martedì 2 luglio 2013

Sotto le rovine del Buddha

Sotto-Le-Rovine-Del-Buddha
Il cinema americano ha la famiglia Coppola, il cinema medio-orientale ha la famiglia Makhmalbaf, e questa ha pure la sua scuola di cinema e i film se li produce da sé attraverso la Makhmalbaf Film House.
Questo Sotto le rovine del Buddha è girato da Hanna, la più giovane della famiglia, classe 1988. Impugna la macchina da presa dopo il padre Mohnsen e alla sorella Samira, prende spunto dalla "talebanata" della distruzione dei Buddha di Bamiyan per raccontare una storiella con protagonista una bambina che vuole andare a scuola ad ogni costo.
Niente di originale, ci sono i soliti leitmotiv del cinema iraniano, ma complice il fatto che è da un bel po' che non ne vedevo uno del "filone" e che la storia è una riflessione pedagogica e sociologica semplice ma concreta, il film mi ha convinto e mi è piaciuto.
Quindi niente grande cinema però c'è del buon mestiere con qualche tocco più schematico che poetico, il segno che Hana è cresciuta direttamente nel cinema e difficilmente offrirà guizzi originali tipici di chi riesce ad emergere. Il risultato è comunque di tutto rispetto.
L'innocenza e la forza di volontà della bambina si stagliano in un paesaggio aspro e arido, incurante della sua presenza, anzi con la costante sensazione che sia pronto a riassorbirla, a farla scomparire. Quando qualche persona entra distrattamente in relazione con lei non è mai per aiutarla, ma solo per complicarle le cose.
La piccola è vestita di verde, il colore del movimento riformista iraniano, diventa così simbolo del possibile germoglio di rinnovamento culturale anche in territorio afgano: lei vuole andare a scuola per imparare storie divertenti e poi vuole farsi bella. Tutte cose che non sono ben viste dalla cultura che la circonda, maschilista e oppressiva, una realtà statica che lei attraversa con caparbia nonostante tutto remi contro alle sue intenzioni e ai suoi sogni.
Gli incontri la rallentano, la bloccano. Gli adulti appaiono marginalmente eppure il loro mondo incombe costantemente perché hanno infisso gli ideali paletti che condizionano la sua esistenza e le sue possibilità. Gli altri bambini che crescono come lei in quello scenario ostile "giocano" a fare la guerra, fingono di essere talebani, poi soldati americani, e quelli che compiono verso la nostra protagonista e il suo amico da noi sarebbero atti di bullismo, lì diventano normalità.
I desideri della bambina vestita di verde hanno le armi puntate contro, non è solo un gioco, è una vera persecuzione educativa. Ti abbatte. Lei vorrebbe solo imparare a leggere belle storie invece la Storia che deve fronteggiare è diversa, asfissiante, e quel terreno è troppo arido per permettere che una generazione migliore germogli. Deliziato

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