venerdì 24 dicembre 2010

A Very Zombie Holiday



Buone Feste.

martedì 14 dicembre 2010

Lego Black Ops


Mi ha colpito (battutone...) questo video con i pupazzetti LEGO che si ispira al videogame Call of Duty: Black Ops.
Io non possiedo nessuna console per videogiochi come Playstation, Xbox 360 e nemmeno un computer con la potenza necessaria, ma è il tipo di gioco dove passerei le ore. E quante ne ho passate coi LEGO.

lunedì 13 dicembre 2010

Se i web browser fossero celebrità del cinema...

browser star
[Fonte]

Simpatici questi abbinamenti.
La frecciatina a Firefox la condivido, da tempo gli ho affiancato Chromium (prendi Chrome e togli Google), ma in verità vorrei essere Keanu Reeves.

domenica 12 dicembre 2010

Noir in Festival... Tributo Jessica Alba

locandina noir festival cuormayeurAl Courmayeur Noir in festival è stato assegnato il Leone Nero per il miglior film a Carancho di Pablo Trapero (Argentina).

Durante il festival è stato dedicato anche un evento speciale per riproporre al cinema Psyco di Alfred Hitchcock in versione rimasterizzata...
La notizia è un buon pretesto per condividere le foto che Jessica Alba aveva fatto per il magazine Latina, nelle quali la nostra cara attricetta reinterpretava alcune icone del cinema della paura, tra cui proprio un celeberrimo fotogramma di Psyco.


jessica alba psyco
jessica alba uccelli
jessica alba scream
jessica alba rosemary

sabato 11 dicembre 2010

Resident Evil: Afterlife

Quarto capitolo, o sarebbe meglio chiamarlo quarto livello, della saga ispirata all'omonimo videogioco.
Si riprende da dove avevamo lasciato, Alice coi suoi cloni, come promesso, attenta allo stabile sotterraneo dove si rifugia il capoccia della Umbrella Corporation che ovviamente riesce a scappare ma... Dopo un quarto d'ora dall'inizio del film Alice dovrebbe essere morta e pure il cattivone, è uno di quei "colpi di scena" farlocchi. In realtà dopo l'esplosione del caso Alice è viva e parte in biplano verso Arcadia ossia il leggendario territorio in Alaska che si dice non sia stato raggiunto dal virus.
Le cose si rivelano diverse da come sperava, dovrà riprendere nuove rotte ed entro la fine incontrerà anche chi credeva (ma dai, veramente?!) morto.
Visivamente stupefacente, certe scene sono proprio belle da bloccare i fotogrammi, ogni volta mi trovo a ripetere che la computer grafica è veramente potente. Ma la potenza è nulla senza il controllo, si diceva, e tanto sfoggio diventa patetico se, non solo non si ha nulla di interessante da dire, ma pure quel poco è imbarazzante.
L'unica trovata "originale" è l'autoironia nella scelta dei personaggi secondari presi del panorama tipico hollywoodiano: il divo muscoloso, la ragazza che voleva fare l'attrice ma lavora come cameriera, il produttore che ordina e il suo servile assistente. Peccato che sia una trovata mal usata che appare fuori luogo peggiorando ancor più la tenuta del film.
Si finisce in modo rozzo e con uno spropositato cliffhanger per il prossimo, quinto, episodio. Ops, livello.
Sgradito
| Reg: 6 | Rec: 4 | Fot: 8 | Sce: 3 | Son: 7 |

Resident Evil: Extinction

Terzo capitolo, o sarebbe meglio chiamarlo terzo livello, della saga ispirata all'omonimo videogioco.
Dopo lo sterminio della maggior parte degli esseri viventi, provocato dal virus zombizzante, l'eroina Alice vaga per l'America prestando aiuto alle poche voci che lo reclamano via radio.
Le prime onde portano ad un tranello, le seconde a ritrovare vecchie conoscenze.
Nel frattempo l'Umbrella Corporation sta cercando di riprodurre cloni dotati delle capacità di Alice... ma disporre di un campioncino del suo sangue farebbe molto comodo.
Ci sono due idee buone che "sfuggono" ad un film che punta tutto su estetica e azione: la prima è il nomadismo come unico modo per rimanere vivi in un mondo in cui la minaccia è costante; la seconda è l'addomesticamento come forma di controllo più vantaggiosa rispetto al potere della soppressione.
A me l'ambientazione piace e Milla così agghindata pure, e anche se riconosco la pochezza del racconto, devo dire che ho trovato la visione piacevole.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 4 | Son: 7 |

giovedì 9 dicembre 2010

Che fine ha fatto il gatto?

il gatto di schrodinger
Ho messo il mio gatto immaginario dentro una scatola e da allora non so più che fine ha fatto. C'è chi mi dice che è vivo, c'è chi mi dice che è morto.

martedì 7 dicembre 2010

The Killer inside me

killer inside me locandinaAll’apparenza giovane poliziotto modello, Lou Ford è sempre pacato e cordiale agli occhi della gente, ma nasconde dentro di sé una perversione violenta. È pronto a diventare uno psicopatico assassino per mettere in atto il suo progetto di fredda e calcolata vendetta.
Sono deluso dal film di Winterbottom, è girato molto composto, come il protagonista, non appassiona e presenta delle cadute nelle brutte scene morbose e nel pestaggio di Jessica Alba a suon di pugni in faccia, che a me è sembrato addirittura comico.
Nella vasta libreria del protagonista ci si sofferma qualche istante su due libri, una bibbia e un saggio di Freud, che praticamente racchiudono la "spiegazione intellettuale" del soggetto: traumi sessuali subiti da bambino hanno influenzato drasticamente la personalità di Lou tenuto in riga, o meglio incubato, dall'ambiente conservatore, perbenista ed ipocrita della provincia texana.
Il libro di Jim Thompson da cui il film è tratto, uscito nel 1952, poteva godere di un effetto imputativo più coinvolgente per quel tempo, si rivelava un attacco alla famiglia e alla società americana fordista come elementi subdoli e corrosivi per l'individuo. Winterbottom tiene il discorso "sociologico" sullo sfondo e punta invece sulla imperturbabilità del male, su una violenza fredda e razionale che nel suo compiersi, e nascondersi, trae forza dell'assenza di moralità.
Casey Affleck nel ruolo del protagonista, riesce ad esprimere bene le intenzioni, ed è uno dei pochi aspetti convincenti del film. Un piccolo complimento va anche alla cara Jessica che ha osato qualcosa in più del solito, anche se non è molto credibile nella parte della prostituta; lo era di più come ballerina di lap-dance in Sin City.
Un ultimo commento sul finale: com'è possibile che quando entrano nella casa cosparsa da cima a fondo di alcol e benzina non sentano nessun odore? E per quale motivo la casa invece di incendiarsi esplode all'istante? Bah, si poteva fare meglio.
Sgradito
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 7 |

giovedì 2 dicembre 2010

Fuoco cammina con me - Twin Peaks

locandina fuoco cammina con meHo visto questo film in estate, nel periodo dei brutti mondiali della nazionale italiana di calcio. Poche settimane prima mi ero sparato un’overdose di Twin Peaks, la serie tv di cui il film è il prequel, e catapultato in quel mondo recuperando pure i due albi di Dylan Dog che omaggiavano il telefilm di Lynch (per gli interessati sono i numeri 64 e 65) che nel frattempo hanno arricchito le loro pagine di acqua e fango, grazie all’alluvione.
Il succo della storia, della serie, è più o meno nota a tutti i nati intorno agli anni ottanta anche senza averne mai visto una puntata, se non altro per il tormentone: “Chi ha ucciso Laura Palmer?”. Una domanda che indirizza sul territorio del giallo, ma che Lynch fertilizza con un composto ironico, onirico e orrorifico.
Il film, invece, racconta i giorni precedenti l'uccisione di Laura Palmer ed è decisamente meglio guardarlo dopo la serie considerato che mostra esplicitamente la risposta alla celebre domanda, oltre ad essere opportuno distinguere per bene i risultati ottenuti nei due formati.
Nel telefilm c'è attesa per la ricostruzione di cosa è accaduto a Laura Palmer, ad ogni episodio aggiungiamo un qualche indizio (ho un brivido al ricordo della visione anche adesso). Lì gli eventi non sono sempre chiari, alle volte la storia segue strade sospese (forse "perdute"), ma c’è una direzione portante. Nel film, invece, si gioca più coi simboli e la narrazione risulta scombussolata, sembra ci sia l’intento di far intuire spiegazioni definitive, ma invece si sta solo approfondendo alcuni aspetti, come gli antefatti sul versante spiritico e la vera (?) personalità della protagonista.
Laura compare solo dopo ben 25 minuti di film, la sua amica Donna è passata a prenderla per andare a scuola e prima delle lezioni si fa un giretto alla toilette per una sniffatina di coca.
Ebbene sì, conosceremo la signorina Palmer come non ce l’aspettavamo, o almeno io non mi aspettavo. Nel telefilm si era portati a provare una certa attrazione verso Laura (anche se a me piaceva Donna Hayward, grazie alla voce della doppiatrice italiana) che appariva contrastata da una duplice personalità, amorevole d’indole e dannata dalle circostanze, per colpa di un “spirito custode” poco efficiente. Mentre nel film appare solo dedita a spadroneggiare, con molta consapevolezza, lungo la strada della perdizione.
Tra l’altro viene il sospetto che il motivo per cui era la reginetta della scuola non fosse dovuto allo spirito gentile o alla bellezza, a mio parere ben nascosta, quanto ad altre sue qualità, come una ben distribuita “disponibilità”.
La sensazione ambigua del personaggio nel telefilm viene quindi spazzata via, il nuovo ritratto la dipinge in tinta unita come una cocainomane precoce appassionata di festini orgiastici; insomma una ragazzetta ideale per qualche premier.
Ho trovato Fuoco cammina con me un film non necessario: controproducente se si è visto la serie e incomprensibile se non la si è vista. Sono presenti incongruenze con il telefilm, si sente la mancanza di aspetti non toccati e quanto proposto è mal bilanciato, anche se la direzione di David Lynch nobilita un pochino il pasticcio e accompagna verso la conclusione.
In una cittadina montana una bella ragazza viene trovata sulla sponda di un laghetto avvolta in un telo trasparente, il filmetto è finito, incomincia il telefilm cult.
Sgradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 5 | Son: 8 |

Voto a Twin Peaks:
Estasiato
| Reg: 8 | Rec: 7 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 9 |

lunedì 29 novembre 2010

La habitación de Fermat (Fermat's room)

fermat room locandinaQuattro persone con in comune la passione per la logica matematica ricevono una lettera con un quesito: che ordine segue la serie 5, 4, 2, 9, 8, 6, 7, 3, 1?
Se riusciranno a risolvere il quiz entro dieci giorni saranno invitati ad un incontro ristretto per scambiare conoscenze fra colleghi. A firmare il misterioso indovinello un certo Fermat.
Il film si apre con un voce che chiede: «Sapete cosa sono i numeri primi? Perché se non lo sapete, non dovreste essere qui». Un inizio perentorio che crea una certa attesa in parte delusa, perché quanto segue ha poco a che fare con teoremi e dimostrazioni, e più con inganni, invidia e risentimento.
Non sono quindi indispensabili conoscenze matematiche per seguire il film, i vari richiami, a partire dalla Congettura di Goldbach come movente, sono usati come una strizzatina d'occhio verso lo spettatore attratto dal tema matematico, tema che si rivela poco più che una copertina-pretesto sopra la trama del giallo. Quest'ultima sicuramente meglio riuscita rispetto al tenore delle citazioni della scienza dei numeri sfruttate per creare il “clima” da mistero.
I protagonisti quando entrano nella stanza di Fermat, per rimanerci per più della metà del film, devono rispondere correttamente ad alcuni quesiti, fin troppo classici, per evitare che le pareti si restringano e contemporaneamente scoprire chi è l'enigmatico anfitrione, e per quale motivo li vuole morti.
La regia fra quelle quattro pressanti mura non riesce a dare molto, stava meglio fuori. Si prende in prestito una fotografia con colori da film horror moderno e si lascia sostenere il film dallo svelamento delle incognite nel racconto.
Il risultato è uno di quei filmetti che si guardano volentieri in una seconda serata del periodo estivo senza troppe pretese. Ci sarebbero altre cose meravigliose da dire, anche sulla sostenibilità di tutta la baracca, ma non ci stanno nel margine troppo stretto di questo post.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 6 |

martedì 23 novembre 2010

Che la forza della tipografia sia con voi

Un gruppetto di creativi designer italiani (H-57) ha avuto questa simpatica idea per alcuni poster, una trovata che i fan geek di Star Wars apprezzeranno di sicuro.
Ci sono anche il Maestro Yoda e la truppa imperiale.

lunedì 22 novembre 2010

Buried - Sepolto

buried sepoltoPaul si sveglia dentro un cassa da morto, sotterrato chissà dove nel deserto iracheno, intorno a lui alcuni oggetti possono dargli la speranza di salvezza o rendere più tormentata la sua condanna. A dettare il tempo a sua disposizione le tre tacche della batteria di un BlackBerry e novanta minuti d'aria.
I novanta minuti sono troppi, quelli del film intendo, si poteva anche dimezzare per evitare di risultare a tratti noioso, specie nella prima parte che è pure irritante nell'esasperazione delle attese telefoniche accompagnate poi da domande stupide, poco plausibili. Si poteva anche tagliare la scena del serpente, che appare veramente un riempitivo. Nonostante questa discreta prova di cinema dell'essenziale si poteva, insomma, ridurre ancora.
Passato questo primo stadio di indisposizione sale la tensione e la curiosità sul destino del giovane trasportatore disperso e sepolto in territorio di guerra.
Il rapporto con l'esterno (dalla bara, dalla scena, dall'io) mediato tramite il cellulare diventa un ramificarsi nelle “istituzioni” dell'individuo che nel momento del bisogno è solo perché le relazioni formali si rivelano illusorie ed inefficaci. Le telefonate diventano un emblema rappresentativo dello status individuale e la bara l'implicita impossibile rivolta, si può solo subire la situazione, in balia di eventi e decisioni “internazionali” o su cui comunque non si dispone di controllo.
La nuova violenza toglie lo spazio d'agire individuale, si impone come uno stato di terrore che soffoca e sopprime la vita senza spargere troppo sangue. La persona subisce una società ostile lasciata in eredità da genitori che ora, nella necessità, sono assenti o hanno dimenticato i figli (il padre morto e la madre con l'alzheimer), e dove le organizzazioni sono rese insensibili dal dio del massimo profitto (licenziamento dal direttore del personale).
La "macchina" è comunque in movimento nonostante gli spazi angusti, gira su un soggetto senza destinazione mentre i granelli di sabbia, come in una clessidra, scendono inesorabili filtrando dalle spaccature di una bara-gabbia fino allo scadere, quando rimane solo un inutile «mi dispiace tanto».
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 6 |

venerdì 19 novembre 2010

Spike Jonze per videoclip degli Arcade Fire


Guardando il video che il regista Spike Jonze ha realizzato per The Suburbs degli Arcade Fire mi è venuto in mente il testo di una canzone dei Tre Allegri Ragazzi Morti:
«Ogni adolescenza coincide con la guerra
che sia falsa, che sia vera
ogni adolescenza coincide con la guerra
che sia vinta, che sia persa...» (video)
La clip di Jonze è praticamente un corto che richiama efficacemente il contrasto fra l'energia vitalistica e spensierata al limite della demenza della giovinezza con la forza demolitrice della realtà del mondo "adulto"; la vita idealistica che si infrange nella vita reale.
«E così sempre sarà».

domenica 14 novembre 2010

The Eye

Una bella violinista cieca effettua un trapianto di cornea che le ridona la vista, ma inizia a mettere a fuoco anche immagini terrificanti che anticipano le morti di individui.
La signorina va alla ricerca della sua donatrice, per "vederci meglio"...
Questo è uno dei vari remake in versione statunitense di horror orientali che hanno avuto successo. Il risultato è praticamente sempre inferiore all'originale e pur non avendo visto la versione dei fratelli Pang, che poi hanno proseguito anche con un secondo e terzo capitolo, posso dedurre che anche in questo caso si sia seguita la regola.
Il dono di vedere - più degli altri - può essere una maledizione, e in questo caso praticamente qualsiasi occhio può avere la stessa sensazione guardando questo film. Rimarrà un unico piacevole ricordo: la scena della doccia di Jessica Alba nella sua migliore interpretazione dei 97 minuti di pellicola.
Sgradito
| Reg: 4 | Rec: 4 | Fot: 5 | Sce: 4 | Son: 4 |

venerdì 12 novembre 2010

Machete

machete locandinaMachete è un ex agente federale costretto da particolari eventi a rifugiarsi in Texas. Qui viene arruolato da un losco affarista per uccidere un politico xenofobo.
Scoprirà che in realtà è tutto un complotto per incastrarlo e rafforzare la campagna elettorale dell'interessato.
Il regista Robert Rodriguez è un tamarro d'origine messicana che non ha la classe di Tarantino, pur andandone a braccetto, e viaggia sul filo del trash, ma con un suo stile, riuscendo a intrattenere abbastanza bene quasi sempre; anche se stride pensare che passa da questi film al filone per bambini di Spy Kids!
Machete è "fiorito" dal fake trailer che precedeva Planet Terror come un funghetto velenoso dal letame, e risulta come un grido di rivincita per i messicani, fra machismo e denuncia sociale.
La funzionale trama ruota intorno al problema dell’immigrazione clandestina dal Messico agli Stati Uniti. A tenere in piedi le barriere c'è un legame fra politici corrotti, trafficoni e trafficanti, con quest’ultimi che impugnano le redini perché “più chiusi sono i confini, più alto sarà il prezzo della droga”.
In questo schema i messicani sono le vittime e Rodriguez mette in scena la sua rivoluzione dove “i buoni” sono loro e “i cattivi” gli americani. Alla cricca di delinquenti e corrotti viene infatti contrapposta una rete dormiente composta da messicani regolari e integrati (lavapiatti, manovali, giornalisti…) che guidati dai due leader leggendari, Luz e Machete, sono pronti all'assalto per la difesa dei loro diritti.
Questa è la tessitura seria, ma il gusto saporito viene da scene exploitation servite dal monolitico Denny Trejo, colonna portante de film, e da un cast assortito che prende la missione con un tocco autoironico. Ci sono Seagal, De Niro, e poi le tre ragazze: la good-girl Jessica Alba che offre il tanto atteso nudo virtuale, la revolution-girl Michelle Rodriguez novella Che Guevara, e la bad-girl Linsday Lohan che si interpreta nella vita di tutti i giorni e poi, per contrasto, si veste da suora.
Interessante la figura del prete, fratello di Machete, che registra le confessioni per usarle come prove e il metaforico sistema di telecamere a controllo della chiesa, con la postazione di monitor disposti a croce.
Machete offre un divertimento pungente come una salsa messicana, se vi provoca il voltastomaco l’uso di un intestino come fune, lasciate perdere, altrimenti prendete birra Corona & tacos e buona visione.
Seguiranno Machete Kills e Machete Kills Again, fake-sequel che richiamano la genesi e ci ricordano che Rodriguez non è un geniale regista ma solo un bravo e furbo esecutore.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 7 |

martedì 9 novembre 2010

lunedì 8 novembre 2010

Dazed and Confused (La vita è un sogno)

la-vita-è-un-sogno28 Maggio 1976, Texas, ultimo giorno di scuola. I senior festeggiano la fine di un ciclo educativo e introducono i junior alla nuova realtà con la stupidità dei rituali di iniziazione.
Un giorno e una notte con un gruppetto di giovani post Sessantotto, un periodo che non sembra aver dato alcun indirizzo sul futuro e lasciato solo la moda di stordirsi con alcol e droghe al ritmo di musica e alla ricerca di sesso. Insomma è una notte rock’n’roll che ricorda American Graffiti di Lucas, ma senz’anima, in versione piatta, forse più reale. Non c'è un domani incombente e la nottata si fa iniziatica ma senza formazione.
Il ritratto è quello di una gioventù che si muove tanto per passare il tempo e che vede il vivere contrapposto al seguire regole. Ma senza regole non c’è indirizzo e si può solo vagare fino a ritrovarsi all’alba di un nuovo giorno storditi e confusi, Dazed and confused, proprio come la canzone dei Led Zeppelin che dà il titolo originale al film (da noi diventato un inadatto “La vita è un sogno”).
Il film va guardato in lingua inglese perché il doppiaggio italiano è risaputo essere mal realizzato. Da segnalare la presenza di Ben Affleck e Milla Jovovich giovinetti.
«Io sono qui solo per fare due cose: spaccare la faccia e bere birra, e la birra è quasi finita».
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |

venerdì 5 novembre 2010

Marc'Aurelio d'oro 2010

kill me please
Conclusa la quinta edizione del Festival del Cinema di Roma ecco i premi:

martedì 2 novembre 2010

Vertigine (Laura)

Laura si dovrebbe sposare a giorni ma il suo corpo viene trovato senza vita davanti la porta del suo appartamento. Il poliziotto che deve indagare restringe subito il campo dei sospettati agli “amanti” della bella signorina. Poi Laura torna a casa come niente fosse…
Una donna ammaliante che fa innamorare al primo sguardo diventa il punto intorno a cui far girare la storia, un connubio di noir e sentimentalismo.
Film con una tensione leggera e costante, come movente dell'azione una passione trascinante. Basta poco per fare di passione possesso e, se non si può avere, allora "l'oggetto del desiderio" non deve poter essere di nessun altro.
C'è una caratteristica comune in molti vecchi film che funge da potente conservante mantenendo il loro fascino inalterato nel tempo: poggiano su una sceneggiatura solida. In questo caso si cerca l'ordine fra il disordine delle pulsioni amorose, la regia si fa discreta, segue, non indirizza, aspetta e lascia spazio alla fotografia assecondando il racconto giallo che si fa ironico, onirico e lirico.
Solo un dubbio rimane dopo la visione: ma se si intitolava Laura che bisogno c'era di rititolarlo Vertigine?
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 7 |

lunedì 1 novembre 2010

Shadow

shadowDavid è stato in guerra in Iraq ma ora sta finalmente realizzando il suo sogno: fare biking in una zona crepuscolare e affascinante fra boschi e montagne.
Arrivato al Passo dell’ombra, dentro ad un rifugio, incontra una moretta che viene importuna da due cacciatori. Lui prende le sue difese e i due ceffi gli promettono una punizione.
Arriverà uno molto più cattivo ad accontentare tutti.
Avevo sentito parlare bene di questo secondo film di Zampaglione, ma il consiglio è un tiro mancino.
Il regista-cantante-autore si è scritto anche la colonna sonora, e non è malaccio, non fosse per l’aggiunta della canzone che fa “c'è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu?”. Ha avuto in me un effetto comico. Suggestiva anche la location montana.
È invece la storia a presentare cedevolezza, assurda fin dall’inizio con un rifugio dalla credibilità zero.
Tutti conosciamo almeno una ragazza che fa biking da sola in montagna... Normalissimo mettersi a contemplare un laghetto e amoreggiare improvvisamente, e dementemente, durante una fuga quando si è inseguiti da uomini armati. Soprassediamo sugli ormai classici: ci siamo persi, la bussola non funzione, beh allora, dividiamoci.
Con la seconda parte del film si passa dal sottogenere "survivor" al "torture", a dir la verità un po’ noiosetto nonostante arrivino le scene più cruente. Qui c'è anche l’aggancio esplicito al sotto-tema di critica sociale, con il rimando ai drammi umani dei vari conflitti recenti e passati. In particolare da segnalare il precedente taglio della palpebra, ossia la recisione di un filtro per l’occhio, atto di derivazione buñuelliana, che sottolinea il peso del "dover" vedere (il protagonista come testimone oculare/spettatore di atrocità).
Arriva il salvifico finale, l’escamotage, non certo originale, per ridurre l’effetto delle idiozie narrative e spazzare la sensazione beffa con una licenza “d’incubo”.
A me sembra che questo Shadow sia niente di più che il lavoretto di un appassionato del genere, che cita, omaggia e gira con un pizzico di furbizia e senza gran personalità.
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 6 | Sce: 4 | Son: 6 |

sabato 30 ottobre 2010

Film per Halloween: ricetta anomala


occhio halloween
Propongo ancora una volta una lista di film con un mood da festa dei morti.
Inutile che riscriva le mie semplici considerazioni sulla festività, si possono rileggere sul post delle due ricette per Halloween dove si trova anche una decina di proposte per film a tema.
Per ulteriori idee di titoli per una nottata al sangue vedere anche la ricetta super hard.
Questa volta vorrei proporre, e propormi (ne ho visti solo due), una lista di film meno legata al lato "fantastico" dell'horror, ed offrire una ricetta per Halloween atipica che tratta l'orrore più sociale, quello della guerra, dove si gioca con la morte e non c'è motivo di far festa.
Dateci un'occhiata.

halloween anomalo
  • Hurt Locker (2008) - Disinnescare ordigni esplosivi: calma, adrenalina, minaccia, calma, adrenalina, minaccia, calma, adrenalina... Non puoi tornare alla vita comune, lo spirito della guerra si è impossessato psicologicamente di te. Come una droga.
  • Jarhead (2005) - Non un gran film, ma visivamente coinvolgente fra pop-style e citazionismo. I marine della Guerra del Golfo sono giovani muscolosi, con tanto testosterone e poco cervello, abbandonati nel deserto ad aspettare un nemico. Il vuoto domina e le fiamme dei pozzi di petrolio diventano l'inferno.
  • Lebanon (2009) - Un carro armato con quattro soldati avanza solitario in un villaggio libanese bombardato dall'Aviazione Militare israeliana. Scampagnata nel regno dei morti.
  • Flags of Our Fathers (2006) & Lettere da Iwo Jima (2006) - Clint Eastwood tratta la battaglia di Iwo Jima seguendo a turno i contendenti: l’esercito americano e quello giapponese. Due punti di vista o un unico punto di vista con due storie per un omaggio ai caduti?
  • Redacted (2007) - Pattuglia di militari statunitensi in stanza ad un checkpoint iracheno si annoiano e stuprano una ragazzina. Brian De Palma ricostruisce la guerra partendo da un fatto realmente accaduto trattandolo come un reality show in un collage di vari supporti.

mercoledì 27 ottobre 2010

Festival del Film di Roma [V edizione]


festival cinema di roma
Da domani 28 ottobre al 5 novembre si terrà la quinta edizione del Festival Internazionale del film di Roma [Scarica programma del concorso PDF].
Copiosa la copertura multimediale dell'evento anche se il sito web in questi giorni ha qualche problema ed è un po' lento. Si può seguire il festival in questi modi:
Ecco le sezione in cui sono suddivisi i film del festival:
I film in concorso:
Per me è particolarmente interessante il focus Occhio sul mondo, in questo caso puntato sul Giappone, e nello specifico sulla retrospettiva dei film di Hayao Miyazaki. Ottima scelta per riproporre le stupende animazioni che nel passato non avevano trovato spazio in Italia.

domenica 24 ottobre 2010

Going Postal

Moist Von Lipwig è un geniale truffatore, per un certo periodo è riuscito a farla franca e gustarsi i suoi “successi”, ma quando viene beccato è condannato ad impiccagione.
Dopo l’esecuzione formale Lord Vetinari, governatore di Ankh Morpork, gli presenta un’ultima inattesa possibilità: proseguire seguendo la strada della giustizia, che lo farebbe precipitare in una voragine, o risanare le poste della città.
Scelta facile, ma cosa nasconde l’edificio postale tanto da farne un forma di espiazione?
Film prodotto per Sky e tratto da un racconto dello scrittore Terry Pratchett, per l’esattezza il trentatreesimo ambientato nel suo immaginario Mondo Disco: una terra piatta sorretta da quattro giganteschi elefanti disposti sopra una grande tartaruga galattica che vaga nell’universo.
Sebbene la realizzazione sia chiaramente televisiva, diviso in due "puntate", soddisfa per la buona qualità e anche per l’efficace interpretazione dei due protagonisti, da segnalare Claire Foy che interpreta l’algida Adora Belle Dearheart, il nome dice già tutto.
La storia, pur con la linearità classica del genere, al limite dello scontato, riesce a catturare visivamente e coinvolgere anche grazie ad una spigliatezza in scrittura che dispensa un continuo retrogusto ironico.
Non ho letto i libri dello scrittore, ma senza dubbio devono essere molto piacevoli.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 6 |

sabato 23 ottobre 2010

Linux Day 2010: Ubuntubook

linux day 2010
Oggi è il Linux Day, la giornata annuale dedicata alla promozione e diffusione di GNU-Linux e del software libero, ho già dedicato vari post all’argomento cercando di integrare gli aspetti di questo tema informatico con quello cinematografico del blog (vedi LD-2008 "I film open-source", LD- 2009 "I film sui pinguini").
Questa volta sono a corto di idee e mi sono pure bruciato pochi giorni fa Sintel, il nuovo corto realizzato dalla Blender Foundation con software libero, quindi mi limito a proporre la lettura di un mio recente post, su un altro blog, dove metto nero su bianco un mio desiderio riguardante l’argomento: Ubuntubook.
Se non conoscete Linux o il software libero e vi incuriosiscono, e se amate la libertà dovrebbero incuriosirvi, potete guardare sul sito dell'iniziativa (scroll in basso) cosa propongono nella vostra città.

martedì 19 ottobre 2010

Programmi per catalogare film, dvd e divx

hunter dvd griffith
Volete tenere in ordine le vostre collezioni di film, dvd e dvix?
Vi suggerisco due programmi gratis che possono rendervi il compito più facile.

  • Griffith - (Ubuntu, altre distro Linux e Windows) - Programma multipiattaforma ed open source permette di catalogare i film visti e quelli che si vorrebbe vedere. Ovviamente si può integrare ogni film con la propria valutazione, inserire i dati manualmente o con procedura automatica che reperisce dal web le informazioni. Volendo consiglia un film fra quelli non visti e gestisce anche eventuali prestiti dei vostri film ad amici. Garantita anche una funzione di backup e l’esportazione dei dati in vari formati (es. Pdf, Html, iPod).
    [Download]

  • DVD Hunter - (Mac) - Freeware ha praticamente le stesse funzionalità di Griffith ma funziona solo sui computer con Mac OS.
    [Download]



    Per i possessori di iPad ed iPhone si può installare in abbinata l'applicazione Hunter Touch [gratis] che permette di sincronizzare i propri dati inseriti in DVD Hunter e averli disponibili in portabilità (da iPad non si riescono ad aggiungere voci).

lunedì 18 ottobre 2010

Ricky - Una storia d'amore e libertà

bambino con le ali

Una giovane madre operaia e la sua figlioletta tirano avanti da sole, poi un uomo torna nella loro vita. Lei rimane incinta e partorisce Ricky un bambino che al momento dello spuntare dei dentini mette fuori anche le ali.
Difficile tenere nascosto un bambino così, difficile anche tenerlo solo con sé, vorrà volare via.
La trovata fantastica viene smorzata dallo stile che rimane molto realista, inizialmente sembra di guardare un film dei fratelli Dardenne, ma l’inaspettata svolta e la parte finale del film riportano gran parte di quello che abbiamo visto alla dimensione onirica.
Cosa si è rappresentato? Era un sogno premonitore o va visto psicoanaliticamente come un'elaborazione di un abbandono? Come si rapporta il corpo del film con l’inizio, quando la donna parla con un assistente sociale e vorrebbe dare in affidamento un bambino che come particolarità ha solo il fatto di piangere molto?
Per capire meglio lo schema, dovrei rivederlo, forse la tripartizione va ordinata all’inverso: il finale con lei incinta sarebbe l’inizio, la parte centrale è un sogno che preannuncia o rielabora l’abbandono rappresentato come un “angelo” che sfugge, e l’inizio sarebbe la fine, il ritorno alla realtà, con lei che chiede l’affidamento di un bambino che non può “mantenere”.
I miei complimenti ad Ozon che da un apparente iperrealismo estrapola una favola d’amore che parla della tragicità di una libertà socialmente negata che può solo essere sognata.
Deliziato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |

domenica 17 ottobre 2010

In Bruges - La coscienza dell'assassino

in bruges(*) Ray e Ken sono killer di professione, questa volta il loro capo li ha spediti a Bruges, turistica città fiamminga in attesa di altre direttive, praticamente una vacanza forzata.
Un film in crescendo, dove lo spettatore viene immerso nell’atmosfera del freddo paesino medievale, dove tutto sembra immobile. Lentamente incontri insoliti movimentano sempre più le acque torbide dell’animo di due assassini dal cuore tenero.
Scopriremo che nella missione precedente qualcosa era andato storto, qualcosa che non si può riparare.
Si potrebbe definire il film di natale per i killer, storia di morte e d’amicizia e, forse, redenzione. Un racconto fondato sull’importanza di tenere fede a principi nell’agire, in particolare del principio della morte, che non è un inizio, ma un(a) fine.
Deliziato
| Reg: 7 | Rec: 7 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 8 |

domenica 10 ottobre 2010

10-10-10


10 del 10 del 10
[xxx- dominio di primo livello riservato a siti contenenti materiale sessualmente esplicito]
Giorno particolare oggi: se 10 è un numero felice allora oggi è una giornata molto felice?
  • Numerologia
    Tra i numeri interi il dieci occupa un posto particolare in quanto rappresenta la base della numerazione posizionale decimale, ossia quella comunemente utilizzata. Il fatto che il dieci sia la base del nostro sistema di numerazione è dovuto probabilmente al fatto che gli antichi arabi, che hanno usato per primi questo metodo di numerazione, utilizzavano le dita delle mani per contare.

  • Filosofia
    Secondo Pitagora è il numero perfetto e costituiva il cosiddetto Tetraktys che a sua volta è la somma della successione dei primi quattro numeri e rappresentava i quattro principi cosmogonici.

  • Nella Smorfia
    Il numero 10 rappresenta i fagioli.

  • Religione
    Nelle religioni bibliche, dieci è il numero dei Comandamenti dati da Dio a Mosè sul Monte Sinai.
Le precedenti sono prese da Wikipedia, io ci aggiungo la seguente voce:

decalogo
  • Cinema
    Il Decalogo è un serie di 10 film del regista polacco Krzysztof Kieślowski, della durata di circa 55 minuti ciascuno liberamente ispirati ai 10 comandamenti.
    Le leggi che Dio avrebbe dato a Mosé sono il pretesto per raccontare una serie di storie dove si presentano drammi morali che diventano dilemmi dell'agire etico dell'uomo.
È da anni che ho due VHS contenenti la serie registrata da Fuori Orario di Ghezzi. Avevo deciso di guardarle rigorosamente una dietro l'altra in una giornata che diventerà memorabile: 10 ore di film di seguito non è male, ma forse farà male. Chissà se lo farò o rimarrà una chimera.

sabato 9 ottobre 2010

Gentlemen Broncos

gentlemen broncosBenjamin è un ragazzo sfigatello che sogna di vedere pubblicato il suo racconto di fantascienza. Vive con la madre stilista di improbabili vestiti, molto convinta del talento del figlio tanto che lo iscrive ad un seminario di Ronald Chevalier, scrittore guru del genere. L'autore è però in crisi di ispirazione e messo alle strette dall'editore ruberà il racconto di Benjamin per farne il suo nuovo best-seller. L'unica differenza della sua rivisitazione è il cambiamento del nome dei personaggi seguendo la personalissima “regola dell’-anous”: ogni nome per essere di qualità deve finire con derivati del suffisso.
Una commedia demenziale con un alone surreale alla Wes Anderson senza la stessa classe. Si apre con dei promettenti titoli di testa per poi scendere di livello, ma può comunque piacere.
La storia della vita di Benjamin si intervalla con la rappresentazione di quella del racconto scritto con un effetto straniante dal gusto molto acido. Si cerca costantemente parodia e trash, trovando soprattutto il secondo.
Una divertente e malinconica rivincita dei perdenti che permette la concretizzazione di un sogno anche per chi ha tutte le carte in regola per non vederlo mai realizzato. Ma siamo in un film, è Benjamin può tornare a sorridere, e far sorridere un pochino anche gli amanti del genere.
«Possa la lucentezza del cromo della regina cyborg illuminare tutti voi»
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 7 |

giovedì 7 ottobre 2010

P. Odifreddi racconta Gödel e Turing - La nascita del computer e la società dell’informazione

odifreddi godel turingOdifreddi mi piace, è un divulgatore che sa essere chiaro e donare un senso al pensiero dell'uomo restituendolo agli uomini. A cosa serve tutto il sapere accumulato, studi e nuove ricerche di professori ed esperti se poi rimangono chiusi in “accademia” distribuiti ad élite?
Questa ghettizzazione della cultura è una pratica diffusa e costantemente alimentata da intellettuali che si crogiolano nelle loro conoscenze rallentando i benefici che potrebbero/dovrebbero avere, rendendosi complici degli effetti perversi del sistema economico capitalista. Ma li capisco.
Odifreddi mi piace in particolare per l'applicazione di logica e razionalità anche nelle riflessioni di carattere socio-politico, un approccio che condivido - non implica che condivida anche tutte le sue riflessioni - . Consiglio la lettura dei suoi interessanti libri e del suo blog.
Questo documentario raccontato da Odifreddi, però, mi ha in parte deluso. Non tanto per la narrazione, sempre chiara, ma per la realizzazione complessiva che si presenta come uno schema didattico essenziale, ben fatto ma noiosetto; io mi sono addormentato verso la fine.
Il filmato fa parte della serie Beautiful Minds, diffusa in allegato a La Repubblica, e speravo di ritrovarci l’avvincente trasporto de L’enigma dei numeri primi che mi aveva appassionato. Si rivela invece un freddo susseguirsi di punti sommari che tracciano il percorso concettuale, compiuto in matematica e logica, sfociato nella realizzazione della “macchina universale” di Turing, meglio conosciuta come "il computer".
Interessanti i richiami al pensiero filosofico classico di Aristotele e Kant in relazione ai teoremi di completezza e incompletezza di Gödel, peccato per la scelta stilistica scolastica.
Gradito
| Senza voti |

martedì 5 ottobre 2010

Corto - Sintel


Dopo Elephants Dream e Big Buck Bunny ecco Sintel il nuovo cortometraggio della Blender Foundation realizzato con Software Free ed Open Source.
Potete guardarlo su You Tube, scaricarlo in vari formati e distribuirlo a chi volete.
[Documentario/Making of]

lunedì 4 ottobre 2010

Il mio amico giardiniere

mio amico giardiniere(*) Un pittore di successo scappa dalla pressante Parigi per rifugiarsi nella casa d’infanzia in campagna, alla ricerca di ispirazione, ma soprattutto di ritrovare qualcosa di genuino.
Incontra per caso quello che fu un compagno di scuola, ora ferroviere in pensione e giardiniere. La costruzione di un orto diventa per il signor “Del quadro” e il signor “Del prato” il pretesto per stringere una nuova amicizia.
In questo caso il rapido sviluppo della relazione è reso possibile dal passato comune sul quale far leva per ritrovare il sapore dei ricordi e un’attuale spalla sulla quale appoggiarsi per sopportare le sventure odierne. Ognuno ha qualcosa da offrire all’altro.
L’atmosfera bucolica genuina viene contrapposta a quella artefatta e ipocrita della città, un dualismo non certo originale, ma il film è semplice e piacevole come una di quelle vacanze lente e riposanti, in questo caso con la perla di un amico ritrovato. Purtroppo senza il lieto fine.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 7 | Fot: 6 | Sce: 6 | Son: 6 |

domenica 3 ottobre 2010

Caffeine

Il web è stupendo e frustrante, puoi trovarci di tutto e quindi scoprire che anche la tua idea è già stata realizzata.
Ho recuperato questo titolo perché, dopo una ricerca, si avvicinava ad una mia ideuzza per un film che dovrebbe essere: tutto girato dentro in un pub in un lungo piano sequenza che segue e intreccia le storie raccontate dai variegati avventori del locale fino alla chiusura.
In realtà non siamo poi così vicini a quello che avevo in mente, qui ci troviamo in un bar londinese, il Black Cat, non è girato in piano sequenza, anzi molto banale dal punto di vista stilistico, e la tipologia dei discorsi non è quella che mi piacerebbe. Si parla soprattutto di coppie che scoppiano, ma entro la fine si rappacificano, e si segue un percorso di gag a sfondo sessuale con personaggi un po' strampalati.
Come filo conduttore fra i piccoli disastri c’è l’attesa dell’arrivo di un controllore del locale dal quale dipende la svolta lavorativa e la realizzazione di un sogno per la proprietaria.
Era invitante anche il cast con l’american beauty Mena Suvari, la signora Benford (Flash Forward) Sonya Walger, la signorina dei telefilm (Roswell, Grey's Anatomy) Katherine Heigl e Breckin Meyer, l’indimenticato Josh di Road Trip che probabilmente rimarrà il suo unico ruolo decente.
Peccato, o bene per me: posso ancora fantasticare di vedere realizzato il “mio” film.
«Non c’è niente di male se anche una donna ha un'opinione»
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 5 | Son: 6 |

venerdì 1 ottobre 2010

L'enigma dei numeri primi

soluzione enigma numeri primiMi capita di fissarmi su certe questioni di poco conto, come decidere se preferisco i numeri pari o quelli dispari.
Ricordo che da piccolo se si trattava del classico giochino "pari e dispari", senza esitazione, sceglievo pari.
[Piccola parentesi quadra: se scegliete pari vi conviene calare un numero dispari di dita e viceversa perché, visto che raramente uno gioca zero dita, sono maggiori le probabilità di vincere. Ah, c'è anche un modo sicuro per vincere, dire in fretta prima della giocata «pari-vinco-io-dispari-perdi-tu»].
Tornando alla mia preferenza, questa estate mi ero convinto che preferivo i numeri dispari, purtroppo non ricordo per quale motivo, ma l'avevo annotato su un libro e lo recupererò. L'altro giorno, invece, mi sono incantato sui "numeri primi", e siamo quindi giunti al dunque. Ho recuperato questo documentario divulgativo molto piacevole che è la trasposizione del libro L'enigma dei numeri primi di Marcus du Sautoy.
I numeri primi sono numeri naturali divisibili solo per l'unità e per se stessi (2,3,5,7,11,13,17…). Quello che avvolge di curiosità questi numeri è la distribuzione della loro successione. Esiste un ordine logico nel susseguirsi apparentemente casuale dei numeri primi?
Chi risolve l'enigma riceverà un premio di un milione di dollari.
Con un'atmosfera avvincente tra giallo e avventura ripercorriamo la storia dei numeri primi e i suoi protagonisti. Dallo scopritore Euclide, passando per l'ipotesi di Riemann, che con lo studio della funzione zeta vide nel suo andamento, e in particolare nei punti di zero, una soluzione al mistero.
Turing usò i numeri primi nelle sue macchine per de-criptare i messaggi dei tedeschi durante la Guerra Mondiale e l'avvento dei computer avvalorò empiricamente l'ipotesi di Riemann.
In tempi recenti si è riconosciuta anche una relazione con gli spettri energetici in fisica quantistica rendendo ancora più interessante il ruolo di questi numeri.
Oggi sono utilizzati nella sicurezza informatica e chissà che in un prossimo futuro qualche cercatore di ordine nel caos non riesca a porre fine a questa ossessione di molti matematici.
«Tutto è numero».
Gradito
| Reg: 6 | Rec: - | Fot: 6 | Sce: 7 | Son: 6 |

mercoledì 29 settembre 2010

Revolution OS

(*) [Si può vedere gratis su Google video] Documentario sulla genesi e primo sviluppo dei progetti GNU e Linux che, incontrandosi, hanno generato il rivoluzionario sistema operativo in grado di liberare i nostri computer dai sistemi proprietari.
Si pone l’attenzione su rapporto e differenza tra la filosofia Free Software e quella Open Source, ripercorrendo la storia con interviste ai protagonisti. Ovviamente non mancano i celebri Richard Stallman e Linus Torvalds e le frecciatine nei confronti della Microsoft: il grande “nemico”.
Il film non è recente, è del 2001, e quindi per forza di cose manca tutto lo sviluppo che il sistema operativo del pinguino ha avuto nell'ultima decade. Sono nate molteplici distribuzioni di GNU-Linux (così andrebbero chiamate, per comodità abbreviate con un più generico Linux) e ci si è scontrati con un nodo cruciale, ossia le problematiche del divenire user-friendly per proporsi come vera alternativa anche per il grosso degli utilizzatori di computer, che non sono appassionati o esperti informatici.
Sotto questo punto di vista grandi passi in avanti sono stati fatti e qualche breccia nell'opinione pubblica si è aperta.
"
Hackers, programmatori e ribelli UNITI!" Sogniamo un mondo con Linux perfettamente funzionante in ogni computer!
Gradito
| Reg: 5 | Rec: - | Fot: 4 | Sce: 6 | Son: 5 |

domenica 26 settembre 2010

Survival of the Dead

Survival of the Dead locandinaOh Romero Romero perché sei tu Romero?!
Rinnega gli zombie, rifiuta il tuo nome, o se non vuoi giura che non farai più un film buono e poi uno scadente.
Solo il tuo nome è un marchio: tu sei tu.
Che vuol dire Romero?
Vuol dire film zeppi di non-morti in vecchio stile, quelli lenti. In questo caso siamo al sesto capitolo girato dal maestro del genere. Praticamente si tratta di uno spin off scaturito da una scena di Diary of the dead dove un gruppetto di militari bloccava il camper dei protagonisti (scena che si rivede a mo' di aggancio esplicito). I militari diventano i nuovi protagonisti alla ricerca di un lido sicuro o almeno un posto migliore rispetto a quello dove si trovano. Qualcuno pubblicizza in rete una piccola isola meravigliosa, loro non si fanno scappare l'occasione.
In realtà l'isola è abitata dai discendenti di due famiglie e il principale interesse dei capostipiti è la gestione del potere, cosa che diventa ovviamente problematica. Il primo atto si conclude con la cacciata del più drastico nella gestione degli infetti, ma è scontato che tornerà in "patria" con le nuove leve.
Survival si ibrida con il western, due “bandiere” sventolano per una guerra che non si ricorda nemmeno perché è cominciata, ma deve essere portata orgogliosamente a termine per far valere le rispettive ragioni. Ossia deve esserci il duello finale.
Anche questa volta Romero, come un bravo cuoco, riesce ad aggiungere qualche ingrediente ad una ricetta banale e dare un gusto nuovo. La seccatura è che qualche elemento doveva essere avariato. Siamo lontani dagli ottimi "Diari" (che consiglio), anche se si concede una piccola postilla al discorso sull'impatto dei nuovi media, aggiungendo che un iPhone è meglio di un notebook, ma è buttato là, non approfondisce.
Purtroppo si dimentica di un'altra questione molto rilevante: le fonti energetiche. Nonostante il mondo sia devastato, elettricità e benzina sembra non manchino mai. Invece non era da sottovalutare questa vera e propria "dipendenza".
«Tempi di merda, gente di merda»
Sgradito
| Reg: 5 | Rec: 4 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 7 |

sabato 25 settembre 2010

Chan - Buona la prima... (gif animata)

Jackie Chan animato

In un film d'azione di solito vediamo solo la scena meglio riuscita, ma a precederla ci sono stati tentativi non sempre finiti bene. Ne sa qualcosa Jakie Chan che rinunciando all'uso di stuntman si è infortunato più volte sul set.
La violenza delle sue arti marziali è epurata, praticamente bonacciona, e uno dei tratti caratteristici dei suoi film sono i simpatici titoli di coda con gli errori da lui compiuti nel girare alcune scene.
Nella citazione dell'immagine animata qui sopra si è scelto invece una divertente alternativa con spruzzi di sangue.

mercoledì 22 settembre 2010

Estasi di un delitto

(*) Arcibaldo De la Cruz si reca al commissariato per incolparsi di alcune morti che, a suo dire, riguardano le donne che voleva uccidere.
Attraverso il flashback scopriremo che, di fatto, i suoi impulsi omicidi non venivano mai soddisfatti direttamente, erano le circostanze che portavano agli sventurati epiloghi.
Buñuel fa del romanzo di Rodolfo Usigli una commedia nera con sentori hitchcockiani nella quale un figlio della borghesia si trova adulto e complessato a causa dell’educazione cattolica ricevuta da bambino. Un carillon diventa l’oggettivazione del legame col passato, e la sua litania, per il protagonista, si rivela l'incitamento di un potere demoniaco.
Ritroveremo dopo i racconti degli eventi un Arcibaldo rincuorato, ha ricevuto la sua “confessione”, ma per essere veramente libero deve gettare qualcosa e recuperare qualcuna.
Gradito
| Non avevo segnato i voti |

lunedì 20 settembre 2010

The Informers - Vite oltre il limite

the informersPrimi anni ottanta, siamo a Los Angeles, fra musica, Hollywood e vita comune. La sensazione è quella di essere giovani per sempre, al ritmo del rock, bevendo e condendo ogni avvenimento con la droga.
I personaggi sono rappresentativi della sezione sociale scelta: rock star maledette, ricchi-belli-viziati e chi gli gira intorno, senza tralasciare gli esclusi dal palcoscenico.
Quelle storie di vita si toccano, si affiancano, e mentre alcune stonano tutte vengono attratte da una voragine bianca accecante: il vuoto di un’epoca che ha prosciugato i corpi, abbandonandoli senza un senso su una spiaggia arsa da una luce artificiale.
Lo schema ricorda Magnolia, ma non riesce ad emularne la carica emotiva e ricrearne il coinvolgimento, qui si segue una struttura incerta sia nei legami fra le storie che nel senso globale. Forse il film si fa proprio uguale alle storie che racconta, inglobando in sé la superficialità, facendo più esposizione “fotografica” di una generazione senza morale che riflessione su una generazione perduta. In tal modo risulta nel suo compimento insoddisfacente proprio come quelle vite spogliate.
Quello presentato è uno spaccato sociale che festeggia mentre scorre la morte, che si diverte mentre diffonde l’AIDS, che è triste ma deve sorridere; è questa incoscienza o coscienza nichilista? Intanto chi sogna di essere una star sprofonda nella delinquenza, e chi vorrebbe essere solo quello che è, appare insufficiente, anacronistico, tanto da essere praticamente disprezzato anche dal proprio padre.
The Informers è l’adattamento del libro Acqua dal sole di Bret Easton Ellis che ha partecipato alla sceneggiatura, ma l’impressione è che sia necessario andare a cercare nelle pagine dello scrittore per trovare un po' di ordine, cosa carente in questo film che però ha il merito di trasportare bene un senso di perdizione imperante.
Gradito
| Reg: 5 | Rec: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 6 |

domenica 19 settembre 2010

Poliziotti fuori - Due sbirri a piede libero

poliziotti fuoriGli sbirri Jim e Paul festeggiano proprio oggi nove anni “di coppia” squinternata e un’operazione mal gestita porta il loro capo a strappargli pistola e distintivo per un mese. Ovviamente per loro non fa differenza e con l’intenzione di recuperare una figurina di baseball di grande valore, necessaria per coprire le spese di matrimonio della figlia di Jim, sventeranno anche i piani della gang messicana che gestisce un traffico di droga.
Si apre con No sleep till Brooklyn dei Beastie Boys e penso sia una buon inizio, ma dopo 10 minuti volevo spegnere tutto. E avrei fatto bene.
Senza stile, si fatica a credere che il regista sia quello di Clerks, per carità c’è almeno un suo elemento classico, il linguaggio scurrile, ma essere sboccati non implica far ridere.
Una commedia d’azione che disgusta in entrambe le voci: gag che faticano a strappare un sorriso e mancanza di dinamismo, con una trama del già visto con tempi morti e per niente avvincente.
Bye bye Kevin Smith, ti abbiamo venduto, ehm, pardon, perduto.
Nauseato
| Reg: 4 | Rec: 4 | Fot: 4 | Sce: 4 | Son: 6 |

sabato 18 settembre 2010

Tre siti che possono interessare ai cinefili


Su Movieclips si possono trovare le scene migliori di vari film da vedere e condividere facilmente su Twitter, Facebook e altri servizi di social network.





Open culture promuove una cultura aperta e per farlo raccoglie e condivide gratuitamente vari contenuti come audio books, corsi online, eBooks e anche film (in inglese).
In particolare suggerisco i film di Tarkovsky che sono stati inseriti da pochi mesi.


Se vi piace il pulp, il vintage e le altre declinazioni del genere dovete fare un giro sul Pulp international ovviamente è ricco di immagini, foto e locandine varie.
«Pulp, molto pulp, pure troppo».





giovedì 16 settembre 2010

Salt

salt angelina jolieEvelyn Salt è stata una spia infiltrata in territorio nemico, scoperta e torturata, non ha tradito la copertura e alla fine è riuscita a tornare in patria grazie a uno scambio di prigionieri.
Oggi è un’agente affermata della CIA e vorrebbe passare la serata con il suo compagno, ma arriva un russo ad accusarla di essere una spia dormiente prossima a compiere un attentato che darà il via ad una guerra nucleare. Chi è veramente Salt?
Si rispolvera atmosfera da guerra fredda, fantasmi del passato che continuano a tormentare rendendo grigio il presente. Più che al lato politico si punta tutto sull’azione con un risvolto nel lato psico-filosofico.
Il ritmo è scandito da un assemblaggio di tante “situazioni” tipiche del genere alle quali si può ormai attingere a piene mani. C’è la fuga sui tetti di veicoli in marcia, in un domino perfetto; il free-climbing, a salti, in discesa, nel vano ascensore; la guida da passeggero con teaser elettrico sulla gamba del conducente (che fa molto Crank). L’occhio non si annoia, il tempo viene scandito dal battito cardiaco accelerato, ma quello che manca è il cuore.
Ormai si celebra comunemente in molti film d’azione il supereroe “realizzato”, un superuomo che è individuo autonomo, autosufficiente, in grado di controllare le emozioni, iper-addestrato per ogni situazione: uno che vale centomila.
Questa volta il ruolo del caso va ad una superdonna, una Jolie monolitica e mono-espressiva (tranne in un momento in cui fa la tipica faccetta della donna a cui non puoi dire di no; ovviamente un inganno per fregare l’uomo di turno). Purtroppo non è più la bad girl di una volta, si vedono gli anni passati, magra come un grissino risulta poco convincente quando picchia, ma non si spezza. Eppure è la sua parte l’unico tocco nuovo dell’operazione e dona la vera sfumatura che trasborda dal contorno del racconto già visto, portando un surplus. Il suo personaggio diventa emblema di emozioni se non estirpate, stipate nel profondo, compresse al punto che non trovano spazio nemmeno quando si trova di fronte al peggio. Lei non si ferma, avanza, più determinata di prima.
Qui non si lotta alla ricerca di un’identità dispersa nel mare magnum postmoderno, com’era per il “cugino” Jason Bourne, ma si scappa dall’identità perché senza diventa più facile agire (basta un po' di colore ai capelli per essere un'altra).
Prima superuomini, ora superdonne, sempre più automi, sempre meno umani.
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |

mercoledì 15 settembre 2010

La Horde

la hordeNella periferia parigina è appena stato seppellito un agente di polizia, questa notte verrà il tempo della vendetta. I colleghi del defunto vogliono giustiziare, senza processo, chi ha assassinato il loro compagno di lavoro.
Ma qualcosa non va secondo i piani e vengono scoperti, la situazione viene sconvolta ulteriormente da un morto che torna in vita.
Le luci che illuminano Parigi sono quelle della rivolta e si “ammirano” delle banlieue, infatti il palazzo assediato non è solo quello di vetro, ma anche quello decrepito dove poliziotti-emarginati-criminali-immigrati si trovano a far parte dello stesso gruppo, condividendo la stessa identica minaccia. Con diffidenza, e come unica strada, c’è la collaborazione: l’odio va represso perché si salvi qualcuno.
L’archetipo dello zombie questa volta viene usato per riferirsi ad una classe di persone, là fuori, che sembrano chiedere aiuto perché muoiono di fame. Il problema è che il cibo siete voi.
La satira della società è chiara e il genere scelto per rappresentarla passa rapidamente da un polar all’horror splatter violento e ironico che si concede pure "significativi" momenti di sadismo.
I personaggi sono stereotipi usa e getta con un elemento in comune: sono tutti mossi da un'aggressività da istinto animale, anche l‘unica donna, e pure troppo, come vedremo nel finale.
C’è tanta azione, si perde il cervello, lo si spappola, e viene specificato chiaramente il perché: «non cambierà un granché con il tuo comportamento da Madre Teresa». Lo spirito interventista è al o-noi-o-loro, sembra che il problema non sia più gestibile in forme civili: «sei in ritardo, è già da tempo che il mondo ha preso la tangente!».
Avvertimento o constatazione?
Gradito
| Reg: 7 | Rec: 6 | Fot: 7 | Sce: 6 | Son: 7 |

[Se volete un’introduzione al film potete sfogliare il “Piccolo manuale di autodifesa dagli Zombie” disegnato da Davide Toffolo, fumettista oltre che cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti, quindi adattissimo. È distribuito anche in cartaceo da Fandango per l'uscita italiana del film]