domenica 6 marzo 2011

Ombre cinesi


Il cinema ha intrinseca nella sua essenza l'importanza e la dominanza del punto di vista. Fra gli innumerevoli possibili punti di osservazione, spaziali e culturali, ne vengono scelti alcuni che nella oggettivazione sulla pellicola diventano più salienti di quelli ignorati.
Questa preferenza o questa posizione anche inconsapevole si intreccia con il psicologico istinto d'immedesimazione dello spettatore nella storia, che guarda, ascolta e vive una rappresentazione. La risultante del punto di vista del regista con il punto di osservazione dello spettatore è un incontro/scontro dotato di un certo potere “dirompente”.
Ora si potrebbe riflettere sul rapporto fra i due flussi, se sia un rapporto di potere paritario, sbilanciato, o magari variabile in certi casi (menti), ma il mio intento è solo aggiungere un sottotesto all'immagine qui sopra, dove un semplice capovolgimento di punto di vista fa sorridere.
Di proiezioni e ombre aveva già parlato, dicendo praticamente tutto, Platone nel Mito della caverna, quello che si può sottolineare è come punti di vista, coni di luce e parti oscure non solo selezionano cosa guardare, non solo possono deformare il mostrato, ma se maneggiati da un “regista” sono in grado anche di proporre inganni e ideologie.
Se lo spettatore non riconosce quegli inganni ed è incapace di reggere e leggere quel punto di vista il sopracitato incontro/scontro fa diventare quel potere solo accondiscendenza e concede che gli inganni possano diventare la realtà.

Qualcosa in comune con: