lunedì 14 settembre 2009

Cabaret Brunetta & scenata di Placido


Ogni tanto cedo.
Vorrei tenere queste cose lontane dal Recidivo allora cerco di glissare, mi sforzo a dimenticare, provo ad evitare, ma quando ho visto il video ho pensato che, forse, vale la pena condividerlo perché mi ha fatto storcere la bocca in uno strano sorriso disgustato.
Guardatelo, ascoltatelo, sentite la claque... pensiamoci su, anche alla critica a Placido.
Nauseato


AGGIORNAMENTO dopo i commenti

Dato che ci sono stati alcuni commenti particolari mi sento in dovere di scrivere il mio pensiero anche se non volevo per evitare di perdere tempo.

Secondo me in questo video ci sono molte cose indicative sul come si inserisce il cinema (elemento culturale) nel sistema italiano e di quale sia la linee mentale di Brunetta e della parte politica che rappresenta.
A colpire è anche il modo di parlare usato e lo stile, ma colpisce anche la reazione di Placido alla domanda del giornalista.
Partiamo da quest'ultima. È un sbotto, probabile che già ci avesse pensato, e l'idea di lavorare con “la casa di produzione di Berlusconi” fosse un qualcosa che non mandava giù serenamente e compressa fino al momento della domanda della giornalista che ha stappato facendo schizzare fuori l'insofferenza del regista.
La sua risposta è che se il film lo fa con Rai lo criticano, se lo fa con la Medusa lo stesso... e allora con chi li deve fare i film?
Da una parte produci il film con i soldi del paese, quindi devi venire accreditato per accedere al finanziamento, il che significa ancora politica, contatti, preferenze. Dall'altra parte fai film con l'imprenditore per eccellenza dell'italia, che è anche il politico, più famoso, d'italia.
[Berlusconi però è rimasto sempre, e prima di tutto, un imprenditore interessato al proprio profitto e a non andare in prigione e ha dovuto fare politica per aumentare i suoi profitti e controllare la legge per evitare condanne.]
Oggi, grazie alla tecnologia più accessibile, girare e promuovere un film può essere fattibile con costi ridotti, accorgimenti, un pizzico di genialità ed è probabile che una politica della sovvenzione statale sia da rivedere, magari indirizzarla ad aiuti per far emergere più che a promuovere, puntare su nuovi nomi invece che dare spazio a registi e compagini che già hanno dato.
L'attuale sistema per avere le sovvenzioni avvantaggia le produzioni solide e c'è chi ne approfitta. Non è possibile poi, che gente come Aldo, Giovanni e Giacomo, Pieraccioni, Boldi, De Sica, ma anche Benigni, Faenza, Bellocchio, la Comencini e Placido abbiano soldi dallo Stato.

Torniamo quindi a Brunetta che parla di “culturame”. Usa un'accezione dispregiativa perché quella cultura è per lui scomoda: più le persone sono a contatto con la cultura più sono dotate di strumenti per ragionare, e se sanno ragionare e magari non-pensano-solo-al-loro-profitto allora c'è un'alta probabilità che non voteranno per Berlusconi. Il cinema è veicolo di pensieri, altri modi di pensare, se lo si guarda e ci si riflette sopra stimola il confronto, la messa in discussione di cose scontate, veicola significati, esprime emozioni, condivide idee e storie di vita.
La becera demagogia dello sfruttare il lato economico è il classico amo populista a cui abboccano facilmente i baccalà. Perché spendere soldi per fare film, restaurare i monumenti, fare le manifestazioni culturali? Ci sono le case popolari da fare!
Potrebbe sembrare il grido di un comunista, ma dato che qui si sostiene Brunetta, pare difficile collocarlo in quella vetusta area, è più facile inquadrare l'affermazione come la riduzione di un ignorante di cosa sia la politica, la gestione del bene comune. La politica deve preoccuparsi di fare case popolari, ma anche di promuovere lo sviluppo della cultura, come di restaurare monumenti, sovvenzionare manifestazioni... si tratta di decidere quali risorse usare, con quale priorità e come farlo cercando di ottenere il migliore risultato.
La concezione che qualcuno ha che l'artista, il poeta, il musicista, il regista... siano persone che non hanno niente da fare, suggerisce che colui che la pensa in questo modo reputa che quello che fanno sia il niente.
Io non sono d'accordo, e non posso esserlo secondo ragione, perché anche se non ho grande interesse per l'arte come la pittura, nessuno per scultura e non mi piace la poesia, so che sono cose che trasmettono qualcosa al cuore/cervello di altre persone e quindi hanno un'utilità che in qualche modo deve avere il suo spazio.
In conclusione:
  • Che nel sistema si sovvenzione statale ai film ci siano delle tipiche situazioni patogene che vanno risanate è cosa vera (da una vita).
  • Lo slogan “+ case popolari – film orrendi” lo abbraccio volentieri, ma è solo uno slogan, e quali sono i film orrendi? quelli che non piacciono a me? a te?
  • Tutta la concezione sul culturame è propaganda nauseate.

Qualcosa in comune con: