martedì 24 dicembre 2013

domenica 15 dicembre 2013

Quando la musa turba il maestro e gode l'allievo - EunGyo

Matita-perfetta-EunGyo
Ho recuperato questo film perché in qualche sito di cinema ero incappato in alcuni sui screenshot dove comparivano delle matite e, in una di queste, la mano di un uomo impugnava una Matita Perfetta (è una matita della Faber Castell che contiene in un unico oggetto matita, gomma, temperino e allunga lapis). Essendo io appassionato di matite ed essendo la Matita Perfetta fra le mie predilette, non potevo lasciarmi sfuggire il film, anche se di fatto sono poco più di oggetti di scena, senza molta importanza ma con un attimo di ribalta in uno scambio di battute: qualcuno dice che le matite appuntite sono tristi, qualcun altro ribatte che è il temperino ad essere triste.
Al di là di questa parentesi poetica per appassionati di cancelleria, il film è una variazione sul tema Lolita intersecato dalle problematiche inevitabili di un triangolo amoroso e in più può essere visto, con una traslazione, in una considerazione sul mutamento sociale che contrappone un passato di valori profondi a una modernità di valori materiali.
Un poeta settantenne e il suo giovane pupillo rientrano a casa e trovano, assopita sulla poltroncina del giardino, una bella ragazza, il suo nome è Eun-Gyo e diverrà la nuova domestica.
La ninfetta appare immediatamente come l'oggetto del desiderio dell'anziano scrittore che immagina di poter essere giovane per sedurla. Ma sono sogni, non gli resta che tramutare i rimpianti per la gioventù perduta nella stesura segreta di un racconto a lei ispirato.
Ad approfittare di tutto e tutti sarà l'allievo, un tipico ingegnere, noioso, incapace di vedere nelle cose qualcosa che trascenda il loro essere oggetti. Dalla sua parte c'è il vigore e l'abilità nello sfruttare le occasioni a suo vantaggio e la disposizione a fare carriera con sotterfugi e falsità.
Questa è la contrapposizione che ne deriva: il vecchio saggio chino dal peso di piombo dei propri rimpianti, da una parte, e il vigore spregiudicato del giovane che ha come unica filosofia l'ottenere il successo a qualsiasi costo, dall'altra. Nel mezzo una ragazzina sprovveduta.
Il film ha un ritmo lento e dilatato, fra il riflessivo e il voyeuristico, segue i rapporti prima latenti poi sempre più tesi e manifesti fra i tre, fino ad un'impennata finale, da thriller.
La visione è piacevole, ma non spicca in nessun aspetto, due frasi però mi sono rimaste impresse. La prima la riporto letteralmente perché è risaputa: «Per quanto riguarda i libri, di solito, popolarità e qualità non vanno a braccetto». Della seconda ne riporto il senso, o almeno quello che mi è rimasto: «Ci sono cose che per quanto le racconti non vengono mai capite veramente». Gradito

lunedì 2 dicembre 2013

Paranoia Agent

paranoia-agent-streaming
[+] È passato un bel po' di tempo da quando ho visto Paranoia Agent (2004), la Serie TV d'Animazione di Satoshi Kon; l'avevo guardata in giapponese sottotitolata in inglese, compito per me impegnativo perché il mio rapporto con le lingue straniere è e sempre sarà conflittuale, quindi indice che ci tenevo molto. Lo sforzo fu in gran parte appagato e siccome ho trovato di recente su YouTube la versione in italiano (link allo streaming delle puntate in fondo al post), mi è venuta voglia di proporla ai lettori con la speranza che i video non vengano cancellati. 
Satoshi Kon è uno dei miei registi preferiti e le tematiche delle sue opere mi coinvolgono molto, quando nell'agosto del 2010 è mancato sono rimasto veramente male. Se n'è andato a soli 46 anni con un film in cantiere, The Dreaming Machine, che pare non vedrà compimento.
Paranoia Agent è uscita per la TV ed è composta da 13 episodi di 25 minuti, si ritrovano elementi dei temi trattati nei suoi film, praticamente si può considerare un compendio della sua opera.



La serie non è semplice da seguire e gli episodi appaiono spesso sconnessi fra loro. A fornire la struttura, con qualche interruzione, c'è l'indagine per catturare Shonen Bat: un ragazzino con cappellino e mazza da baseball che si diverte ad aggredire le persone dileguandosi poi grazie a suoi rollerblade dorati.
La prima vittima è una giovane designer che sale alla ribalta grazie a Maromi, un pupazzetto rosa di sua invenzione. La polizia sospetta che lei si sia inventata l'aggressione per attirare l'attenzione e sfruttarla come operazione di autopromozione. 
Da qui si aprono gli eventi che prendono pieghe inaspettate con l'entrata in scena di personaggi in altre faccende affaccendati che pare non abbiano molto in comune. Anche le "realtà" si stratificano, si passa dal thriller all'onirico, dal fantasy al metafilmico, dal comico al drammatico.
Il trait d'union, che progressivamente si svela, evidenzia che quanto selezionato è il materiale per un'analisi sociologica del Giappone, quindi una critica alla società nipponica ipercompetitiva nella quale le persone si trovano oppresse da aspettative elevate o afflitte dai sensi di colpa. Sono situazioni dalla quali le persone vorrebbero fuggire però la via battuta non va verso l'esterno, in un'evasione, bensì verso l'interno, nella psicosi e nella paranoia.

paranoia-maromi
Shonen Bat a suon di mazzate diventa, paradossalmente, un liberatore per quelle vittime intrappolate nelle loro situazioni personali. Nel finale si uniscono i puntini e viene spiegato tutto, io l'ho trovato un pochino deludente perché le mie aspettative si erano gonfiate nella visione e mi aspettavo qualcosa in più.
La narrazione e la grafica di Kon partono dal tangibile per poi sublimare in realtà oniriche e surreali dove il mondo quotidiano viene centrifugato in un flusso psicoanalitico introspettivo e caotico, in questa nuova dimensione si può trovare uno sfogo, fantasticare e cercare un qualche nuovo ordine. Alla fine se ne fuoriesce con un'apparente calma, ma si intuisce essere solo un punto dell'eterno ritorno.

Consiglio: se avete un tablet salvate questa pagina nei preferiti, come un sommario, e poi guardate le puntate sul vostro dispositivo.
  1. Arriva Shonen Bat!   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  2. Le scarpe d'oro   [Parte 1 - Parte2 - Parte3]
  3. Double Lips   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  4. Il cammino del vero uomo   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  5. Il racconto del Sacro Guerriero   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  6. Minacciata dalla furia degli elementi   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  7. Mhz   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  8. Happy family planning   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  9. Etc.   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  10. Maromi dolce-sonno   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  11. Senso vietato   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  12. Radarman   [Parte1 - Parte2 - Parte3]
  13. Ultima puntata   [Parte1 - Parte2 - Parte3]

domenica 17 novembre 2013

Marc'Aurelio d'oro 2013

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Finisce oggi l'ottavo Festival Internazionale del Cinema di Roma, ma i premi sono già stati assegnati. Sembra che questa edizione abbia offerto qualcosa di meglio rispetto allo scorso anno, la particolarità è che a vincere il maggior premio, come a Venezia, è un documentario italiano. I film "normali" riprenderanno a vincere anche nei nostri festival, ma trovo sia una qualche ammissione che in fondo il cinema sia praticamente finito e non rimanga che documentare o riproporre quello che è già stato, magari rinfrescando l'esperienza con tecnologia ed effetti speciali (e anch'io mi sto ripetendo per l'ennesima volta).
Ecco i premi:
  • Marc'Aurelio d'oro: TIR di Alberto Fasulo [Sinossi]

  • Premio del pubblico: Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée.
  • Miglior attore: Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club.
  • Miglior attrice: Scarlett Johansson per la prestazione vocale nel film Her.
[Elenco completo dei premi ufficiali]

sabato 16 novembre 2013

Indovina il film dagli emoji

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Un nuovo modo per giocare con i film: indovinare i titoli a partire dagli emoji, ossia la versione evoluta ad immagini degli emoticons, ben nota e spesso abusata in modo divertente dai frequentatori di chat. 
Qui sopra trovate un esempio per iniziare, alcune combinazioni rendono l'identificazione del film molto facile mentre per altri non è per niente semplice, specie se il film non lo si è visto e non si tiene conto del titolo in inglese.
Se vi siete scervellati abbastanza e volete la soluzione completa potete vederla via Reddit, se il gioco vi piace è possibile installare l'app per il proprio tablet o smartphone, sia Apple che Android, per proseguire con altri rompicapi e in più l'aiuto in stile "La ruota della fortuna".

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giovedì 7 novembre 2013

Festival del Film di Roma [VIII edizione]

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L’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma parte domani 8 novembre 2013 e si concluderà il 17 novembre assegnando il Marc'Aurelio d'Oro. La madrina dell'evento sarà Sabrina Ferilli, mentre il direttore è, per il secondo anno consecutivo, Marco Muller.
Confesso che mi ero dimenticato del Festival però ben ricordo di aver letto che fuori concorso c'è anche Las brujas de Zugarramurdi, il nuovo film di Alex De la Iglesia. Chi mi segue su twitter dovrebbe averlo già visto qualche mese fa, ma linko anche qui il trailer. Come si fa a non essere curiosi!? Questo è il mio film più atteso, mentre il colpo grosso del Festival è sicuramente la prima di Hunger Games – La Ragazza Di Fuoco con Jennifer Lawrence, trasposizione del secondo volume della trilogia di Suzanne Collins.
Questi i film in concorso:
  • Another me di Isabel Coixet
  • Ben o degilim di Tayfun Pirselimoglu
  • I corpi estranei di Mirko Locatelli - Italia
  • Dallas buyer club di Jean-Marc Vallée
  • Entre nos di Paulo Morelli, Pedro Morelli
  • Gass di Kiarash Asadizadeh
  • Her di Spike Jonze
  • Lanse Gutou di Jian Cui,
  • Manto Acuífero di michael rowe
  • Mogura No Uta di Takashi Miike
  • Out of the Furnace di Scott Cooper,
  • Quod Erat Demonstrandum di Andrei Gruzsniczki
  • Sebunsu Kodo di Kiyoshi Kurosawa
  • Sorrow and Joy di Nils Malmros
  • Take Five di Guido Lombardi - Italia
  • Tir di Alberto Fasulo - Italia, Croazia
  • A Vida Invisível di Vítor Gonçalves,
  • Volantin Cortao di Diego Ayala
[Sfoglia la brochure di presentazione del Festival]
[Scarica il programma in PDF]

mercoledì 6 novembre 2013

Come due calamite - The Loneliest Planet

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Una coppietta di trentenni americani nel pieno dell'amore ha deciso di compiere un'escursione negli altopiani della Georgia per coronare la relazione, prima del già previsto matrimonio. L'avventura con tenda e zaini in spalla ha però in serbo qualcosa che spezzerà l'affiatamento dei promessi sposi.
Film con aspetti interessanti, ma si arriva alla fine un po' troppo stanchi. Sentiamo anche noi il peso della lunga passeggiata nei paesaggi montani della Georgia dove quello che accade è veramente poco e si gioca ad oltranza sulla tensione costante, sfruttando falsi indizi e la presenza del terzo incomodo: una guida assoldata sul posto.
La sensazione della minaccia incombente che attendiamo provenire dall'esterno, dall'estraneo, si concretizza quasi come ci si aspetta, ma il vero elemento “tragico” viene da chi non si sospettava.
È tutta qui la semplice chiave di volta di questo film. Un gesto, basta un gesto istintivo, per far rivedere sotto una luce diversa tutto quello che si dava per scontato. Poi non è possibile tornare indietro, qualcosa si spezza e provare a soprassedere non ristabilirà mai la condizione precedente. Un attimo può cambiare il significato di giorni e giorni.
La regista russa sfrutta il paesaggio quasi come un fondale, raramente si vede il cielo, la terra viene attraversata senza giungere ad un meta, lo scenario naturale diventa ossessivo, incurante e fagocitante nella sua bellezza. Con lunghe sequenze in tempo reale e campo lungo, si fonde il paesaggio con il passaggio dei tre corpi. La traversata, quindi il vivere, che all'inizio sembrava compiersi da un'unica entità, la coppia, si sfalda e rivela una nuova verità.
Il titolo del film è un gioco di parole con la celebre casa editrice di guide turistiche, la Lonely Planet. Dopo la visione ci appare chiaro che il pianeta solitario a cui si riferisce, il più solitario, è la singola vita dell'essere umano. Gradito

martedì 29 ottobre 2013

Film per Halloween - Un ricetta a base di pesce

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Ormai è un appuntamento consueto, quando arriva Halloween fornisco una ricetta per l'Halloween del cinefilo.
Nel corso degli anni ho proposto 6 ricette per 31 film che si addicono all'atmosfera della festa, ormai ce ne sono in varie salse e per tutti i gusti, si può scegliere fra:
Questa volta ero senza idee e pensavo di riportare solo la lista delle ricette precedenti, poi mi è giunto un flash: se c'è la ricetta montana ci sta anche una ricetta marina.
La settimana scorsa guardando qualche video su youtube ero giusto incappato sul trailer di un film horror con squali che piovevano dal cielo, insomma una immane stronzata, ma seguendo i collegamenti ho scoperto che esiste un vero e proprio filone del genere.
Usciti soprattutto per il mercato home-video, i film horror sugli squali sono veramente tanti, troppi. Fattori ricorrenti, quindi probabili ingredienti del successo, sono: trama semplice (sopravvivere agli squali), effetti speciali di serie B, gusto per l'improbabile, se non per l'impossibile, e presenza di ragazze in bikini.
Il film più famoso del settore, molto diverso dalla strada che ha poi preso il genere, è ovviamente Lo Squalo di Steven Spielberg. Era il 1975 e fu il primo blockbuster estivo, poi sono seguite repliche e varianti sul tema giungendo al vero e proprio boom di questi ultimi anni.
Ecco quindi una lista per bocche buone che mettono da parte la verosimiglianza con facilità e amano vedere le persone mangiate dai pescecani.
La "selezione" di ben sette titoli è fatta senza aver visto alcuno dei film riportati, è evidente che non si tratta di una lista dei migliori film sugli squali. Mi sono semplicemente basato sui trailer, che dicono molto da sé, e ho scelto fra i più recenti e strampalati; in fondo, se visti con il giusto spirito, potrebbero pure divertire.


» Ricetta per un Halloween a base di squalo

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  • Shark Night - Il lago del terrore (2011, trailer)
    Sì, ci sono gli squali anche nei laghi.
  • Dinoshark (2011, trailer)
    Sì, ci sono preistorici squali congelati nei ghiacci.
  • Sand shark (2011, trailer)
    Sì, gli squali passano anche sotto la sabbia.
  • Shark 3D (2012, trailer)
    Sì, ci sono gli squali al supermercato, se è allagato.
  • Sharknado (2013, trailer)
    Sì, gli squali possono cadere dal cielo.
  • Ghost shark (2013, trailer)
    Sì, gli squali compaiono all'improvviso se c'è un po' d'acqua.
  • Avalanche sharks (2013, trailer)
    Sì, ci sono gli squali anche sotto la neve.

venerdì 25 ottobre 2013

Linux Day 2013: film su Linux

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Domani ci sarà l'annuale giornata consacrata alla promozione di Linux e mi sono accorto che nei precedenti post dedicati all'appuntamento con il Linux day avevo parlato di film coi pinguini, di film open source, ma non avevo nominato i film che parlano nello specifico del mondo Linux.
Ecco quindi l'occasione per rimediare e proporre i tre documentari più famosi su Linux e il mondo del software Open Source. Sono visibili in streaming e in rete si trovano anche i link per scaricarli gratis.


The Code 
(2001, di Hannu Puttonen, durata: 58 min)
"Negli stessi anni in cui nasce il world wide web, cade il muro di Berlino, inizia la prima guerra del golfo e mentre Microsoft estende il suo impero, nacque anche il kernel Linux. Questo documentario ripercorre tutte le fasi salienti del suo sviluppo e della sua integrazione con il sistema GNU" [da Wikipedia].





Revolution OS 
(2001, di J.T.S. Moore, durata: 85 min)
Si racconta la storia del sistema operativo GNU/Linux, dalle origini al 2001, evidenziando la differenza tra software libero e open source.
Non mancano accuse contro la Microsoft e le interviste ai protagonisti del settore, a noti hacker e ad imprenditori.





Revolution OS 2 
(2004, di A. Di Corinto, durata: 56 min)
Di Corinto elabora in salsa italiana il seguito ideale dello statunitense Revolution OS. Si ripercorrono le tappe più recenti della ”rivoluzione”, si raccontano le pressioni del mercato e il valore sociale del software libero nella pubblica amministrazione e nell'istruzione.




Video Bonus
Per concludere un video bonus che raggruppa alcuni momenti dove Linux compare o viene nominato nei film e serie tv.

domenica 22 settembre 2013

Trovare film simile a...

trovare-film-simile
Uno dei post più popolari del blog è Come trovare film simili a..., sono incappato in un sito che svolge lo stesso compito: Movievisor.
Movievisor ha meno opzioni di quello precedentemente consigliato ma una grafica più immediata e sfrutta meglio lo spazio a disposizione.

movievisor
I film consigliati come simili non sempre mi sembrano tali, ma è uno strumento che può tornare utile per cercare film che potrebbero piacere in base a uno di partenza.
Anche in questo caso la "sfortuna" è che bisogna utilizzare i titoli in inglese e anche qui vengono proposti i collegamenti per vedere i film su Netflix, Amazon e Vudu, ma sono servizi che non sono ancora ufficialmente attivi per l'Italia.

mercoledì 18 settembre 2013

Voglio essere come Lindsay Lohan - The Bling Ring

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I film di Sofia Coppola li ho visti tutti e questo è senza dubbio quello meno riuscito. Riassumo i primi 30 minuti: oh my god, so cute, wow... Ha così tante cose! Sono le parole che escono dalla bocca delle protagoniste, a ripetizione.
Il racconto prende spunto dalla fatidica storia realmente accaduta e vede un gruppetto di ragazzine e un ragazzo (che fa da voce narrante) intrufolarsi nelle ville di ricchi e famosi di Los Angeles per sottrarre abiti e gioielli. La banda verrà soprannominata dai media "The Bling Ring", dove 'bling' è uno slang che viene dall'hip-hop e indica l'indossare gioielli in modo ostentato tipico dei nuovi ricchi.
La Coppola rimane nel suo ormai caratteristico campo delle adolescenze tristi e più nello specifico dalle parti di Somewhere, guardando questa volta dall'altro lato dello specchio: se di là il protagonista aveva fama e ricchezza ma trascurava la figlia, di qui le figlie trascurate dai padri la fama la vorrebbero avere. Insomma si tratta di una variazione sul tema dell'annoso problema della noia d'essere adolescenti benestanti.
Le giovani fashion victim ossessionate dallo stile di vita delle celebrità, vengono seguite con distacco, non c'è immersione nelle psicologie delle ragazze, solo qualche incursione nelle loro camerette, lo sguardo rimane alto, si vuole documentare la loro pochezza.
Le attenuanti ai loro comportamenti vengono ricondotte ai soliti genitori assenti o dalla presenza come fosse un'assenza o dalla presenza pseudo-educativa che in realtà fa più male che bene. La Coppola sembra riscontrare l'impossibilità di andare più a fondo, non c'è qualcosa di significativo da cercare dentro quelle teste, vogliono solo poter avere anche loro l'immagine che gli viene presentata a ripetizione come quella cool, quella che "piace alla gente che piace".
Una volta c'erano le gioventù difficili tormentate per introspezione, una volta c'era la rabbia del giovane contro il sistema e l'adolescenza era ribellione ai dis-valori costituiti, ora invece sembra ci sia la necessità di farli propri quei dis-valori. Le ragazzine qui rappresentate sono difficili per un'inconsistenza interiore che viene riempita di cose materiali usate per tappezzare un corpo vuoto, senza una personalità. In verità sono solo un po' troppo intraprendenti nell'ubbidire alla regola odierna per costruirne una, di personalità, che è semplice, quasi un mantra: io sono ciò che ho, io sono ciò che consumo. 
Il tema è interessante e va ben oltre il caso specifico del film allargandosi a fenomeno sociale, la realizzazione di Sofia Coppola invece risulta inferiore a quanto fatto in passato. In Somewhere il protagonista si trovava in un circolo vizioso e alla fine vi usciva, questa volta nel loop c'è entrata la regista che, sarà anche per la scelta di non creare empatia verso queste teenager, ma non riesce ad appassionare lo spettatore che, senza la musica delle ripetute "scorribande", cadrebbe nella noia più totale. Il risultato è quasi un reality su teenager che rubano abiti e soldi per mettersi in mostra in discoteca e scattarsi foto agghindate da pubblicare su Facebook. Ah, è proprio come nella realtà. Sgradito

domenica 8 settembre 2013

Leone d'oro 70^ Mostra del cinema di Venezia

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Dopo quindici anni (dal 1998 di Così ridevamo di Gianni Amelio) un film italiano vince il Leone d'Oro ed è pure un documentario, proprio all'esordio dell'entrata in lizza per la categoria, e a "decidere" il premio c'è pure un italiano come presidente di giuria. Un bel colpo...
Il film vincitore è quindi Sacro Gra di Gianfranco Rosi, che non ha parentela col più celebre regista Francesco, il film è un on the road lungo paesaggi e personaggi del Grande Raccordo Anulare romano.
Fra gli altri premiati, seguendo la curiosità, menziono Philomena di Stephen Frears, dato per qualcuno come papabile vincitore, ha vinto il premio per la sceneggiatura, e il greco Miss Violence, che porta a casa due premi maggiori, regia e migliore attore, dove si racconta in modo surreale una storia di violenza familiare quotidiana, pare un qualcosa alla Micheal Haneke.
Non sarà stata una delle edizioni migliori del Festival, ma sembra che qualcosa di buono ce la possa offrire. Al di là dei premiati le mie attese maggiori rimangono per il The Zero Theorem di Terry Gilliam e per il Si alza il vento di Hayao Miyazaki che ha ri-comunicato il suo ritiro e questa volta potrebbe essere veramente il suo ultimo film.

  • LEONE D'ORO: Sacro GRA di Gianfranco Rosi
  • Leone d'argento miglior regia: Alexandros Avranas per Miss Violence
  • Premio speciale della giuria: Stray Dogs di Tsai Ming Liang
  • Coppa Volpi migliore attrice: Elena Cotta per Via Castellana Bandiera
  • Coppa Volpi miglior attore: Themis Panou per Miss Violence



Trailer di Il sacro GRA:

mercoledì 4 settembre 2013

Tutte le informazioni di un film in un unico posto - Portitle

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FineBytes è una compagnia di software israeliana che ha creato un portale per raggiungere facilmente le informazioni di film, per vederli in streaming o procurarseli tramite la rete P2P.
Il portale si chiama Portitle e può essere l'ideale pagina iniziale per un impianto Home theater PC oppure, grazie alle estensioni per Windows, Chrome e VLC (stanno arrivando anche le app per Android e per Windows 8) un modo comodo e veloce per avere informazioni, recensioni, trailer o scaricare film sul nostro computer.
Portitle recupera i dati da IMDB, Wikipedia, AllMovie, RottenTomatoes, iTunes, YouTube, TrailerAddict, OpenSubtitles, SubtitlesBank, The Pirate Bay, Torrentz, FilesTube.
Se si usa l'estensione per Windows si integra con explorer e basterà un clic col tasto destro del mouse sul file del film per accedere all'identificazione con Portitle. Con l'estensione per Google Chrome basterà prima sottolineare il titolo da cercare nella pagina web.
Oltre ai film si possono cercare SerieTV e ShowTV, dopo aver selezionato la propria lingua le informazioni proposte rispetteranno la preferenza e se possibile consiglieranno sottotitoli e trailer adatti.

martedì 3 settembre 2013

Un altro canale del digitale terrestre per cinefili - LaEffe

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L'ho scoperta da poco, ma LaEffe è da aggiungere subito in fondo alla lista di canali del digitale terrestre per cinefili, anche se i film sono solo una porzione del suo palinsesto.
È nata a maggio di quest'anno dall'incontro fra il gruppo Feltrinelli e La7 ed è disponibile al canale 50 del digitale terrestre. 
Il primo film che hanno trasmesso è stato Grillo Tsunami Tour – Un comico vi seppellirà, non una gran scelta, ma stanno facendo di meglio.
Ho già dichiarato che il mio canale preferito è RaiMovie, anche se avrei alcune critiche da fare, prima fra tutte quella di osare poco e usare il solito schema da RaiTre, ossia i film belli ma poco popolari solo "fuori orario".
LaEffe non dispone di un palinsesto ampio, almeno per ora replica spesso film e trasmissioni, ma promette bene e per quello che ho visto nell'ultima settimana passa/ripassa un film di qualità. La replica di un bel film si può trasformare in un vantaggio per lo spettatore, che si trova con più possibilità per riuscire a vederlo (per esempio Fanny e Alexander sarà trasmesso in giorni diversi alle 21:45, a 00:30, alle 12:50 e alle 23:20).
Molto curata e moderna la grafica del sito, che risulta pratico nella consultazione e rilancia il canale per una fruizione multipiattaforma: si può infatti vedere il live in streaming su computer, cellulari e tablet.
Provate a tenere sott'occhio per un po' di tempo la Guida TV, poi aggiungerete un canale ai vostri preferiti!
LaEffe è anche su Twitter e Facebook e c'è l'app per iOS e Android.

martedì 27 agosto 2013

1500 film visti


Il Recidivo's iCheckMovies.com general widget

Secondo iCheckMovies ho superato i 1.500 film visti, un bel traguardo, ma la prima domanda che viene alla mente è se il tempo dedicato a questa mole di film sia stato speso bene o male.
Considerando una media di 90 minuti per film, quasi sicuramente al ribasso, in totale sono 2.250 ore di visioni, ossia come passare più di 3 mesi a vedere film giorno e notte senza nemmeno una pausa.
La mia risposta giunge facile: per me è stato tempo speso bene, quasi tutto. Sono pochi i film che mi pento di aver visto.
Ho scoperto il Cinema non molto presto, fino ai diciannove anni guardavo film spensieratamente, come una cosa fra tante e senza una selezione particolare. Ad un certo momento ho messo da parte le materie tecniche e  addentrandomi in quelle umanistiche è arrivato il primo ciclo di film studio.
Nei primi anni della nuova passione mi aspettavano molto dai film, li guardavo con avidità, volevo vederne sempre più, leggerne e parlarne, sentivo che mi arricchivano, mi davano spunti di riflessioni, mi facevano conoscere altre realtà.
Quella fase di fervore posso farla idealmente terminare con la prima volta che ho abbandonato il cinema dopo aver visto solo una parte del film. C'erano fame e stanchezza, ma abbandonare la sala definiva una crepa in quel rapporto che poi diventò "maturo" e poi anche deludente (considerato il "peso" del numero di film visti e il cinema ruminate). Ma sono cose che ho già scritto.
Vorrei celebrare il passaggio della soglia stilando una lista dei miei 50 film preferiti, in pratica tagliare di brutto e aggiornare la vecchia Top100... Potrebbe essere un prossimo post.

lunedì 26 agosto 2013

70^ Mostra di Venezia - I film in concorso

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Dal 28 agosto al 7 settembre si terrà il consueto evento che segna la fine di quella che chiamo la stagione calda del cinema ossia la celebre Mostra del Cinema di Venezia. A presiedere la giuria ci sarà il nostro Bernardo Bertolucci che l'anno scorso, dopo quasi 10 anni di pausa dal bel The Dreamers, era tornato nei cinema con il film Io e Te, tratto dal libro di Ammaniti, e con questo incarico riappare nella prima linea del cinema italiano. Nei componenti della giuria segnalo Ryuichi Sakamoto, musicista  e compositore di colonne sonore (ha vinto un Oscar proprio con Bertolucci per L'ultimo imperatore), e Carrie Fisher l’indimenticabile Principessa Leila della trilogia di Star Wars.


Film in concorso:
  • Es-Stouh (Les Terrasses) di Merzak Allouache
  • L’intrepido di Gianni Amelio [Italia]
  • Miss Violence di Alexandros Avranas
  • Tracks di John Curran
  • Via Castellana Bandiera di Emma Dante [Ita, Sviz, Fra]
  • Tom À La Ferme di Xavier Dolan
  • Child Of God di James Franco
  • Philomena di Stephen Frears
  • La Jalousie di Philippe Garrel
  • The Zero Theorem di Terry Gilliam
  • Ana Arabia di Amos Gitai
  • Under The Skin di Jonathan Glazer
  • Joe di David Gordon Green
  • Die Frau Des Polizisten di Philip Groning
  • Parkland di Peter Landesman
  • Kaze Tachinu di Hayao Miyazaki
  • The Unknown Known di Errol Morris
  • Night Moves di Kelly Reichardt
  • Sacro Gra di Gianfranco Rosi [Italia]
  • Jiaoyou (Stray Dogs) di Ming-Liang Tsai

Il Festival di Cannes si era accaparrato in anticipo molti buoni titoli, ma l'edizione di Venezia non mi sembra male, ci sono due registi a cui sono molto affezionato: Terry Gilliam con The Zero Theorem, un futuro distopico dominato da corporazioni e videosorveglianza, e Hayao Miyazaki con Si alza il vento, una storia d'amore e aerei durante la seconda Guerra Mondiale. Su questi titoli ovviamente punto più aspettative, mentre non nutro particolari attese sui tre film italiani.
Fuori concorso torna il prolifico Kim Ki-Duk con Moebius e ad aprire le danze del Festival c'è la fantascienza di Cuaròn con Gravity (anche se il trailer non mi ha convinto molto). C'è pure il film d'animazione di Capitan Harlock, ma sembra robaccia.
Segnalo per il popolo del web che i 12 lungometraggi della sezione Orizzonti saranno in programma nella "Sala Web" e disponibili in tutto il mondo per la visione in streaming in contemporanea con le proiezioni ufficiali al Lido. La visione-biglietto costa 4 euro, dopo aver pagato si otterrà un link personale per una trasmissione non ripetibile (qui maggiori informazioni).
Consiglio di seguire i commenti a questo post che potrebbero contenere aggiornamenti e prime impressioni direttamente dalla Mostra del Cinema, grazie ad un gentile lettore.

mercoledì 10 luglio 2013

Simpsonizzati

Daenerys-Targaryen-simpson
Adrien Noterdaem è un artista belga con la  passione per i film e le serie tv, le sue preferite sono The Wire, Breaking Bad, Deadwood, The Sopranos, The Simpsons. Proprio prendendo spunto da quest'ultima ha pensato bene di simpsonizzare anche altri personaggi. 
In particolare in questo momento è popolare per quelli sulla serie Game Of Thrones, per vedere gli altri lavori e rimanere aggiornati sulle sue realizzazioni c'è il tumblr: Simpsonized.
tetsuo-simpson

domenica 7 luglio 2013

En Passant


Quando segnalavo un corto realizzato con software opensource era sempre prodotto dalla Blender Foundation, ossia la casa madre del software. Questa volta l'operazione viene dall'esterno, Chris Burton e Leeren Raphley hanno creato En Passant un piccolo musical d'animazione che ha richiesto un lavoro di due anni, coinvolgendo 40 artisti e senza fondi alle spalle. 
Il corto è stato messo online ed è visibile anche qui sopra, inoltre si può scaricare la colonna sonora che al Jerry Goldsmith Awards ha vinto il premio come migliore soundtrack in un film d'animazione e con "Leilah's Ballad" quello per la migliore canzone.

martedì 2 luglio 2013

Sotto le rovine del Buddha

Sotto-Le-Rovine-Del-Buddha
Il cinema americano ha la famiglia Coppola, il cinema medio-orientale ha la famiglia Makhmalbaf, e questa ha pure la sua scuola di cinema e i film se li produce da sé attraverso la Makhmalbaf Film House.
Questo Sotto le rovine del Buddha è girato da Hanna, la più giovane della famiglia, classe 1988. Impugna la macchina da presa dopo il padre Mohnsen e alla sorella Samira, prende spunto dalla "talebanata" della distruzione dei Buddha di Bamiyan per raccontare una storiella con protagonista una bambina che vuole andare a scuola ad ogni costo.
Niente di originale, ci sono i soliti leitmotiv del cinema iraniano, ma complice il fatto che è da un bel po' che non ne vedevo uno del "filone" e che la storia è una riflessione pedagogica e sociologica semplice ma concreta, il film mi ha convinto e mi è piaciuto.
Quindi niente grande cinema però c'è del buon mestiere con qualche tocco più schematico che poetico, il segno che Hana è cresciuta direttamente nel cinema e difficilmente offrirà guizzi originali tipici di chi riesce ad emergere. Il risultato è comunque di tutto rispetto.
L'innocenza e la forza di volontà della bambina si stagliano in un paesaggio aspro e arido, incurante della sua presenza, anzi con la costante sensazione che sia pronto a riassorbirla, a farla scomparire. Quando qualche persona entra distrattamente in relazione con lei non è mai per aiutarla, ma solo per complicarle le cose.
La piccola è vestita di verde, il colore del movimento riformista iraniano, diventa così simbolo del possibile germoglio di rinnovamento culturale anche in territorio afgano: lei vuole andare a scuola per imparare storie divertenti e poi vuole farsi bella. Tutte cose che non sono ben viste dalla cultura che la circonda, maschilista e oppressiva, una realtà statica che lei attraversa con caparbia nonostante tutto remi contro alle sue intenzioni e ai suoi sogni.
Gli incontri la rallentano, la bloccano. Gli adulti appaiono marginalmente eppure il loro mondo incombe costantemente perché hanno infisso gli ideali paletti che condizionano la sua esistenza e le sue possibilità. Gli altri bambini che crescono come lei in quello scenario ostile "giocano" a fare la guerra, fingono di essere talebani, poi soldati americani, e quelli che compiono verso la nostra protagonista e il suo amico da noi sarebbero atti di bullismo, lì diventano normalità.
I desideri della bambina vestita di verde hanno le armi puntate contro, non è solo un gioco, è una vera persecuzione educativa. Ti abbatte. Lei vorrebbe solo imparare a leggere belle storie invece la Storia che deve fronteggiare è diversa, asfissiante, e quel terreno è troppo arido per permettere che una generazione migliore germogli. Deliziato

martedì 18 giugno 2013

Scompare treno con 30 persone - Moebius

moebius-treno-scomparso
Moebius, il matematico tedesco, quello del nastro, da non confondere con il Moebius pseudonimo del fumettista Jean Giraud, è il nume tutelare di questo film che racconta di un fatto incredibile: un treno della metropolitana di Buenos Aires scomparso senza lasciare traccia.
Il giovane topologo Daniel Pratt viene chiamato per capire in quale cunicolo possa essersi infilato quel treno. Indagando sui progetti di ampliamento della rete metropolitana scopre che sono opera del suo vecchio professore di matematica, anche lui non si trova più. Pratt si lancia quindi nel cervellotico enigma.
Ispirato al racconto Subway Named Moebius dell'astronomo A.J. Deutsch, anche se guardando il film il primo pensiero va ai racconti del più famoso Jorge Luis Borges, che viene direttamente citato nel film, con una fermata della metro a lui intestata. Realizzato sotto la supervisione del prof. Gustavo Mosquera avvalendosi dei suoi allievi dell'Università del cinema di Buenos Aires con soli 250.000 $ di budget. Il risultato è un noir dall'atmosfera rarefatta e dal contenuto interessante.
Bella l'idea di trasformare la complessità della rete metropolitana in un nastro di Möbius che porta "altrove", in una dimensione di spazio e tempo sospesa, che da "questa" parte non si vede. Interessante il doppio risvolto dal matematico al metafisico e al politico, con il richiamo, mai citato espressamente, ma aleggiante nei dialoghi del protagonista coi dirigenti e nell'allegoria del treno svanito nel nulla, al dramma argentino dei desaparecidos.
Il fatto di gente scomparsa improvvisamente viene messo di fronte ad un'autorità cieca o che non vuole vedere, ecco la vergognosa indifferenza del colpevole. Così al "saggio", a colui disposto a provare le vertigini della conoscenza e il conseguente disorientamento che si prova, non rimane che un duplice atto d'accusa: chi non si rende conto di essere addormentato mai potrà svegliarsi e «né il tempo, né gli uomini spariscono senza lasciare traccia, restano impressi nelle nostre anime».
Film da aggiungere a quelli che consiglierei per una calda seconda serata estiva, da stemperare magari versandosi un bicchiere di limonata da una bottiglia di Klein zeppa di ipercubetti di ghiaccio. Gradito

domenica 16 giugno 2013

Guarda questo treno - Alois Nebel

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Ecco una di quelle “animazioni” che non vanno bene per i bambini e non fanno tanto contenti nemmeno gli adulti, perché è un film lento, triste e cupo; ma bello. 
In una piccola stazione ferroviaria sul confine cecoslovacco, lavora Alois Nebel, la solitudine e i treni in orario fungono da calmante per il suo stato d’animo troppo tormentato da brutti ricordi, ma quando scende la nebbia viene assalito dai fantasmi del passato portandolo in uno stato allucinatorio. Un giorno quel premuroso del suo collega lo fa ricoverare in un sanatorio, in modo da prenderne il posto come capo stazione.
Uscito dal ricovero coatto, Alois, senza più il posto di lavoro, va alla stazione centrale di Praga in cerca d’aiuto. Lì farà nuovi incontri, ma sentirà il bisogno di tornare nella sua zona di confine per affrontare definitivamente quei fantasmi che lo hanno perseguitato per anni.
Alois Nebel è animato con tecnologia rotoscope, ma i fotogrammi non sono colorati, sono in un bianco e nero dove la luce cerca di squarciare la densa oscurità che avvolge i ricordi e la storia. Il risultato è perfettamente calzante per questo noir che segue le tracce di una memoria personale e illumina i risvolti di una memoria storica. La collocazione temporale è nei pressi della caduta del Muro di Berlino, ma i flashback che cercano di schiarire il passato riportano alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Il film è tratto dal primo volume della trilogia di graphic novel scritte da Jaroslav Rudiš, basate sui racconti del nonno Alois, e illustrate da Jaromír Švejdík (che ha anche un blog Jaromir99). Gradito

martedì 11 giugno 2013

Pi Greco a fotogrammi primi

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Sulla scia di 9 film frames mi ero domandato cosa sarebbe venuto fuori se la selezione di fotogrammi fosse stata ispirata dalla successione dei numeri primi. Ho pensato di provare, con VLC e Inkscape ci si mette 5 minuti, e quale migliore film da prendere come esempio se non Pi Greco - Teorema del delirio di Darren Aronofsky?
In verità nel film si nomina la Successione di Fibonacci, ma cresce troppo in fretta e quindi non si adatta alle nostre intenzioni. Usando i numeri primi, invece, si ottiene l'immagine sopra, formata dai fotogrammi che compaiono ai minuti: 2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29, 31, 37, 41, 43, 47, 53, 59, 61, 67, 71, 73.
Sarebbe una bella idea se un regista piazzasse nel suo film a corrispondenze significative, come questo esempio coi numeri primi, dei fotogrammi che ricomposti secondo la sequenza creano un nuovo significato, o addirittura che disposti in una matrice ricreino un'immagine di senso compiuto.

lunedì 10 giugno 2013

9 film frames

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9 Film Frames si propone di mostrare un film con soli 9 fotogrammi, troppo pochi per ricostruire una storia, ma sufficienti per attirare l'attenzione del cinefilo.
Chissà se scegliendo un numero più grande di frame, magari selezionandone uno rappresentativo entro ogni minuto, sarebbe possibile ricostruire idealmente anche il racconto. E chissà quale sarebbe il risultato se la selezione di fotogrammi avvenisse prendendo quelli che compaiono ai minuti che rappresentano un numero primo; in un film di 100 minuti sarebbero solo 25 screenshot.

domenica 9 giugno 2013

Le regole del cinema di Hitchcock


Fra la fine dello scorso anno e questo 2013 avevo scavallato i 1400 film visti. All'avvicinarsi della grossa cifra mi ero ripromesso di recuperare almeno una parte della filmografia di Alfred Hitchcock che rappresentava una delle mie grandi lacune cinematografiche. In contemporanea alla visione dei film ho iniziato a leggere anche Il cinema secondo Hitchcock celebre libro composto di interviste e chiacchiere fra François Trouffaut e il maestro del brivido.
Quello che più mi ha colpito di questa tardiva scoperta di Hitchcock è il continuo appoggiarsi alla psicologia freudiana, ad ogni visione di film notavo come fosse sempre presente un tema portante fra quelli topici di quell'approccio: senso di colpa, sessualità, accuse ingiuste, manie, repressioni... La lettura del libro rende tutto più chiaro, questa centralità è riconducibile sia alla vita personale del giovane Alfred, sia alla sua concezione di cinema.
Sul web si possono trovare ottimi riassunti del libro e tutte le informazioni necessarie per approfondire, a partire dalla voce relativa al regista su wikipedia che mi pare proprio ben fatta.
Ho pensato di riportare comunque, in questo post, un breve elenco di quelli che, secondo me, sono gli aspetti salienti per approcciare il cinema di Hitchcock; praticamente il mio bignami de Il cinema secondo Hitchcock in 12 punti.


Alfred Hitchcock theme

1. Per Hitchcock realizzare un film è un gioco a tre parti: c'è il regista, il film e il pubblico. La chiarezza è la caratteristica più importante per un film.

2. Si possono individuare due versioni di Hitchcock: quello inglese (il primo) e quello americano (della fama). Il club dei 39 è la sintesi del cinema inglese;  Intrigo internazionale è la sintesi del cinema di Hollywood.

3. Hitchcock vive il passaggio fra cinema muto, che considera la forma più pura di cinema, e cinema sonoro. Per Hitchcock il dialogo è un rumore in mezzo ad altri, la storia deve essere costruita dalle immagini.
Un errore dei critici è proprio quello di valutare un film per la qualità letteraria piuttosto che per la qualità cinematografica.
Secondo Hitchcock l’avvento del sonoro ha contribuito a impoverire il linguaggio cinematografico perché i registi hanno più frequentemente risolto nodi narrativi attraverso il dialogo piuttosto che attraverso immagini, inquadrature e sequenze.

4. Hitchcock non si sente un artista, ma un professionista. Se vuole esprimere qualcosa cerca la tecnica migliore per avere la giusta efficacia drammatica sul pubblico. Contesta lo stile documentaristico perché bisogna filmare per dare l'impressione: nel documentario è Dio il regista, nel film di finzione è il regista che è un dio.

5. Gli elementi da inserire nel film devono essere quelli tipici del posto in cui si svolgono le vicende e del tipo di personaggio. Ad esempio, se il film è ambientato in Svizzera allora ci sarà il cioccolato, se il personaggio è un fotografo allora la sua arma sarà un flash accecante. Si devono scegliere situazioni forti e personaggi stereotipati, fra i due privilegiare le situazioni ai personaggi.
Per i personaggi si può sfruttare l’immaginario impresso nel pubblico legato agli attori usati (es. James Stewart porta con se l'emozione e il calore dei film di John Ford, Cary Grant il fascino e l’ironia delle commedie di amori e tradimenti).

6. Espediente che ritorna nella filmografia di Hitchcock è il Mac Guffin, un qualcosa di estrema importanza per i personaggi del film, ma che non ne deve avere per il narratore e per il pubblico. Nel corso del film la preoccupazione per il destino del personaggio principale deve essere più forte e far dimenticare del Mac Guffin. Conviene svelare cosa c'è dietro il Mac Guffin a due terzi del film per evitare che si generi un finale esplicativo, dove l’aspettativa del pubblico potrebbe farlo considerare come banale o ridicolo. Il Mac Guffin deve essere niente, un regista non ha niente da dire, deve mostrare e produrre forme.

7. In situazioni in cui non si sa cosa fare, la cosa migliore è ricorrere al "run for cover" (corri al riparo). È una regola degli esploratori: se ci si perde non si deve correre a caso sperando di ritrovare la strada giusta, conviene tornare sui propri passi e ricondursi al punto in cui si è preso la strada sbagliata.

8. Regola cardinale: più il cattivo è riuscito, più il film sarà riuscito.

9. Non preoccuparsi della verosimiglianza, ma ricercare un senso di realtà attraverso l’irrealtà della ripresa. Ad esempio se si vuole mostrare due uomini che lottano, si otterrà un effetto di irrealtà se ci si limita a fotografare questa lotta con un campo ampio. La vera realtà si ottiene, al contrario, entrando nella rissa per farla vivere al pubblico.

10. La macchina da presa deve andare dal più grande al più piccolo, dal più lontano al più vicino. Evitare scene descrittive.

11. Giocare con suspance e sorpresa. Trucco del Red Herring: usare un qualcosa che distoglie l'attenzione per aumentare poi l'effetto sorpresa della scena dell'assassinio. È una risposta al fatto che il pubblico cerca sempre di anticipare, gli piace dire: "adesso succederà...".

12. Hitchcock crede che la violenza nei suoi film sia salutare: provoca shock morali benefici. La civiltà è diventata così protettiva che non permette più di procurarsi emozioni da pelle d'oca. Il solo modo per scuotersi dal torpore e recuperare l'equilibrio morale è ricorrere a mezzi artificiali. Il cinema è, secondo Hitchcock, il migliore strumento per ottenere questo risultato.

venerdì 31 maggio 2013

Cave of forgotten dreams

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Scoperte nel 1994 e rinascoste subito al mondo, sono le pitture rupestri della grotta di Chauvet-Pont-d’Arc (Francia). Fino al 2010, quando Werner Herzog ha girato questo film in 3D per testimoniare e rendere pubbliche quelle che si ritengono fra le più antiche tracce “artistiche” lasciate dall’uomo.
L’ingresso della caverna è chiuso da una stretta porta di metallo per preservare i valori di umidità che hanno permesso lo stato di conservazione delle pitture, una condizione verificatasi grazie ad una frana che aveva funzionato da sigillante. Il tempo concesso ad Herzog per riprenderle è stato limitato, come il tragitto percorribile all’interno dell’antro e al tipo di illuminazione da usare, eppure il regista è riuscito a collegare quelli che, per me, sono scarabocchi su un muro, ma che lui vede quasi come scene da cinema, a tematiche più generali su arte, ambiente e storia dell’uomo.
Un po’ stride sentire le interviste molto pratiche degli addetti ai lavori, con l’atmosfera da mito che Herzog costruisce intorno a quelle pitture. Il regista si domanda cosa provassero quelle persone mentre si spostavano in quei territori, cosa li abbia spinti a lasciare quei segni e a quali scopi venisse usata quella caverna. Nelle zampe dei rinoceronti e nei musi di cavalli raffigurati, Herzog vede l’idea di movimento, in profili stilizzati la nascita dell’arte e il bisogno arcaico dell’uomo di esprimersi. Quelle mura parlano, si animano, sembrano attraversate da spiriti che vogliono dire qualcosa. C’è la delicatezza della presenza dell’uomo di fronte alla maestosità sovrastante della natura e immagina che quei nostri antenati avessero una concezione fluida delle cose, senza una vera distinzione fra uomini, animali, oggetti e spiriti.
Ma alla fine arriva la stoccata inaspettata: abbiamo visto una traccia dell’evoluzione da animale a uomo sensibile e l’attenzione riservata al sito archeologico per conservarlo alla memoria storica, eppure, a poche miglia da lì, c’è una centrale nucleare. L’impianto di smaltimento ha provocato il riscaldamento di una zona limitrofa creando un microclima tropicale, dentro vive in cattività anche un coccodrillo albino. Allora quali saranno i "segni" lasciati in eredità dall'uomo contemporaneo che gioca con l’equilibrio della natura? Deliziato

martedì 28 maggio 2013

Ragazzo scompare in USA e ricompare in Spagna - The Imposter

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Nel 1994 una ragazzo scompare a San Antonio, Texas. Dopo tre anni, in un paesino spagnolo, viene ritrovato un giovane, parla poco, dice d’essere stato rapito, abusato, torturato e di essere americano. È lui?
Se volete vedere il film, consiglio di non leggere oltre queste righe, per gustarvi l'atmosfera che riesce a creare.
Si tratta di un documentario con sfumature da giallo e thriller, seguiamo ricostruzione e indagini di un caso realmente accaduto. Lo spettatore viene coinvolto dalla curiosità di capire come sono andate effettivamente le cose e soprattutto di come siano state possibili.
Il regista ci sa fare, dosa gli elementi della storia seguendo il percorso lineare degli eventi reso avvincente con piccole diramazioni. Qualcuna si rivela falsa, qualcuna vera, qualcuna finisce in un vicolo cieco eppure potrebbe nascondere qualche verità che non conosceremo mai.
Quello che di certo si staglia è la personalità manipolatrice di Frédéric Bourdin, dotato di un’intelligenza psicotica, disinteressato a cosa provino gli altri, pronto a fare qualsiasi cosa per darsi una possibilità, come quella di assumere un'identità falsa e reggere la parte fino all'impensabile: la prova del riconoscimento di una madre.
Poi ci sono gli altri, quelli che interagiscono con questa persona, in particolare la famiglia che lo “ri-accoglie”. Ci si domanda se sia possibile desiderare così tanto qualcosa da crederci ad ogni costo anche contro l'evidenza. Oppure se quel voler credere sia invece una necessità, forse per nascondere dell’altro, qualcosa di tremendo che si vorrebbe sepolto.
Infine ci siamo noi: possibile che le bugie diventino talmente grandi da mangiarsi anche la verità? Sembra sempre che serva tempo perché questa sia appurata e condivisa, troppo tempo perché  si palesi; intanto il tempo passa e qualche verità si perde. Gradito

lunedì 27 maggio 2013

Palma d'oro 2013

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Questa edizione del Festival di Cannes è stata caratterizzata da un buona dose di film di alto livello, quello che la giuria ha scelto come migliore del Festival è stato:
  • La vie d'Adéle di Abdellatif Kechiche
La presidenza di Spielberg, a vedere i risultati, sembra essere stata molto istituzionale, si potrebbe dire quasi servile.
Mentre veniva assegnata la Palma d'oro per un film francese su un amore lesbo, a Parigi si manifestava contro i matrimoni gay.
Chiaramente bisognerebbe aspettare di vedere il film e gli altri in concorso, ma viene da domandarsi quanto abbia contato il voler dare un "peso politico" al premio? Era proprio questo il migliore film della selezione in concorso?
Sale anche il dubbio che il regista abbia voluto giocare un po' di furbizia cavalcando l'onda mediatica del dibattito sull'argomento quando ha scelto di trarre questo film dalla graphic novel Il blu è il colore più caldo di Julie Maroh.
Inoltre, mi chiedo, se non gioverebbe maggiormente alla "causa" premiare film su questa tematica con protagoniste coppie di ragazze un po' più grandi, non quindicenni. Dico così per sfuggire all'idea che si faccia leva sull'immaginario delle belle ninfette per prendere il pubblico, quello etero in particolare, per la libido o per lo "scandalo", salvo poi usare la carta dello sdoganare artisticamente la tematica omosessuale come sponda "intellettuale".
Alcune affermazioni del regista a me non convincono molto, per esempio quella sulla scelta della protagonista, la debuttante diciannovenne Adele Echarchopoulos: «Ho capito che era l’attrice giusta vedendola mangiare una fetta di torta, la mangiava, con tutti suoi sensi, ho capito che era la ragazza giusta» [fonte].
Per carità, c'è il beneficio della "risposta da intervista", ma sniff-sniff, sento odore di furbetto e magari bastava presentarlo a Venezia invece che a Cannes per emanarne un po' meno.

Adele-Exarchopoulos-Lea-Seydoux
[Adele assaggia la torta]

A bocca chiusa, invece, è rimasto il nostro Sorrentino con La grande bellezza, l'unica pellicola italiana in gara (il film Un castello in Italia, di Valeria Bruni Tedeschi, era una produzione francese). Riconoscimenti al nostro cinema ci arrivano grazie ad Adriano Valerio con la Menzione Speciale per miglior corto 37 4s e alla Menzione Speciale della Giuria Ecumenica per Miele di Valeria Golino. Mentre la medaglia di maggior pregio arriva a Salvo, diretto da Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha vinto il Gran premio della Semaine della Critique e anche quello di Film Rivelazione della Semaine.
[Lista completa dei premi: palmarès]

sabato 25 maggio 2013

Hansel e Gretel: cacciatori di streghe

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La storiella di Hansel e Gretel l’abbiamo sentita quasi tutti da bambini, il film parte proprio da lì, con un ripassino: i due fratellini vengono abbandonati nel bosco dal padre, trovano una casetta di marzapane, mangiucchiano golosi, entrano, la strega schiavizza lei e mette all’ingrasso lui. 
Un giorno Gretel riesce a spingere la strega nel forno acceso, toglie dalla gabbia Hansel e sono di nuovo liberi… Ma, e qui si apre il nostro film, i due non tornano dai genitori, si lanciano invece in una nuova professione: cacciatori di streghe.
La fiaba o meglio il suo sequel vede un'ambientazione rivisitata, c’è un fucile a pompa, una balestra spara dardi “a nastro”, compare pure un teaser e un troll. Usa un linguaggio da film d’azione («questi fottutissimi paesani», «Al mio segnale scatenate l'inferno!», «Hansel e Gretel!? O mio dio!!!») mentre atmosfera ed estetica sono quella del filone horror-patinato, un po’ steam-punk e un po’ burtoniano-disney, ma con improvvise scene splatter.
Nella fiaba originale i fratelli uccidevano la strega, si impossessavano dei suoi averi e tornavano dai genitori rendendoli benestanti. Insomma si “dimenticavano” che erano stati abbandonati e senza alcun rancore facevano festanti ritorno a casa. 
A me non piaceva granché sta “morale”, guarda caso un fiaba raccontata dai genitori… ad uso e consumo dei genitori (nel medioevo l’abbandono dei figli per miseria era diffuso e con una storiella si ripuliva la coscienza, si rendeva “rampante” la prole incitandola a salvarsi da sé e in caso di successo doveva, però, tornare a rendere grazie a mamma e papà).
La storia del film è diversa sotto questo aspetto, se vogliamo migliore per come viene “giustificato” l’abbandono, ma il nuovo taglio che viene dato, in spirito totalmente hollywoodiano, mi fa schifo uguale.
Due sono i punti: il primo è che il film è incentrato su una visione dicotomica e discriminante delle persone basata sulla bellezza. L’equazione è la classica se sei brutto sei cattivo, se sei bello sei buono («questa non è una strega, è pulita», «con una faccia del genere sarei anch'io arrabbiata»).
Il secondo punto è la forza che smuove i fratelli contro le streghe, ossia denaro, fama e vendetta. Il trittico viene normalizzato così i figli sono liberati nei confronti dei padri e spregiudicati nei confronti del mondo, il tutto con un sorriso. In pratica si restituisce pan per focaccia agli intenti "morali" originali.
In conclusione è un film che sconsiglierei a bambini e ragazzi sia visivamente che dal punto di vista educativo, ma se siete adulti e non vi infastidisce questa lettura etica, bisogna dire che si fa guardare volentieri perché ha ritmo, una struttura banale ma solida, fa sorridere per le trovate e nelle sue stupidaggini, che quasi sempre coincidono, e sono fatte con una consapevolezza sfrontata quasi ironica.
Quello che il film offre è quello che il mainstream vuole ed è un esempio di cosa vuol dire post-modernizzare una fiaba. Gradito

martedì 14 maggio 2013

Cannes 2013 - Arriva la stagione calda del cinema

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Non ci sono più le mezze stagioni, si sa, e anche l'anno cinematografico potrebbe essere ridotto idealmente a due sole: la stagione fredda e quella calda. 
La stagione calda del cinema sta per iniziare, almeno secondo i miei parametri di riferimento che sono il Festival di Cannes, ad aprirla, e la Mostra del Cinema di Venezia, a chiuderla.
Solitamente dedico solo un post a Cannes, per segnalare la Palma d'oro, e il doppio post ai festival nostrani (Venezia e Roma), ma questa volta ho pensato che si meritasse anche quello di lancio perché la selezione ufficiale è particolarmente bella carica di film di registi apprezzati.
La 66ª edizione del Festival di Cannes si terrà dal 15 al 26 maggio, a presiedere la giuria c'è Steven Spielberg mentre ad accendere gli schermi, fuori concorso, c'è l'atteso The great Gatsby tratto dall'omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald. I film da segnalare sarebbero anche tanti altri, vedremo quale sarà il palmarès alla fine del Festival.

I film in concorso:
  • Un château en Italie di Valeria Bruni Tedeschi
  • Inside Llewyn Davisdi Joel ed Ethan Coen
  • Michael Kohlhaas di Arnaud Despallieres
  • Jimmy P. (Psychotherapy of a Plains Indian) di Arnaud Desplechin
  • Heli di Amat Escalante
  • Le Passé di Asghar Farhadi
  • The Immigrant di James Gray
  • Grisgris di Mahamat-Saleh Harou
  • Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusc
  • Tian Zhu Ding di Jia Zhangk
  • Soshite Chichi Ni Naru di Hirokazu Kore-eda
  • La Vie d'Adèle di Abdellatif Kechiche
  • Wara No Tate di Takashi Miike
  • Jeune et Jolie di François Ozon
  • Nebraska di Alexander Payn
  • La Vénus à la fourrure di Roman Polański
  • Behind the Candelabra di Steven Soderbergh
  • La grande bellezza di Paolo Sorrentino
  • Borgman di Alex Van Warmerdam
  • Solo Dio perdona (Only God Forgives) di Nicolas Winding Refn
- Tutti trailer dei film
- Tutti i film della selezione ufficiale

sabato 11 maggio 2013

Dead Set + Black Mirror

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[+] Segnalo due serie in un colpo solo perché hanno l'autore in comune, ossia il pungente e geniale Charlie Brooker (conosciuto in Italia per un monologo satirico su Berlusconi), e perché farei fatica a dedicare un post per ciascuna. 
Su Dead Set mi troverei in difficoltà a scrivere molto perché è passato un po' di tempo da quando l'ho vista, per Black Mirror il problema sarebbe contenersi perché ci sarebbe fin troppo da scrivere e quindi uso questo pretesto per costringermi all'essenziale.
Un pregio che hanno entrambe è di essere mini-serie, caratteristica ricorrente in quelle di origine britannica: Dead Set è composta di 5 puntate, la prima dura 45 minuti le altre da 25, un invito a guardarle tutte in una volta; Black Mirror conta già di due stagioni, ma sono entrambe composte da solo 3 episodi di circa un'ora, ognuno autonomo e auto-conclusivo.
Altri due aspetti che hanno in comune sono l'usare il genere, rispettivamente l'horror e la fantascienza, per fare critica sociale, in particolare nella prima una critica sulla società contemporanea e nella seconda una riflessione che mette in guardia su quella che potrebbe essere la società di un futuro più o meno prossimo; l'altro aspetto in comune è molto più personale e riguarda l'essere le due serie che più hanno realizzato alcune mie riflessioni.



Dead Set


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Mentre si sta svolgendo l'ennesima edizione del Grande Fratello nel paese esplode un'epidemia zombie che dilaga rapidamente ovunque. La voyeuristica casa moderna diventa l'ultimo baluardo della presunta "umanità". Potrà resistere?
Mini serie adrenalinica e splatter, dove tutto è metafora della società dello spettacolo.
La TV spesso utilizzata come arma di distrazione di massa, punta a togliere l'attenzione da dove stanno veramente i problemi: tutto intorno. Uno dei paradossi è che nonostante la parola "reality" in queste trasmissioni di vita reale c'è poco. Quelle criticità che non compaiono, che vengono lasciate a margine, finiranno col diventare incontenibili facendo collassare anche il teatrino messo in piedi per ignorarle.
I concorrenti, i personaggi (quello che questo tipo di società desidera siano le persone), se ne accorgeranno con qualche difficoltà solo quando constateranno che il GF non li osserva più, allora sì deve essere successo qualcosa di preoccupante.
Quella rappresentata è la nostra società, stereotipata, superficiale, competitiva, rappresentata da egocentrici e in balia di istinti primordiali. La "casa", il posto sicuro, diventa un credo, ma è solo un baraccone, un'illusione. Pensate possa esserci lieto fine per chi è già un morto vivente?




Black Mirror


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Guardare nello specchio per predire il futuro, guardarci dentro per fissare quali sono gli elementi che potrebbero lievitare, mutare e concretizzarsi in nuovi paradigmi di un modo di vivere ancora più degenere. Questo è quello che prova a fare Black Mirror puntando il riflettore sull'evoluzione possibile del rapporto uomo-tecnologia, ossia sulla relazione più caratteristica della società attuale che pervade ogni aspetto del vivere influenzando i rapporti umani fino a determinarli.
Media e tecnologia sono potenzialmente, da sempre, perversi a seconda dell'uso che sceglie di farne l'uomo, ma hanno raggiunto oggi un grado di capillarizzazione così alto da diventare un fattore determinante.
Da questo presupposto partono tutte le puntate che trattano solo il lato oscuro del rapporto. Per dire di più su come viene sviluppato ogni singola "riflessione" bisognerebbe entrare nello specifico di ogni episodio che è diverso dagli altri per storia, personaggi e collocazione spazio-temporale. Quello che riverbera su tutti è la sostanziale conclusione apocalittica: se poniamo la nostra società di fronte ad uno specchio chiaroveggente ci appariranno futuri lugubri, nemmeno il vetro regge quelle previsioni e si incrina. Se vogliamo diversamente bisognerebbe offrirgli una "faccia" migliore da riflettere.


venerdì 26 aprile 2013

The Evolution of... Stanley Kubrick, Natalie Portman e tanti altri

evolution-stanley-kubrick

Molto belle le illustrazioni di Jeff Victor, ovviamente ho apprezzato in particolare il filone "The evolution of..." che tocca l'argomento cinema e scegliendone alcune icone mette in sequenza delle caricature rappresentative della loro evoluzione nel corso del tempo.
natalie-portman-evolution

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