava, con tutti suoi sensi, ho capito che era la ragazza giusta» [fonte].
Per carità, c'è il beneficio della "risposta da intervista", ma sniff-sniff, sento odore di furbetto e magari bastava presentarlo a Venezia invece che a Cannes per emanarne un po' meno.

Adele-Exarchopoulos-Lea-Seydoux
[Adele assaggia la torta]

A bocca chiusa, invece, è rimasto il nostro Sorrentino con La grande bellezza, l'unica pellicola italiana in gara (il film Un castello in Italia, di Valeria Bruni Tedeschi, era una produzione francese). Riconoscimenti al nostro cinema ci arrivano grazie ad Adriano Valerio con la Menzione Speciale per miglior corto 37 4s e alla Menzione Speciale della Giuria Ecumenica per Miele di Valeria Golino. Mentre la medaglia di maggior pregio arriva a Salvo, diretto da Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha vinto il Gran premio della Semaine della Critique e anche quello di Film Rivelazione della Semaine.
[Lista completa dei premi: palmarès]

Qualcosa in comune con: