sabato 31 gennaio 2009

Dead space – La forza oscura

La forza oscuraUna navicella spaziale mineraria trova in un arido pianeta un misterioso monolite: potrebbe essere la prova dell'esistenza di Dio che i fedeli unitologisti aspettavano.
Nelle manovre per rimuovere l'artefatto si scopre che a proteggerlo, o maledirlo, c'è una misteriosa entità che fa impazzire le persone, e non solo.
Animazione che nasce dalla sceneggiatura del videogame omonimo, in senso cronologico lo precede. Attinge dai classici della fantascienza, ancora una volta, in primis, da 2001: odissea nello spazio e non si sforza di aggiungere granchè se non mischiare i clichè del genere.
La task-force che prova a difendere la nave Ishimura dalla vorace razza aliena è capitanata da una bad girl che, tanto per capirsi, ha come motto: "prima fateli a pezzi e poi le domande".
Grafica discreta e situazioni splatter rendono guardabile quella che altrimenti sarebbe solo un'animazione di serie B noiosetta.
Gradito
| Reg: 6 | Ani: 6 | Fot: 6 | Sce: 5 | Son: 5 |

giovedì 29 gennaio 2009

Ghost world

Ghost worldGhost world è il mondo di Enid, un'adolescente cinica stanca dei comportamenti dei coetanei e desiderosa di altro, ma questo "altro" non le è chiaro e ancora meno quello che vorrebbe diventare; la scuola è finita e si prospettano infinite possibilità, ma sembra non ci sia nulla adatto alla povera ragazza.
A Enid non rimane che passare il tempo con l'amica del cuore Rebecca, progettando scherzi ai personaggi che attraversano le loro vite e, in particolare, deridere le persone che fanno annunci nei giornali per trovare l'anima gemella.
Proprio organizzando un fasullo appuntamento al buio, per burlarsi del malcapitato di turno, conoscono Seymur. Generazioni dividono le ragazze dall'uomo, ma lo stile stravagante e le sue particolari collezioni attirano la curiosità e il cuore di Enid.
Con i pesanti anfibi Enid rimane incollata al suo mondo tentando di pilotare gli avvenimenti, ma tutto quello che ha messo in gioco precipita proprio quando forse avrebbe dovuto tirare le somme. Anche le piccole certezze si sgretolano e non le rimane che scappare o prendere la strada per raggiungere il suo “desiderio numero uno”.
Il film è girato con inquadrature statiche che rimandano all'origine del soggetto, ossia un fumetto underground di Daniel Clowes, facendo sembrare il film proprio una serie di “strisce”.
Nella storia è inserita una critica a quello che viene definito come arte, del come questa possa diventare una cosa strutturale generata attraverso codici giustificativi invece che diventare un codice di significato a sé. Il tema centrale è però la difficoltà di fare scelte in una società alienante, dove l'unica soluzione valida per essere accettati sembra quella di Rebecca: cedere, normalizzarsi, trovare un lavoro e seguire uno dei modelli di vita precostituiti.
Enid non ci sta, e speriamo che quel pullman la porti in un posto migliore.
Deliziato
| reVisione dal passato |

Sh015 - Rebecca in pigiamino rosa mangia i pop corn

Rebecca in pigiamino rosa mangia

mercoledì 28 gennaio 2009

WALL-E

WALL-ELa Terra stracolma di rifiuti è stata abbandonata, fra spianate di cartacce e rovine di grattacieli qualcosa si muove ancora: è il piccolo WALL-E, un robot che si carica di energia solare e poi passa il tempo a costruire torri di mattoni composti da rifiuti e rottami compressi.
WALL-E nel suo lavoro recupera e mette da parte quello che attira la sua attenzione, poi raccoglie tutto in un malinconico rifugio che diventa un misto fra un ripostiglio e un piccolo museo dei tempi che furono.
Uno giorno dal cielo arriva EVE, un evoluto robot i-mac stiloso alla ricerca di forme di vita, per WALL-E è l'occasione di una nuova amicizia.
La particolarità di questo ennesimo lavoro della Pixar è l'opera di asciugatura visiva e di sceneggiatura, con un ritorno a ritmi da film muto dove la parte sonora ha però un ruolo forte. WALL-E è un'animazione per adulti, non tanto per la tematica, ma per la realizzazione che probabilmente addormenterebbe un bambino e per i giochi citazionisti che rimandano a classici del cinema in modo esplicito (sopra tutti 2001: Odissea nello spazio). Il film impenna nell'ultimo terzo dove l'azione prende il sopravvento e si ritorna nei canoni più comuni.
La parabola post-apocalittica è una delle solite: l'uomo ha reso invivibile la Terra e la tecnologia l'ha reso schiavo salvandolo ma costringendolo a vagare per lo spazio in una gigantesca astronave. Ridotto o de-evoluto a ciccione consumatore che nemmeno cammina più, dato che può fare tutto adagiato su poltroncine volanti, l'uomo ha perso la sua parte attiva, forse anche il sentimento, fino a diventare un banale esecutore di procedure. Paradossalmente il compito delle macchine è stato assunto dall'uomo e le macchine si sono sostituite ad esso fino a ballare nello spazio e addirittura innamorarsi.
Una delle cose che colpisce di WALL-E è il leitmotiv della "meraviglia", una meraviglia che può comparire sotto forma di un anello con diamante scovato fra i rifiuti, ma anche nel gesto di buttare quello stesso anello come una cartaccia per conservare, invece, la sua scatoletta. La meraviglia del film va pari passo con un sapore malinconico (anche in questo torna il film per adulti) il sapore è quello del piacere agrodolce del ricordo di qualcosa di bello che “è stato”.
Nel suo giocare con il classico del cinema essendone l'ultima evoluzione tecnica, ossia la computer grafica, WALL-E è una piccola chicca che segna i tempi dell'uomo e il tempo del cinema.
Deliziato
| Reg: 8 | Ani: 8 | Fot: 7 | Sce: 7 | Son: 8 |

lunedì 19 gennaio 2009

I demoni di San Pietroburgo

I demoni di San PietroburgoNel 1860 Fëdor Michajlovič Dostoevskij si trova a combattere i demoni del passato mentre, nel presente, gruppetti inneggianti Bakunin progettano un attentato; nel frattempo Fëdor dovrebbe anche finire la scrittura del suo romanzo che deve essere consegnato entro cinque giorni al suo editore-aguzzino.
Il film parte decisamente male con la scena dell'uccisione di un principe; male non tanto per l'uccisione, ma per l'assenza di pathos. Si prosegue un po' meglio in un intreccio fra il racconto del tumultuoso presente e la rappresentazione del percorso politico-esistenziale della vita di Dostoevskij.
Fëdor viene condannato a morte per aver fatto parte di società segrete con idee reazionarie socialiste, ma pochi istanti prima della fucilazione è graziato dallo Zar Nicola I e spedito ai lavori forzati in Siberia. Qui entrerà in contatto con "il popolo" rimanendone profondamente deluso e questa esperienza condizionerà le sue posizioni politiche che muteranno allontanandosi sia dall'avanguardia rivoluzionaria, inspirata proprio dallo spirito delle sue prime opere, che dal popolo, esigente di un “risveglio” più democratico.
Il Dostoevskij maturo pone ai contestatori una visione che mette al centro l'uomo, con la necessità di fuggire alla cieca adesione agli ideali astratti che diventano una scorciatoia verso il delirio di onnipotenza e la violenza; la strada deve essere quella del dialogo indirizzata dall'amore per l'umanità.
Lo scrittore viene accusato di tradimento dai giovani che lo criticano per l'atteggiamento passivo ("aspettate che il mondo migliori con la vostra mite fede!"; “state ad aspettare che il ricco si vergogni della propria ricchezza”) che non produrrà il cambiamento necessario.
La messa in scena non sempre cattura, ma bello ed efficace il flashback sui lavori forzati in Siberia e anche il surreale ed incantato brutto sogno del finale. Rimane però un film un po' sbilanciato sul teorico che meritava una più corposa e distribuita qualità nella rappresentazione.
Gradito
| Reg: 6 | Rec: 6 | Fot: 5 | Sce: 7 | Son: 6 |

giovedì 15 gennaio 2009

Sh014 - Sarà anche una squinzietta, ma com'è bella.

squinziettaPrimo appuntamento con lo ScreensHot del nuovo anno che rimane il giovedì, ma non riprende con continuità: avendo finito le immagini che avevo preparato dai miei dvd devo ripiegare su quelle della rete. Se mi viene in mente qualche immagine e la trovo la posto altrimenti, ovviamente, no.

sabato 10 gennaio 2009

Il Divo

Il DivoI primi anni Novanta sono stati per l'Italia un periodo politicamente movimentato che delineò la fine della Prima Repubblica. Uno dei protagonisti di quel tempo è sicuramente Giulio Andreotti di cui seguiamo gli ultimi mesi di vita politica “in prima linea”: dal settimo governo al processo per associazione mafiosa.
Questo film sul declino e resistenza dell'highlander della politica italiana (oggi, nonostante tutto, è senatore a vita) mi conferma Paolo Sorrentino come uno dei migliori registi contemporanei italiani e, probabilmente, il mio preferito.
La dimensione che crea è molto artistica, a tratti surreale, riuscendo a ridimensionare e smorzare il lato politico puntando il riflettore anche sul lato "umano" del politico. La prepotenza della musica, ormai un elemento stilistico del regista, avvolge le vicende in un vortice dove la macchina da presa è spesso in movimento, al centro solo Andreotti sembra fermo, solido, monolitico: un monumento vivente.
Fucilate di aforismi accompagnano le fumose vicende del Divo orgoglioso di "non avere vizi minori", tormentato da un'emicrania lancinante e preoccupato che il Tedax non esca dal prontuario dei farmaci. Andreotti è cinico pure nel privato e anche con la moglie, ma com'è tenera la scena in cui le stringe la mano mentre alla tv suonano "i migliori anni della nostra vita" e noi ci rendiamo conto che quelli erano gli anni in cui affioravano alcuni lineamenti della "cultura" politica italiana.
La posizione che emerge di Andreotti è ben espressa nelle sue parole: "Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese; per troppi anni il potere sono stato io". L'Andreotti di Sorrentino si sente dunque legittimato anche nel suo lato oscuro d'azione, lui ha un mandato, un mandato divino e "bisogna amare tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa" e lo sa anche Giulio.
La realtà storico-politica del tempo era complessa con forze antagoniste che miravano e minavano lo Stato (brigatisti, terroristi di destra, democristiani, mafiosi, P2), sono stati anni difficili, e l'azione attuata da Andreotti sembra essere volta a far andare la risultante di quelle forze in una certa direzione e permettere a lui di acquistare potere con il sogno, irrealizzato, di raggiungere anche il Quirinale.
Molto probabilmente Machiavelli avrebbe fatto i complimenti al politico Giulio Andreotti che affronterà stoico anche i processi, io preferisco fare i complimenti a Sorrentino e al sempre bravissimo Toni Servillo.
Estasiato
| Reg: 8 | Rec: 8 | Fot: 8 | Sce: 8 | Son: 8 |

venerdì 9 gennaio 2009

Luminal

LuminalDemon e Davi sono due ragazze diciottenni che vivono di notte; come dei pipistrelli escono solo quando scende l'oscurità e l'unica luce che rimane è quella dei neon di una città solitaria e addormentata nella quale gli altri si muovono in una dimensione resa onirica e distorta dagli effetti delle droghe.
L'infelicità è data per scontata, uno sfondo nel quale prendono rilievo personaggi che esistono solo per cercare di fuggire alla realtà muovendosi senza meta in un viaggio-trip senza fine nuotando in un mare di sensazioni diluite che si trasformano solo grazie ad un mix di sesso e sostanze psicotrope.
Allucinazioni, realtà ed incubi perdono i confini e si mischiano in una realtà metropolitana futuristica solo per pochi elementi, come ad indicare che lo "spirito maligno" sia già presente, attuale. La città predomina, non è solo un fondale grigio, ma un vero è proprio elemento alienante dell'esistenza, un'esistenza solitaria dove anche l'amicizia assume un connotato di contingenza: il tentativo di non essere solo un corpo, il tentativo di non essere soli.
Sono due anni che le due decadenti principesse della notte vivono senza mai uscire di giorno, inghiottendo pillole di luminal come fossero zuccherini e prostituendosi in club di facoltosi per pagarsi le dosi in grado di far irraggiare la mente nonostante il buio dell'anima. Alla fine delle loro nottate la domanda è sempre la stessa: "perché deve sempre arrivare mattina?".
Dopo una serie di tragici eventi si troveranno esauste all'alba di un nuovo giorno senza saper più cosa fare... non rimane che aspettare. Cosa?
Il film è ispirato all'omonimo romanzo di Isabella Santacroce e la realizzazione abusa esteticamente di poche idee, con un cattivo e inutile uso del flashback, riuscendo però ad ottenere comunque una discreta atmosfera.
Deliziato
| Reg: 5 | Rec: 5 | Fot: 5 | Sce: 5 | Son: 7 |